Collegio Ecclesiastico
Vedasi note Accademia scritte da Ugo Vaglia
Note dalla Antichità e Purità della fede cattolica in Brescia con sua prefazione e suoi sonetti
L’antichità e la purità della fede cattolica in BS
Accademia del Collegio Vescovile
Recitata in San Pietro in Oliveto de’ RR. PP. Carmelitani Scalzi
E dedicata a Monsignor ill.mo e rev.mo
Giovanni Francesco Barbarigo
Vescovo di Brescia e Fondatore del medesimo Collegio
In BS 1715 – dalle Stampe di GioMaria Rizzardi
Ill.mo e rev.mo Signore … dedica di Giacomo Capitanio a nome del Collegio
Relazione di Giacomo Capitanio
Seguono i Medaglioni in n° di 12
Prefazione di GioBatta Moretti:
Brescia sempre religiosa e sempre fedele alla Religione, come sin nella sua barbara antica Pietà si fè punto d’onore sovra tutte nel culto de’ suoi numi; così bevuta poi tra le prime la bella luce della Verità, segnalossi in ogni secolo sovra molte colle azzioni più strepitose del zelo per conservarla. E certamente se, quanto di sangue versarono le generose vene de’ suoi Figli, quanto di cattolico sudore le dotte fronti de’ nostri Padri, quelle per mantenerla in faccia de’ Tiranni, queste per difenderla a fronte de gli Errori; (se) con eguale riconoscenza fussesi raccolto dalle Storie, glorioso Deposito alla Posterità; incontrarebbe la nostra meraviglia ad ogni passo un trionfo, in ogni Biblioteca voluminosi Trofei dell’error abbattuto. Ma come quella, che si ha fatto studio maggiore per operare cose grandi, che ho di curarne la memoria, o di affettarne l’ingrandimento, contenta di quel nobile piacere che basta a soddisfare il Magnanimo, lasciò che il più delle sue gesta gloriose perisse con quel secolo che le vidde, non molto badando all’Onor dell’esempio, poco al grave scapito della futura imitazione. Fu a mio credere, una tale non curanza di gloria in que’ primi secoli sostenuta da un Pensiero, che le andava dicendo: bastare l’eredità del sangue per conservare ne’ Posteri una indispensabile necessità di fare e di patire cose grandi a pro della Religione. Sebbene non è riuscita sì felice nel Tempo la congiura, sia con l’invidia, sia colla incuria de’ Storiografi che non vivano ancora e in bocca alla Tradizione, e ne’ pubblici Monimenti tante e sì belle azzioni de’ nostri Maggiori a sostenimento del Vangelo, che per l’abbondanza può, senza scrupolo di vanità, Brescia credersi ricca di meriti, per lo splendor dell’esempio ventarsi anco benemerita della Fede. Sì, abbiamo di che molto gloriarsi, benchè fin’ora siansi da non pochi ignorate le molte ragioni di tanta gloria. Felice questa Terra, che ricuopre mille eroici esemplari della Fé sostenuta, ma a guisa dei Tesori; se non si sa di possederli, torna inutile l’onor del Possesso. Grazie alla Divina Provvidenza che ha riserbata al comun bene di questa Provincia una di quelle Anime, dopo il giro di tanti secoli, che sola basta a fare l’intero ornamento del nostro. Ella col suo zelo, dissepelisce le nostre glorie; ella col chiaro lume del suo Spirito ci addita i nostri pregi stessi; e pigliando destro da quel che furono i Padri, persuade colle ingegnose maniere di erudita Carità, perché tale divengano anche i Figliuoli. Sospira, che Brescia ha posta in quella luce di sua credenza che l’ha sempre distinta tra le Cattoliche Provincie; ne vuole che di altro si adorni, che di se medesima. Perché alla fine i panegirici più gradevoli alla Virtù sono le stesse azzioni della Virtù; e gli esempi hanno sempre maggior credito quando non abbisognan di prova per essere creduti. Quindi pregio della vostr’opera sarà, Signori Accademici, seguire gli additamenti di quella gran Luce che vi fa guida; ed impegnare la lode a tracciare per le più scure vene dell’antichità fin nella sua prima origine la Fede di Brescia; e raccogliendo per retta linea le gloriose ragioni della sua non mai interrotta successione, intrecciare con l’eroiche gesta de’ Figli la meritata Corona al Primo Padre che generogli alla Fede. Ed oh! In quali amorose impazienze veggo la gratitudine de’ nostri Avoli che per accrescere la sagra pompa di questo giorno felice, tutta anela sfogarli a piè di quell’Augusto Trono colla voce de’ suoi Nipoti. Già parmi udire resuscitate nel vostro stile le Cattoliche Ceneri de’ nostri Maggiori, con armonioso sussurro di tenerezza affollare i loro plausi divoti attorno al Soglio del benefico Fondatore. Ecco il più specioso oggetto della nostra gloria. Ecco quell’apostolica Mano che tra questi sagri Recinti, ove sedete, innalberò la prima volta sopra di noi la Croce. Da quelle fervide labbra bevettero le nostre orecchie all’ora infedeli col nome del Crocifisso il nuovo simbolo della salute. Fronte adorata i cui sudori ammollirono i macigni non meno di questo Colle fortunato, che de’ nostri cuori contumaci. Quegli occhi pieni della Redenzione veduta balenarono su queste Mura idolatre i primi lampi del Redentore. Piante troppo benemerite di questa Patria, che lasciati nelle tenebre della loro infedeltà tanti Popoli, volaste sulle penne di una carità parziale a recarvi la Fe di Cristo e perché Brescia dovea essere tra le Forti la Costante nel difenderla, vi piacque fusse tra le prime la beniamina nel riceverla. Al caldo ribollimento di tali affetti communicatosi lo spirito di gratitudine di tempo in tempo, compariranno condotti da’ vostri Ingegni in bella ordinanza a ribaciar la mano del Santo Padre tutti i Beati Successori del suo Trono, su cui come in base d’onore, si appoggia l’antichità della notra Fede. Indi ritornando al suo nicchio [ove pendono a guisa di rami carchi di frutti in atto di ringraziarne la radice] sosteneranno col Sangue, colla Dottrina, colla Santità, il Zelo che fedelmente tramandarono in Fideicomisso a’ Posteri per conservarla pura, per mantenerla illibata. Sicchè stringendo la meta alle vostre Muse, ciò che fa l’ornamento maestoso a questo Tempio, e che riverbera le Glorie di S. Barnaba vostro Protettore, farà pure l’argomento alla presente Accademia. Usarete i raggi storici di quelle dodici Stelle che pendenti per ordine fanno vaga Corona al suo Principio, per mostrare con maggior piacere di chi vi ascolta l’Antichità e la Purità della Cattolica Fede in Brescia.
Di Giambattista Moretti
Segue Relazione di Pietro Bonioli
Poi seguono i Sonetti:
1- sonetto di Vincenzo Margarita a nome del Collegio
2- sonetto di Giambattista Moretti a nome del Collegio
3 – Invocatione – sonetto di Giacomo Capitanio
4- sonetto di Vincenzo Margarita
5- Ode di Antonio Piccoli
6- sonetto di Ercole Belasi
7- sonetto di Filippo d’Emigli
8- sonetto di Francesco Dalola
9- sonetto di Carlo Polini
10- sonetto di Galeazzo Foresti
11- sonetto di Pietro Cuzetti
12- sonetto di Giacomo Capitanio
13- sonetto di Innocenzo Bergamaschi
14- sonetto di Lorenzo Cavaglieri
15- sonetto di Lorenzo Cavaglieri
16- sonetto di Lorenzo Cavaglieri
17- sonetto di Marc’Antonio Rosa
18- sonetto di Felice Baitelli
19- sonetto di Agostino Pietti
20- sonetto di Bartolomeo Ferrari
21- sonetto di Giulio Cazzago
22- sonetto di Giacomo Capitanio
23- sonetto di Glisente Glisenti
24- Ode di Nicola Rescatti
25- sonetto di Lelio Emili
26- sonetto di Pietro Campana
27- sonetto di Pietro Campana
28- sonetto di Francesco Rotigno
29- sonetto di Giacomo Capitanio
30- sonetto di Galeazzo Foresti
31- sonetto di Carlo Polini
32- sonetto di Pietro Guelfi
33- sonetto di Pietro Polini
34- sonetto di Carlo Bellavite
35- sonetto di Carlo Bellavite
36- sonetto di Carlo Bellavite
37- sonetto di Vincenzo Margarita
38- sonetto di Antonio Piccoli
39- sonetto di Giambattista Moretti
+ inseriti i seguenti:
40- sonetto di Filippo Abate Garbelli
41- sonetto di Altobello Cavalli (arciprete di ospi?)
42- madrigale estemporaneo del co: Girolamo Martinengo
43- sonetto del co: Muzio Calino
44- sonetto di N.N.
45- cantata prima di Antonio Piccoli
46- cantata seconda di Antonio Piccoli
47- cantata terza di Antonio Piccoli
FINE
1° sonetto di GioBatta Moretti
Sepolte in alto oblio piangea la Fede
Sue prische glorie e i Cenomani vanti;
Neghittoso silenzio, ingrato erede
Copria de l’opre avite i pregi santi.
Quando da Sacro Duce armarsi vide
Nuovo Drappel non più veduto avanti,
Che pugnando ritoglie ingiuste prede
Di bocca al Tempo e ne fa tema ai Canti.
Al dolce suon de l’erudito Coro
Per cui di sue Vittorie Eco risuona
Il pianto asciuga e scioglie il rio martoro.
Indi rivolta a Voi così ragiona:
Giovanni se tu intrecci a me l’alloro,
Fassi l’Alloro mio la Tua Corona.
2° sonetto di GioBatta Moretti
A Monsignor ill.mo che non ha voluto sua lode nell’Academia
E qual genio, signor, schifo (schivo) e cortese
Vostre Glorie veraci a noi contende?
Lode è maggiore quando la lode offende,
Ne la Virtù pe ’l vero mai si offese.
Da Voi suo Nume questo Coro apprese
Il bel Disio che a vera Gloria accende.
Figlio è di Vostre Idee ciò che in lui splende
E sia che ’l suo splendor vidata rechi offese?
La Fede almen’ che del suo prisco vanto
Da pie Muse ammantata a Voi si prostra
Faccia nel Vostro Cor merito al Canto.
Cos’avverrà che la Modestia Vostra,
de sagri Eroi nel glorioso manto,
faccia ne’ fregi altrui più bella mostra.