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4 luglio-non ho potuto scrivere prima anche perché non avrei avuto occasione di fare impostare. Sto bene: sono a più di 2000 m con pochi uomini, ma in mezzo a un mucchio di volontari alpini cadrini. Sono ottimi ragazzi anche di 18 anni che fanno un servizio meritevole di ogni lode e gareggiano in buona volontà ed inaridire con i nostri alpini. Io tutti al mio comando e costituiamo qui un piccolo mondo isolato. Meno male che sono riuscito ad ottenere che mi si desse il telefono in modo che ora posso parlare coi miei colleghi che sono a più di cinque ore di marcia da qui. La notte lavoriamo tutti alla costruzione delle più complesse opere di difesa: di giorno riposiamo come meglio possiamo. Ma è certo che quei mangia nebbia non si muovono pervenire ad attaccarci. Attendono là rincantucciato nelle loro tane che noi si esca. E di notte fanno fantasia al suono di schioppettate e di cannoni. Ma noi siamo riparati benone e ce ne ridiamo. Mandami maglioni, camice, mutande, calze, guanti, cappuccio tutto di lana-perché di notte il freddo punge dolorosamente e bottiglie buone.
6- ti mando mie nuove dal più avanzato dei nostri colli posti in questa zona. Sono 2300 m circa, di fronte ad una valle magnifica per vegetazione, ma altrettanto insidiosa per imboscate. Ieri l’artiglieria austriaca ha tirato sui posti occupati dal mio plotone e dai volontari Cadorini che sono qui con me, oltre 140 colpi. Ha fatto un ferito ed ha contuso sei uomini io sono stato colpito alla spalla da un anello di shrapnel da 70; per fortuna è venuto di piatto e tutto si è ridotto ad una contusione, ma mi ha lasciato però un ore che ancora questa sera persiste. Lo scriverò alla mamma ma in un modo molto velato tanto che non spaventi. Potete così vedere che non tutto quello che ci mandano di là ammazza. Ma verrà il momento che me ne rifarò.
Nove-sento che lavorate per noie fatte bene. Solo non mandate cappucci agli alpini perché i nostri soldati lo hanno in dotazione. Invece mandate quassù guanti e maglie e ancora calze di lana, questi indumenti occorrono veramente a noi. E se mi voleste mandare una sessantina di paia di calze, ne avrei da dare a tutti gli uomini del mio plotone… Io sto bene: la spalla colpita ma non ferita dalla lucido ferro nemico, mi ha addolorato per quattro giorni: oggi però non ho più che un leggero lividore. Spero di poter dare proporzionato segno di mio pugno ad uno dei non mol di lurchi che ci stanno di fronte. Già questa notte piccolo fatto ma sempre buono, li abbiamo cacciati da un core nello che serve di mira d’ora in poi a noi a danno loro. Assicura agli amici che il nome di Brescia e già presso quassù queste balze e per queste Dolomiti che un giorno seppero dei fasti dei Cadorini e da Pier Fortunato Calvi che oggi echeggiano delle grida e vivono dell’entusiasmo di questo ” bel dui”.Abbiamo vinto e siamo andati avanti; e avanti andremo ancora fin che di là si saranno persuasi che una parola nostra valle un fatto. Da tre giorni piove; da tre il nemico ci assale con tiri di artiglieria. Ma noi stiamo qui e finché non verranno a dirci i miei 60 uomini non lasceranno questi nidi di aquile; non ricalcheranno le peste del camoscio. Qui il nemico ci ha ferito un compagno, il primo sangue sparso su questo lo passo: dal giorno che lo abbiamo occupato, di qui lo vendicheremo. E tutti quanti andavano cantando la guerra, sotto i portici hanno trovato posto tra le file nostre o sono rimasti freddi metti in angoli tra i velluti dei salotti a commentare le notizie dei giornali e il comunicato dallo Stato maggiore? Belluno non s’è smentita. Ha mandato tra un corpo di volontari veramente buoni e degni di considerazione. Sono qui di fianco a noi e fanno il loro dovere con ardimento e con ardore.
10- poche fucilate da vicino ci mettono sossopra. Tutti in trincea e nel ricovero. La mia attenta e presa di mira. La mantellina a 22 fori: una di Berna ha avuto due caricatori fracassati, poi la palla a deviato a rovinare la baionetta.
12-sono agli avamposti a 2300 m dal 2 luglio e forse solo domani avrò il cambio. Sono cose che capitano spesso a noi e che non ci spaventano. Abbiamo avuto delle giornate pessime e molte volte con temperature bassissime. In questi giorni in nemico mi ha dato addosso più di 250 colpi di cannone; in questa gola strettissima dove oltre che dal cannone dal fucile c’è da guardarsi anche dalle rocce che rovinano, sono riusciti a ferire in 10 giorni un solo soldato e leggerissimamente. Conto fra 10 giorni di riaverlo al plotone. Oggi la nostra artiglieria si è sfogata sulle trincee di un passo qui vicino e pare abbia fatto pulizia di molto. Sono cose che capitano da ambo le parti: è questione di prendere tutto con filosofia. Oggi c’è un nebbione fitto che rende assai pesante il compito delle sentinelle e delle pattuglie; ma anche questo siamo abituati.
15 oggi è l’onomastico della mamma ed i colleghi hanno tutto brindare alla sua salute. Gentile pensiero! Abbiamo nuovamente brindato alla salute di tutti delle mamme di tutti te le famiglie italiane. Presto brinderemo alla salute dell’Italia e se non ci saremo più noi, prenderanno gli altri. Quassù cogliamo ogni occasione per ricordare tante cose belle, senza pensare alle ore che viviamo. Un anno fa a quest’ora- sono le 17- arrivavo a casa da Modena con due giorni di licenza. Ti ricordi? Quest’anno anche se ne avremo la fortuna, chissà quando ci sarà dato di goderne! Non vale nemmeno la pena di pensarci. Viene fatto di ricordare la guerra dei trent’anni… Ricordati delle calze per i miei alpini. Mandamene quante più vuoi ma siano di lana. Scrivetemi spesso e ditemi cosa succede come vanno le cose al Tonale e sul Chiese.
16-vivissime grazie di tutto delle prove che mi date di affetto e del ricordo che tutti mi serbate. Quassù ogni parola di persona amica penetra in fondo al cuore e si rilegge e si ricorda con vivissima simpatia. Ci vorrà ancora del tempo per finire, ma se avremo la fortuna di arrivare alla fine, faremo dell’opera nostra: se no altri godrà i noi saremo sempre felici, sempre contenti di essere stati degni dei nostri di un tempo.
18-qui molte novità ma di poca importanza. Da due notti attendiamo al varco una pattuglie nemiche che si permette di risalire un nostro vallone. Forse ci capiterà questa notte? Giuro di rifarmi della dente che mi hanno ferito, dell’anello di SH che mi hanno scaraventato nella schiena e della mantella che si sono permessi di fora che armi con ben 22 pallottole.
20… 49 anni da Lissa… Ma non anderà così questa volta…! Anche il mio secondo attendente è stato ferito in uno degli ultimi scontri: ne avrà per 45 giorni. Ha fatto il suo dovere perché io l’ho sempre avuto vicino. Mi ha fatto piacere di vederlo calmissimo anche nel pericolo in cui non ci è stato possibile ripararlo dal tiro nemico. Me ne ricorderò al momento di proposte. Siamo in un periodo di perfetta stasi. Ci siamo fabbricati fra queste balze alcune baracche e viviamo quieti. Il fuoco d’artiglieria nemica mi segue da per te le parti anche qui si imbestialisce con orrore che ci sono io mentre prima non si erano mai fatti sentire. È vero che ci si è abituati e non danno fastidio.
1 agosto-giornali e diari non ne scrivo non c’è tempo e non ne ho voglia. Segno le date e mi bastano qualcuno poi scriverà anche di noi a lungo e particolareggiatamente. Siamo tutti eguali e siamo stati tutti si è sempre assieme anche nelle azioni isolate. Tutti gli alpini sono un essere solo e la gloria di una gloria di tutti. Il mio nuovo attendente è stato ferito alla schiena mentre in combattimento portava un ordine che davo ad un caposquadra. Ferito alla schiena è arrivato fino al punto dove doveva arrivare ed è tornato da me a domandare di potersi ritirare. Lo medicato nella più completa oscurità, in una fossa li vicina ed è rimasto così dalle 10 di sera all’alba quando ho potuto disporre di otto uomini per mandarlo giù i pensa quali dolori deve avere provato se un uomo sano, impiega due ore di lunga discesa a mezzo di corde e di gradini! Oggi ne ho un altro: è il terzo attendente non è certo meno degli altri due. Lo vedrò più da vicino alla prima prova, ma non ne dubito perché so che gli uomini del mio bel plotone non falla: agiscono con la massima calma e vengono e anche precedono dovunque li voglio portare.
Cinque-non so se sia l’entusiasmo dei vent’anni e la convinzione della nostra causa se sia la fiducia incrollabile dei comandanti se si all’affetto lo che avvince i nostri soldati a noi-certo dove hanno ordinato siamo andati e qualche volta più in là; dove abbiamo guidato i nostri alpini siamo corsi compatti e molte volte nella foga dell’attacco abbiamo avuto dei soldati che ci hanno preceduti. Cari figlioli che hanno imparato ad apprezzare i loro ufficiali e che non ci lasceranno mai, mai! E il sentimento che li lega così a noi garantisco lo ho provato sempre e li devo considerare fratelli. Li ho visti calmissimo sotto un fuoco infernale; l’occhio vigile su ufficiale e sulle trincee di fronte, li ho visti balzare come molle al primo accenno; sorpassare prati dove la mitragliatrice mieteva ed entrare nelle trincee. L’austriaco vile quando tormenta i nostri prigionieri e vive quando si vede perduto. Si sono appiattarti fuori dalle trincee a terra senza muoversi al punto che mentre si scavavano le trincee uno ha preso una picconata nella schiena ed allora solo si è mosso… Ho visto i miei dare del pane e sforzarsi di parlare, dare dei soldi perfino e accompagnarli al comando senza odio, quasi che le schioppettate di prima di quei vigliacchi non fossero state per noi! E la vigliaccheria loro la vediamo negli interrogativi, in cui dicono tutto quanto sanno ed anche più pur di rendersi buoni… Uno solo un viennese di 23 anni, bell’uomo, ho visto rifiutarsi di rispondere: “come voi ho giurato anch’io!” E non ha più detto parola. Il soldato, che si è comportato bene. Gli abbiamo stretto la mano non renderà molto che ne usciranno tutti dal nostro paese e guardando dal Brennero, dal passo di Toblach qui al confine che ci avevano imposto dal 66, si convinceranno i gendarmi impalati e scorretti che quando il cadavere per della pelle lo rifuggono. E l’Austria è troppo vecchia carcassa per poter ancora imporre la propria imperi alla reggia volontà.