All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne
Confortate di pianto è forse il sonno
Della morte men duro? …
Ugo Foscolo
2nda Discendenza dei Bonomi del
2 Ramo Famigliare: Giuseppe (1G-2RF-1)
Nucleo Famigliare: Giuseppe Bonomi & Angela Peri
Il secondo figlio maschio di Francesco Antonio e di Maria Giacomelli è Giuseppe (11/08/1849 – 5/02/1922), nome del nonno materno, che sposa il 2/05/1871 Peri Angela (19/10/1851 – 8/07/1910) di Andrea e di Bui Laura (madrina di battesimo di Angela fu la zia acquisita, Lucia Stefanini Peri). Il matrimonio fu celebrato dal rev. don Angelo Braga, coadiutore, e i testimoni furono: Paolo Bonadei e Pietro Fava. Giuseppe che farà il calzolaio abiterà con la sua famiglia in via Reale Mattina al numero 29-33.
[Andrea Peri era nato il 18/06/1818, suo padrino di battesimo fu Aloisio Polonini; i suoi genitori erano GioBatta (…/1777 – 16/09/1847 a 70 a.) e Maria Rizzi, che si erano sposati a Ospitaletto il giorno 8/06/1813].La madre di Angela Peri invece, Laura Giulia Bui era nata a Ospitaletto il 19/05/1814 da Paolo, figlio di Francesco, e da Maria Bona, la sua madrina di battesimo fu Beatrice Abeni, moglie di Vincenzo Guarneri.
Si veda in appendice la scheda sui Peri e su Laura Bui.
Angela Peri è la moglie di Giuseppe Bonomi, al quale darà molti figli (questo Ramo Famigliare dei “nostri” Bonomi è appunto il più numeroso); ecco i loro nomi:
— Maria Vincenza (1/10/1871 – 22/12/1875); padrino Pitozzi Giuseppe fu Luigi
— Rosa[i] Luigia “Rosina” (15/05/1873 – 12/11/1949); padrino Giovanni Penna (2G-2RF-1-8f). Il 9/06/1891, non appena compiuti i 18 anni, sposerà Giuseppe (Rocco) Giobini (dei furono Giovanni e Carolina Polonini), nato a Ospitaletto il 16/08/1863, calzolaio (2G-2RF-1-8f/mt). Celebra le nozze il parroco don Girolamo Rizzi, alla presenza dei Testimoni Carlo Micheletti di Giovanni e Francesco Pezzaga fu Carlo. Abitano in via Reale Sera, casa numero 4. I figli che nasceranno da questo matrimonio, si trovano nell’appendice dedicata ai Giobini.
— Andrea Antonio (5/10/1874 – 27/07/1954) (nomi del nonno materno e del bisnonno paterno, oltre che del nonno paterno); padrino Luigi Moretti (2G-2RF-1-1)
Andrea sposa il 14/11/1898 Angela Pedersoli, nata a Monticelli Brusati il 14/04/1871, ma residente a Ospitaletto, (figlia di Francesco e Veronica Cinelli) (2G-2RF-1-1m); testimoni di nozze furono Fausto Ferraresi fu Pietro e Francesco Pezzaga sacrista. Sul Registro dei matrimoni è riportata una annotazione curiosa: “il Bonomi fece giuramento che nel tempo che fu sotto le armi, non contrasse nessun matrimonio”.
— Pietro (26/02/1877 – 4/03/1953); padrino Battista Dolfini (2G-2RF-1-2). (nome Pietro è già più volte presente nei nostri avi).
Il 27/11/1899 sposerà Emma[ii] Leonida[iii] Bonomi (4/10/1877 – 2/03/1953) (2G-2RF-1-2m) e morirà a 76 anni, al ritorno del funerale della moglie. Questi due coniugi, anche se di cognome erano entrambi Bonomi, non erano affatto parenti, perché la moglie Emma era figlia di Valentino e Giuditta Panzeri e, sorella di quel Pietro Silvio, che sarà il padre di Evaristo Bonomi, riguardo al quale ho esposto i risultati della ricerca nell’apposito capitolo, per stabilire e chiarire le due linee Bonomi. Per ora diremo soltanto che la coppia Pietro Bonomi – Emma Bonomi, rappresenta il punto di unione tra i nostri Bonomi ed i Bonomi di Evaristo. Un altro punto d’incontro si può trovare a livello dei Berardi (vedi appendice).
— Giuseppe Luigi[iv] Cesare[v] (10/05/1878 – Sesto San Giovanni-MI- 5/04/1937); padrino Andrea Mazzucchelli (2G-2RF-1-3). (inizia a comparire il nome Luigi, accanto a quello tradizionale di Giuseppe, nome del nonno materno; e poi anche il nome romano Cesare). Sposa il 24/10/1901 Vittoria[vi] Ernesta[vii] Moroni (25/09/1876 – Cividate al Piano BG, 29/06/1960), (figlia di Giovanni e di Francesca Ballerini) (2G-2RF-1-3m). A Ospitaletto Giuseppe fa il falegname ed abita in via Reale Mattina nella casa numero 9. Pochi anni dopo, il 16/04/1906 (secondo la nostra Anagrafe), mentre il 23/10/1908 (secondo l’anagrafe di Sesto San Giovanni), si trasferirà con tutta la famiglia (moglie Vittoria e figlio Giovanni) a Sesto San Giovanni (MI), dove ho proseguito le ricerche. (Per quanto riguarda i Moroni, si veda in appendice, dove viene riferita qualche altra notizia della sua famiglia di origine).
— Battista Achille Cesare (11/04/1879 – 18/11/1922); padrino Battista Berardi (2G-2RF-1-4). (Battista nome del padrino, Achille nome eroico omerico, forse mediato dai parenti Cazzago di suo fratello Giovanni, e Cesare nome romano) Sposerà il 26/11/1906 Lucia Vittoria Berardi (Cazzago, 10/05/1881 – 30/07/1927), figlia di Paolo (fu Giacomo e fu Maria Bonomi) e di Caterina Fossati (fu Gaetano e Maria Teresa Piani di Coccaglio) (2G-2RF-1-4m). Morirà a soli 53 anni. Per sapere i rapporti tra i Bonomi ed i Berardi bisogna andare alla relativa appendice. Abbiamo già visto nel capitolo “Origine dei Bonomi di Ospitaletto”, che una figlia di Giovanni Bonomi, il Capostipite, e cioè Maria nel 1827 sposa Giacomo Berardi, figlio di Paolo e Maria Moretti: Lucia Vittoria era la nipote di Giacomo Berardi e di Maria Bonomi, essendo la figlia di Paolo Berardi, a sua volta figlio di Giacomo e Maria Bonomi!
— Maria “Marietta” (1/05/1880 – 14/03/1944); padrino Cesare Berardi (2G-2RF-1-9f); sposerà il 24/07/1911 Pietro Buffoli di Passirano (2G-2RF-1-9f/mt), (figlio di Giovanni e di Francesca Zanini); testimoni di nozze: Giuseppe Giobini fu Giovanni. Pietro Buffoli muore a 76 anni a Ospitaletto il 5/02/1959. Marietta era già morta il 14/03/1944.
— Cesare Evaristo (20/05/1881 – 22/07/1881 . ? . ); madrina Ernesta Peroni di Travagliato (2G-2RF-1-5); c’è chi dice che uno di questi figli di Giuseppe sia partito per l’America; se le voci sono vere, credo che non possa essere altri che Cesare Evaristo, di cui non sappiamo più nulla… anche perché prima di partire avrebbe detto ai suoi famigliari e parenti che non avrebbe fatto più sapere niente! E mantenne la parola! Evidentemente era sorto qualche incomprensione o addirittura qualche contrasto tra lui e i suoi. Oppure è qs che muore in tenera età?
— Cesare Alessandro[viii] Fausto[ix] (28/06/1882 – 27/01/1962); padrino Fausto Ferraresi di Pietro e di Maria Chiappa, muratore (2G-2RF-1-6). (Cesare nome romano, accompagnato da Alessandro nome eroico greco che compare per la prima volta nei nostri Bonomi e lo stesso valga per Fausto, ma non so da dove venga e perchè). Sposerà il 30/10/1905 Maria Margherita[x] Bui di Stefano e Giuseppa Zampatti, nata il 1/03/1883 (2G-2RF-1-6m1), dalla quale ebbe tre figli.
La moglie Bui Margherita morirà il 11/08/1923 a 40 anni. Alcuni anni dopo, il 6/11/1926 Cesare, che faceva il falegname, come tanti altri Bonomi, sposerà in seconde nozze Maria Della Porta nata a Ospitaletto il 6/07/1888, figlia del fu Angelo e Teresa Prandini (2G-2RF-1-6m2); testimoni: Beniamino Crescenti e Giovanni Peri. Questa Maria era detta “Caina”, perché i suoi erano originari di Caino e morirà il 13/06/1964 a 76 anni, due anni dopo il marito.
— Giovanni (5/01/1884 — nato e morto subito)
— Isidoro[xi] Luigi (11/07/1885 — . ? . ); battezzato dal curato don Francesco Franzoni, padrino Luigi Bucella, oste di Ospitaletto; (Isidoro compare qui per la prima volta nei nomi dei figli dei nostri Bonomi, mentre Luigi in questo RF si ripete con una certa frequenza); c’è chi dice che uno di questi figli di Giuseppe sia partito per l’America; se le voci sono vere, credo che non possa essere altri che Isidoro Luigi, di cui non sappiamo più nulla… anche perché prima di partire avrebbe detto ai suoi famigliari e parenti che non avrebbe fatto più sapere niente! E mantenne la parola! Evidentemente era sorto qualche incomprensione o addirittura qualche contrasto tra lui e i suoi. Oppure è qs che muore in tenera età??? Nel dubbio lo codifico come (2G-2RF-1-5) = a Cesare Evaristo
— Silvia Luigia (25/08/1886 – 23/12/1886); madrina Rosina Bonomi, sorella della battezzata
— Enrico[xii] Arturo[xiii] Isidoro (11/09/1887 – 29/06/1950); padrino lo zio Pietro Bonomi, mio nonno (2G-2RF-1-7). (Enrico compare per la prima volta e così pure Arturo e poi ancora Isidoro …). Sposerà il 7/07/1910 Angela Elisa(betta)[xiv] Rivetti, nata l’11/11/1888 a Rodengo, ma domiciliata a Ospitaletto (2G-2RF-1-7m), figlia di Giovanni (fu Francesco e Giuseppa Mezzadri) e di Teresa Lissignoli (di Antonio ed Elisabetta Zini), che di lavoro faceva il cantoniere; testimoni di nozze: Paolo Corradi di Giacomo e Francesco Pezzaga, celebrante don Angelo Bianchi.
— Ercole Antonio Giuseppe (2/11/1893 – 1/10/1895); padrino Giuseppe Lorini.
Di questi figli, ben quattro morirono in tenera età: Maria Vincenza, Cesare Evaristo/Isidoro Luigi, Silvia Luigia e Ercole Antonio Giuseppe.
Di Giuseppe Luigi Cesare con la moglie Vittoria Moroni sappiamo che seguì il figlio Giovanni a Sesto San Giovanni, dove si sposerà; vedi più avanti.
Di Isidoro Luigi o Cesare Evaristo sappiamo solo che forse è quel Bonomi che emigrò in America …
Pertanto più avanti ci occuperemo in dettaglio degli altri, di quelli che sono sopravvissuti ed hanno raggiunto la maggiore età.
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[i] Rosa: si ispira alla delicatezza dell’omonimo fiore con intenti prevedibilmente augurali ed affettivi. Il nome del fiore deriva a sua volta dal latino rosa di origine pre-indo-europea. Largamente impiegato nel medioevo, la cui fortuna avrà certamente contribuito il celebre Roman de la Rose, poema allegorico fortunatissimo composto nella prima parte da Guillame de Lorris: scritto intorno al 1230-40 diffusissimo già nel XIV secolo, è una delle poche opere della letteratura di cui non si sia perduta conoscenza in epoca rinascimentale. Nei secoli successivi diede un apporto alla diffusione del nome il culto per due sante assai venerate: S. Rosa da Viterbo e S. Rosa da Lima. La prima nacque a Viterbo da genitori di umili origini, dedicò la sua vita alla predicazione e alla cura degli ammalati e morì giovanissima intorno al 1252. Poco dopo la morte , la sua fama di santità, crebbe anche fuori Viterbo supportata da frequenti miracoli, prodigi e intercessioni, tanto che molte cappelle e chiese furono intitolate alla santa. Nominata nel 1922 patrona della gioventù Femminile Cattolica Italiana dal papa Benedetto XV, divenne poco dopo patrona delle Araldine per volontà dell’Ordine Francescano (BS). Proprio in quegli anni il nome Rosa aumentò sensibilmente; è onorata il 4 settembre ed è patrona di Viterbo. Altrettanto venerata è S. Rosa da Lima, terziaria domenicana (1586-1617), prima santa del Nuovo Mando, eletta patrona principale d’America, delle Filippine e delle Indie occidentali. Il suo vero nome fu Isabella Flores, ma venne soprannominata Rosa quand’era ancora nella culla, per la straordinaria bellezza del suo volto. Lei stessa, divenuta terziaria domenicana, amava farsi chiamare Rosa di S. Maria. Venerata in tutta America, le sono stati dedicati numerosi conventi e chiese , oltre che paesi e villaggi. È patrona dei fiorai e dei giardinieri.
[ii] Emma: di sicura origine germanica ma di discussa etimologia, viene generalmente considerata una variante di Irma da Irmina (grande , potente), elemento spesso utilizzato nell’onomastica germanica. Si tratta quindi di un ipocoristico che lascia sopravvivere soltanto una delle due componenti. Le altre ipotesi principali vedono all’origine del nome il nordico ‘imr’ (lupo). Durante il medioevo il nome risulta diffuso, come vuole il suo significato, nelle famiglie potenti: fu portato dalla figlia di Carlo Magno, amante del cronista Eginardo (sec. XI), dalla moglie di Ludovico il Germanico (sec. IX), che la tradizione considerava santa e festeggiata il 31 gennaio, da una figlia di Ugo Capeto (sec. X), dalla madre di Edoardo il Confessore (sec. XII). Parente di S. Enrico, imperatore di Germania, era la baronessa Emma di Gurk, fondatrice di un monastero benedettino in Carinzia. Morta nel 1045, fu canonizzata nel 1938. La si ricorda il 27 giugno. Il nome ritorna di moda durante il Romanticismo grazie ad alcune opere letterarie.
[iii] Leonida: è una ripresa del nome greco Leonidas o Leonides, adattato dai Romani nelle forme Leonideas e utilizzato come cognomen. Noto soprattutto per la figura del re spartano Leonida, che si sacrificò alle Termopili con trecento uomini per contenere l’avanzata dei Persiani, ha valore patronimico: alla base sta il personale Leon, unito al suffisso –ides che vale ‘della stirpe di’ e si ritrova anche in altri appellativi famosi (quali Atride, Pelide). Nel caso dello spartano il nome non si riferisce al padre (Anaksandrides) , ma al nonno che si chiamava Leon. La chiesa ricorda il 22 aprile il filosofo SD. Leonida di Alessandria, padre di Origine, decapitato sotto Settimio Severo. Altri tre martiri vengono commemorati il 28 gennaio, l’8 agosto e il 2 settembre. Esiste anche un riferimento femminile dato da una S. Leonida vergine e martire in Sibapoli (festa il 15 giugno).
[iv] Luigi: di origine germanica, è variante di Lodovico, passata attraverso il francese Louis; in Italia il nome fu adottato nella forma attuale che conosciamo: Luigi. Da notare anche il passaggio in latino Aloisius. Molto affermato nei re francesi e attraverso la casa reale francese, il nome si diffuse in tutta Europa, specie in Italia, dove si diffuse la devozione per S. Luigi Gonzaga (1568-15919), figlio del marchese Ferrante; a 17 anni entrò nella compagnia di Gesù mettendosi in evidenza per pietà e cultura. Morì di peste nel 1591 e fu canonizzato nel 1726. È patrono dei giovani in generale e degli studenti in particolare, festa il 21 giugno.
[v] Cesare: ampiamente diffuso in tutta Italia, la sua fortuna si deve alla fama del condottiero romano Caio Giulio Cesare, conquistatore delle Gallie. Le vicende della sua vita così come la sua morte avvenuta nel 44 a. C. per mano dei congiurati Bruto e Cassio, hanno ispirato grandi opere artistiche, letterarie e teatrali. A partire da Ottaviano, Cesare divenne un titolo onorifico degli imperatori romani, Discusso è l’etimo del nome, tradizionalmente spiegato da Plinio come derivato da ‘caeso’ (tagliato), in quanto alla nascita sarebbe stato estratto dal ventre tagliato materno (‘a caeso matris utero’): da questo deriva l’espressione di taglio cesareo Più probabilmente invece il nome si deve far risalire a una radice etrusca, forse da ricondurre a Aisar (dei). Il 9 dicembre la Chiesa ricorda un san Cesare, uno dei primi seguaci di Cristo, il cui culto è praticamente sconosciuto, offuscato forse dal prestigio del personaggio storico.
[vi] Vittoria – Vittorio: Continuatore del personale latino Victor, questo nome portato da numerosi personaggi storici illustri, è diffuso in varie forme in tutte le principali lingue occidentali. Il 21 maggio si commemora un S. Vittorio martire a cesarea, il 1 novembre S. Vittorio vescovo in Maine, il 30 ottobre un martire in Leon e il 16 maggio un altro martire ucciso durante le persecuzioni dell’imperatore Decio.
[vii] Ernesta: di origine germanica, di tradizione tarda, giunse a noi probabilmente dalla Francia. Il suo significato è mutato attraverso i secoli, seguendo l’evoluzione semantica della voce del lessico comune da cui deriva, l’antico tedesco ernust, alla cui origine si pone ‘arni’ (battaglia). E cos’ il nome viene interpretato fino al sec. XVI, poi invece viene inteso come serietà, gravità a causa del frequente accostamento oppositivo a scherz (scherzo). Nella nostra letteratura compare nel ‘500 utilizzato dal Tasso nella Gerusalemme Liberata; poi nei secoli successivi da diversi autori tra cui il Tassoni, il Marino e soprattutto il Goldoni che spesso chiama così i suoi personaggi. La lirica lo rilanciò nell’800 attraverso le più note opere di Bellini e di Donizetti. L’onomastico si celebra il 7 novembre: S. Ernesto vescovo di Zwiefalten, morto martire nel 1148 tra i Mussulmani, presso i quali predicava il Vangelo durante la II Crociata, al seguito di Ottone di Frisinga, sotto la guida di Corrado III.; S. Ernestina vergine è invece festeggiata il 22 novembre.
[viii] Alessandro: di origine sicuramente preellenica, ha riscontro nelle lingue antiche dell’Asia Minore e poi nella civiltà minoica in lineare B nella forma femminile ‘Aleksandaraia’, da cui venne poi ‘Aleksandròs’. Il successo del nome è sicuramente legato alla figura eccelsa di Alessandro il Macedone, creatore nel IV secolo a. C. di un immenso impero che toccava Europa, Asia ed Africa, fondatore di diverse città che ne perpetuano il ricordo, tra cui Alessandria d’Egitto. La sua figura superata la storia, sfumò nel mito, penetrando anche nei romanzi e nei poemi cavallereschi medioevali letti in tutta l’Europa. Il nome si diffuse molto in Italia anche tra i Papi; ma anche in Russia dove il nome già portato dal principe russo Alessandro Nevskij (1220-1263), duca di Novogorod, vincitore degli svedesi sulla Neva, entra nelle dinastie regali della Russia attraverso i Romanov con Alessandro I (1777-1825), estendendosi poi a quella serba con Alessandro Karagjorgjevic (1806-1885) ed a quella greca (Alessandro I, 1893-1920). Da noi molto diffuso in Lombardia anche oer la figura del milanese Alessandro Manzoni, uno degli autori più importanti della letteratura italiana, ma è anche probabile che rifletta l’alta diffusione del culto di S. Alessandro di Bergamo. La sua Passio leggendaria lo fa coincidere con uno dei martiri della Legione Tebea, spostata dall’Oriente in Occidente come rinforzo all’esercito di Massimiano. Alessandro, vessillifero della legione, scampò allo sterminio ordinato dall’imperatore in seguito al rifiuto dei soldati di catturare i cristiani del Vallese e si rifugiò a Milano. Ritrovato e incarcerato, riuscì a fuggire con l’aiuto di San Fedele e si diresse verso Como. Catturato un’altra volta e ricondotto a Milano e condannato a morte, evitò miracolosamente la fine, perché i soldati incaricati di eseguire la sentenza, ebbero le braccia paralizzate.si decise allora di lasciarlo morire di fame rinchiuso in una cella. Alessandro ancora una volta fuggì raggiungendo Bergamo attraverso Capriate d’Adda. A Bergamo il santo continuò nella sua opera di conversione, attirando l’attenzione dei suoi persecutori che alla fine riuscirono a decapitarlo il 26 agosto del 303, nel luogo dove oggi sorge la Chiesa di S. Alessandro in Colonna. A ricordo poi del prodigio dei fiori spuntati sulla sua tomba. Fu poi eretta la Chiesa di S, Alessandro della Croce.
[ix] Fausto: nome di antica tradizione latina e cristiana, continua attraverso la tradizione erudita il nome Faustus, dal verbo ‘favere’ (favorire, essere propizio), alla cui diffusione avrà certamente contribuito il significato positivo, conservato anche nell’aggettivo italiano . Tra i molti personaggi della classicità che portano questo nome, si può ricordare il figlio del dittatore Silla, L. Cornelio Sulla Fausto; al femminile va ricordata Flavia Maxima Fausta, figlia dell’imperatore Massimiano e moglie de Costantino il Grande, protagonista di una fosca tragedia famigliare perché avendo provocato la condanna a morte del figliastro Crispo con delle calunnie, fu fatta strangolare dal marito nel 326. Il nome si diffuse successivamente tra i cristiani ed ebbe una certa fortuna: vi sono circa una dozzina di santi così chiamati. Nel medioevo il nome subisce un periodo di oblio; ma poi ritorna in uso in epoca umanistica e rinascimentale per effetto del rinato interesse verso la classicità. Faustino è diminutivo di Fausto, la sua festa è il 15 febbraio.
[x] Margherita: derivato dal latino margarita (perla), a sua volta di origine greca e di provenienza orientale. Attestato fin dai primi secoli dell’era cristiana, assumeva significato augurale in rapporto alla preziosità, allo splendore e alla purezza di cui risultava simbolo. Più tardi la voce fu utilizzata per indicare il fiore che noi oggi chiamiamo margherita, la bellis perennis dei botanici. Per ambedue i significati risulta particolarmente confacente alla formazione dei nomi femminili. Assai frequente nel medioevo è attestato in Lombardia fin dal 1126. Il nome si diffuse grazie al culto di numerose sante e beate appartenenti a periodi diversi. Si Ricordano: S. margherita di Antiochia vergine e martire, decapitata sotto Diocleziano Venerata dapprima in Oriente, conquistò l’Occidente durante il medioevo quando fu collocata fra i 14 santi ausiliatori come protettrice delle partorienti. L’iconografia che la riguarda (emblemi: la palma e al corona regale) è dipinta nell’atto di abbattere un drago con il segno della croce. È anche riconosciuta come protettrice delle insegnanti. Nel X secolo le sue reliquie furono portate a Montefalcone (VT) che la venera come patrona. Festa 20 luglio. Meno nota da noi S. margherita regina di Scozia, che nel 1070 divenne moglie di re Malcom III (festa il 10 giugno). Così anche per Margherita d’Ungheria (1242-1270 figlia del re Bela IV, vissuta nel convento fatto costruire per lei su un’isola del Danubio (festa 19 gennaio). Margherita da Cortona (1247-1297) dalla tradizione popolare viene ricordata come una pubblica peccatrice convertita e divenuta terziaria francescana. In realtà fu sedotta da un nobile di Montepulciano col quale convisse poi per diversi anni e dopo la sua morte si dedicò a vita di penitenza. Festa il 22 febbraio. In Piemonte viene venerata la beata Margherita di Savoia (1390-1464), che andò sposa al marchese di Monferrato, Teodoro Paleologo. Divenuta reggente dopo la morte del marito per la durata della minore età del figlio Giovanni, rifiutò le nozze con Filippo Maria Visconti, si ritirò a vita di preghiera vestendo il saio domenicano. Fu colta dalla morte in Alba nel suo palazzo trasformato in monastero: festa 23 dicembre.
[xi] Isidoro: nome teoforico (= ), derivato dal greco Isìdoros. Dove isis è il nome della dea Iside e doron (fono) nel significato complessivo di “dono di Iside”. Si tratta quindi di un nome affettivo oltre che teoforico, che sottolinea la gioia con cui i genitori accolgono il neonato. L’evidente origine pagana non ha impedito la penetrazione di questo nome tra i cristiani, che lo illustrarono attraverso grandi figure di santi, come Isidoro di Siviglia, vescovo e dottore della Chiesa, uno dei più potenti eruditi del medioevo. Educato dal fratello S. Leandro di Siviglia, cui successe nella carica nel 606, scrisse diverse opere tra cui le notissime Ethymologiae, una grande enciclopedia che raccoglieva tutto il sapere della tradizione classica e romana. Morì nel 636 dopo essere stato abate del monastero di Siviglia e il consigliere più ascoltato dai Visigoti, oltre che amico del re letterato Sisebert. Viene festeggiato il 4 aprile; Dante lo colloca tra gli spiriti sapienti in Paradiso (Canto X, v. 130-131). Nome molto diffuso in Sicilia ed in Sardegna, ma lo si ritrova anche al nord.
[xii] Enrico: germanico composto da *haima (casa, patria) e *rikja (potente, dominatore) vuol dire ‘potente nella sua patria. Fu introdotto in Italia dagli Ostrogoti, ma da noi la diffusione si propagò un po’ tardi grazie ai tanti Heinrich imperatori di Germania a cominciare da Enrico II il Santo (973-1024), re d’Italia nel 1004, cui si oppose inutilmente Arduino d’Ivrea (1013).dopo il mille lo si incontra di frequente latinizzato in Henricus. Nel XI secolo il nome si impose anche grazie alla lotta delle investiture che oppose Enrico IV (1050-1106) a Papa Gregorio VII. L’imperatore scomunicato dovette andare penitente a Canossa (1077) nel castello della contessa Matilde. Importante per le vicende italiane è anche Enrico VI (1165-1197), figlio di Federico Barbarossa, divenuto pretendente alla corona di Sicilia a seguito del matrimonio con Costanza d’Altavilla (1186). Chiude la serie un Enrico VII (1275-1313) cui Dante indirizzò una Epistola, morto a Buonconvento durante una spedizione contro il re di Napoli. Il nome intanto era entrato nell’uso comune. Tra i personaggi celebri del Trecento ricordiamo Enrico Scrovegni che a Padova costruì la nota Cappella affrescata da Giotto (1303-1306), questo tipico nome degli imperatori di Germania entrò nell’onomastica regale di tutta Europa, a cominciare dalla Francia con Enrico I (1008-1060), figlio di Ugo Capeto. Ritornerà nel cinquecento con la dinastia dei Valois (Enrico II -1519-1553); Enrico III figlio suo e di Caterina de’ Medici, responsabile della strage di San Bartolomeo; e dei Borboni (Enrico IV 1553-1610). In Inghilterra dominarono Enrico I (1086-1135), Enrico II (1133-1189) che con il matrimonio di Eleonora d’Aquitania 81152) estese i suoi domini a gran parte della Francia; Enrico III (1207-1272), Enrico IV di Lancaster (1367-1413) ed Enrico V (1387-1422), che Shakespeare portò sulle scene attraverso i drammi che dai due re prendono nome; Enrico VI (1421-1471) che iniziò la guerra delle due rose; Enrico VII Tudor (1475-1509); Enrico VIII (1491-1547) che per sposare Anna Bolena promosse lo scisma inglese (1534) come racconta ancora Shakespeare nell’Enrico VIII del 1613. La Spagna conobbe Enrico I di Castiglia e Leon (1204-1217), Enrico II (1333-1379) , Enrico III (1379-1406), Enrico IV (1425-1474), fratello di Isabella la cattolica.
Il santo cui si fa riferimento è per lo più l’Imperatore Enrico II che visse in castità con la moglie Santa Cunegonda. È noto per le sue opere a favore della Chiesa, anche in Italia; fu canonizzato nel 1146 e viene ricordato il 15 luglio.
[xiii] Arturo: l’origine di questo nome è molto complessa. Almeno dai tempi di Tacito e Giovenale (I-II secolo d.C.) i latini conoscono Artorius e Artoria, di probabile origine etrusca. Con la conquista romana della Britannia il nome è stato recepito e adottato in conseguenza del prestigio dei dominatori, ma non è da scartare l’ipotesi che le radici siano di origine locale, di tipo celtico. Nell’irlandese si trova art ‘pietra’ e artos ‘osso’, due concetti che hanno profondamente influenzato la tradizione onomastica europea. Interessante questa ipotesi che ha corrispondenza nel greco arktòs (da cui la denominazione della stella principale della costellazione di Boote, Arkturos per i Romani), forma che influirà nella grafia medioevale del nome personale in versione latina. È proprio però nel IV secolo che il nome assume un certo rilievo in quanto proprio del leggendario capo della resistenza romano-britannica contro l’invasone dei Sassoni: è il principe Arthur o Artiur, il cui nome compare per la prima volta soltanto nella Historia Britonum di Nennio (IX secolo), insieme alle battaglie da lui combattute. Intorno a questa figura si sviluppa un mito grazie alle pagine di Goffredo di Monmouth (Historia regnum Britanniae del 1135-37), che è all’origine dei poemi francesi del ciclo bretone. Figura centrale è appunto Arthur de Cornouaille o Arthur de Bretagne, alla cui corte una volta l’anno i migliori cavalieri si riuniscono intorno alla Tavola Rotonda per narrare le proprie gesta.
Il nome giunge anche in Italia a partire dal 1154-1159 e la letteratura volgare italiana lo recepisce assai bene e ne diffonde la fama sotto forma di Artù; per trovare Arturo bisogna invece aspettare l’Orlando Furioso.
[xiv] Elisa – Elisabetta: biblico, compare nell’Esodo come Elisheba, ad indicare la moglie di Aronne, mentre nel Nuovo Testamento diventa Elisabet. Teoforico, contiene El (abbreviazione di Elohim, Dio) e un secondo elemento di difficile interpretazione: alcuni filologi vi vedono la radice verbale shv ‘giurare’ e allora il nome diventa “Dio è giuramento, promessa inviolabile”; altri vi leggono il numero sette ‘sheva’ inteso come simbolo della pienezza e della perfezione, per cui il significato diventa “Dio è perfezione”. Il nome ebbe grande diffusione per la sua importanza testamentaria: Elisabetta è la madre di Giovanni Battista, moglie del profeta Zaccaria, ma soprattutto è la prima donna a conoscere l’incarnazione di Cristo. L’incontro tra la Vergine e la cugina Elisabetta narrato nel Vangelo di Luca era spesso rappresentato negli affreschi delle chiese. La festa ricorre il 5 novembre. Fin dal medioevo il nome fu portato da personaggi illustri: Elisabetta di Schoenau (1129-1164), festeggiata il 18 giugno: a lei si devono numerose opere mistiche di grande diffusione durante il medioevo. Di stirpe reale è S. Elisabetta d’Ungheria o di Turingia figlia del re Andrea, sposa di Ludovico IV di Turingia, che cacciata da corte alla morte del marito avvenuta a Taranto nel 1227, durante la Crociata del Barbarossa, si dedicò ad opere di carità. È festeggiata il 19 novembre. In suo onore Costanza d’Altavilla chiamò Elisabetta la bambina nata nel 1271 dal suo matrimonio con Pietro III d’Aragona, divenuta moglie di Dionigi re di Portogallo. Fu anche lei santificata come la zia di cui portava il nome, per aver sopportato i continui tradimenti del marito e addirittura allevato i figli nati da quelle relazioni. Rimasta finalmente vedova , si recò scalza in pellegrinaggio a S. Giacomo di Compostella, cedette i suoi beni ai poveri ed entrò in convento a Coimbra, uscendone una sola volta per incontrare il figlio Alfonso IV. Non vi rientrò più: morì di febbre durante il viaggio. La sua festa è il 4 e l’8 luglio. Elisabetta Farnese (1692-1766) fu regina di Spagna attraverso il matrimonio con Filippo V. Elisabetta di Russia (1709-1762) figlia di Pietro il Grande, detronizzò Ivan VI e sconfisse i Prussiani nella guerra dei sette anni. A lei si deve la fondazione dell’Università di Mosca. Nome ben documentato su tutto il territorio nazionale, sembra prevalere in Lombardia.