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… Oh! I morti! Pregarono anch’essi,
la notte dei morti, per quelli
che tacciono sotto i cipressi.
Passarono… O cupo tinnito
di squille dagli ermi castelli!
O fiume dall’inno infinito!
Passarono… sopra la luna
Che tacita sembra che chiami,
io vedo passare un velo, una
breve ombra, ma bianca, di sciami.
Giovanni Pascoli

Avvertenze al Lettore

Alla fine di questo lavoro, (in verità si tratta di una ricerca, ma questa ricerca è risultata veramente un lavoro, non solo nel senso intellettuale, ma anche fisico), sento la necessità di avvertire quei quattro o cinque lettori, [che avranno la curiosità e la bontà di leggere questo libro per conoscere i risultati raggiunti dalla ricerca sulle famiglie Bonomi di Ospitaletto], che possono incorrere nel rischio di trovarsi di fronte ad una lunga successione di nomi e cognomi e a una sfilza di date di nascita, di matrimonio e di morte …

Non scordiamo d’altra parte, che se si vuol tentare di ritrovare qualche traccia della catena di uomini e donne (anonimi) che ci hanno preceduto, è negli archivi delle parrocchie che si deve frugare. Lì, e lì soltanto, è registrato il segno del passaggio tra noi (almeno il nome, la nascita, il matrimonio, la morte) di coloro grazie ai quali noi siamo qui: io a scrivere e voi a leggere; di coloro che allo Stato non interessavano mai, se non come numeri da tassare o da arruolare per andare in qualche guerra.

Per la Chiesa, invece, furono figli di Dio: perciò le tappe salienti della loro vita meritavano di essere registrate e ora, secondo la fede (della Chiesa), vivono in eterno. È stata una delle decisioni del Concilio di Trento, indetto dal papa Paolo III Farnese nel 1545, e terminato nel 1565, quella di pretendere che i parroci (allora chiamati “rettori”) e i preti di tutte le parrocchie registrassero le nascite, i matrimoni e le morti delle anime loro affidate. Dobbiamo essere grati alla Chiesa se questa disposizione, emanata verso la metà del cinquecento, venne poi scrupolosamente osservata, quasi da tutti e quasi ovunque. Fino allora, solo le più importanti famiglie di nobili tenevano registrati i componenti dei loro alberi genealogici. Di tutti gli altri (che componevano la massa enorme della popolazione) non restava traccia alcuna. Questo è un altro grande merito della Chiesa Cristiana: c’è nei ricercatori il rammarico di un provvedimento arrivato un po’ tardi, ma comunque una volta emanato, ripeto, fu rispettato con buono zelo da tutti i parroci.

D’altra parte, non avendo io (e nessun altro dei Bonomi viventi) frequentato e conosciuto nessuno dei nostri antenati Bonomi, per comprensibili e perfino ovvie, ma rigidissime, questioni anagrafiche, e quindi non avendo a disposizione e non potendo contare su chi mi potesse fornire notizie e/o aneddoti della vita dei nostri Parenti, ho dovuto per necessità e per forza di cose, limitarmi a segnare i dati essenziali della loro esistenza: la nascita, il matrimonio, i figli avuti e (talora) la loro morte; dati questi disponibili solo negli archivi parrocchiali; raramente ho trovato registrato il lavoro da loro svolto, e solo dal 1870 in poi, anche dove abitavano.

Certo che sarebbe stato assai più interessante, sia per me che scrivo che per quelli che leggono, riportare e far conoscere (oltre ai secchi dati anagrafici, comunque molto importanti!), anche e soprattutto la personalità dei nostri Antenati, il loro lavoro, il loro carattere, le loro aspettative, le loro difficoltà ed eventuali aneddoti curiosi, che sicuramente hanno contrassegnato e caratterizzato le loro esistenze o come spettatori o come attori principali o secondari; insomma sarebbe stato bello e interessante raccontare le loro vicende umane, proprio così come le hanno realmente vissute … con le loro gioie e, purtroppo, con i loro dolori …

Posso assicurare che tutto ciò che qui non si trova scritto, non è stato riportato solo perché non era disponibile nei documenti originali che ho consultato e perciò non ne ho avuto nozione: dati, notizie, aneddoti, fatti umani e personali concernenti i nostri avi, sarei stato ben lieto di registrarli e trasmetterli integralmente … a futura memoria!

Quei pochi ricordi riguardanti qualche persona, che ho avuto la fortuna di conoscere e di frequentare, li ho puntualmente riferiti e qui li potrete trovare … cosa che invece non ho potuto fare per la maggior parte dei nostri Avi: non potevo, e certamente non volevo, inventare delle favole o abbandonarmi alle elaborazioni della mia (più o meno fervida!) fantasia, pur di alleggerire e rendere più interessante ad ogni costo il racconto dei nostri Bonomi di Ospitaletto. Riportare e riferire: sì; inventare: no! Questa è una ricerca a suo modo “storica” e documentativa, non un libro di fantasia!

Perciò dobbiamo accontentarci di nomi, luoghi, date di nascita, di matrimonio e talora di morte … e con i tempi che corrono, atrocemente segnati dall’indifferenza e dall’inesorabile perdita di memoria dei contemporanei verso i loro antenati, che li hanno preceduto molti lustri orsono, anche questi scarsi dati non sono cosa da poco, specialmente considerando che sono e restano, comunque, tappe fondamentali nella vita di ogni uomo!

Se non altro, ne sia certo il lettore, non troverà grosse inesattezze e neppure madornali errori, perché io sono stato molto aderente e ligio alle fonti scritte e ai documenti, che ho potuto esaminare, analizzare e quindi trascrivere. Per questo voglio tranquillizzare tutti che il lavoro è certamente corretto e veritiero, anche se può talora apparire abbastanza inverosimile, [si ricordi il vecchio e saggio adagio: “molto spesso la realtà supera la fantasia”!]; ciò che si trova scritto risulterà forse strano e inverosimile, soltanto per chi è ignaro di quanto è capitato alle varie generazioni dei nostri Bonomi …

Insomma, questa ricerca lascia (quasi sempre e il più possibile) la parola ai documenti esaminati e ai loro dati oggettivi; non può certo svelare né illuminare, dei nostri Bonomi (uomini e donne), i risvolti più segreti, gelosamente custoditi per tutta la loro vita, e neppure può esplorare l’intera gamma dei loro sentimenti e affetti, le sofferenze e le gioie dei loro cuori, i desideri e i progetti delle loro menti; si pensi che molto spesso non sono riuscito a individuare neppure il lavoro quotidiano dei vari personaggi elencati; lavoro che, ora come allora, tanta parte occupa nella vita di un uomo e di una donna sia nell’economia che nella condizione di benessere di una famiglia!

Per quanto riguarda i rapporti parentali, ho cercato di descrivere in modo preciso quelli di tipo famigliare e anagrafico, ma non è stato sempre possibile illustrarli nella loro variabile tipologia umana, così come erano realmente; questi rimangono segreti e nascosti tra i dati oggettivi, dai quali purtroppo neppure traspaiono. Per non dire dei rapporti con amici, conoscenti e altri compaesani: tutto questo resta sepolto nell’oblio della storia e delle vicende umane di queste persone: talora, attraverso i padrini e le madrine di battesimo, oppure attraverso i testimoni di nozze, è possibile intravedere, supporre o immaginare alcune amicizie più affiatate e parentele più o meno strette.

E ora un avvertimento al lettore. Io non sono né un ricercatore storico di professione, il mio mestiere era un altro; e non sono neppure uno scrittore, il mio mestiere era un altro: leggendo questo libro si capirà facilmente l’una e l’altra cosa. Le fonti le ho indicate all’inizio del libro, senza curarmi di precisare il numero del volume e la pagina a ogni dato riportato; stando al tipo di lavoro che ho svolto e al suo obiettivo finale e a chi era diretto, mi è sembrato del tutto inutile ripetere ossessivamente i riferimenti di origine dei dati stessi: per non appesantire la lettura e per non tediare il lettore, mi sono limitato a indicare “genericamente” le fonti. Ho voluto intenzionalmente mettere al bando o limitare al massimo le note a piè di pagina e i noiosi richiami ossessivi delle fonti cui si fa riferimento. Anche perché questo non è un libro di storia scritto per gli storici e per gli specialisti: il suo scopo non è quello di  formare futuri ricercatori, ma quello molto più modesto (ma per me più essenziale) di interessare e incuriosire i comuni lettori (non storici di professione) appartenenti alle varie famiglie Bonomi di Ospitaletto, semmai (se il mio scopo non è troppo ambizioso), riuscire a motivare alcuni tra i più giovani (ma anche tra i vecchi, come me!) a proseguire e approfondire il lavoro che qui ho iniziato e avviato.

Sicuramente ho voluto evitare di assecondare una tediosa e stucchevole tendenza, che potrei definire storio-mania o archivio-mania, e che mi sembra attecchisca eccessivamente su più o meno improvvisati neofiti e dilettanti … con maniacale compiacimento.

Infine, se riferisco che il tal dei tali è nato a Ospitaletto nel 1856, è lapalissiano che il dato proviene dal Registro Parrocchiale dei nati/battezzati e si può trovare e verificare in quel Registro a quella data precisa, e così vale anche per i matrimoni e per le morti. È inutile, (e per me e i fini di questo libro) è addirittura superfluo e ridondante, riportare nelle note a piè pagina i riferimenti precisi e puntuali, come fanno gli storici di professione con maniacale diligenza e scrupolosità scientifica. Mi si dirà che questa è una mia limitazione bella e buona: non cerco di giustificarmi, non voglio giustificarmi; io ho deciso di scrivere così la mia ricerca: se qualcuno non crede a quanto trova riportato, liberissimo di andare a verificare di persona … e buon lavoro!

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Ma ritorniamo all’aspetto del contenuto forse un po’ arido del libro. Certo è che non posso obiettivamente negare che ci si trova di fronte ad una lunga e forse monotona serie di nomi e date, di date e nomi e di luoghi … mi auguro però, e lo spero vivamente, che non venga intesa (perché non vuol esserlo), come un’amorfa, lunga e fredda lista anagrafica; teniamo presente che i dati riportati sono e rappresentano comunque le tappe salienti dell’esistenza dei nostri antenati e parenti, tali che meritano di essere registrate e ricordate. E soprattutto sono la base di partenza per un eventuale “secondo lavoro” di integrazione e di approfondimento, con nuovi dati più personali e caratterizzanti i vari soggetti: in questa fase iniziale mi premeva individuare, chiarire e trovare la giusta collocazione a tutti i nostri avi ed ave, descrivendo e illustrando i vari nuclei famigliari e i relativi rapporti di discendenza: nonni, padri, figli, nipoti, ecc.: questo era il lavoro preliminare e necessario che andava fatto, e che può rappresentare il punto di partenza per un’ulteriore ricerca di approfondimento sulle proprietà, i testamenti, gli spostamenti, le compra-vendite dei beni immobili (case e campi), ecc., qualora disponibili. Questa seconda ricerca richiede però un lungo lavoro tra le carte dei Notai che stendevano i relativi atti, che prima di tutto vanno trovati, poi esaminati e trascritti al fine di rendere più completo il racconto della vita dei nostri Antenati. Il mio progetto sarebbe dunque quello di far seguire, al presente libro, uno successivo che sia di integrazione ai risultati qui esposti: questo comunque rimane necessario ed indispensabile, anche se sono conscio, come dicevo sopra, di una possibile ed apparente aridità del libro.

Se questo rischio esiste, esiste anche la contromisura per neutralizzarlo e superarlo agevolmente. Infatti, basterebbe che il lettore avesse dentro di sé il desiderio di conoscere la storia dei suoi/nostri Antenati e la voglia di sapere almeno chi erano, come si chiamavano, quando erano nati e quando erano morti i vari uomini e donne che hanno costituito quella successione di generazione in generazione, di discendenza in discendenza, che è arrivata fino a noi;

basterebbe che il lettore, per un attimo si soffermasse a considerare che quei nomi e quelle date non sono niente affatto vuote espressioni nominali e temporali, ma che rimandano direttamente ai nostri parenti realmente vissuti, talora anche molto tempo prima di noi, e rimasti finora ignoti e sconosciuti;

basterebbe riflettere che questi nostri avi e bisavoli hanno sofferto e gioito, hanno avuto speranze, illusioni e disillusioni, molto simili a quelle che anche noi sperimentiamo tutti i giorni sulla nostra pelle, e che durante la loro esistenza hanno incontrato le nostre stesse difficoltà;

insomma, basterebbe che il lettore abbia dentro di sé quest’atteggiamento di curiosità e di coinvolgimento affettivo e umano, “spirituale e intellettuale”, per superare l’apparente (vera o presunta) aridità che caratterizza, per forza di cose (come sopra già spiegato), questa ricerca che doveva essere stampata in un libro, il nostro libro, il libro della nostra gente … ma che invece viene messa in rete, e riuscire a cogliere la commozione che l’acquisizione di queste conoscenze dovrebbe in tutti suscitare …

Per facilitare questo personalissimo processo interiore di predisposizione mentale ed affettiva nell’affrontare questo “duro cimento”, avevo pensato (vista la scarsità delle mie conoscenze personali nei confronti dei Bonomi di Ospitaletto), di alleggerire e nello stesso tempo arricchire il lavoro inserendo le fotografie dei vari soggetti (ma anche dei luoghi da loro in vita frequentati) e alcune riproduzioni di documenti importanti, magari raccolte in fondo al libro in appositi allegati ai vari capitoli; a doveroso completamento dei dati esposti e delle relazioni di parentela: è vero o non è vero il detto che la faccia è lo specchio dell’anima, che si imprime nelle espressioni del soma, soprattutto del volto, e nei suoi svariati accidenti aggiuntivi (occhi, lineamenti, modo di vestire, occhiali, barba e capelli, ecc.) …? ma tutto ciò comportava uno scrupoloso lavoro di grafica e di impaginazione …

Purtroppo la fotografia (la tecnica fotografica) è molto giovane e recente rispetto ai tempi esaminati (inizia e si diffonde verso la seconda metà dell’ottocento) e perciò molti soggetti non potevano certo godere di questo moderno strumento tecnologico per tramandare ai posteri (che poi saremmo noi e i nostri discendenti), la loro immagine fisica. Sapeste quale rammarico non poter dare un volto ai vari nomi e alle persone scoperte e riportate alla luce … !

Inoltre le fotografie, che ho richiesto ai Bonomi “viventi”, o non mi sono state date, o mi sono state date con il contagocce e quindi le immagini e le riproduzioni fotografiche che sono riuscito ad inserire in questo libro, sono purtroppo scarse: e questo (devo dirlo con molta serenità) nonostante la mia assicurazione che gli originali fotografici li avrei restituiti in tempi rapidissimi e soprattutto assolutamente intatti ed integri, esattamente come mi sarebbero stati consegnati … la tecnica digitale permette di duplicare l’originale senza arrecargli il minimo danno!

Ho voluto inserire in questo libro le immagini fotografiche disponibili dei nostri antenati, almeno di quelli recenti, del passato prossimo, perché sono convinto che possano contribuire a memorizzare più marcatamente i ricordi e a sedimentarli più a lungo nel tempo: un nome, da solo, si può anche ricordare, ma è più difficile da memorizzare e si dimentica più facilmente; viceversa se il nome viene accompagnato dall’immagine del volto cui appartiene (del suo “proprietario”), può rimanere impresso nella nostra labile memoria più a lungo …

So già che dopo la pubblicazione della presente ricerca, saranno in molti a lamentarsi che sul libro non c’è neppure una fotografia dei loro parenti … e così pure avranno da ridire che non ho riportato qualche aneddoto curioso sui loro avi, dei quali loro (solo loro però) erano a conoscenza … ma se ne sono guardati bene dal riferirmelo … e se non mi è stato riferito, com’era possibile riportarlo nel libro, senza conoscerlo?

Tutto questo, non è certo per giustificarmi, ma solo per anticipare (e possibilmente neutralizzare) i commenti e le polemiche del giorno dopo … quando è troppo tardi ed inutile lamentarsi … è come piangere sul latte versato!

Tuttavia nessuno disperi: ci sarà sempre la possibilità di inserire, da parte mia o di chi vorrà continuare questo lavoro, (anche in una seconda edizione .!.), ciò che ora, per vari motivi giustificati o ingiustificati, non compare (fotografie e aneddoti). E spero che la lettura di questo libro possa coinvolgere diversi Bonomi o anche i non-Bonomi nella sua ulteriore continuazione e integrazione.

Pertanto resto a disposizione di tutti per eventuali segnalazioni, integrazioni, aggiunte, precisazioni, che mi vorrete, “di grazia”, far pervenire, e che io recepirò puntualmente e provvederò ad inserire … in una eventuale prossima edizione …

Un ultimo avvertimento che devo far presente al lettore, è anche il seguente: bisogna sapere e ricordare che fino alla fine del XVIII secolo (pressappoco fino dopo la Rivoluzione Francese), le donne venivano segnate e registrate soltanto con il loro nome di battesimo e senza cognome, in quanto prendevano automaticamente il cognome del marito quando si sposavano: e questo rende assai difficile per noi la ricerca attuale dei vecchi o antichi nuclei famigliari e delle relative discendenze e generazioni, almeno dal Cinquecento fino agli inizi dell’Ottocento: dopo tale data “anche” le donne vengono contraddistinte oltre al loro nome, anche con il loro cognome da nubili ed allora le ricerche degli alberi genealogici diventano più facili, anche se non sempre del tutto facilissime.

Rileggendo il mio lavoro, mi sono reso conto che mi è capitato di ripetere due o tre volte alcuni concetti e le loro formulazioni, perciò desidero assicurare che queste ripetizioni hanno esposizioni diverse (come il lettore può facilmente verificare), e più che sovrapposizioni, queste ripetizioni contribuiscono a dare una visione completa ed esauriente di quell’argomento, incitando il lettore ad affrontarlo da ogni parte, quasi a confermare la regola che la reiterazione è la maggior garanzia di efficacia: “repetita iuvant …”.

Per le codifiche con le quali ho contrassegnato tutti i Bonomi maschi a partire dai primi giunti a Ospitaletto, si veda il capitoletto specifico, ma non è necessario approfondire questa codifica.

Nell’Appendice, che costituisce la seconda parte, si potranno trovare i “parenti acquisiti”, e i parenti affini, cognome per cognome.

Per concludere: questo è un libro della storia (almeno di quella parte recente e documentata) dei nostri Bonomi, che erano gente comune; perciò lascio sullo sfondo papi, imperatori, re, battaglie, generali ed affronto una mia personale e particolare via, “la storia dal basso”, cercando così di penetrare nel mistero dell’oscura massa di uomini e donne, almeno di quelli che a Ospitaletto portavano il cognome Bonomi. Di coloro dei quali Dio solo conosce la vera esistenza, la reale vicenda umana, e che i libri degli uomini dotti e degli storici di professione solitamente ignorano, perché non hanno né sterminato, né oppresso, né usato gli altri come carne da cannone o materiale per costruire piramidi a gloria di sé stessi e delle loro reliquie umane … e, come dice il Manzoni nell’introduzione al suo Capolavoro: “… però alla mia debolezza non è lecito sollevarsi a tal’argomenti e sublimità pericolose (cioè papi, imperatori, re e battaglie), con aggirarsi tra Labirinti de’ politici maneggi, et il rimbombo de’ bellici Oricalchi: solo che hauendo hauuto notitia di fatti (per noi – aggiunta dell’autore) memorabili, se ben capitorno a gente meccaniche, e di piccol affare (la nostra gente!), mi accingo di lasciare memoria a Posteri, con far di tutto schietta e genuinamente il Racconto, ouuero sia Relatione …”[1]

Di questi uomini oscuri e dolenti, appartenuti a questa maggioranza sin troppo silenziosa, ho voluto parlare e qui li ho voluto ricordare. E non c’è dubbio che quella stessa Chiesa, che nei secoli scorsi sembra non aver sempre aiutato gli uomini a vivere, li ha sicuramente aiutati a morire. Li ha sorretti nell’accettare con coraggio e realismo la condizione umana, nel far posto alla morte nella vita, nel dare un senso ad entrambe; e quando il momento veniva, li ha aiutati ad affrontarla con dignità e speranza.

Ho svolto questa ricerca e l’ho messa in un libro per tutti i Bonomi di Ospitaletto e per tutti i loro parenti acquisiti; ma in particolare l’ho scritta per i miei figli Arturo e Alessandro: forse non sono stato capace di dargli, o non ho saputo o non ho potuto dargli, nel loro processo e percorso di crescita, quello che avrei dovuto fare come padre ed in verità devo ammettere di essere stato un pessimo padre; mi piacerebbe credere di avervi almeno in parte rimediato ora con questo libro, nel quale potranno trovare molto di me stesso: la prefazione, l’introduzione e le avvertenze e soprattutto i capitoli sulla vita, la morte, la fede, l’educazione, sono stati scritti soprattutto proprio per loro; che sia proprio questo libro ed in particolare alcuni capitoli che espongono le mie idee, le mie convinzioni ed il mio credo, a supplire, almeno in parte, anche se tardivamente, alle mie carenze, assenze e molteplici mancanze nei loro confronti … se sono stato un pessimo padre … faccio affidamento che essi sappiano capire e perdonare … per me, il fatto di scriverne, di riconoscere le mie mancanze, è una specie di catarsi …

Volendo svolgere un’esposizione dei Bonomi di Ospitaletto, relativa agli ultimi duecento anni, è naturale partire dai risultati delle ricerche che ho svolto. Ed io lo farò sedendomi sulle spalle non tanto degli storici, quale io non sono, né voglio essere, ma dei miei poeti preferiti e più amati e su quelle di Borges, che nella prefazione della sua “Biblioteca inglese” scrive:

“Ho preferito insegnare ai miei studenti non la letteratura inglese, che ignoro, ma l’amore per certi autori. O meglio, per certe pagine. O meglio ancora, per certe frasi o certi versi. E questo basta. Uno si innamora di un verso o di una frase, poi di una pagina, poi dell’autore.”

Anch’io ho preferito raccontare non tanto la storia dei Bonomi di Ospitaletto, che ancora in parte ignoro, ma stimolare nel lettore la curiosità e la memoria per i nostri avi, uomini e donne che ci hanno preceduto e dai quali siamo venuti, e nello stesso tempo spero di far germogliare in lui (lettore) anche l’amore per la poesia e per certi autori. O meglio, per certe pagine. O meglio ancora, per certe poesie. E questo basta. Uno si innamora di un verso, poi di una poesia, poi del poeta.

Auguro una buona e proficua lettura a tutti, con la speranza di aver risvegliato la curiosità sui nostri antenati ed aver contribuito a fissarne il ricordo: quello che noi siamo, lo dobbiamo in grande parte proprio a loro … e spero di aver avvicinato qualche lettore alla poesia, di cui qui ho riportato qualche esempio a me più caro … e forse più bello.

Legenda:
spesso ho scritto Ospi. abbreviato, per intendere Ospitaletto
α = data di nascita, nasce; ω = data di morte, muore; μ = matrimonio, si sposala mia ricerca in linea generale si ferma al 1950, solo in rari casi e col consenso degli interessati ho superato questa data e sono giunto fino ai nostri giorni; talora mi sono limitato ad indicare nomi, cognomi e date di nascita senza ulteriori notizie relative a questi soggetti generalmente giovanissimi.

Inoltre ho messo tra parentesi tonde (figlio/a di… e di …) la paternità e la maternità dei vari soggetti trattati. Le parentesi quadre [ … ] invece contengono dati e notizie ulteriori, non essenziali ai fini della ricerca, ma comunque di notevole interesse o curiosità.

Solitamente il cognome dei figli, è sottinteso essendo quello del padre; quando però il padre non appartiene al nucleo famigliare principale (o all’argomento del capitolo o capitoletto) che si sta trattando, allora il cognome viene specificato in ognuno dei figli.

ns = non segnato, non indicato sul documento originale
nl = non leggibile, scarabocchio completamente illeggibile e/o non interpretabile, (almeno da parte mia)
p. = padrino; m. = madrina; sp. = sposa
& oppure ○○ oppure ∞ = Unione coniugale, marito e moglie, matrimonio
mgl = moglie ; mt = marito ; fgl = figlio o figlia
D = discendenza; G = generazione; RF = Ramo famigliare; Cpst = Capostipite
0sima = zeresima: 0 è il punto di partenza di una serie e di una numerazione

PS: ho inserito qua e là nel racconto dei nostri antenati un breve commento sui loro nomi propri, sulla loro origine, sul loro significato etimologico e storico; nomi che riprendevano quasi sempre (secondo una bellissima tradizione ora meno in uso, ma allora quasi costante e “doverosa”), il nome del loro nonno/a paterno o materno; ho inserito cioè una piccola e breve nota sui nomi propri, cercando di condividere con il lettore alcune notizie relative ad ogni nome, specie quelle che sembrano del tutto dimenticate: il lettore sappia che queste notizie non sono farina del mio sacco, perché mi sono avvalso del “Dizionario storico etimologico dei nomi di persona in Italia”, edito dalla Utet di Torino, da cui le ho tratte e a cui rimando per ulteriori approfondimenti. Il mio lavoro è stato solo quello di fare una scelta ed una sintesi personale delle notizie più importanti e curiose.

Infine è meglio ricordare ancora una volta i tre “Gruppi Storici” dei Bonomi di Ospitaletto:
— i Bonomi della Trepola che poi si trasferiscono in Via Seriola
— i Bonomi di Evaristo, che derivano da quelli che abitavano alla Trepola (e che venivano da Castegnato) e che ho preferito, per ragioni di chiarezza, tenere distinti anche se hanno degli antenati in comune
— i Bonomi “Nostri” che provengono da Gussago e (da Sale e dalla Croce di Gussago) e arrivano a Ospitaletto verso il 1828 circa.

[1] A. Manzoni – I Promessi Sposi: introduzione

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Prima di esporre i risultati della mia ricerca e metterli a disposizione del lettore per fargli conoscere qualcosa dei nostri Antenati, desidero fornirgli anche qualche notizia sull’autore di questa ricerca e su alcuni momenti salienti della sua vita.

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con il Patrocinio del Comune di Ospitaletto
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