Il Giornale d’Italia, 20 febbraio 1918.*
Drammatico episodio ignorato sui nostri prigionieri in Austria. Sublime sacrificio del capitano Guarneri
Vienna 14 febbraio.
Nel cimitero del campo prigionieri di Aschach era sepolta sino al 18 marzo u.s. la salma del capitano Enea Guarneri, del 2° Reggimento Alpini. In questo giorno il cimitero ha perduto come dice il suo vecchio custode, il suo più bel morto, perché la salma è stata trasportata a Brescia, città natia del Capitano.
Di questa bella figura di ufficiale italiano morto in prigionia, si sa poco in Italia. In seguito a cortesi informazioni dell’Ufficio Prigionieri che alle dipendenze del nostro egregio Addetto Militare colonnello Franchini, ed in seguito delle notizie dei giornali dell’epoca, ho ricostruito il racconto dell’eroica fine del capitano Guarneri.
Nel campo prigionieri di Aschach si trovava tra gli altri il Gruppo VIII per Ufficiali, che ospitava nel 1918 duecento ufficiali italiani fatti prigionieri nella zona di Monte Cavallo, i quali avevano rifiutato di dare la loro parola d’onore, di non fare tentativi di fuga. Questo gruppo situato a triangolo tra Hartkirchen, Pfaffing e il fiume Aschach, era circondato da un doppio reticolato, da un fosso profondo 4 m e da un terrapieno alto 2 m; era inoltre illuminato in tutta la sua estensione da potentissime lampade ad arco durante la notte.
Uno speciale distaccamento di guardia lo sorvegliava ininterrottamente. Nonostante le poche probabilità che la riuscita di una fuga presentasse per le precauzioni prese dal Comando del campo, si era costituita in detto gruppo per organizzare la fuga una Lega la quale in breve tracciò ed incominciò a mettere in opera il suo programma. Di detta Lega il Comando del campo non ebbe mai il minimo sospetto ed i lavori procedettero abbastanza celermente sino al 18 giugno 1918. Nel pomeriggio di detto giorno la sentinella che era di guardia alla piattaforma occidentale del Gruppo VIII, vide ad un tratto sprofondare nella terra davanti ad essa uno dei pali per l’illuminazione del campo. Non vi prestò molta attenzione, preoccupato invece del chiasso che si faceva nella baracca di punizione degli ufficiali italiani, che era situata vicinissimo ai limiti del campo, tanto più che era stato notato che da qualche settimana il chiasso aveva raggiunto altezze inconsuete. Accorsero subito alcuni ufficiali che cercarono di sollevare il fanale senza però riuscirvi.
In quel giorno e nei successivi vi fu molta agitazione fra gli ufficiali italiani. Ovunque facce scontente e preoccupate alle quali faceva strano contrasto la rinnovata allegria chiassosa ed il grattamento dei mandolini di quelli che erano nella baracca di punizione.
Il 25 giugno il Capo degli ufficiali italiani riferiva al Comando del campo i dettagli di un tentativo di fuga e richiedeva aiuti urgenti, forse purtroppo inutili. Dalla visita ai locali risultò quanto segue: tra il pavimento della baracca di punizione ed il piano della terra vi era uno spazio vuoto di 1 m e mezzo perché la baracca era costruita per uguagliare l’avvallamento del terreno su palizzate. Nella baracca si poteva sollevare una lamina di latta situata per sicurezza dietro la stufa. Da qui un pozzo scendeva per 2 m nella terra e da esso partiva verso il terrapieno un tunnel alto e largo circa 1 m. una Decauville** in miniatura trasportava la terra scavata negli spazi vuoti sotto la baracca. Galleria e luogo di lavoro erano illuminate elettricamente e provvisti di segnale d’allarme. La galleria era inoltre rivestita tecnicamente ed assicurata con legna che veniva ordinata senza il minimo sospetto dal Comandante del gruppo tenente colonnello Salomon, perché necessario alla costruzione del teatro. Per coprire il rumore dello scavo all’esterno gli ufficiali si facevano punire e mentre uno di loro lavorava, gli altri stornavano con rumori, canto e ballo l’attenzione della sentinella. Il tunnel era già lungo 26 m, altri 8 m, esso avrebbe condotto all’aperto in mezzo ad un campo di grano. Un altro tubo simile conduceva dalla baracca al trasformatore della luce elettrica per distruggerle in occasione della fuga. Il piano audace ed ingegnoso poteva dirsi quasi effettuato e la speranza della libertà raddoppiava le forze degli ufficiali del difficile e pesante lavoro. Ma la fatalità non volle. Il giorno 18 giugno il capitano Enea Guarneri era occupato nello scavo del tunnel. Sopra di lui si trovava per errore di calcolo il pesante fanale che in seguito allo scavo sprofondò ricoprendolo di terra. Al segnale d’allarme i suoi compagni lo raggiunsero nel sotterraneo e cercarono di liberarlo, ma inutilmente. La strettezza del tunnel impediva un grande impiego di forze, bisognava scavare dei tunnels laterali. Per mezzo di tubi di ferro fu dato del vino al sepolto per tutta la notte e di giorni successivi fu scavato finché il sangue sprizzò sotto le unghie. Si voleva subito avvertire il Comando del campo, ma il capitano Guarneri scongiurava i compagni di non farlo. ” Non avvertite il comando, lasciate piuttosto morire me! Pensate solamente alla vostra fuga! Mantenete il segreto, la mia vita per i miei amici”, erano le parole che pronunciava sino all’ultimo giorno!
Gli furono fatte delle iniezioni nei calcagni nudi per mantenerlo in vita, mentre si lavorava senza posa giorno e notte per liberarlo. Solo quando ogni speranza di poter riuscire da soli fu perduta, si comunicò al comando del campo. Il giorno 25 giugno mattina centinaia di prigionieri lavoravano sotto la pioggia torrenziale per salvare il Guarneri per mezzo dello scavo dall’alto. Il terreno reso viscido dalla pioggia richiedeva infiniti rivestimenti di legno. Solo alle sei di sera con fatica enorme sotto la continua minaccia della frana, Guarneri che era morto soffocato durante la notte, veniva disseppellito. L’accoglienza dei compagni fu commovente.
Guarneri venne inumato con grandi onori militari nel cimitero del campo e la sua tomba era sempre curata d’estate e d’inverno con fiori e rami fioriti. Firmato Ernesto Jori
* articolo ottenuto grazie alla concessione dell’articolo originale presente nella Biblioteca “G.C.Croce” del Comune di San Giovanni in Persiceto (BO) (Piazza Garibaldi, 7)
** Le ferrovie Decauville sono ferrovie a scartamento ridotto il cui binario è formato da elementi prefabbricati che possono essere montati e smontati velocemente. Sono usate quasi esclusivamente per il trasporto di merci quali minerali, legno, torba, argilla e sabbie.
Tradizionalmente era caratterizzata dai binari leggeri posati con poca cura e da treni formati da vagoni a due assi con cassa con sezione a V basculante sui due lati per lo scarico del materiale. Le ferrovie Decauville hanno avuto un utilizzo esteso nell’industria del primo 1900, per il trasporto sia all’esterno sia all’interno degli stabilimenti industriali. Attualmente sono ferrovie moderne, percorse da grosse locomotive, i veicoli sono spesso dotati gancio automatico, le rotaie sono adatte a sostenere grossi carichi, i sistemi di sicurezza sono molto avanzati anche in funzione delle difficili condizioni di lavoro, spesso in spazi angusti, con poca visibilità e rischio di esplosione o incendio.