I Bonomi della Val Trompia e Val Gobbia
(da Scaratti: Gli stemmi della Val Trompia)
Stemma: D’azzurro all’albero fiorito, avente alla base un leone passante al naturale, rivolto a sinistra, linguato di rosso, su prato verdeggiante.
L’emblema è riprodotto al numero 35 degli Stemmi di Pietro da Ponte (sec. XIX), nel manoscritto E VIII. 8 della Biblioteca Queriniana di Brescia.
Secondo mons. Francesco Turla, il cognome Bonomi, ovvero boni homines, buoni uomini, deriva dal latino, al singolare, bonus, “nel senso di capace, abilitato a decidere nella vicina”, ossia nell’assemblea dei capifamiglia; alcuni di loro sono provenienti da Avenone della Val Sabbia ed erano chiamati “Bèrghem”„ per indicarne la lontana origine bergamasca, ma secondo Lino Lucchini non è da escludere l’origine veneta; costoro si trasferirono in Valgobbia verso la fine del 1700 o all’inizio del 1800.
I Bonomi di Lumezzane sono contraddistinti con i soprannomi di “Lóck, Minìne, Baresèl, Gatì e Gatù”, con residenza a S. Sebastiano; già appartenente per vari secoli alla parrocchia di S. Apollonio, in origine chiesa filiale della pieve di Lumezzane; specificamente i “Minìne” derivano il loro soprannome da quello di Domenica Gambari detta “Minina” (1855-1895), moglie di Vittorio Bonomi (1842-1885).
Le notizie più antiche finora note relative ai Bonomi risalgono al secolo XVI.
Ad esecuzione di quanto disposto dal vicario del feudo di Lumezzane Faustino “de Mazzano”, come da lettera del 12 gennaio 1515, Pellegrino “Bonomj”, console di Lumezzane, il 15 gennaio successivo diede a Giacomo da Desenzano il possesso di un terreno in Piatucco.
Il 14 ottobre 1581, davanti all’arcivescovo cardinal Carlo Borromeo, visitatore apostolico, spontaneamente si presentò Giacomo Giacomelli (“de Iacomellis”) fu Antonio, abitante a Lumezzane, che –sotto giuramento – dichiarò di essere della parrocchia di S. Apollonio e che circa il comportamento del “curato” don Maffeo Spada ci si poteva informare da “mastro Giovanni di Bonomi, Marco de Iseppo, detto Guerra de Ghidino (Ghidini), et Stephano de Pasothiis (Pasotti)”.
Il 14 marzo 1632, sotto il portico della chiesa parrocchiale del Comune di S. Apollonio “de Lumesanis”, luogo solito e consueto, si tenne la vicinia generale del predetto Comune, cui parteciparono due Bonomi: “ser” Giovanni e Bonomo.
“L’estimo delle marcantie di città et territorio fatto dalli sigg. Perquisitori per la facitura dell’estimo corrente anno 1678” include “Bonomo Bonomi per traffico del filatoglio di seta, l’essercita Lucio Paganino”. Si trattava del filatoio di proprietà del predetto Bonomi di Lumezzane, gestito da Lucio Paganini, collocato in Palazzolo nella contrada “dei Molini”.
L’8 aprile 1696 ser Antonio “Bonhomi” è citato come “Sindico” di S. Apollonio; il 15 aprile seguente al General Consiglio di S. Apollonio, radunato in Montagnone, nella casa del Comune, era presente ser Antonio “Bonhomi”, uno dei “Sindici” del medesimo, insieme ad altri tre “Sindici”; tra i partecipanti c’erano ser Gian Maria e ser Gian Maria fu Giovanni, entrambi “Bonhomi”.
Il 26 febbraio 1697 Bartolomeo “Bonhomi” è compreso tra i cinque “Sindici” e reggenti del Comune di S. Apollonio ed era ancora “Sindico” il 31 dicembre del medesimo anno, mentre il 25 marzo 1699 il predetto, indicato come “ser”, è menzionato come massaro generale della Comunità di S. Apollonio.
Il 9 ottobre 1713 Bartolomeo Bonomi è citato come uno dei “Sindici” e reggenti del Comune di S. Apollonio; il 22 aprile 1714 nella vicinia di S. Apollonio ser Bartolomeo Bonomo, nella sua qualità di “Sindico” e con il consenso degli altri suoi colleghi, rilevò che era necessario eleggere un uomo “atto” da mandar a Venezia per comparire in giudizio nella causa vertente con i cittadini nel Comune di S. Apollonio, causa che fu dibattuta il 4 giugno seguente.
Il 31 maggio 1750, in Lumezzane S. Apollonio, il “General Conseglio di questo Spettabile Publico” elesse due persone per invitare la “Spettabile Comunità della Nostra Val Trompia” a recarsi dal podestà di Brescia per supplicarlo di rimediare ai “disordini del prezzo delle biade al meglio più possibile”. Tra i quattro nominativi votati, risultano ottenere i maggiori consensi il signor Lorenzo Saleri fu Albertino e il signor Bonomo Bonomi, che furono autorizzati a “metter ordine o sia calmedro alla Biada che vien condotta e posta nelle Botteghe della nostra Comunità, giusta il solito della piazza di Gardone della Nostra Valtrompia sotto pena ecc”.
Il 3 dicembre 1780 il “Consiglio Generale” della Comunità di S. Apollonio, convocato per ordine dei cinque “Siedici”, con avviso trasmesso ai votanti dal console Franco Camossi il giorno prima ‘casa per casa”, si radunò nel “loco solito”; tra i presenti ci furono soltanto tre Bonomi: il signor Giacomo, “Sindico”, Giovanni di Carlo e Bonomo.
Interessanti notizie si ricavano dal Catasto Napoleonico del Comune di “Lumezzane S.’ Apollonio”, datato 1811.
Giuseppe Bonomi, figlio di Antonio, aveva una fucina con ruota di proprio uso ed un terreno “sterile”; Bernardino Bonomi fu Gian Maria possedeva “una vigna a ronco con moroni” (gelsi) in località “Montollo”, dove Luigi fu Carlo Bonorni e Bonomo fu Giovanni Bonomi avevano una vigna ciascuno con gelsi; all’eredità del defunto Giacinto Bonomi fu Bonomo, amministrata da Antonio Rivadossi fu Francesco, apparteneva un prato cespugliato in “Massem’ ed ‘una vigna a ronco con moroni” in ‘Zimberone”, dove aveva una vigna simile anche Bernardino Bonomi fu Gian Maria e Giovanni Bonomi fu Carlo era proprietario di un prato e di un ronco, entrambi “con moroni”; sempre in ‘Zimberone”; Francesco fu Carlo Bonomi aveva un ronco “con moroni” ed un altro ne aveva Bernardino fu Gian Maria Bonomi; ivi un prato “con moroni” era di Francesco Bonomi fu Carlo ed un altro apparteneva al predetto Bernardino, mentre Bonomo Bonomi fu Giovanni aveva un ronco ‘con moroni”, pure in ‘Zimberone” e Giovanni Bonomi fu Carlo alle “Ripe marze” possedeva un prato ‘con moroni”.
Bonomi fu Carlo in “Cargne” aveva un prato simile; il citato Bonomo Bonomi fu Giovanni in “Correzole” era proprietario di un prato e di un ronco, entrambi “con moroni”; il predetto Luigi Bonomi fu Carlo aveva anche un ronco ‘con moroni” in ‘Cargne”, dove Antonio Bonomi fu Carlo aveva un ronco: Francesco Bonomi fu Carlo in ‘Paradiso’ possedeva un bosco “dolce’, Giovanni Bonomi fu Carlo aveva un ronco moroni” in “fornelli”, dove ne aveva uno simile anche Bernardino Bonomi fu Gian Maria; un altro ronco con “moroni”, però in “Ceffo”, era di pertinenza dell’eredità del defunto Giacinto Bonomi fu Bonomo, amministrata da Antonio Riva-dossi fu Francesco, oltre che di un orto in Premiano, dove Antonio Bonomi fu Carlo era proprietario di un orto, di una “corte” e di una casa con “corte’ di propria abitazione; casa con ‘corte” di propria abitazione possedeva in Premiano anche Luigi Bonomi fu Carlo e pure Francesco Bonomi fu Carlo; “Bonoma” Bollami fu Giovanni in Premiano aveva un prato “con moro-M”; Antonio Bonomi fu Carlo in località ‘Orto’ aveva un ronco “con moroni”, come l’eredità del defunto Giacinto Bonomi, ma in “Canevrale”; un orto ed un brolo in Premiano erano di Bernardino Bonomi fu Gian Maria; nella stessa contrada Bonomo Bonomi fu Giovanni aveva casa e corte di propria abitazione, come pure l’eredità del fu Giacinto Bonomi e come Bernardino Bonomi fu Gian Maria, mentre Bonomo Bonomi fu Giovanni aveva “una corte” pure in Premiano, dove c’era un orto dell’eredità del fu Giacinto Bonomi, un orto di Bonomo Bonomi fu Giovanni ed una casa da “massaro”„ metà della quale – quella sopra – era di Giacinto Ghidini fu Gian Battista; “una corte’ d’uso promiscuo, ancora in Premiano, era appartenente all’eredità del defunto Giacinto Bonomi fu Bonomo, amministrata da Antonio Rivadossi fu Francesco e fratelli Bortolo e don Gian Battista fu Pietro Frascio; la medesima eredità deteneva metà di una casa “da massaro”, in Premiano, la cui altra metà era di Pietro Baldussi fu Giacomo.
Seguono altre proprietà Bonomi: di Giovanni fu Carlo (una casa e corte di propria abitazione ed un orto in Premiano), di Bonomo fu Giovanni in ‘Camper (un ronco “con moroni”), di Carlo fu Domenico in “Pavel” (un ronco) e ancora di Bonomo fu Giovanni in “Sassina’ (un ronco “con moroni”) ed in “Cargne” (un ronco “con moroni” ed una “ripa boscata forte”), di Antonio M Carlo al “Follo” (una casa da massaro), dell’eredità del fu Giacinto Bonomi fu Bonomo, pure in località “Follo” (un prato), di Bonomo fu Giovanni, sempre al “Follo” (una ‘ripa boscata dolce” ed una casa “da rnassaro”), di Bernardino fu Gian Maria al “Follo” (un prato cespugliato), dell’eredità del fu Giacinto Bonomi fu Bonomo dalle ‘Parti del Castagnol” (un prato cespugliato) di Luigi fu Carlo nella stessa località (un prato cespugliato), di Giovanni fu Carlo nel medesimo luogo (un prato cespugliato), di Bernardino fu Gian Maria alle “Parti del Follo” (un prato cespugliato), di Francesco fu Carlo alle “Parti del Castagnole” (un prato cespugliato), di Bonomo fu Giovanni al “Borgio” (un prato), di Bonomo fu Giovanni al “Borgio” (una casa ‘da massaro”) ed in “Rivandolo” (un bosco ‘forte”), di Antonio fu Carlo in “Sassina” (una fucina con ruota a proprio uso), di Bernardino fu Gian Maria alle “Parti del Castagnole” (un prato cespugliato) e di Bonomo fu Giovanni nella stessa località (un prato cespugliato) ed in “Frainella” (un prato cespugliato). Allegato al registro del “Catasto” è il “Foglio Suppletorio”, con le “Correzioni portate dai Riclami prodotti nel tempo della pubblicazione delle misure”, ossia delle risultanze delle rilevazioni catastali, tra cui quella relativa a Bonomo Bonomi fu Giovanni che in “Scaramone” aveva un bosco “forte”.
Seguono le “Correzioni portate dalla Revisione colla Reticola, prescritta dall’Ordinanza della Direzione Generale del Censo in data 5 novembre 1812”, tra l’altro circa alcune proprietà dei Bonomi, come segue: un prato “con moroni e castagne fruttifere” di Bonomo fu Giovanni in “Scaramone”; un prato cespugliato di Giovanni fu Carlo alle “Parti del Castagnol”; un prato di Bonomo fu Giovanni in “Borgio” e un prato cespugliato di Bernardino fu Giovanni alle “Parti del Castagnol”, le cui misure sono diverse rispetto a quelle indicate in precedenza, come stabilito il 22 marzo 1819 “dall’Imperia) Regia Amministrazione Generale del Censo”, con firma del Direttore Generale Brunetti.
Faustino Bonomi, coniugato, nel 1838 era maestro elementare a Lumezzane S. Apollonio insieme a Pietro Seneci ed alle maestre Teresa Moretti e Angela Bianchi.
Citando l’arciprete don Angelo Polotti, parroco di S. Apollonio di Lumezzane dal 7 giugno 1862 al primo novembre 1903, data della sua scomparsa, don Giuseppe Maratti riporta i nomi del suo Clero Secolare e Regolare, tra i quali due Bonomi, padri dei Fatebenefratelli: Clemente e Samuele, cui apparteneva anche padre Faustino Ghidini.
“All’eposizione operaia del 1889 facevano mostra di sè, oltre agli acciai dei Polotti, le parti di armi commissionate dal Regio Arsenale ai Polotti fratelli e figli, allo Sgritta, ai Gambera, a Bernardo Zanetti, a Giovanni Botti e a molti altri. Sempre più fortuna avevano gli arnesi agricoli di ogni specie del Fomassi, di Giovanni Mori e del Duina; le posaterie e coltellerie ancora di Giovanni Mori, di Michele Gnali, di Nicola Mori; chiodami di Arcangelo Zanetti e di Francesco Bonomi.
Nel 1897 “a Lumezzane si erano concentrate ben 27 fonderie di rame, ottone, bronzo, sulle 37 esistenti in provincia, distribuite fra i rami di poche famiglie, quali i Bonomi, i Pasotti specie Giacomo, i Ghidini, i Rivadossi (specie Faustino)”.
“Nella rubinetteria si andavano specializzando soprattutto le ditte Serafino Bonomi e figli, Vittorio Bonomi, che già agli inizi del ‘900 esportavano in Oriente, Grecia, Egitto”.
“La gamma produttiva dell’industria lumezzanese non ebbe mai confini”.
Mansueto Bonomi, nato nel 1864, lavorò in proprio producendo chioderie in una fucina in località Termine, venduta nel 1934; gli ,‘scotórn” che contraddistinguono questa stirpe dei Bonomi sono: “Tòme, Padèi e Balù”.
All’iniziativa di don Teodosio Roveglia, parroco di S. Sebastiano, si devono l’asilo infantile e la scuola elementare, opere che il giornale “La Sentinella Bresciana” il 24 agosto 1904 definì ‘due ardite e generose iniziative”, con la “direzione economica dei fabbricati” da parte del “sindaco sig. Serafino Gnutti, persona colta e stimata”; come “coadiutori” dell’impresa “sono pure i signori Gnutti Battista, Gnutti Sebastiano, Bonomi Vittorio e altri; con generose offerte in denaro, concorre poi la popolazione tutta”, cori un bravo di cuore “agli iniziatori di sì filantropiche opere” ed un ringraziamento agli oblatori ai quali si augurava che “con sempre nuova generosità abbiano a continuare le offerte fino ad opera compiuta”. La costruzione dell’asilo, delle scuole e del teatro di S. Sebastiano è citata dal giornale “L’Illustrazione Bresciana” del primo luglio 1906.
Agli inizi del 1900, a Castel Focognano, in provincia di Arezzo, i Bonomi di Lumezzane acquistarono due palazzi e vari beni, tra i quali una vasta tenuta agricola, potenziandovi un’importante azienda agricola, tuttora fiorente.
Don Felice Bonomi, nato a Lumezzane S. Sebastiano nel 1908, quinto di dodici figli, ordinato sacerdote a Brescia nel 1931, completò gli studi di teologia all’Università Gregoriana di Roma dal 1931 al 1933; fu vicario cooperatore a Ponte Zanano per vent’anni fino al 1953, impegnato generosamente in ogni forma di attività pastorale; fu parroco alla Stocchetta dal 1953 al 1958 e rettore della chiesetta della Madonna delle Grazzine in Brescia dal 1968 alla morte avvenuta nel 1992; beneficò con grande generosità la comunità parrocchiale di Ponte Zanano, soprattutto finanziando la costruzione delle due chiese del paese, di cui giustamente è considerato benefattore insigne e lasciò erede di tutti i suoi beni il seminario diocesano di Brescia.
Il 29 giugno 1921, solennità dei SS. Pietro e Paolo, si costituì a S. Sebastiano il Circolo della Gioventù Cattolica Italiana, con Stanislao Bonomi di Eugenio, primo presidente, che promosse “scuole serali e domenicali, anche di disegno”.
Il 6 ottobre 1941, pur in piena guerra, vennero “firmati gli atti notarili di acquisizione alla parrocchia” di S. Sebastiano “di tutto il terreno previsto sulla planimetria del nuovo centro religioso” del paese; da Orsola Taroni fu donata l’area per la chiesa per 6.000 mq., “l’area per il prolungamento di via Artigiani per mq. 400 da Simone Bertoli, le aree per il completamento del piazzale e per la strada […] di accesso da Carlo Gnutti per mq. 1.700, dai fratelli Riboldi per mq. 480, da Tobia Bonomi per mq. 1.800 circa”.
Silvio Bonomi, classe 1918, appartenente alla Divisione Acqui, sottotenente, il 24 settembre 1943 venne fucilato dai militi tedeschi alla “Casetta rossa” dell’isola di Cefalonia nell’Egeo; ben cinquemila soldati italiani che occupavano l’isola furono massacrati in quelle tragiche ore.
Una via di Sonìco, contrada di S. Sebastiano, è dedicata al Bonomi.
Tra le “concentrazioni industriali di rilievo” formatesi nella seconda metà del secolo XX si segnala la Metallurgica Bonomi fu Luigi.
Tobia Bonomi, nato a Lumezzane nel 1935, della parrocchia di S. Sebastiano, ordinato diacono nel 1983, che ha svolto il proprio ministero a Lavone e Irma dal 1983 al 2006, è diacono a Marmentino, Ville di Marmentino e Irma dal 2006.
Egidio Domenico Bonomi, nato a Lumezzane nel 1937, laureato in lingue straniere moderne, giornalista, storiografo, notista di costume, è autore di apprezzate commedie dialettali.
Dal 1959 al 1968 il dottor Vittorio Bonomi fu sindaco del Comune di Lumezzane, che – dal 1975 al 1980 – ebbe come successore Faustino Bonomi, detto Fausto.
Don Ezio Bonomi, nato a Villa Carcina nel 1944, della parrocchia di Cailina, ordinato sacerdote nel 1981, vicario cooperatore a Sarezzo dal 1981 al 1988, parroco di Lumezzane Valle dal 1988 al 1990 e di Lumezzane Villaggio Giunti dal 1990 al 2001, è prete collaboratore di Bovegno dal 2001.
Aldo Bonomi di Lumezzane fu presidente dell’Associazione Industriale Bresciana dal 2001 al 2005.
Infine ricordiamo un personaggio di spicco a livello nazionale, Ivanoe Bonomi, nato a Mantova nel 1873 e deceduto a Roma nel 1951, figura eminente del movimento socialista italiano, che dal giugno 1921 al febbraio 1922 e dal 1944 al 1945 fu presidente del Consiglio e dal 1948 alla morte fu presidente del Senato.
