Gita terza III – all’Adamello e alla Presanella – 10-11-12-13-14 agosto 1912 – foto in vetta a monte Caprello – all’Adamello – e lago d’Avio
Sabato 10.- partiamo da Passirano alle 15:40 per Edolo. Il tempo che dapprincipio prometteva assai, oltre a Breno si cambia. Un forte acquazzone ci coglie mentre ancora siamo in treno. Con noi viaggiano due altre comitive di alpinisti che ci danno in certo modo da pensare. Accedi volo per fortuna una di esse in gran parte composta di escursionisti milanesi scende alla volta del Baitone e dove quest’anno la Sua Eccellenza Maestà piantato le tende. Di fronte a noi non resta che una sola comitiva di cinque alpinisti. Solo il dottor Eugenio de Ferraris, Massimo de Ferraris, candido Moran di mi, il ragionier Spiazzi e Ugo de Stefani. Sono questi gli avversari che noi dovremo vincere di abilità e di astuzia. Siamo Edolo alle 19:10 dopo un viaggio tutt’altro che felice, durante il quale Angelo rocca trovo modo di spezzare il cristallo di una Gioconda di ignota mano. L’automobile dell’impresa Battarelli ci deve portare a Temu. Abbandoniamo Edolo alle 19:30. In automobile abbiamo modo di avvicinare i nostri concorrenti. Gli domandiamo dell’ora fissata per la partenza a “partiremo alle quattro”?! Noi allora partiremo alle tre per giungere prima al Garibaldi. Alle 20:05 minuti siamo a temo dove ad attenderci Giovanni Cressera guida della CAI. Anche Montini con lo vorrebbe venire con noi ma ce lo leviamo d’attorno. La brava guida ha già provveduto per il nostro alloggio tanto che alle 21:00 noi siamo già sotto le coperte.
Domenica 11.- (Timbro del rifugio Garibaldi in metri 2541 sezione Brescia Cai) – la notte insonne ci fa solo spirare l’ora della partenza. Alle tre la sveglia ci trova già desti, e dalle tre 25 abbiamo già abbandonata all’osteria. Attraversiamo il paese ci incamminiamo su per la Valle del Diavolo sotto una acquerugiola fine fine e assai noiosa. Ben presto l’acquetta si cambia in acquazzone e ci obbliga a riparare sotto l’ultima cascina della valle del diavolo. Sono le 3:50. Alle 4:20 pare che l’ira del temporale sia cessata e riprendiamo la marcia a … Spenta. Lontano oltre la valle si vedono delinearsi i profili dei monti, al chiarore della prima alba. Più volte abbandoniamo la mulattiera per seguire delle scorciatoie. Così senza accorgersi siamo alle 7:00 al primo lago d’Avio. Al secondo lago d’Avio siamo alle 7:20 e ci fermiamo alcuni istanti ad ammirarne le bellezze romantiche. Alle 7:45 siamo alla malga di mezzo. Sostiamo per uno spuntino e dalle 8:10 ripartiamo. Passiamo in vista della malga Lavedole, rasentiamo il pantano d’Avio e intraprendiamo la salita del Calvario.
Scambiammo poche parole con due escursionisti di ritorno dall’Adamello e riprendiamo la strada. Alle 10:05 siamo al Garibaldi. Proviamo un compiacimento egoistico allorchè constatiamo che nessun altro è al rifugio, se non due muratori intenti all’ampliamento. Occupiamo i letti migliori e le suppellettili le più utili. Foto del rifugio Garibaldi – una zuppa calda ed un po’ di carne ci rimettono in forze. Fuori affidiamo al vento la cura da asciugare i nostri panni inzuppati e noi ci abbandoniamo sui letti al caldo, a fare pronostici su l’indomani. Dopo le 11:30 in fondo al calvario si scorgono due alpinisti che salgono. Per non restare tutta la giornata inoperosi, lasciamo al rifugio la guida e noi ci incamminiamo soli su per un’erta morena in cerca della vedetta del Venerocolo che percorriamo quasi fin sotto la Adamello. Ce ne ritorniamo poco dopo verso il rifugio. Frattanto vi sono giunti a gruppetti gli alpinisti dell’altra comitiva, alla spicciolata. Il resto della giornata si passa in chiacchiere o dormendo. A sera ci troviamo al rifugio in 23. Alle otto dopo una cena frugale ci cacciamo sotto le coltri. Ma il sonno non viene ne approfitta qualche buffone che l’indomani non ripartirà troppo presto, per lanciar frizzi e narrar storielle serbate per l’occasione. Quando Dio vuole si prende sonno. Ma proprio sul più bello quando si incomincia a gustare il sonno ecco la sveglia. – timbro di Mandronhutte m 2441 –
lunedì 12.- Rauco il suono della sveglia ci testa alle ore 0:30. Morandini sempre allegro balza dal letto per fermare la suoneria, ma invece di afferrare la sveglia rovescia e frantuma tre bottiglie. Dopo gli auguri più cordiali ed entusiastici, ci incamminiamo lungo il lago Venerocolo. Sono le ore 1:15. Percorriamo buon tratto di morena e poi entriamo sul nevaio del Venerocolo. Alle tre e i cinque minuti siamo sotto il passo di Brizio e ci leghiamo in cordata. alle tre e 19 siamo già oltre il passo di Brizio ed entriamo nel Pian di Neve. Nella notte chi appena accenna a rischiararsi, filiamo veloci. Alle 4:40 siamo ai piedi del corno Bianco dove facciamo uno spuntino ed abbandoniamo i sacchi. Alle cinque 25 siamo ai piedi del corno dall’Adamello. Gli scalini si succedono comodi sulla neve gelata. La vetta è vicina. Alle 6:08 minuti siamo in vetta a 3554 m sul livello del mare. La guida è entusiasmata. Forte gridiamo l’hurrà al CAI e ci abbandoniamo ammirare il panorama. La guida ci mostra le strade seguite da Arici e Gnecchi per venire in vetta. Lontano si vede il Garda, il Lario e in fondo tra le nubi il Monte Rosa. Il sole scatta su dal crostone di Genova ed illumina d’un tratto il pian di neve. È magnifico. Alle 6:25 riprendiamo la discesa. Ci incontriamo con le compagnie di Rusconi e di Morandini che salgono. Passiamo oltre e passando alto sul monte Falcone ci abbandoniamo a vorticose e pazzesche scivolate fino ai piedi del corno Bianco dove vi siamo alle 7:15. Riprendiamo i sacchi e filiamo verso il rifugio del Mandrone. Cauti ci aggiriamo tra i crepacci della Vedetta o Vedretta e dopo un’ora abbondonte di morena giungiamo alla Mandrone. Sono le 10:15. Merce la cortesia del dottor de Ferraris qui troviamo i nostri letti … In breve ci puliamo e scendiamo a pranzare. Con qualche parola di francese e di italiano e con un po’ di mimica crediamo di farci capire dall’albergatore ma ben presto ci accorgiamo di esserci ingannati. Sulla sera il rifugio è tutto occupato. Aggiunge anche uno di Lezio socio del locale CAI e con lui stringiamo relazione. – Photo dell’Adamello al Garibaldi m 3554 e foto del Mandronhutte. – Il tempo pare voglia cambiarsi e le numerose guide che sono all’androne consigliano di non tentare la salita alla Presanella con una sola guida e in condizioni di tempo tutt’altro che favorevoli. Alle 19 siamo a dormire..
Martedì 13. -All’1:30 la nebbia troppo folta ci consiglia a ritornare a letto per attendere. Alle 2:30 si va diradando e la guida ci consiglia di partire. Alcune guide tentano ancora di dissuaderci dal tentativo. Noncuranti delle loro parole e quasi incoscienti del pericolo, alle 3:10 partiamo. Costeggiamo la catena di monti fino alla valle sottostante al passo di Circen. Risaliamo il canalone. Ai piedi della ripida parete di ghiaccio ci fermiamo per uno spuntino. Intraprendiamo la difficile salita del ghiacciaio per lenti gradini susseguenti in strette spirali. Alle 8:45 siamo sul passo di Circe. Intorno un mare di nebbia. Posati i sacchi, salutata lontano una comitiva di ufficiali tedeschi, ci incamminiamo verso il passo di Freshfield. La nebbia non ci permette te di scorgere gli ultimi due uomini della cordata. Attraverso i crepacci e sul ripido pendio labilità della provetta guida G. Cresseri ci conduce sicura. Alle ore 9:45 siamo al passo. Incomincia spirare un forte vento che porta seco del nevischio. Il momento è terribile. O cedere alle contrarietà della montagna o sfidarne fidenti i pericoli. Meglio vincere, tanto più che la discesa stessa e forse più pericolosa. Dei cinque crepacci che sono sulla via della Presanella ne troviamo lì gli altri li sorpassiamo senza accorgerci. Alle 10:25 stanchi, affranti giungiamo in vetta. Su suolo austriaco ci sentiamo orgogliosi di gridar alto Viva l’Italia. Una bottiglia racchiude i nostri biglietti e si abbandona lassù tutt’intorno le nebbia e non si può veder nulla. Il vento che spira forte non ci permette di rimanere lassù a lungo. Alle 10:32 riprendiamo la via. La discesa data la violenza del “firn o firu” e pericolosissima. La guida ha più volte bisogno di raccomandarci prudenza. I passamontagna gelano sulla bocca degli occhiali si appanna. Quasi di corsa la discesa è compiuta in mezzo a incessanti pericoli. La vittoria però ci ha animati. Alle 11 e quindi siamo al passo di Freshfield; ci riposiamo pochi minuti e riprendiamo la marcia. Il cielo si va un po’ rischiarando; alcuni crepacci li superiamo saltando al cito raggirarli con lunghe spirali. Enea ne infila uno ma la prontezza dei compagni e labilità della guida e subito lo seguiva non gli lasciano neppure il tempo di scomparire tra le due pareti di ghiaccio. I sacchi ci appaiono lontani come un puntino nero. La sicurezza che il terreno sotto non è solcata da crepacci ci porta da giù di volata. Molti metri di dislivello sono compiuti di volata. Alle 12:10 siamo al passo di Circen. Il tempo ritorna minaccioso. Poco dopo abbandoniamo – foto di Giovanni Cresseri, guida – la neve e incominciamo un duro percorso in Morena. Alle 12:45 siamo in cima al Forcellino di Monticelli, finora disceso due sole volte dalle guide Giovanni e Bortolo Cresseri. Lassù ci fermiamo a far colazione. Quando ci muoviamo per scendere il ripido distretto to canalino, sono le 13:15. La neve ricomincia a cadere forte e ci minaccia di una nuova tormenta. Un poco più di due ore siamo in fondo al canalino. Alcuni camosci traggono qui la nostra attenzione. Il tempo stringe ed approfittiamo di alcuni pendici nevosi per abbandonarci a rapide scivolate che ci fanno guadagnare terreno.
Ritaglio di Giornale: un’ascensione alla Presanella. Gli egregi giovani Franco Guarneri, Enea Guarneri, Angelo rocca, Pietro rocca compirono dopo aver conquistato la vetta dell’Adamello un’ardita ascensione alla Presanella accompagnati dalla guida Giovanni Cresseri. Quantunque le guide che si trovavano all’androne s’consigliassero la salita, la commutativa partì il 13 mattina u.s. alle due nella nebbia, con la sola guida Cresseri: con gran fatica superarono il passo Circen dove abbandonati sacchi si incamminarono verso il passo Freshfield. Sorpresi da una violentissima tormenta quella stessa che riuscì fatale a Severini e Camplani al Baitone, resistettero alla bufera e dalle ore le 11 raggiunsero la vetta. Dalla vetta discesero direttamente a Ponte di Legno, discesa non ancora effettuatasi quest’anno da alcuno, passando per il Forcellino di Monticelli, valicato per la prima volta dalle guide Faravelli e Cresseri qualche anno fa. Alle 17:00 la comitiva giungere a Ponte di Legno. I fratelli Guarneri e Rocca sono soci del Cai sezione di Milano. Congratulazioni agli esperti alpinisti e dalla guida Giovanni Cresseri. –
segue% – poco dopo incomincia sfiancante e disastrosa sotto una pioggia dirotta la discesa attraverso i detriti morenici. Il balzare di masso in masso insacca e alla lunga fatica ormai non resiste che un’unica forza data dal desiderio di trovar riposo. In fondo alla Morena un torrente gonfiato dall’acqua e dalla neve sciolta ci impedisce di proseguire; non valgono a nulla i numerosi massi che gettiamo per avere un punto di appoggio per saltarlo. Lo passiamo con l’acqua fino a mezza gamba. Una lunga pineta ci lascia tre sentiero per passare. In mezzo alle fronde e dagli sterpi non si può trovar sentiero e in breve sbagliamo strada. Ritorniamo sui nostri passi a ricercare la via giusta. Ci inoltriamo sempre più nella pineta, quando un ponte franato de nuovamente la via. Ricordiamo di nuovo alle corde che nel la giornata ci hanno già servito per più di nove ore, e dopo numerosi tentativi si riesce ad agganciarla dall’altra parte. Abbandoniamo l’accordo raggiunto lungo la parete opposta fino al fondo incassato e noi caliamo giù. Di là sulla corda risaliamo pochi minuti ancora di strada e poi siamo sulla via del tonale. Si respira. Passiamo dopo 1/4 d’ora il confine. Gentili si mostrano con noi bravi carabinieri della cantoniera. 10 km ancora ci separano da Ponte di Legno. Per scorciatoie la guida ci abbrevia di un po’ la strada. Un caffè ci rianima e ci infonde nuova forza. Arriviamo a Ponte di Legno chi è già quasi oscuro. Sono le 18:45. Il nostro arrivo è atteso dalle guide che nella giornata per vie più brevi erano giunte dal Mandrone il fatto che noi tutti eravamo nuovi all’alta montagna e che una sola guida ci condusse per così ardui sentieri ci valse a Ponte di Legno simpatiche congratulazioni sincere felicitazioni. Il giorno dopo l’automobile ci portava Edolo, da dove per ferrovia ci portammo per le 13:45 a Passirano. Il tempo che ci era stato favorevolissimo il giorno della salita all’Adamello, e che ci aveva fatto potere uno splendido panorama, ci fu invece ostile al sommo il giorno dopo, e valse a rendere doppiamente difficile il percorso, allorché già la fatica di un giorno di marce le difficoltà ed i pericoli stessi della montagna rendevano duro e faticoso il cammino. Si deve certo all’abilità e alla prudente audacia della guida se in tempo così difficile, con condizioni di neve così pericolose ci fu possibile compiere felicemente l’intero percorso, sull’itinerario da noi fissato, senza che nessun increscioso incidente si avesse a verificare. Presero parte alla gita: Angelo rocca, Piero rocca, Franco Guarneri, Enea Guarneri tutti del Cai sezione di Milano..