La sentinella bresciana venerdì 27 luglio 1917 – da Passirano: ad un benemerito maestro.
Ci scrive da Passirano il 24 luglio: domenica 22 ebbe luogo la consegna della medaglia d’argento al benissimo maestro Pietro Ghitti. La cerimonia riuscì imponente per il concorso del regio provveditore agli studi del rispetto Torre scolastico Zanini, del vice ispettore scolastico Schivi, del professor Bugardi e delle principali autorità comunali nonché di numerosi insegnanti. Parlò dapprima il sindaco anche a nome delle maestre del paese e di varie società di cui all’articolo insegnante fa parte. Dopo prese la parola il regio provveditore che lodò la di lui opera intelligente coscienziosa: poi gli appuntò sul petto la medaglia d’argento, lo baciò in fronte mentre tutti presenti, in piedi, applaudivano commossi per la grandezza nel significato che in quel momento assumeva la cerimonia. Indi il maestro fu baciato dall’ispettore dal capitano Enea Guarneri appena arrivato dalla fronte per assistere alla festa del bravo insegnante: era la patria che il baldo dell’eroico ufficiale rappresentava allora, la patria che se premia il valore dei soldati che a lei offrono in una dedizione sublime, serba pure la lode il premio per chi come una lunga e saggia opera, lavora a preparare le coscienze della nostra gioventù che sulle candide Alpi mostra di quali frutti sia feconda l’opera degli insegnanti. Il signor Ghitti ricevette parole di lode anche dall’ispettore scolastico e dal signor Aliprandi. La cerimonia si chiuse con una conferenza del professor Rugarli sulla Mutualità Scolastica. La giornata educativa lasciò in tutti una buona impressione. Al degno apostolo della scuola vada la ammirazione nostra e l’augurio che molti ne seguano l’esempio compiano come lui serenamente e costantemente l’ardua missione di educatori ed i rinnovatori di coscienze.
Il Popolo d’Italia 19 febbraio 1919-gli ex prigionieri – mentre il governo attende, così è dato sperare, allo studio dei molteplici e gravi problemi riguardanti i prigionieri, va delineandosi una nuova questione che interessa coloro i quali affrontando pericoli nuovi e sofferenze gravissime, tentarono la fuga dai campi di concentramento. Molti ne morirono: un doloroso elenco o dinnanzi, tra cui primeggiano le figure del capitano ora i buchi, e del tenente Brugnoli, colpiti dalla mitraglia nemica nella loro fuga dal campo di Horowitz del capitano Guarneri del secondo alpini sepolto da una frana nella galleria adesso stesso pazientemente; praticata sotto ai reticolati del campo di Aschach; e di molti e molti altri i quali feriti o ripresi, dovettero scontare con la certissima alpine con digiuni snervanti l’atto loro, che il codice di guerra considera non altrimenti che eroismo. E che di eroismo si tratti ebbi io stesso a persuadermi quando visitando il doloroso campo di celle conobbi alcuni che per aver tentato la fuga erano stati tanto barbaramente trattati da essere senz’altro riconosciuti dal terreno delle loro facce, dalle stimmate del digiuno e delle privazioni; ricordo fra gli altri il capitano de Luca diventato l’ombra di se stesso, dopo un tentativo di fuga che gli valse il trasferimento nel campo doloroso di Hallem. E di eroismo si tratti lo confermano gli stessi nemici: questi affermano di non poter tollerare il dileggio, dopo una fuga riuscita: onde vengono gravemente puniti comandanti o i guardiani che non sappiano prevenirla; e le sentinelle che sparando sul fuggitivo, falliscono il corpo-allo incontro è titolo d’onore e di premio lo sventarla o meglio ancora il colpire i fuggenti. Il famigerato colonnello sul del campo di celle aveva ben saputo come un nucleo di nostri ufficiali avrebbe tentato la fuga in una data ora, di una data notte: ma tremendogli più colpire chi punire, tacque attendendo i temerari al varco con mitragliatrici e bombe a mano. Fu un capitano tedesco che li salvò irrompendo nella baracca mezzanotte evitando la progettata. Ora io dico: potrà ben sostenersi che la fuga più che atto di coraggio può considerarsi come mezzo per sottrarsi ad altre pene; potrà anche mettersi in dubbio che non sia stato l’amor patrio a provocarla. Ma il dubbio può essere risolto interpellando i comandanti italiani dei campi di concentramento: essi erano i consiglieri dei nuovi eroi e la loro dichiarazione non potrà essere che veritiera. Si interroghino dunque! E quando siasi potuto appurare che il prigioniero arrischiò le fucilate delle sentinelle, la tormenta del freddo della fame, una più dura prigionia, e sevizie e privazioni inenarrabili per ritornare alla patria a combattere con i suoi fratelli, si riconosca a lui il diritto a quella onorificenza che i nostri alleati largamente sanno concedere a chi in tal modo seppe meritarla. Enrico Agnelli
La mutualità scolastica,
Milano maggio 1919.- Enea Guarneri . Nato a Passiranno Brescia il 24 ottobre 1894 fu allievo del convitto Nazionale Longone di Milano e conseguì la licenza al regio Istituto Parini nel luglio 1913 indi allievo della scuola superiore di agricoltura di Milano prima, poi della facoltà di Agraria presso la regia Università di Pisa. Soldato volontario l’1 marzo 1914 sottufficiale all’ottavo alpini nell’agosto, sottotenente al secondo alpini nel novembre del 1914, capitano nel marzo 1917. Fece tutte le campagna di Carnia nel battaglione Dronero del secondo alpini e si trovò ai fatti d’arme di Monte Croce, Volaja, Passo del Cacciatore, dove rimase ferito una prima volta. Passato poi al glorioso battaglione Bicocca pure del 2° Alpini fu a Montenero e a tutte le azioni del luglio a Monterosso. Il 16 settembre si trovò comandante di mitragliatrici erano i primi gruppi dell’allora nuova arma, a rombo dove l’eroico battaglione rimase distrutto. Il povero Enea fu uno dei pochi superstiti e si meritò una prima ricompensa per la sua mirabile condotta. Comandante la 214ª compagnia del battaglione Valle Stura del 2° Alpini si trovò il 19 giugno 1917 all’Ortigara dove ferito da proiettile da fucile alla spalla passandolo da parte a parte e da scheggia di granata al ginocchio, non abbandonò il posto se non per ordini superiori. Curato in un ospedale da campo, il 29 luglio fu nuovamente al fronte. Nell’ottobre fu mandato col battaglione a tamponare l’avanzata austriaca Monte cavallo dove cadde prigioniero dopo essersi visto cadere intorno quasi tutti i suoi uomini e dopo prove di giovanile valore. Così per l’azione dell’Ortigara e di Monte cavallo si ebbe due nuove proposte di medaglia. Prigioniero di guerra ad Aschach concepì l’audace disegno di tentare con 16 colleghi lo scavo di una galleria sotto il recinto del campo per fuggire; adopera quasi compiuta ne rimase vittima il 25 giugno 1918; ebbe dal comando austriaco gli onori militari e venne proposto dagli ufficiali superiori prigionieri con lui per una nuova ricompensa al valore. Bello d’animo come d’aspetto la perdita sue è gravissimo lutto per la famiglia e per quanti ne conobbero il carattere mite e fiero assieme, aperto ad ogni opera buona. Egli si ricordò sempre del suo paese non passò anno che non mandasse il suo obolo generoso al comitato di assistenza civile; offrì una splendida bandiera alla società operaia agricola di MS (mutuo soccorso). Con suo testamento lasciò tutto ciò che era di sua proprietà alla società operaia. Peccato che il povero Enea sia mancato, peccato perché dati suoi nobili sentimenti avrebbe fatto molto bene al suo paese.
La mutualità scolastica,
Milano maggio 1919.- Enea Guarneri . Nato a Passiranno Brescia il 24 ottobre 1894 fu allievo del convitto Nazionale Longone di Milano e conseguì la licenza al regio Istituto Parini nel luglio 1913 indi allievo della scuola superiore di agricoltura di Milano prima, poi della facoltà di Agraria presso la regia Università di Pisa. Soldato volontario l’1 marzo 1914 sottufficiale all’ottavo alpini nell’agosto, sottotenente al secondo alpini nel novembre del 1914, capitano nel marzo 1917. Fece tutte le campagna di Carnia nel battaglione Dronero del secondo alpini e si trovò ai fatti d’arme di Monte Croce, Volaja, Passo del Cacciatore, dove rimase ferito una prima volta. Passato poi al glorioso battaglione Bicocca pure del 2° Alpini fu a Montenero e a tutte le azioni del luglio a Monterosso. Il 16 settembre si trovò comandante di mitragliatrici erano i primi gruppi dell’allora nuova arma, a rombo dove l’eroico battaglione rimase distrutto. Il povero Enea fu uno dei pochi superstiti e si meritò una prima ricompensa per la sua mirabile condotta. Comandante la 214ª compagnia del battaglione Valle Stura del 2° Alpini si trovò il 19 giugno 1917 all’Ortigara dove ferito da proiettile da fucile alla spalla passandolo da parte a parte e da scheggia di granata al ginocchio, non abbandonò il posto se non per ordini superiori. Curato in un ospedale da campo, il 29 luglio fu nuovamente al fronte. Nell’ottobre fu mandato col battaglione a tamponare l’avanzata austriaca Monte cavallo dove cadde prigioniero dopo essersi visto cadere intorno quasi tutti i suoi uomini e dopo prove di giovanile valore. Così per l’azione dell’Ortigara e di Monte cavallo si ebbe due nuove proposte di medaglia. Prigioniero di guerra ad Aschach concepì l’audace disegno di tentare con 16 colleghi lo scavo di una galleria sotto il recinto del campo per fuggire; adopera quasi compiuta ne rimase vittima il 25 giugno 1918; ebbe dal comando austriaco gli onori militari e venne proposto dagli ufficiali superiori prigionieri con lui per una nuova ricompensa al valore. Bello d’animo come d’aspetto la perdita sue è gravissimo lutto per la famiglia e per quanti ne conobbero il carattere mite e fiero assieme, aperto ad ogni opera buona. Egli si ricordò sempre del suo paese non passò anno che non mandasse il suo obolo generoso al comitato di assistenza civile; offrì una splendida bandiera alla società operaia agricola di MS (mutuo soccorso). Con suo testamento lasciò tutto ciò che era di sua proprietà alla società operaia. Peccato che il povero Enea sia mancato, peccato perché dati suoi nobili sentimenti avrebbe fatto molto bene al suo paese.