Bianchi
(Ricerca dedicata a Nicola Bianchi)
Giambattista Bianchi, marito di Adele Bonomi, (figlia di Andrea Antonio e di Angela Pedersoli e sorella di Giuseppe Francesco Terzo, detto Cicobalù), era figlio di Nicola (20/02/1872 – 13/09/1946) e di Giulia Simonini (13/03/1875 – 25/10/1964), sposatisi il 12/02/1898; testi: Giuseppe Simonini e Francesco Filini. Giulia era figlia di Domenico e di Caterina Zanetti
A sua volta Nicola (il padre del “nostro” Giambattista) era figlio di Giambattista (17/10/1848), figlio di Nicola e di Maria Bino, che aveva sposato il 21/02/1870 Anna Maria Buccelli 31/01/1849, figlia di Mosè e di Antonia Codeferini; testi: Angelo Buccelli di Mosè e Angelo Gilberti fu Giovanni.
A sua volta il padre di GioBatta, Nicola (fu Bortolo e di Teresa Lissignoli) sposa il 9/05/1842 Maria Bino (fu Battista e Angela Scolari); testi: Antonio Lissignoli e Angelo Gilberti.
Come si vede, nella famiglia Bianchi era rispettata la consuetudine assai diffusa di chiamare uno dei figli con il nome del proprio padre.
Vale la pena di ricordare i fratelli di Nicola e zii del “nostro” Giambattista:
– don Pietro Bianchi, prelato di Manerbio
– Nello
– Antonia, nubile, e
– Centi, celibe; era pittore di professione e restò famoso per avere fatto nella Chiesa sul monte di Provaglio, la Madonna col gozzo, in seguito ritoccata per toglierle appunto il gozzo!
– Ma è interessante ricordare anche il padre di Nicola, vale a dire Giovanni Battista “amico dell’On. Zanardelli”, Gran Cavaliere del Re, sindaco di Provaglio d’Iseo negli anni ’20 e amministratore di proprietà altrui e proprie.
Nicola Bianchi e Giulia Simonini, oltre a Giambattista ebbero anche altri figli:
— Maria (Marina) (12/03/1900 – 4/05/1993)
— Domenico (2/03/1902 – 14/05/1985)
— Caterina (Ninì) (8/01/1904 – 6/12/1997)
— Teresa (20/02/1906 – 18/10/1964)
— Bortolo (21/1071907 – 31/01/1978)
— Mosè (16/04/1910 – 2/08/1941)
— Antonia (28/03/1912 – 4/09/1997)
— Pierino (13/03/1916 – 23/05/1998)
Faccio solo notare che Giambattista era il primo di tutti i suoi fratelli essendo nato nel 1898. A 17 anni mentre era a Scuola dagli Artigianelli a Brescia, ricevette la cartolina di partire per il Servizio Militare; doveva recarsi a Torino, senonchè si trovò in stazione a Brescia con un suo amico che aveva invece ricevuto la cartolina di recarsi al fronte: non impiegò molto a decidere che sarebbe andato anche lui dove doveva andare il suo amico; e fu così che a 18 anni si trovò in prima linea.
Terminata la guerra, e riportata la pelle a casa, si diede alla meccanica per la quale aveva una naturale predisposizione ed una notevole attitudine, tanto da smontare e montare macchine per le calze, fino a costruirne una per stampare le calze. Poi con il fratello Bortolo realizzò altre macchine di varia natura (macina per olive, sgranatrice di granoturco, macchina produttrice di pallini di piombo per cartucce da caccia) e diventare in tal modo noto nell’ambiente degli addetti ai lavori di quel periodo. Un giorno passeggiando sul Corso a Brescia con degli amici, Giambattista incontrò il Direttore Generale del calzificio Ambrosi, Federico Serlini che conoscendolo lo convocò per il giorno dopo in fabbrica, dove passò alcuni anni approfondendo le sue conoscenze meccaniche nel settore tessile del calzificio.
Nel 1927 si sposa con Adele Bonomi ed abita a Ospitaletto, facendo l’oste, ma continuando a fare calze con quattro macchine nel “retrobottega”; due anni dopo cessò l’attività di oste e potenziò quella del calzificio, spostandola a Provaglio, dove assunse le sorelle costituendo così un’impresa quasi del tutto famigliare.
Data la sua passione per tutto ciò che era meccanica, spinse la famiglia ad acquistare una trebbiatrice ed un trattore dando così lavoro ai fratelli. E’ stato uno dei primi ad offrire questo tipo di servizio ai contadini del posto. Proprio su questi macchinari si verificò il tragico incidente del fratello Mosè.
Di lui però io ricordo che era un grande amico di mio padre, come lui cacciatore, e come tutti i cacciatori che si rispettano, facevano a gara a chi le sparava più grosse … da veri cacciatori…; ma soprattutto ricordo la sua simpatia e cordialità verso la nostra famiglia; come altrettanto bene ricordo la bellezza di Adele, la sua eleganza e la sua signorilità, anche lei oltre che parente, grande amica di casa nostra.
Il fratello di Adele, Francesco Giuseppe detto Cicobalù, era stato per qualche anno in casa nostra a lavorare per l’Azienda di mio padre.
Per non parlare poi della affettuosa amicizia tra le mie sorelle e le figlie di Adele e Giambattista: Lina, Giuliana e Claudia, che erano su per giù coetanee; da parte mia conservo un bel ricordo di Nicola, perché da ragazzi nelle occasioni di incontro delle nostre famiglie, ci divertivamo un mondo nelle nostre giocate … ma anche perché da grande ho avuto occasione di chiedere un piacere a Nicola, il quale non ha esitato a concedermelo: pertanto ho un grande senso di gratitudine nei suoi confronti, anche se la nostra frequentazione (per motivi dei nostri lavori così diversi ed anche per il fatto di abitare in paesi non proprio contigui) è diventata rara.