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1-Bonomi 1ma Discendenza: 3 Rami Famigliari

A egregie cose il forte animo accendono
L’urne de’ morti, … e bella
E santa fanno al peregrin la terra
Che le ricetta … e quando
il tempo con sue fredde ali vi spazza
fin le rovine, le Pimplee fan lieti
di lor canti i deserti, e l’armonia
vince di mille secoli il silenzio.
Ugo Foscolo

 1ma Discendenza dei Bonomi di Ospitaletto
I Tre Rami Famigliari dei “Nostri” Bonomi:
I Tre Figli maschi di Francesco Antonio Bonomi & Maria Giacomelli:
Giovanni Bonomi, 1G-1RF-1;
Giuseppe Bonomi, 1G-2RF-1;
Pietro Bortolo Bonomi, 1G-3RF-1
(per i criteri di codifica si veda in appendice la relativa spiegazione)

 E’ importante, anzi fondamentale, per chi è interessato a conoscere la storia dei “nostri” Bonomi di Ospitaletto, che fissi bene nella mente e nella memoria questi tre figli maschi di Francesco Antonio e Maria Giacomelli, perché è dalla loro discendenza che verranno tutti i nostri parenti Bonomi sia dell’Ottocento, che del Novecento, per non parlare dei pochi o tanti rimasti del Ventunesimo Secolo. [Ricordo che oltre ai nostri Bonomi, a Ospitaletto già c’erano i Bonomi della Trepola, che probabilmente venivano da Castegnato, e poi dalla metà dell’Ottocento ci saranno anche i Bonomi della Linea Evaristo Bonomi, che comunque sono un Ramo Famigliare di questi Bonomi di Castegnato che abitavano alla Trepola].

Nucleo Famigliare Francesco Antonio Bonomi e Maria Giacomelli

Il primo figlio di Francesco Antonio e di Maria Giacomelli nacque il 17/08/1846 e venne chiamato Giovanni come il nonno paterno (che abbiamo chiamato il Capostipite), che gli fece da padrino al battesimo (1G-1RF-1): è proprio quel Giovanni che da Sale di Gussago verso il 1826-28 si trasferisce con la famiglia a Ospitaletto.

Giovanni (17/08/1846 – 4/08/1922) che sposerà a Paderno il 12/08/1873 Silvia[i] Irene[ii] Cazzago (nata a Paderno il 5/04/1855), padrino Andrea Piovanelli da Berlingo (1G-1RF-1m), e morta a 40 anni a Ospitaletto l’11/08/1895, figlia di Mosè Achille e di Anna Maria Trainini ostessa; testimoni di nozze: Paolo Berardi fu Giacomo di Ospitaletto e Angelo Patussi di Paderno. Notare la parentela tra i Piovanelli del Berlingo ed i Cazzago di Paderno; notare anche la parentela tra i Berardi ed i Bonomi … per maggiori dettagli si veda in appendice.

Silvia Irene Cazzago era la figlia del nob. Mosè Achille Cazzago, figlio del nob. Cesare e di Silvia Piovanelli: i Cazzago erano un ramo di questa nobile famiglia, che si era stabilito a Paderno fin dalla fine del Seicento; vedasi relativa scheda sui Cazzago in appendice, dalla quale risulteranno anche chiare le origini di questi nomi “particolari” che vengono dati ai figli e agli altri discendenti di questo primo Ramo Famigliare.

Il secondo figlio nacque il 11/08/1849 e venne chiamato Giuseppe, come il nonno materno (Giuseppe Giacomelli), e venne tenuto a battesimo da Nazaro Scaramuzza, fabbro muraio. (1G-2RF-1).
Giuseppe (11/08/1849 – 5/02/1922), sposa il 2/05/1871 Angela Peri (19/10/1851 – 8/07/1910) di Andrea e di Bui Laura; madrina di battesimo di Angela fu la zia acquisita, Lucia Stefanini Peri (1G-2RF-2m). Il matrimonio fu celebrato dal rev. don Angelo Braga, coadiutore, e i testimoni furono: Paolo Bonadei e Pietro Fava.

[Andrea Peri era nato il 18/06/1818, suo padrino di battesimo fu Aloisio Polonini; i suoi genitori erano GioBatta (…/1777 – 16/09/1847 a 70 a.) e Maria Rizzi, che si erano sposati a Ospitaletto il giorno 8/06/1813].
La madre di Angela Peri invece, Laura Giulia Bui era nata a Ospitaletto il 19/05/1814 da Paolo (figlio di Francesco) e da Maria Bona, la sua madrina di battesimo fu Beatrice Abeni, moglie di Vincenzo Guarneri. Si veda in appendice scheda sui Peri e su Laura Bui.
Angela Peri è quindi la moglie di Giuseppe Bonomi, al quale darà molti figli (questo Ramo Famigliare dei “nostri” Bonomi è appunto il più numeroso).

La terza figlia Luigia Bartolomea (Bartolomea come la nonna paterna) nacque il 13/05/1851, ma muore due giorni dopo la nascita per “parto laborioso”, padrino di battesimo fu Andrea Mazzucchelli.

Due anni dopo, il primo di marzo del 1853 nacque Bartolomea Luigia, madrina la zia materna Orsola Giacomelli in Falsina (vedasi in appendice) (1G-4RF-1f); Bartolomea Luigia il 6/12/1875 sposerà Giobini Andrea, nato a Ospitaletto il 8/05/1851 da Giuseppe, figlio dei furono Giovanni e Carolina Polonini (1G-4RF-1f/mt). Il matrimonio venne celebrato dal parroco don Girolamo Rizzi, alla presenza dei testimoni di nozze: Torri Domenico fu Gaetano e Tanghetti Battista fu Bortolo. (Vedasi in appendice le famiglie Giobini).
Luigia Bartolomea darà al marito Andrea solo il figlio Alfredo (9/01/1880 – 16/09/1948).  Morirà infatti il 28/11/1911 a 58 anni già vedova, essendo il marito Andrea morto a 54 anni, il 27/07/1905.

Ma torniamo ai Bonomi. Il 26/02/1855 nacque Rosa Angelica (Regina), (Angelica come una sorella del padre, morta nel 1832), padrino Angelo Corti . . . (1G-5RF-1f). Sposerà il 1/02/1882 a Breno nella Chiesetta di San Carlo, Filippo[iii] Alberti Bava (10/11/1843 — …), figlio del fu Bartolomeo e di Enrichetta Guarneri (1G-5RF-1f/mt); la cerimonia religiosa fu celebrata da don Porta e i testimoni furono: Marco Beltrami e Domenico Giacomelli. Nel 1882 i genitori di Rosa Angelica, Antonio Bonomi e Maria Giacomelli erano già morti e lei probabilmente si trovava a Breno dai parenti Giacomelli, quando incontrò Filippo Alberti Bava, che poi la sposò. (Vedi in appendice Scheda sui Giacomelli, Toffa e Alberti Bava).

Dal matrimonio nacquero a Breno questi figli:
— Stefano Bartolomeo Antonio Alberti Bava 26/04/1882 — …/1897
— Enrico Filippo Alberti Bava 10/11/1883
— Maria Clementina Alberti Bava 6/05/1885
— Maria Caterina (Rina) Alberti Bava 15/02/1887
— Antonio Alberti Bava 1/01/1891 — 3/01/1892
— Stefano Antonio Alberti Bava 7/12/1892 – 20/12/1892
— Stefano Antonio Alberti Bava 5/11/1994
— Giuseppina Alberti Bava 5/03/1897 — …/1994, ultima discendente
Non so la data Morte di Rosa Angelica, del marito Filippo Bava, e dei figli: se si sono sposati, se hanno avuto figli e quando sono morti … ricerche a Breno …

Penultima figlia di Antonio Bonomi e Maria Giacomelli:
Il 18/11/1859 nacque anche Pierina Angela, madrina Orsola Giacomelli, morta a otto mesi il 14/07/1860.

Infine il 22/10/1864 nacque il terzo figlio maschio Pietro Bortolo (mio nonno), madrina Veronica Ghirardelli Crescenti, moglie di Domenico (figlio di Antonio Crescenti e Barbara Fisogni); vedasi in appendice le famiglie Crescenti; Pietro Bortolo fu anche l’ultimo dei figli della coppia Francesco Antonio e Maria Giacomelli (1G-3RF-1).

Infatti la sua mamma Maria Giacomelli morirà il 17/03/1867 a 42 anni (il nonno materno Giuseppe era già morto, ma la nonna materna Giovanna Toffa era ancora viva), quando Pietro aveva solamente 3 anni; mentre il papà Francesco Antonio morirà a 54 anni il 8/02/1872, quando Pietro aveva 8 anni . . . così che il piccolo Pietro rimase senza mamma a soli 3 anni, e a 8 anni anche senza papà: venne perciò allevato nella famiglia del fratello maggiore Giovanni, il quale sposerà l’anno dopo Silvia Irene Cazzago di Paderno … vedremo più avanti.

Pietro Bortolo (22/10/1864, levatrice Colomba Radici Casarotti – 24/12/1918), sposa il 1/12/1890 a Rodengo, Trebeschi Anna Maria “Marietta”, nata al Paradello (località posta tra Castegnato e Rodengo) il 14/11/1868 (1G-3RF-1m), da Giuseppe (nato a San Bartolomeo l’8/05/1835 e morto l’8/05/1902) e da Pierina Zeni di Nave (6/06/1840 – 3/02/1908). In realtà il Paradello era ed è tuttora nel territorio di Rodengo. Vedi in appendice la scheda sui Trebeschi

Da qui in avanti, esporrò separatamente in capitoli successivi, diversi e separati, i rami famigliari dei Bonomi: ovviamente iniziando dal primo ramo famigliare, quello che fa capo a Giovanni ed analizzando la sua evoluzione genealogica;  poi il secondo ramo famigliare, quello che fa capo a Giuseppe,  che risulta il più numeroso ed il più complesso; ed infine il terzo ramo famigliare, quello che fa capo a Pietro Bortolo (mio nonno), che è il meno numeroso ed il più semplice, perché Pietro ha avuto soltanto un figlio: Arturo (mio padre).

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[i] Silvia – Silvio: derivato dal latino silva (selva, bosco); compare in epoca tarda postvirgiliana, manifestando il suo collegamento con le leggende relative alle origini di Roma. Con questo nome ricordiamo Silvius leggendario figlio di Enea e Lavinia, capostipite dei re di Alba Longa, secondo la tradizione virgiliana. Ricordiamo anche la vestale Rhea Silvia, mitica madre di Romolo e Remo. Nonostante l’illustre tradizione romana, il nome è devozionale sostenuto dal culto di S. Silvio, martire in Lucania  (festa 1 giugno) e S, Silvio vescovo di Martigny nel V secolo (festa il 30 aprile). Ricordiamo anche Silvia madre di papa Gregorio Magno, morta nel 572 e festeggiata il 3 novembre.

 

[ii] Irene: adattamento dal greco Eirene (pace), nome con il quale nella mitologia greca si indicava la dea della pace, figlia di Zeus e di Temi, sorella di Eunomia e Diche.ad essa spettava il compito di mantenere l’ordine stabilito dal padre, sovrano degli dei  e degli uomini. Il nome fu portato da molte donne del mondo greco e per il suo significato estensibile alla sfera religiosa, si diffuse facilmente fra i cristiani.  Nel mondo romano lo troviamo sotto forma Irena; nel mondo cristiano grande è la tradizione religiosa che lo sostiene: tra le sante ricordiamo: S. Irene di Roma, vedova di S. Castulo (morta nel 300), raffigurata con un vaso di farmacia in mano con il quale curò le ferite di S, Sebastiano (la sua festa cade il 22 gennaio); S. Irene di Lecce, patrona d’Altamura, vissuta nel IV secolo, il cui padre temendo l’attrazione suscitata dalla sua bellezza, decise di rinchiuderla in una torre . ricevuta un’istruzione cristiana fu punita con la morte: legata a un cavallo e fatta trascinare per le vie della città(festa il 5 maggio o il 25 agosto).S. Irene vergine e martire di Salonicco (festa il 5 aprile), sorella ei martiri Agape e Chiona, che venne uccisa sotto Diocleziano dopo essere stata esposta per due giorni in un bordello (è invocata contro i fulmini e i temporali). Nel 1802 i resti di una S: Irene vergine e martire furono esumati da un loculo delle catacombe di Priscilla sulla via Salaria nuova nei pressi di Roma. All’apertura del sepolcro venne trovata un’urna contenete del sangue  e una lastra marmorea su cui era inciso il nome Irene. Consegnati a Padre  Enrico di Catignano (PE) vennero portati nella Chiesa della Natività di Maria Vergine annessa al convento dei Cappuccini edificato nel 1579. Dall’esame delle ossa si dedusse che la santa aveva dovuto subire il martirio in età giovanissima. Si dice che diversi miracoli siano avvenuti in presenza dell’urna con i resti della santa e che moltissimi pellegrinaggi siano stati compiuti dai fedeli per ottenere guarigioni.

 

[iii] Filippo: di origine classica deriva dal personale greco Philippos (amante di cavalli), composto da philein  (amare) e hippos (cavallo). Passato in latino come Philippus  e è più diffuso nelle regioni italiche meridionali più vicine all’influenza greca. Anche nel medioevo presenta una discreta diffusione. Tra i riferimenti storici ricordiamo filippo II di Macedonia  che impose il predominio sulla Grecia dopo aver sconfitto la coalizione guidata da Tebe e Atena nella battaglia di Cheronea (338 a. C.). fatto uccidere a tradimento dalla moglie Olimpiade, che aveva ripudiato, lasciò in eredità al figlio Alessandro Magno il suo progetto egemonico. Il nome continua nella dinastia macedone fino a Filippo V, ultimo re sconfitto dai Romani nel 197 a. C. a partire dal medioevo il nome ricorre nella tradizione onomastica dei sovrani di Francia: Filippo I (1052-1108), che riconquistò la Bretagna cacciando Guglielmo il Conquistatore; Filippo II Augusto (1165-1223), che fu tra i capi della III Crociata; Filippo IV, detto il Bello (1268-1314), noto per essere stato protagonista della lotta che oppose la corona al papato. La sua determinazione lo portò nel 1302 alla scomunica per aver fatto catturare papa Bonifacio VIII ad Agnani. In seguito al suo intervento la corte pontificia fu spostata ad Avignone, dove rimase fino al 1377. UN altro Filippo il Bello figlio di Massimiliano d’Asburgo divenne re di Castiglia nel 1506in seguito al matrimonio contratto con Giovanna la Pazza , figlia di Ferdinando il Cattolico. Da allora il nome entrò nella tradizione di Spagna e si diffuse grazie a Filippo II (1527-1598), il “re prudente”, divenuto anche Duca di Milano (1540-1598), RE DI Napoli e di Sicilia (1540-1598) e re di Portogallo (1580-1598).Sovrano cattolico per eccellenza guidò una coalizione europea contro i Turchi riuscendo a sconfiggerli nella famosa battaglia di Lepanto (1571). Vittorio Alfieri ne fece il protagonista della sua tragedia Filippo (1775-1789). In Italia il personaggio storico più famoso è il duca di Milano Filippo Maria Visconti (1392-1447), che si guadagno il controllo dei territori di Facino Cane sposandone la vedova, Beatrice di Tenda; ottenuto il suo scopo, non esitò a farla decapitare accusandola di adulterio. La vicenda ispirò la tragedia lirica di Felice Romani, Beatrice Tenda, musicata da Vincenzo bellini e rappresentata per la prima volta a Venezia nel 1833. La tradizione religiosa si apre con S. Filippo apostolo che evangelizzò la Frigia e la Scizia. Patrono di vari centri tar cui Cortina d’Ampezzo (BL), Frascati (Roma), Canosa sannita (CH), Diso (LE) e Carovigno (BR), viene onorato il 3 maggio insieme a S. Giacomo. Nell’iconografia viene spesso ritratto come un uomo di mezza età, il cui attributo è la croce. Ecco la leggenda della sua morte: giunto in Scizia per evangelizzarla, cacciò impugnando la croce un drago venerato nel tempio di Marte. Disturbato, il mostro uscì dal tempio uccidendo molti presenti con il suo fiato pestilenziale. I sacerdoti pagani sdegnati, fecero catturare il santo e lo condannarono a morire in croce capovolto come S, Pietro. A Todi dove è sepolto, si venera invece, il santo fiorentino, Filippo Benizzi (1233-1285), considerato il padre spirituale dell’Ordine dei Servi di Maria. La chiesa lo commemora il 23 agosto.

Ma il santo più famoso in Italia e in Europa è certamente S. Filippo Neri (1515-1595), uno dei grandi artefici della Riforma Cattolica. Per tutta la sua vita si dedicò ai più deboli, ai malati, ai poveri e soprattutto ai giovani; curò l’istituzione dei primi oratori e ne assicurò la continuità fondando la Congregazione degli Oratoriani, detti anche Filippini, cui aderirono musicisti, educatori e uomini di cultura. I suoi resti mortali si conservano nella  Chiesa di S. Maria in Vallicella a Roma, ma altre reliquie si trovano in moltissime chiese, sia in Italia che nel mondo. Il santo è così popolare che ha dato origine addirittura al nome composto Filipponeri. La sua festa ricorre il 26 maggio.

Un santo tipicamente siciliano è invece S. Filippo di Agira (EN), vissuto ai tempi dell’imperatore Arcadio. Originario della Tracia, ottenne dal papa l’incarico di recarsi ad Agira, per scacciare i demoni che affliggevano la popolazione. Riuscito nel suo intento, continuò a predicare e ad operare miracoli e guarigioni: la leggenda narra che risuscitò un ragazzino morto per aver bevuto acqua avvelenata. Patrono di Agira e di Limina (ME), è festeggiato il 12 maggio.

 

Giuseppe Bonomi: