Nel vivente, che tiene in vita i morti,
è la scintilla che accende la luce dell’eterno:
la memoria che perpetua e la poesia che immortala.
L’immortalità dell’uomo vivo è quella dell’uomo che vive,
perché muore sempre a se stesso: perché così vivendo,
egli si muove sempre nell’immortalità, nella eternità,.
Giovanni Gentile
Origine dei Bonomi di Ospitaletto
Nucleo Famigliare:
Giovanni Bonomi (fu Andrea) & Bartolomea Tanfoglio (fu Francesco)
Bisogna ricordare che i primi Bonomi ad arrivare ad Ospitaletto non sono stati i “nostri” Bonomi, bensì altri Bonomi che provenivano da Castegnato, e che si stabilirono alla “Trepola”, che allora era detta “di Passirano”, perché prima dell’Ottocento, la Trepola apparteneva al territorio di Passirano (probabilmente tutto il territorio stesso sul quale sorgerà poi “l’Hospedaletto” apparteneva in realtà a Passirano!); soltanto dopo la metà dell’ottocento, la Trepola passerà sotto la giurisdizione amministrativa del Comune di Ospitaletto.
Questi primi Bonomi, che si trovano nei registri parrocchiali del nostro paese, erano dei contadini e dei “molinari”, in quanto alla Trepola esisteva un mulino ad acqua, alimentato da un “serioletto”, che proveniva dalla seriola nuova di Chiari. Per saperne di più si veda in appendice il capitolo sui “Bonomi Non Nostri”.
Verso il 1828 circa, Giovanni Bonomi (fu Andrea fu Pietro, di Sale di Gussago), con la moglie Bartolomea Tanfoglio insieme con i figli: Narciso Evaristo Bartolomeo (α 1802) e moglie Angela Gussago, Angelica (α 1807), Maria Anna (α 1809), Eurosia (α 1811), Lucia Regina (α 1813), al figlio Francesco Antonio (α 1817) e alla sorella Aquilina (α 1787), non so per quali precisi motivi, si sposta da Sale di Gussago (sua terra di origine e di abitazione) a Ospitaletto, percorrendo probabilmente la strada che da Sale porta a Castegnato attraverso la Stacca, e da qui a Ospitaletto, attraverso la vecchia strada di campagna che costeggia l’attuale discarica della Bosca e che giunge appunto poco sotto la cascina “Bosca”.
Si tratta del primo nucleo famigliare dei “nostri” Bonomi, che arriva a Ospitaletto, vi si stabilisce e darà poi origine, grazie al figlio Francesco Antonio, ai tre Rami Maschili dei Bonomi, (che perpetueranno il cognome dei nostri Bonomi attraverso successive generazioni), e ai quattro Rami Femminili che acquisiranno invece il cognome dei relativi mariti. Ricordo che oltre ai nostri Bonomi, c’erano a Ospitaletto i Bonomi della linea Evaristo, e i Bonomi di via Seriola … Ora vediamo i nostri Bonomi, gli altri li vedremo poi.
Più precisamente: Giovanni Bonomi è nato a Gussago il 13/03/1784 (padrino nob. Giulio Antonio Averoldi) (Cpst) ed è morto a Ospitaletto il 20/08/1852 a 68 anni; ha sposato a San Vigilio il 12/02/1802 Bartolomea Tanfoglio (Cpst/m), ivi (o nata a Gardone???) nata il …/1785, figlia di Francesco (figlio di …, nato a … il …) e di Marina Moretti (figlia di Pietro di Bernardino e di Angelica, nata a Gardone il 11/02/1750, p. Giovanni Francesco Aquati); i genitori di Bartolomea, cioè Francesco Tanfoglio e Marina Moretti, si erano sposati a San Vigilio il 4/02/1776.
Dal matrimonio tra Giovanni e Bartolomea sono nati:
— Narciso[i] Evaristo Bartolomeo, Gussago 30/11/1802, p. Bortolo Bernardelli di Lodrino, (0G-2RF-1)
— Regina[ii] 10/03/1804, + due giorni dopo
— Maria Angelica[iii], Sale 1/04/1807, padrino Carlo Zani fu Pietro Paolo, (0G-4fRF-1f)
— Maria Anna o Marianna[iv], Sale 25/07/1809, padrino rev. don Giovanni Assoni, (0G-5fRF-1f)
— Eurosia o Rosa[v], Sale 26/08/1811, padrino rev. don Antonio Pandocchio, arciprete di Sale Marasino, (0G-6fRF-1f)
— Lucia Regina[vi], Sale 3/09/1813, padrino Antonio Moretti di Bartolomeo, (0G-7fRF-1f)
— Teresa, Sale 1/09/1815, padrino Domenico Tanfoglio di BS, zio; muore a 1 anno e 9 mesi il 17/06/1817
— Antonio[vii] Francesco[viii], Sale 4/09/1817, padrino Stefano Piassone, (0G-1RF-1)
— Neonata, Sale 3/08/1819, muore poco dopo la nascita
— Neonata, Sale 8/06/1821, muore poco dopo la nascita
— Bortolo 20/12/1823, padrino Battista Turriceni di BS; muore a 1 anno il 8/06/1824
— Teresa Gerolima, Sale 3/07/1825, padrino Evarsito Bonomi, primo figlio di Giovanni e fratello della neonata; muore a due mesi il 28/08/1825
— Bartolomeo[ix] 20/12/1822, p. rev. Carlo Venturelli; (0G-3RF-1), domiciliato a Ospitaletto, falegname, sposa a S. Vigilio il 23/11/1850 Caterina Bagossi nata il 28/05/1826; testi: Giacomo Torrinelli e Francesco Fenotti (0G-3RF-1m). E a San Vigilio va a stabilirsi. Bartolomeo ω a 25 a. il 26/12/1851, neppure un mese dopo essere diventato padre di Evaristo 9/11/1851, (nome dello zio paterno), padrino Andrea Mazzucchelli di Ospitaletto; vedremo poi il suo nucleo famigliare
Questi i figli di Giovanni e di Bartolomea: come si vede 6 dei loro 13 figli sono morti in tenera età; inoltre, il primo Narciso Evaristo nasce a Gussago, tutti gli altri a Sale di Gussago in località Croce, dove tutta la famiglia ha dimorato fino a quando si trasferisce a Ospitaletto, verso il 1828. Inserire nucleo famigliare di qs Narciso Evaristo vedi S.Vigilio …
Vediamo ora che cosa sappiamo di questi figli, cominciando appunto dalle figlie.
NB: per la codifica di questi RF collaterali dei discendenti da Giovanni e che sono soltanto “dei collaterali” dei Bonomi di Ospitaletto, devo inserire una specifica per non confonderli appunto con i cugini Bonomi di Ospitaletto: C? oppure ? dopo RF o dopo 1? Pensare!!!
Nucleo Famigliare:
Narciso Evaristo Bonomi (0G-2RF-1) (di Giovanni) & Angela Gussago (0G-2RF-1m)
Il primo figlio di Giovanni e Bartolomea, vale a dire Narciso Evaristo Bartolomeo, nato l’1/09/1802 a San Vigilio, aveva sposato a Gussago il 13/12/1824 Angela Gussago (di Carlo fu Francesco e Caterina Patelli); testi: Andrea Prati e Pietro Gregori, celebrante il curato Domenico Bonetti; dopo il matrimonio si erano stabiliti per alcuni anni a San Vigilio, paese della moglie Angela. [I genitori di Angela, Carlo Gussago (di Francesco) e Caterina Patelli si erano sposati il 5/04/1791; testi: Carlo Cherubini e Vincenzo Dolzanello].
Infatti qui a San Vigilio nascono questi figli di Evaristo ed Angela:
— Gerolima Teresa 8/05/1824, padrino il nonno paterno Giovanni
— Teresa Veronica 12/11/1827, padrino Carlo Pezzoni di Gussago
— Pietro Luigi 17/11/1829, padrino rev. don Giacomo Gussago, zio materno
— Marina[x] 28/10/1831, padrino Francesco Bonomi, marito di Eurosia Bonomi; (0G-2fRF-1-3f) sposerà a S. Vigilio il 20/08/1855 Paolo Guerra (fu Andrea e Maria Ungheri), nato il 3/05/1831 in Paino, domiciliato a Carcina, fornaio (0G-2fRF-1-3f/mt); testi: Pietro Morandini e Francesco Fenotti
— Teresa[xi] 3/06/1834, padrino Antonio Cuneo di San Vigilio; (0G-2fRF-1-4f) sposerà a S. Vigilio il 29/06/1856 Pietro Tanghetti (fu Paolo e Agostina Bassi), nato il 17/12/1823, invalido militare (0G-2fRF-1-4f/mt); testi: Francesco Fenotti e Giuseppe Costanzi
— Pietro Daniele[xii] 11/07/1837, padrino Domenico Casarotti (0G-2RF-1-1).
— Giovanni 4/02/1839, padrino Angelo Trombetta di Cellatica; ω a 1 anno il 28/06/1840
— GioBatta[xiii] 10/03/1841, padrino Giacomo Berardi di Ospitaletto; (0G-2RF-1-2) falegname, sposa il 27/07/1862 Angela Bertolio (0G-2RF-1-2m) (di Michele e Anna Maria Doressi), nata il 6/03/1842; testi don Lorenzo Bonfadelli e Francesco Fenotti
— Beniamino 12/03/1844, padrino Mattia Crescini di Sale di Gussago; ω a 15 mesi il 24/06/1845
— Beniamino 5/07/1846, madrina Orsola Montini di S. Vigilio; ω a 33 a. all’Ospedale di BS il 28/06/1874
Dalla nascita dei figli, risulta che per diversi anni Evaristo Bartolomeo abbia abitato a San Vigilio, paese della moglie Angela Gussago???. Tuttavia due dei loro figli sono nati a Ospitaletto, uno nel 1831 e l’altro nel 1837, dove pare che per qualche tempo Evaristo ed Angela abbiano abitato nella casa paterna (di Giovanni, in Contrada Reale, falegname di mestiere) ad Ospitaletto. Infatti a Ospitaletto da Evaristo e dalla moglie Angela Gussago, che abitano provvisoriamente nella casa del padre Giovanni, nascono almeno due figli:
Evaristo ed Angela Gussago si erano appunto sposati il 13/12/1824 a Gussago, dove probabilmente si sono stabiliti.
Carlo Gussago (fu Fsco) e Caterina Patella (di Giovanni), sp. …?? Ecco i loro figli:
— Giacomo Gussago 27/10/1795, p. nob. Giulio Antonio Averoldi fu Vincenzo
— Marta Gussago 23/12/1797, p. Giovanni Losio o Gosio fu Bortolo
— Angela Gussago 26/07/1798,
— Francesco Gussago 29/10/1799,
— Giacomo Gussago 15/11/1800,
— Maria Marta Gussago 18/03/1801,
— Angela Gussago 6/07/1803, p. Giovanni Maria Codenotti
— Maddalena Gussago 10/12/1804, p. Giacomo Gusseni fu Giuseppe da Fiumicello
— Francesco Gussago 10/04/1806, p. Bortolo Mariani di Cellatica
— Bortolo Gussago 6/10/1810, p. Carlo Gentilini ab. a Chiesa Nuova
— Giovanni e Teresa Gussago, gemelli, 9/08/1811, p. 1° Michele Bonomi fu Pietro; p. 2° Francesco Dolzanelli fu Lorenzo
— GioBatta Gussago 4/01/1815,
— Luigi Gussago 18/04/1816, p. Evaristo Pedersoli di San Lorenzo BS ]]]
Infine, non si confonda questo Evaristo “nostro”, da Evaristo Cesare Pietro Bonomi (figlio di Pietro e Elisa Berardi), che nasce cent’anni dopo a Ospitaletto e che vedremo a suo tempo!
Vediamo ora qualche dato sui figli di Narciso Evaristo e di Angela Gussago:
Giovanni Battista Bonomi (di Evaristo e Angela Gussago) (0G-2RF-1-2) & Angela Bertoglio (0G-2RF-1-2m) [anche qui la codifica si ferma poiché non ho seguito fino in fondo la loro evoluzione a San Vigilio]:
— Teresa Giuseppa 9/10/1864, madrina Teresa Bonomi Tanghetti di BS***; sposerà il 15/05/1873 Giovanni Benedetto Lazzari di Giacomo e Caterina Volpagni o Bolpagni, nato il 21/03/1860
— Michele Beniamino …/1861; ω a 5 a. il 23/12/1866
— Evaristo Michele 25/07/1866, padrino Apollonio Zanetti o Zanotti di S. Vigilio
— Michele Evaristo 8/08/1869, padrino Giuseppe Lazzari, artista di qui
— Virginia Angela 17/05/1871, padrino Faustino Piccioli di qui; ω a 4 a. il 26/03/1875
— Virginia 12/05/1875, padrino Giovanni Reboldi fu Luigi
— Daniele Gregorio 11/03/1882, padrino Filippo Tanghetti
— …?
*** qs Teresa Bonomi (figlia di Evaristo di Giovanni e di Angela Gussago) aveva sposato Pietro Tanghetti dal quale aveva avuto una figlia: Maria Angela Tanghetti nata il 2/10/1857, dopo la morte del padre
Nucleo Famigliare:
Bartolomeo Bonomi (0G-3RF-1) (di Giovanni) & Caterina Bagossa (0G-3RF-1m)
Bartolomeo (20/12/1822) domiciliato a Ospitaletto, falegname, sposa a S. Vigilio il 23/11/1850 Caterina Bagossi nata il 28/05/1826; testi: Giacomo Torrinelli e Francesco Fenotti. E a San Vigilio va a stabilirsi. Bartolomeo ω a 25 a. il 26/12/1851, neppure un mese dopo essere diventato padre di:
— Evaristo[xiv] 9/11/1851, (nome dello zio paterno), padrino Andrea Mazzucchelli di Ospitaletto; (0G-3RF-1-1) calzolaio, sposa il 6/10/1873 Caterina Bassi di Agostino e Petronilla Borboni, nata il 2/06/1854; (0G-3RF-1-1m), testi: ns –
Questo Evaristo (figlio di Bartolomeo e Caterina Bagossi, nipote di Giovanni) si stabilisce a San Vigilio proprio come il padre Bartolomeo ed ivi si sposa con Caterina Bassi, dalla quale avrà i seguenti figli (tutti nati a San Vigilio); [anche qui la codifica si ferma poiché non ho seguito fino in fondo la loro evoluzione a San Vigilio]:
— Petronilla Leonilde 16/09/1874, padrino Giuseppe Lazzari di qui (di San Vigilio), (0G-3fRF-1-1f); il nome richiama quello di una sorella del nonno Giovanni; sposerà a San Vigilio il 28/11/1902 Pietro Zanotti
— Bartolomeo 22/10/1877, padrino Luigi Zani di BS
— Daniele 27/08/1879, padrino Giacomo Nicolini di qui; ω a 2 a. il 5/06/1882
— Arturo Evaristo 13/06/1881, padrino Faustino Faita di qui (di San Vigilio); ω a 9 mesi il 10/03/1883
— Elisa 25/10/1883, padrino Antonio Togno di qui (di San Vigilio)
— Caterina Lelia 20/07/1885, padrino Giuseppe Peli di qui (di San Vigilio)
Nucleo Famigliare:
Maria Angelica Bonomi (di Giovanni) & Bortolo Resconi
Maria Angelica nata a Sale di Gussago il 1/04/1807, (0G-4fRF-4f) muore a Ospitaletto il 14/09/1832 a 25 anni (per “febbre gastrica”); il 6/02/1827 aveva sposato a San Vigilio, Bortolo Resconi, (figlio di Giuseppe e di Maddalena Reboldi), nato a San Vigilio il 13/06/1807 (0G-4fRF-4f/mt). A Ospitaletto, dove Bortolo e Angelica si stabiliscono, abitano in via Reale Mattina al n° 7-9 e fanno i caffettieri; qui nascono due loro figli [anche qui la codifica si ferma poiché cambia il loro cognome e non ho seguito fino in fondo la loro evoluzione a Ospitaletto e/o a San Vigilio]:
— Maddalena Carolina[xv] Resconi, San Vigilio 24/11/1827, padrino Giacomo Berardi di Ospitaletto, zio, marito di Maria Bonomi sorella di Evaristo; muore il 16/12/1893
— Luigi[xvi] Resconi, San Vigilio 16/07/1829, padrino Bortolo Loda di Sale di Gussago; (falegname, qui domiciliato in via Reale Mattina 16-18, sposerà il 23/01/1856 Lelia Giacomina Cogi, nata a Ospi il 26/03/1826, (figlia del fu Vincenzo e Giovanna Maria Poletti, di Chiari il padre, di Val Tellina la madre); testi: Ciriaco Inselvini, possidente e Vincenzo Penna, fabbro ferraio. Da questo matrimonio nasceranno tre figlie: Maddalena 12/12/1860; Angelica 2/12/1863; Aurelia 10/03/1865. Luigi muore il 2/06/1869 a 40 anni per vaiolo.
— Felice[xvii] Resconi (19/12/1831), padrino Carlo Zanardelli
Rimasto vedovo di Angelica, Bortolo Resconi, nato a San Vigilio, ma ora domiciliato a Ospitaletto, sposa il 7/07/1833 Orsola Maria Svanini, nata a Ospitaletto il 8/09/1780(?) “caffettiera”, figlia del fu GioBatta e Cecilia Maccarinelli (padre di Ospitaletto, madre di Nigolera); testimoni: GioBatta Svanini e Alberto Buccio di Bagolino.
Orsola Maria Svanini muore il 28/11/1851 a 71 anni. Bortolo Resconi muore a 68 a. il 27/10/1875 a Ospitaletto, vedovo anche di Orsola Maria.
Nucleo Famigliare:
Maria Anna Bonomi (di Giovanni) & Giacomo Berardi
Altra figlia di Giovanni Bonomi e Bartolomea Tanfoglio è:
Maria Anna o Marianna (nome della nonna materna) (α 25/07/1809) (0G-5fRF-5f), andrà sposa a Giacomo Berardi (0G-5fRF-5f/mt): infatti il 27/04/1827 Giacomo Berardi, figlio di Paolo e di Maria Moretti domiciliati a Ospitaletto, nato il 6/10/1803, sposa Maria Anna Bonomi, figlia di Giovanni e di Bartolomea Tanfoglio, nata il 25/07/1809; il matrimonio avviene davanti a don Francesco Rizzolini, delegato dal parroco di San Vigilio; testimoni: Giuseppe Svanini, sacrestano e Faustino Scalvini, contadino. Senonchè Maria muore a 30 anni, il 28/10/1839, dopo aver dato a Giacomo Berardi, in 12 anni di matrimonio, ben 7 figli [anche qui la codifica si ferma poiché cambia il loro cognome che non è più Bonomi, bensì Resconi, e ho seguito solo sommariamente fino in fondo la loro evoluzione a Ospitaletto e/o a …]:
— Rosa Maddalena Berardi (13/01/1828), padrino Giuseppe Caglio(0.5f-1f); sposerà il 16/04/1849 Pietro Morandi 9/02/1827, figlio di Giacomo e Maria Bertelli; testimoni: Luigi Pitossi albergatore e Giacomo Togni sacrestano
— Maria Teresa Berardi, San Vigilio 20/10/1829, padrino Agostino Cavagnola di BS
— Maria Teresa Berardi (5/07/1831 – 5/07/1832), padrino Carlo Zanardelli
— Luigi Berardi (10/07/1833), padrino Carlo Inselvini; muore il 12/02/1834 a 9 mesi per tosse canina
— Paolo Luigi Berardi (22/12/1834), padrino Francesco Guarneri; muore a 15 giorni il 5/01/1835
— Paolo Berardi (5/06/1837), padrino Giuseppe Svanini
— Luigi Berardi (3/08/1839), padrino Vicenzo Montini
Rimasto vedovo di Maria Bonomi, Giacomo Berardi (fu Paolo e fu Maria Moretti) sposa il 25/03/1840 Angela Bono, nata a Ome il 22/05/1811, (figlia di GioBatta e Rosa Borboni); testimoni: GioBatta Svanini e Giuseppe Filippi. Da questo secondo matrimonio nascono questi figli:
— Cesare Augusto Berardi (23/12/1840), madrina Vittoria Zani di Ome
— Evaristo Berardi (29/12/1841), padrino Francesco Casarotti
— Luigi Berardi (3/04/1843), madrina Maria Pitossi
— Evaristo Berardi (23/10/1845), Gaspare Boniotti di Ome
— GioBatta Berardi (27/05/1847), padrino Francesco Ondei
N.B.: Ricordiamoci questo matrimonio, tra Giacomo Berardi e Marianna Bonomi, perché rappresenta il primo punto d’incontro, il primo incrocio, tra i nostri Bonomi ed i Berardi: in seguito ne vedremo degli altri, molto interessanti!
Nucleo Famigliare:
Eurosia Bonomi (di Giovanni) & Francesco Bonomi
Altra figlia di Giovanni Bonomi e Bartolomea Tanfoglio è:
Eurosia (α 26/08/1811) (0G-6fRF-1f) che si sposa a Ospitaletto con un Bonomi della Trepola, e più precisamente con Francesco Bonomi: infatti il 3/12/1832 Francesco Bonomi (0G-6fRF-1f/mt), nato alla Trepola (allora di Passirano) il 17/01/1797, (figlio del fu Giuseppe e Giulia Chiappa), sposa Eurosia Bonomi, nata a Sale di Gussago il 26/08/1811, ora domiciliata a Ospitaletto (figlia di Giovanni e Bartolomea Tanfoglio); testimoni Giuseppe Svanini e GioBatta Svanini: sul Registro dei matrimoni si può vedere una bellissima firma di Eurosia Bonomi.
Dal loro matrimonio nasceranno i seguenti figli [anche qui la codifica si ferma poiché pur restando il loro cognome Bonomi, NON appartengono alla nostra Linea, bensì a quella dei Bonomi della Trepola e ho seguito solo sommariamente fino in fondo la loro evoluzione a Ospitaletto e/o a …]:
— Faustino 30/01/1834, padrino Pietro Bonomi
— Angelica Filomena[xviii] (8/10/1835), padrino Giuseppe Svanini (0G-1D-6RFf-1f); sposerà il 3/01/1856 Giovanni Antonio Carlo Bissoni, nato a Iseo il 4/08/1829, domiciliato a Rovato, prima in contrada della Breda e poi in contrada Larga, (figlio di Giuseppe e di Francesca Redolfi); testimoni: Cesare Marchino da Rovato e Francesco Terragna di Ospitaletto. Da questo matrimonio nasceranno:
— Emilio Giuseppe Bissoni 1/09/1857, padrino Bissoni Felice
— Francesco Bissoni 7/08/1859, padrino Francesco Caratti di Rovato
— Angela (o) Domenica (o) Bissoni 10/01/1861, padrino Giuseppe Berardi
— Leonilda Maria Bissoni 1/09/1862, padrino Franco Mazza
Dalla fine del 1862 in poi a Rovato non si trovano più né i Bissoni, né Angelica Filomena Bonomi … bisognerebbe proseguire le ricerche altrove … ma dove? forse a Iseo? … o altrove?
— Bartolomea (19/12/1837), madrina Elisabetta Parzani di Gussago (mgl di Paolo Morandi) (0.6f-2f); sposerà il 12/12/1864 Francesco Urbani nato a Gandino (BG) il 3/08/1837, (delegato di Pubblica Sicurezza, domiciliato in San Giovanni – Brescia), (figlio di Giovanni (di BG) e di Maria Bolis di Brembate Superiore); testi: Luigi Giovannetti (di San Severino – Marche, Delegato di Pubblica Sicurezza, domiciliato a Ospitaletto) e Pietro Fava. Dopo le nozze si stabiliscono a Rovato dove nasce una figlia Emilia Rosa il 15/10/1867, che avrà come madrina di battesimo Giulia Crescenti in Abeni di Ospitaletto.
— Faustino Urbani …? oltre al nome non so altro!
Francesco Bonomi morirà a 42 anni il 28/11/1839, mentre Eurosia muore il . . . ??? Non ho trovato né la data né il luogo dove è morta Eurosia … e questo mi dispiace molto!!!
Nucleo Famigliare:
Lucia Regina Bonomi (di Giovanni) & Giacomo Antonio Gasparini
Altra figlia di Giovanni Bonomi e Bartolomea Tanfoglio è:
Lucia Regina nata a Sale il 3/09/1813 (0G-7fRF-1f), sposa a Ospitaletto il 13/10/1836 Giacomo Antonio Gasparini, nato a San Vigilio il 17/06/1803 (0G-7fRF-1f/mt), figlio del fu Pietro e Cattarina Bergonzi (o Bagossi) di Brescia; testimoni: GioBatta Svanini e Giacomo Berardi (marito della sorella Maria Bonomi). Le ricerche a San Vigilio hanno dimostrato che Giacomo Gasparini per 42 anni è stato maestro elementare in quel paese; muore il 19/07/1883 a 78 anni. Lucia Regina muore a S. Vigilio a 67 anni il 15/05/1881. A San Vigilio nascono i loro otto figli, 2 maschi e sei femmine [anche qui la codifica si ferma poiché cambia il loro cognome che non è più Bonomi, bensì Gasperini, e ho seguito solo sommariamente fino in fondo la loro evoluzione a Ospitaletto e/o a …]:
— Elisabetta Augusta Gasparini 24/07/1837, padrino Augusto Rossa di San Vigilio; ω a 38 a., nubile il 26/04/1868
— Pietro Flaminio Gasparini 6/03/1842, padrino Faustino Bagossi di Colombaro; ω a 5 anni il 17/10/1847
— Luigia Gasparini 29/12/1843, padrino Luigi Gasparini di Chiari; ω a 3 mesi il 1/03/1844
— Luigia Gasparini 7/08/1845, padrino Carlo Gasparini di S. Vigilio; ω a 13 anni il 25/03/1859
— Chiara Lelia Gasparini 1/10/1847, padrino Pietro Farina di Concesio; ω a 22 a. il 26/04/1868, nubile
— Caterina Giulia Gasparini 16/01/1851, madrina Teresa Turinelli di S. Vigilio; ω il 21/02/1851
— Pietro Flaminio Gasparini 15/03/1852, padrino Giovanni Saleri di S. Vigilio; ω a 8 gg il 22/03/1852
— Santa Rachele Gasparini 6/05/1854, madrina Elisabetta Augusta Gasparini di S. Vigilio; ω a 2 anni e mezzo il 17/11/1856
Come si vede, Lucia Regina e Giacomo Antonio Gasperini hanno avuto otto figli: 2 maschi e 6 femmine; il primo maschio muore a 5 anni, il secondo a 8 giorni; la prima figlia muore a 38 anni nubile, la seconda muore a 3 mesi, la terza muore a 13 anni, la quarta muore a 22 anni nubile, la quinta muore entro il primo un mese, la sesta muore a 8 giorni e l’ultima a 2 anni e mezzo.
Infine:
— la sorella di Giovanni, Aquilina[xix] nata il 5/05/1787 (codifica) muore a Ospitaletto il 7/12/1831 a 44 anni, rimanendo nubile; ricordo che era figlia di Andrea e di Marianna Farina.
Queste erano i figli e le figlie di Giovanni Bonomi e Bartolomea Tanfoglio, ora vediamo qualche dato in più sulla moglie del nostro Capostipite Giovanni, cioè Bartolomea Tanfoglio.
Bartolomea Tanfoglio mgl di Giovanni Bonomi
Bartolomea[xx] Tanfoglio di San Vigilio (Cpst/m): ma io nei registri di San Vigilio, letti e riletti più volte non l’ho trovata; o forse era nata a Gardone? Di sicuro è che era nata nel …/1785 da Francesco e da Marina Moretti: questi suoi genitori sì che si erano sposati a San Vigilio (in casa del sig. Giuseppe Alberti) il 4/02/1776; testimoni: Giuseppe Alberti e Francesco Bolpagni di Cellatica. Dato che si erano sposati a San Vigilio è quasi sicuro che abbiano anche abitato a San Viglio e che lì siano nati i loro figli; ma io, ripeto, a San Vigilio non ho trovato la nascita di Bartolomea Tanfoglio!
I Tanfoglio erano originari di Magno di Inzino, in Val Trompia e tra loro figurava anche uno zio, Domenico Tanfoglio, di professione notaio. I Moretti erano di Gardone VT (vedi in appendice qualche altra notizia sui Tanfoglio di VT): ecco perché è probabile che Bartolomea sia nata a Gardone, dove sua madre Marina Moretti poterebbe essersi recata per stare con i suoi genitori, in vista del parto imminente … cercare a Gardone VT o a Sarezzo???
Non ci è dato conoscere il lavoro di Giovanni Bonomi, né a Sale né a Gussago, ma pare accertato che ad Ospitaletto facesse il falegname; non sappiamo neppure per quali ragioni si sia spostato con tutta la famiglia a Ospitaletto. Sappiamo solo che viene più volte detto di lui che era “possidente”, come si diceva di gente che stava bene, ma che per vivere doveva svolgere un proprio lavoro, a differenza dei nobili, che in effetti vivevano di rendita e del lavoro altrui.
PROPOSTA
Comunque sia, mi sembra corretto ed opportuno avanzare questa proposta:
consideriamo Capostipite dei “Nostri” Bonomi di Ospitaletto (cioè di quelli che venivano da Sale di Gussago), proprio questo Giovanni (fu Andrea fu Pietro), in quanto è stato lui il primo dei nostri Bonomi a trasferirsi, insieme a tutti i figli, a Ospitaletto ed è proprio questo nostro Antenato che fa da “spartiacque” oppure, se si preferisce, da “anello di congiunzione” tra i nostri Bonomi di Sale e di Gussago e i nostri Bonomi di Ospitaletto.
Giovanni Bonomi morirà in casa propria a Ospitaletto il 20/08/1852 a 68 anni, era già vedovo della moglie Bartolomea, morta sedici anni prima, il 12/01/1836 a 51 anni.
Per la ricostruzione dei nostri Bonomi, di Ospitaletto, diventa però centrale il secondo figlio maschio: Francesco Antonio, che vedremo fra poco.
[NB: Vale la pena di annotare che a Ospitaletto il 10/12/1843 muore a 64 anni (quindi era nata nel 1779) Giulia Tanfoglio di San Vigilio, (figlia di Giovanni Maria e Caterina Zanetti); questa Giulia probabilmente era una cugina della nostra Bartolomea … ed aveva sposato un Carlo Zani di Ospitaletto (q. Pietro Paolo). Un suo figlio Paolo Carlo Zani muore a Ospitaletto il 16/05/1858 a 55 a., era quindi nato il 1803, e più precisamente il 1/07/1803, fu battezzato il 5 luglio ed il padrino di battesimo fu Vincenzo Montini da Brione.Il marito di Giulia Tanfoglio era Carlo Zani del fu Pietro Paolo e Giacomina ed era nato il 29/01/1778, p. Geronimo Salvi di Saiano.
Il padre Pietro Paolo Zani a sua volta era nato il 13/04/1746 da Giacomo (fu Pietro) e da Domenica Inselvini.
Infine Giacomo Zani era nato verso il 1712-13 da Pietro e da Lucrezia, p. Bartolomeo Zani fu Battista.
Forse è anche per questo rapporto di parentela, che Giovanni Bonomi e Bartolomea si trasferiscono a Ospitaletto, favoriti dal fatto che qui avevano dei parenti (cugini) che li hanno forse accolti oppure invitati a venire …]
Si veda in appendice qualche altra notizia sui Zani di Ospitaletto.
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[i] Narciso: nome di tradizione classica e letteraria, che si riferisce al mitico giovinetto greco di straordinaria bellezza , figlio del dio fluviale Cefiso, che innamoratosi della sua stessa immagine rispecchiata da una fonte, rimase a contemplarla struggendosi nel vano desiderio di possederla fino a morine; per questo fu trasformato nel fiore della pianta che porta il suo nome, il narciso, una amarillidacea dalla bella fioritura gialla o bianca. Etimologicamente l’etimo ha una radice indoeuropea ‘narke’ (torpore) e ‘narkoo’ (rendo insensibile), poiché la pianta che esala un profumo soporifero era usata nella medicina antica per le sue virtù sedative e calmanti. Il nome fu adattato in latino come Narcissus. Tra i santi e martiri della Chiesa si ricorda Narciso vescovo di Atene (31 ottobre), martire a Romache fu discepolo di S. Paolo, menzionato nella ‘Lettera ai Romani’.
[ii] Regina: nome devozionale imposto in onore della Vergine Maria, appellata “Regina del Cielo”, come ricordato nella celebre invocazione “Salve Regina”. Etimologicamente riprende il nome personale latino Regina, risalendo al nome comune regina, femminile di rex. La chiesa venera due sante con questo nome, entrambe di origine straniera: santa Regina vissuta nel VIII secolo, fondatrice insieme con il marito del monastero di Denain presso Valencienne; e s. Regina martire di Alise, che fu decapitata dal padre per essersi rifiutata di abbandonare la fede cristiana, nell’iconografia viene rappresentata con i simboli del martirio, l’ascia e le catene; è festeggiata il 7 settembre.
[iii] Angelica: nome derivato dall’aggettivo angelico, a sua volta derivato dal sostantivo angelo. In origine esprime la devozione per gli angeli ed insieme tutte le positive qualità angeliche: bellezza, bontà, ecc. si diffonde grazie ai poemi cavallereschi del Boiardo (Orlando innamorato9 E DELL’Ariosto (Orlando furioso) in cui la bellissima ed inafferrabile Angelica, principessa del Catai, è personaggio fondamentale e quasi centrale. Inviata dal padre a Parigi alla corte di Carlo, per vincere l’esercito con la forza della sua bellezza, di lei si invaghiscono cristiani e saraceni. Sfuggendo a tutti compare e scompare grazie ad un anello incantato. Ama ed odia Rinaldo per effetto di incantesimo, ma alla fine si placa nell’amore del semplice soldato moresco Medoro, che raccoglie ferito e cura e poi protegge uscendo dalla scena per tornare nel suo lontano Catai. Così colpisce ancora una volta il cuore di Orlando, che trovando il nome dell’amata scritto accanto a quello di Medoro sulla corteccia di un albero, impazzisce di gelosia e da innamorato diviene furioso,
[iv] Marianna: in origine composto da Maria e Anna, assunse poi autonomia onomastica. Si ricorda la Marianna di Leyva (1575-1650), la nobildonna milanese nota come la “Signora di Monza”, monaca col nome di suor Virginia, che ispirò al Manzoni il personaggio di Gertrude nei Promessi Sposi. Marianna Sirca è la protagonista dell’omonimo racconto di Grazia Deledda, in cui si narra la triste storia d’amore tra una fanciulla e il bandito Simone Sole. Il 17 febbraio si festeggia S. Marianna martire in Licaonia durante il I secolo; il 17 aprile la Beata Marianna di Gesù nata a Madrid nel 1565; il 26 maggio S. Marianna de Paredes, terziaria francescana, nata in Equador e nota come il “giglio di Quito, sacrificatasi per i suoi concittadini durante il terremoto del 1645.
[v] Eurosia: di questo nome si è già detto nel capitolo precedente, a cui si rimanda. La santa era considerata protettrice dei campi dai fenomeni meteorologici dannosi come fulmini, grandine, temporali e siccità.
vi Lucia: vedi cap. precedente
[vii] Antonio: nome molto diffuso in tutta Italia; dal punto di vista etimologico il nome resta un mistero: nel corso del Rinascimento si è suggerimento un collegamento fittizio con il greco ‘anthos’ (fiore); in realtà sembra che l’origine sia etrusca. In epoca romana fu nome gentilizio e poi individuale ed ah continuato ad essere usato nel medioevo e nell’età moderna, durante la quale alla diffusione del nome ha contribuito il culto di S. Antonio da Padova, riconosciuto dalla Chiesa nel 1232 pochi mesi dopo la morte (festa 13 giugno). Portoghese nato a Lisbona nel 1195 da una nobile famiglia, Fernando Bullao (questo era il suo vero nome), entrò nell’ordine francescano cambiando il suo nome in omaggio a S. Antonio abate. Dopo vario peregrinare attraverso l’Italia fissò la sua residenza a Padova, dove rimase per il resto della sua vita. Morì ad Arcella presso Padova nel 1231, e nel luogo della sua sepoltura fu costruita l’attuale Basilica. In conseguenza delle sue disavventure in mare è considerato protettore dei naufraghi, degli orfani e dei prigionieri. Difende i raccolti e in particolare le messi e fa ritrovare gli oggetti smarriti. Altrettanto importante è S. Antonio Abate, vissuto tra il III e il IV secolo. Di origine egiziana a vent’anni vendette i suoi beni e i sitirò nel deserto dove passò gran parte della sua vita in penitenza. La sua popolarità in Occidente fu notevole specie ai tempi delle Crociate. L’iconografia lo dipinge vestito da eremita con bastone da viandante a forma di T, accompagnato da un porcellino al cui collo è legata una campanella. E’ protettore degli animali domestici, dei salumieri, dei fabbricanti di spazzole e dei fornai. Per aver sepolto personalmente il compagno Paolo è considerato protettore anche dei becchini. La Chiesa lo ricorda il 17 gennaio.
[viii] Francesco: nome di alta frequenza e di ampia diffusione, l’origine del nome è il germanico ‘frankisk’, aggettivo etnico che valeva per franco, cioè proprio dei franchi, con riferimento alle tribù germaniche stanziate lungo il Reno. La conquista delle popolazioni gallo-romanze stanziate nella Gallia e la successiva fusione etnica avviata da Clodoveo I nel V secolo portò alla fondazione della Francia, completata dalla dinastia dei Merovingi e dei Carolingi. Da allora, l’aggettivo passato al latino tardo come franciscus (che divenne sinonimo di francese), in parallelo con la diffusione in Francia dell’aggettivo franceis. In origine Francesco era quindi la voce del lessico comune. Il suo uso come aggettivo è documentato nel Novellino e anche Dante e nel Milione. L’introduzione di Francesco nell’onomastica risale all’XI secolo ma è evidente che il personale conserva il suo valore di etnico, utilizzato in funzione di soprannome per indicare l’origine o la provenienza di chi lo porta. La sua diffusione è legata al santo di Assisi (1182-1226) che secondo la leggenda fu chiamato così in omaggio alla Francia dove spesso si recava suo padre, il mercante di tessuti Pietro di Bernardone. Le fonti agiografiche narrano che la madre gli aveva dato il nome Giovanni, ma il marito tornato da uno dei suoi frequenti viaggi d’Oltralpe, volle mutargli il nome in Francesco, per sottolineare questo legame ideale. In pochi anni la fama acquistata dal santo si estese per tutta la penisola: Jacopone da Todi lo celebra nelle Laudi. A partire dal duecento il nome inizia a diffondersi in modo evidente, per la crescente popolarità di Francesco, dichiarato santo dal Papa Gregorio IX a soli due anni dalla morte, ed anche per la stessa espansione del movimento francescano. Oltre al poverello di Assisi, riconosciuto come patrono d’Italia insieme a S. Caterina da Siena, e festeggiato il 4 ottobre, la Chiesa riconosce molti altri santi così chiamati. Tra questi i più noti sono Francesco da Paola, Francesco Saverio, Francesco da Sales e Francesco Caracciolo. Il primo francescano, nato a Paola (CS) fondò l’ordine dei farti minimi e è riconosciuto come copratono di Napoli, patrono della Calabria, di Cosenza e di molti altri centri minori. La sua festa ricorre il 2 aprile ed è cara ai marinai che lo riconoscono come protettore. Francesco Saverio è così noto che il suo nome ricorre come unità onomastica autonoma (Francescosaverio). Francesco di Sales (1567-1622) dottore della chiesa, di origine francese è riconosciuto come patrono di Torino e protettore dei giornalisti e della stampa cattolica; la sua festa è il 24 gennaio. Francesco Caracciolo (1563-1608) al secolo Ascanio, assunse il nome del santo di Assisi, scegliendo di vivere in povertà e di dedicarsi ai bisognosi. È venerato in Abruzzo e a Napoli dove è sepolto (festa il4 gennaio).
[ix] Bartolomeo e Bartolomea: molto diffuso in passato, oggi un po’ in disuso. Ci perviene per via ecclesiastica attraverso il latino Bartholomaeus, dall’aramaico Bartalmay cioè bar Talmay, ‘figlio di Talmay’. È questo il nome attribuito dai Vangeli sinottica ad uno dei dodici Apostoli e che nel Vangelo di Giovanni è sempre designato come Natanael. Il santo viene commemorato il 24 agosto ed a lui è attribuita la diffusione del cristianesimo in India, Etiopia, Armenia. Morì martire ad Albanopoli dove fu scorticato vivo. Nell’iconografia è solitamente raffigurato con un coltello, strumento del suo martiro, o nell’atto di tenere in mano la propria pelle, come appare anche nel Giudizio Universale di Michelangelo nella Cappella Sistina. Le reliquie del santo sono state traslate in Italia nel VI secolo: secondo la leggenda il suo corpo gettato in mare, toccò prima Lipari, poi Benevento e infine approdò nell’isola Tiberina a Roma, dove fu eretta la famosa chiesa di S. Bartolomeo all’Isola. Nonostante l’antichità del culto, si diffonde a partire dal medioevo. Tra i personaggi storici si può ricordare Bartolomeo Colleoni (1400-1476), il celebre condottiero di origine bergamasca che combattè al soldo di Milano e di Venezia, passando più volte con disinvoltura dall’una all’altra parte. A Bergamo si trova la ricchissima Cappella Colleoni, fatta costruire dal Capitano di ventura per ospitare il proprio sepolcro, dopo aver demolito l’antica sacrestia della Chiesa di Santa Maria Maggiore. Anche il monumento equestre a Venezia è frutto di una avveduta politica di autocelebrazione: il condottiero lasciò infatti alla città una cospicua eredità in cambio della costruzione di un monumento da erigersi di fronte alla Basilica di S. Marco. Venezia rispettò solo parzialmente i patti, commissionando l’opera al Verocchio, ma ponendola nel più lontano Campo di S. Giovanni e Poalo. La forte concentrazione del femminile Bartolomea in Lombardia fra Bergamo e Brescia, può riflettere la devozione per S. Bartolomea Capitanio (1807-1833), originaria di Lovere, che con S. Vincenzo Gerosa fondò la congregazione delle suore di Carità, detta di Maria Bambina; la festa ricorre il 26 luglio.
[x] Marina: continua il latino Marinus, derivato da Marius, ma già nel latino tardo interpretato come derivato di mare, con conseguente significato, proprio anche dall’aggettivo italiano marino.
[xi] Teresa: è un nome di provenienza spagnola (a partire dal medioevo lo avevano portato diverse donne illustri, tra cui una figlia di Alfonso IV, re di Léon, vissuta tra l’XI e il XII secolo e moglie di Enrico di Borgogna, conte del Portogallo), anche se l’origine sembra risalire ad un’epoca molto più antica, quella greca. Sembra che la prima persona che portò questo nome sia stata la moglie di S. Paolino da Nola, Tarasia, così denominata perché nativa di “Thera”, attuale Santorini nell’arcipelago delle isole Cicladi. L’origine etimologica sarebbe da connettere con il sanscrito taranta-h, nel significato di mare. La penetrazione del nome nel nostro paese incominciò nel XY secolo con l’arrivo degli spagnoli, ma la sua fortuna ebbe inizio nel secolo successivo con l’introduzione del culto di una delle maggiori mistiche di tutti i tempi, la spagnola Teresa d’Avila. Nata in Castiglia nel 1515 ad Avila in Castiglia, entrò nel 1535 nel monastero delle Carmelitane della sua città ; nel 1560 riportò nell’Ordine le severe regole delle origini. Famosissime le sue visioni mistiche, molto rappresentate nell’iconografia artistica, che culminano nel fidanzamento mistico del 1556 e nelle nozze mistiche del 1572 (festa il 15 ottobre). Altre sante: S. Teresa del Bambino Gesù (1873-1897) che visse la sua esperienza religiosa nel Carmelo di Lisieux dove entrò appena quindicenne (ricorrenza il 1 ottobre); beata Teresa di Castiglia figlia del nobile cavaliere navarrino Giovanni Gil de Vidaurre, vissuta nella seconda metà del secolo XIII (commemorata il 15 luglio); S. Teresa Margherita (Anna Maria redi) del S. Cuore di Gesù di Firenze (1846-1910).
[xii] Daniele: di tradizione biblica e cristiana, è uno dei nomi molto diffusi. Derivato dall’ebraico Dani’el, attraverso il greco biblico Danièl e il latino ecclesiastico Dàniel Danielis, è un nome teoforico, in cui cioè è contenuto il nome di Dio costituito dall’elemento el, forma abbreviata di Elohim (Dio); l’etimologia rimanda a due interpretazioni: la prima risulta formata da dan giudice unita al suffisso possessivo y più el: Dio è il mio giudice; la seconda priva del possessivo, è formata da dan terza persona del perfetto del verbo giudicare: Dio ha giudicato. Nella Bibbia il profeta Daniele vissuto presso la corte babilonese dove attraverso le sue visioni si guadagnò grande prestigio, ma si attirò anche molte invidie. Gettato per ben due volte nella fossa dei leoni, ne uscì sempre miracolosamente indenne. Nella tradizione cristiana vi sono numerosi santi: primo fra tutti S. Daniele il frate francescano originario di Belvedere di Calabria che fu inviato come missionario in Marocco nel 1227 ma fu arrestato e decapitato insieme ai suoi compagni a Ceuta dove si era stabilito; la chiesa lo ricorda il 10 ottobre. S. Daniele di Calcedonia che passò la vita su una colonna come Simeone lo Stilita, circondato già in vita da una notevole fama di santità (festa 11 dicembre). S. Daniele martire a Padova (3 gennaio), un altro martire a Cesarea (16 febbraio), e un altro ancora in Nicopoli (10 luglio).
[xiii] Giovanni Battista: è un omaggio all’ultimo dei profeti, Giovanni il Battista, precursore di Gesù. In realtà il nome significa “Dio ha avuto misericordia”, spesso scelto per un figlio nato come da lui da genitori anziani. Questi furono Zaccaria ed Elisabetta, che lo diede alla luce sei mesi prima della nascita del Messia. Giovanissimo si ritirò nel deserto dove visse di stenti. Per la sua scelta di vita è venerato come protettore di molti ordini monastici ed è stato spesso raffigurato in atteggiamento ascetico, vestito di pelli di animali, magro e sofferente. Il suo soprannome fu il Battista, meritato attraverso l’istituzione del rito del Battesimo, che praticava per immersione nelle acque del Giordano, dove affluivano lunghe schiere di seguaci ai quali Giovanni predicava e praticava un Battesimo di ravvedimento; tra gli altri si presentò anche Gesù. Il suo ascendente sul popolo attirò l’attenzione di Erode Antipa, contestato dal profeta per aver sposato in seconde nozze Erodiade, già moglie del fratello. Imprigionato, fu decapitato per volontà della donna istigata dalla figlia Salomè. Giovanni Battista è l’unico santo ad essere venerato nel giorno della nascita anziché in quello della morte, in quanto si riteneva che Dio lo avesse santificato già nel grembo materno. Lorenzo si festeggia il 24 giugno, oltre che il 29 agosto, giorno della decapitazione. S. Giovanni Battista è protettore dei Lombardi, da quando la regina Teodolinda costruì a Monza una basilica in suo onore. Assai venerato anche Giovanni Battista della Salle, santo francese nato a Reims (1651-1719), che dedicò la sua vita all’educazione dei giovani poveri, aprendo per loro scuole gratuite e fondando nel 1682 la congregazione dei Fratelli delle Scuole Cristiane. Canonizzato nel 1900, fu eletto patrono dei maestri nel 1950 da Pio XII. La sua festa ricorre il 7 aprile. Molti sono i GioBatta famosi della storia: Giovanni Batta della Porta (1535-1615), filosofo e scienziato; il poeta napoletano Giovanni Batta Marino (1569-1625); il novelliere GioBatta Basile (1575_1632); il pittore veneziano GioBatta Tiepolo (1696- 1770); il tipografo e incisore Bodoni (1740-1813); e il grande filosofo GioBatta Vico (1668-1744).
[xiv] Evaristo: di origine greca composto da eu (bene) e aristos (nobile) donde il greco Euarestos, continua il latino Euaristus portato anche da uno dei primi papi, quell’Avaristus I (II sec.) nato a Betlemme e martire sotto Traiano. È festeggiato il 26 ottobre. Un altro Evaristo martirizzato sotto Diocleziano con la sorella , S, Fortunata, è festeggiato il 14 ottobre. Si chiamava Evaristo anche uno dei dieci martiri di Creta, torturati sotto Decio, festa il 23 dicembre. Tra i personaggi noti ricordiamo Evaristo Baschenis (sec. XVII), pittore bergamasco specializzato in nature morte insieme con strumenti musicali.
[xv] Carolina: molto diffuso in Italia, è un diminutivo di Carola a cui va ricondotto, ma ha poi acquistato una propria autonomia per la presenza di modelli prestigiosi: la regina di Napoli Maria Carolina d’Asburgo-Lorena (1752-1814), Carolina Matilde regina di Danimarca (1751-1775), Carolina regina di Gran Bretagna e d’Irlanda (1683-1737).
[xvi] Luigi – Luigia: di origine germanica, è variante di Lodovico; è passato attraverso il francese Louis ; in Italia il nome fu adottato nella forma che conosciamo con la finale -gi (Luigi).. Louis si affermò come tipico della dinastia reale francese la quale conobbe ben 18 re così chiamati che contribuirono a diffondere il nome. Ricordiamo Luigi IX il santo (1214-1270) canonizzato nel 1297. Luigi IX figlio di Bianca di Castiglia, reggente nei primi anni del suo regno, cercò la pace e la prosperità della Francia: nel 1229 indusse Raimondo VII a porre fine alla guerra degli Albigesi, riunì alla corona francese il ducato di Narbona, poi quello di Tolosa. Nel 1234 sposò Margherita di Provenza, aprendo al suo popolo un periodo di fecondo benessere. Nel 1248 prese la guida della VI Crociata durante la quale fu fatto prigioniero ad al-Mansura; liberato dietro riscatto si rifugiò a S. Giovanni d’Acri, prima di ritornare in Francia. Nel 1257 fondò a Parigi il collegio teologico che in seguito divenne la Sorbona. Morì di peste a Tunisi il 25 agosto 1270, divenuto giorno della sua festa, durante la VII Crociata. La devozione per questo santo medievale fu in parte offuscata in epoca moderna da quella per S. Luigi Gonzaga (1568-1591), figlio del marchese Ferrante. Inviato come paggio in Spagna alla corte di Filippo II condusse una vita austera di penitenza e digiuni. A 17 anni ceduti i suoi beni e le prerogative della sua posizione al fratello, entrò nella compagnia di Gesù, mettendosi subito in evidenza per pietà e cultura. Morì di peste nel 1591. È patrono della gioventù in genere e degli studenti in particolare: festa il 21 giugno.
[xvii] Felice: nome augurale dal significato trasparente, deriva dall’aggettivo latino felix che in origine si riferiva soprattutto alla campagna nel senso di fertile, ricco di messi; in seguito è diventato sinonimo di favorito dagli dei e quindi ha acquistato il significato che riconosciamo. Felix fu usato in origine dai Romani come cognomen e solo in epoca più tarda divenne un nome indipendente, apprezzato anche dai cristiani che ne enfatizzavano il senso più spirituale di felicità celeste. Moltissimi i santi con questo nome: ricordiamo anche quattro Pontefici: S. Felice I papa ai tempi del principe Aureliano dal 269 al 274, è commemorato il 30 maggio ed p riconosciuto come patrono di S. Felice del Molise (CB); S. Felice II eletto nel 356 fu in realtà un antipapa nel senso che fu assunto al momento della deportazione del legittimo papa Liberio, voluta dall’imperatore ariano Costanzio II e fu destituito al suo ritorno nel 358. Fu tuttavia confuso con un altro santo e martire romano e ammesso nella lista dei papi determinando qualche incertezza nella numerazione dei suoi successori omonimi. È patrono di S. Felice Circeo (LT) e di Lucignano (AR), con festa il 29 luglio. Felice III papa dal 483 al 492, si distinse nella lotta contro l’eresia monofisita (festa il primo marzo); S. Felice IV originario del Sannio, papa durante la dominazione degli Ostrogoti, dal 526 al 530, è commemorato il 22 agosto. Molto frequente in Campania dove è diffuso il culto di S. Felice di Nola (NA), primo vescovo e protettore della città, commemorato il 15 novembre. Famoso è anche S. Felice da Cantalice (1515-1587), primo santo dell’ordine dei Cappuccini, patrono di Rieti, oltre che della stessa Cantalice (RI) e di S. felice sul Panaro (MO). Noto come santo contadino per le sue umili origini, confermò la sua vocazione religiosa quando travolto da due buoi imbizzarriti, si rialzò miracolosamente indenne. Divenuto Cappuccino fu ordinato sacerdote in Campania a Monte S:. Giovanni. Nelle immagini che lo ritraggono è spesso rappresentato insieme a S. Filippo Neri, a cui fu legato da profonda amicizia; sulle sue spalle è ben riconoscibile la bisaccia con la scritta “Deo gratias”; la festa ricorre il 22 marzo. In Lombardia la diffusione è legata al culto di S. Felice e Nabone, due soldati della Mauritania in servizio presso Milano sotto l’imperatore Massimiano. Divenuti cristiani furono costretti a disertare per sfuggire alle persecuzioni. Furono però catturati e condannati alla decapitazione, che avvenne a Lodi. Le reliquie furono trasferite a Milano nel 311 e deposte in una basilica a loro intitolata. Ancora nel XVI secolo gli Statuti milanesi indicavano il 12 luglio giorno della loro commemorazione, come festa di precetto. Nel 1537 la ricorrenza venne abolita da Carlo V di Spagna, ma la venerazione continuò. Nel 1799 le reliquie dei due santi vennero traslate nella basilica di S. Ambrogio, tuttavia i busti e i crani scomparvero e furono rinvenuto solo nel 1950, presso un antiquario di Namur , in Belgio. Restituiti ai milanesi, furono affidati alla chiesa dei frati minori cappuccini di Milano
[xviii] Filomena: alla sua base il personale greco Philomenès, formato da philòs (amico) e da menès da menein (rimanere): colui che rimane amico. Il Italia la sua diffusione è legata al culto di due sante: la prima S. Filomena vergine è patrona di S. Severino Marche, dove nel 1527 le sue reliquie sarebbero state rinvenute sotto l’altare maggiore della Chiesa di S. Lorenzo; viene commemorata il 5 luglio. La seconda e più famosa santa viene venerata a Mugnano del cardinale (AV), dove esiste un santuario a lei dedicato (festa 11 agosto). IL culto di questa S. Filomena, che la tradizione vuole martirizzata sotto Diocleziano.