GUAINERI o GARNERI o GUARNERI (da Sabatti)
Stemma: Troncato d’azzurro e rosso all’albero carico di frutti, sradicato, attraversante sul tutto.
Nella pala tardo cinque¬centesca dell’altare maggiore della chiesa parrocchiale di S. Calocero di Cimmo, raffi¬gurante la Madonna col Bambino in gloria, S. Calocero, S. Filastrio ed il com¬mittente, di Pietro Maria Ba¬gnatore, proprio alle spalle di S. Calocero c’è una quercia, sulla quale spicca lo stemma ricordato, stimato di un ramo dei Guarneri.
Tra i notabili cittadini di Brescia firmatari del patto di unione con Venezia, giurato in Duomo nel 1426, figurano due Guai-neri: Bartolomeo e Mazano.
Giovannino de Garneris, rappresentante di Cimmo, è citato tra i Syndici et Procuratores eletti dai Comuni della Valtrompia per la compilazione degli statuti di Valle del 1436.
Il 4 novembre 1543 Francesco de Garneris era presente alla vici¬nia generale del Comune di Lé (Aleno), convocata presso la chiesa di S. Pietro di Marcheno.
Il committente della pala dell’altare maggiore di S. Calocero di Cimmo viene identificato con don Antonio Maria Garneri o Guarne¬ri, parroco di Grumo dal 1564, cui nel 1601 succedette don Giusep¬pe Bernardelli di Lavone, secondo don Amatore Guerini.
Il 12 aprile 1580 don Guarneri accolse mons. Vincenzo Antonini, visitatore suddelegato del visitatore apostolico cardinal Carlo Borro¬meo; egli è citato come don Antonio Maria de Garneriis, di anni 42, giudicato idoneo sia per la preparazione che per il comportamento; gli venne ingiunto di provvedere un chierico tonsurato idoneo, a ser¬vizio della chiesa parrocchiale, sotto pena di un ducato da applicare alla schola del SS. Corpo di Cristo per ogni mese in cui il chierico fos¬se mancato.
La pala maggiore di Cimmo, ordinata nel 1582 dal vescovo Gio¬vanni Dolfin e databile al 1583-1584, sotto lo stemma reca l’iscri¬zione P.A. G.R. che può essere sciolta così: Presbyter Antonius Guar¬nerius Rector.
Nel 1609-1610 i Guarneri sono citati tra le sei famiglie nobili di Chiari ed i Guarnieri tra le quattro famiglie nobili di Ospitaletto.
Tra i nobili bresciani indicati nel 1823 e ammessi il 24 febbraio 1825 agli onori di corte del Regno Lombardo-Veneto, con diritto di fregiarsi del titolo di Don, sono compresi Scipione Guaineri del fu Nob. Pietro ed Ercole suo figlio.
Tuttora dei Garneri sono dimoranti in Cimmo.
L’emblema, scolpito in pietra bianca a ricordo di Giuseppe Unto¬glio, morto a Magno sopra Inzino il 21 gennaio 1848, è posto al di sotto dell’iscrizione che lo ricorda, voluta dal figlio Pietro, nella tom¬ba già dei Tanfoglio in Magno.
I Tanfoglio, antichi originari di Magno sopra Inzino, sono distinti nei ceppi dei Cióéte e Làme; noti sono anche i soprannomi di Durdì e Andriì (eredi di Andrea); la dotorìa de’ Tanfoi è evidenziata da un antico detto popolare.
Una dimora di proprietà Tanfoglio, con portale con arco a sesto acuto, risalente al Quattrocento, si erge in Magno, in via S. Martino.
Il 12 maggio 1466 in Gardone Valtrompia Giovanni fu Vivenzio de Tondo’ de Avichieris di Magno d’Inzino vendette un appezzamento di terra a Cristoforo fu Marchesio Rampini de Schinchis di Gardone; il predetto Vivenzio è considerato il capostipite dei Tanfoglio di Ma¬gno d’Inzino detti Avichieri; il primo cognome latino corrisponde a Tanfoglio, quello di vari armaioli ed acciarinai bresciani attivi nell’800 e nel ‘900, specialmente in Valtrompia.
Come da atto scritto su pergamena dal notaio Bernardino Picci¬nelli di Bovezzo, il 9 aprile 1483 fu testimone in S. Vigilio Cristoforo detto Chiapono de Tarnfolijs, ivi abitante.
Il 25 novembre 1550, in Le (meglio Lé, attuale Aleno di Marcheno), Maria fu Marchesio Tanfoglio di Magno, vedova di Marco Cor¬bioli de Le, nominò eredi Marchesio ed Antonio fu Giovanni Tanfo¬glio di Magno, che erano fratelli.
Il 3 dicembre 1580 l’armaiolo Giovanni Marco Tanfoglio di Magno d’Inzino dichiarò di aver ospitato 10 armi prima l’armaiolo Giovan¬ni Girolamo Aiardi, inquisito come eretico e fuggito dalle carceri di Brescia, che stava a Sondrio a lavorar di schioppi.
Nel 1580 Bernardino di Francesco Tanfoglio abitava a Marcheno.
Il primo gennaio 1588 si fissò in 197 lire e 16 soldi planet la dote di Giovannina Caspi di Lodrino, moglie di Venturino Tanfoglio di Magno d’Inzino ed ivi abitante, con atto rogato in Invito di Lodrino.
In occasione della peste del 1630 Camilla, figlia di Isabetta madre de Risini (Rizzini) e moglie di messer Angelo Tanfoglio, fu sequestra¬ta in casa a Magno d’Inzino.
Nel 1687 il signor Angelo Tanfoglio era uno dei reggenti e sindici della Scola del SS. Sacramento di Magno; nel 1690 Domenico fu Gio¬vanni Tanfoglio era sindico della medesima.
Da ricordare sono anche: un religioso francescano dei Minori Os-servanti, padre Silvestro, al secolo Antonio Tanfoglio, figlio di Gio¬vanni, nato nel 1665 a Magno e morto a Orzinuovi nel 1707; don Giorgio (1663-1721); don Angelo, citato nel 1752; don Antonio, cap¬pellano in Magno nel 1816 e don Antonio Cesare, nato nel 1821, cap¬pellano e maestro a Magno.
Dal 1723 al 1737 rogò in Magno il notaio Giovanni Tanfoglio.
Il signor don Angelo Tanfoglio ricevette una lira per l’obito, ossia il funerale, del signor Giuseppe Zambonetti, celebrato in Gardone Valtrompia nel 1754.
Maria Tanfoglio, figlia di Messer Angelo e di donna Domenica, battezzata il primo settembre 1754 nella parrocchia di S. Martino di Magno sopra Inzino, cui venne imposto il doppio nome di Anna Ma¬ria, sposatasi con Antonio Bregoli di Pezzaze, il 2 novembre 1789 in Pezzaze diede alla luce un bimbo, battezzato il giorno successivo e chiamato Angelo, nella parrocchiale di S. Apollonio di Stravignino; ella apparteneva alla prima delle famiglie distinte del predetto Ma¬gno, una ventina in tutto, citate nel 1756; con testamento del 1847, il figlio Angelo, deceduto nel 1849, fondò l’Ospedale di Mondaro, poi denominato Istituto Bregoli ed istituì la scuola di terza e quarta clas¬se di lingua italiana a vantaggio di tutti i fanciulli della contrada di Mondaro e dei figli poveri delle altre contrade di Pezzaze qualora i figlioli di Mondaro non arrivassero al numero di venti.
Nel 1763 Martino Tanfoglio era cancelliere del Comune di Magno sopra Inzino ed il signor Bortolo Tanfoglio era massaro di Valle; il 7 novembre 1771 Bortolo ossia Bartolomeo Tanfoglio fu Domenico di Magno d’Inzino, abitante in Pregno, fece testamento, raccomandan¬dosi a Gesù Redentore, alla Madre di Dio, a S. Giuseppe, a S. Barto¬lomeo di cui portava il nome, a S. Rosa da Lima, protettrice di lui e della sua famiglia, a S. Anna, al suo Angelo Custode e a tutti i santi del Paradiso; ordinò che il fratello don Gian Maria celebrasse 350 messe e che altre 150 messe privilegiate venissero celebrate anche da altri sacerdoti; all’altare della Beata Vergine della parrocchiale di Cartina, dove stava e doveva restare esposto il quadro da lui donato con l’immagine di S. Rosa da Lima, lasciò 100 scudi bresciani e ordinò di provvedere i damaschi per ornare l’altare stesso, in particola¬re nella festa di S. Rosa; inoltre si doveva versare un ducato d’argen¬to al venerando oratorio di S. Carlo di Gardone Val Trompia. Don Gian Maria Tanfoglio nel 1772 attestò che il fratello Bortolo era mor¬to il 16 novembre 1771; quest’ultimo era stato massaro della par¬rocchiale di Carcina, dove tuttora si conserva la teletta settecentesca raffigurante S. Rosa da Lima e Gesù Bambino.
Don Gian Maria Tanfoglio è citato in atti successivi dal 1774 al 1791.
Dal 1783 al 1810 rogò in Magno il notaio Domenico Tanfoglio.
Nel 1784 Gian Maria Tanfoglio venne nominato a rappresentare tre fabbricanti di baionette e bacchette di Lumezzane per presentare le loro richieste alla Camera Fiscale di Brescia.
Giuseppe (1725-1789), figlio di Pietro Tanfoglio dei Leune, nel 1789 lasciò varie pezze di terra per mantenere una persona che fa¬cesse gratuitamente scuola a Magno sopra Inzino.
Nativo di S. Vigilio è Domenico Tanfoglio, figlio di Bortolo, possi¬dente, giacobino, che fece parte del Governo Provvisorio della Re¬pubblica Bresciana nel 1797 e che aderì alla Repubblica Cisalpina, di cui nel 1798 divenne membro dell’Amministrazione Centrale; arre¬stato dagli austro-russi nel 1799, fu portato a Sebenico e quindi a Pe¬tervaradino, da cui ritornò nel 1801; morì nel 1817 dopo aver pub¬blicato alcuni opuscoli.
Nel 1797 Gian Maria Tanfoglio tentò di smorzare la rivolta anti¬giacobina e antifrancese in Valtrornpia; nel medesimo anno Domeni¬co Tanfoglio era segretario della Comunità di Gardone Valtrompia.
P Tanfoglio (probabilmente di nome Pietro) alla fine del 1809 e nel 1810 era Segretario della Comune di Pezzaze.
Don Domenico Tanfoglio, che è detto di Gardone Valtrompia, dal 1° settembre 1811 al 29 giugno 1812 fu economo spirituale della parrocchia di Tavernole.
Don Antonio (1821-1894), figlio di Angelo Tanfoglio dei Gióéte, sacerdote dal 1845, cappellano e maestro di Magno, presidente della locale Congregazione di Carità, liberaleggiante, sottoscrisse l’appello passagliano; spese tutto il suo patrimonio in opere di beneficenza.
Benemerito è anche Giuseppe Tanfoglio (1825-1903), figlio di Angelo e di Maddalena Sabatti, fratello di don Antonio, che lasciò i suoi beni al Comune di Magno per costituire la dote di circa 100 lire per le ragazze povere e meritevoli del paese e per dare un aiuto alle mamme allattanti i figli fino al decimo mese; pure il fratello Matteo è da ricordare come benefattore.
In via S. Martino un’iscrizione su una lapide murata all’esterno dell’edificio, già sede del Comune di Magno, attesta le benemerenze dei tre fratelli Tanfoglio:
A RICORDARE I MUNIFICI LASCITI DEI COMPIANTI D. ANTONIO MATTEO E GIUSEPPE TANFOGLIO EROGATI A PRO DEI DISEREDATI I POVERI PONGONO 13 APRILE 1903.
La dimora di questi Giòéte sorge a Magno in via Caregno, a nord della piazzetta posta all’inizio del centro storico ed è arricchita da due affreschi del 1700, riproducenti la Passione di Cristo e le Anime del Purgatorio, restaurati da un decermio da Adriano Ansaldi, grazie al¬la sensibilità del compianto Rinaldo Zoli (scomparso nel 2007).
Dei Tanfoglio ricordiamo anche Domenico, laureatosi a Pavia nel 1829 con una tesi relativa all’uso terapeutico dei carboni vegetali, che fu medico condotto a Calcinato; Luigi, che nel 1863 aveva la bot¬tega di battiloro a Brescia in Piazza Vecchia ossia era addetto a ridurre l’oro e l’argento in lama o foglia, e Pietro, che alla fine dell’800 combattè in Africa contro le tribù degli “Scioàni”, di cui dopo il ri¬torno in patria andò favoleggiando; egli venne soprannominato Soà¬no, nomignolo trasmesso ai suoi discendenti, detti appunto del Soà¬no; ricordo delle imprese belliche italiane in Eritrea è anche la deno¬minazione data ad un capanno di Caregno, chiamato Makallè, come il celebre fortilizio africano.
Giuseppe Tanfoglio fu Martirio, deceduto il 21 gennaio 1848, è ri¬cordato a Magno sopra Inzino nello stemma in pietra bianca descrit¬to più sopra, recante la data stessa.
Nel 1855 Maria Lechi maritata Tanfoglio provvedeva all’istruzio¬ne delle ragazze di Magno d’Inzino, mentre il cappellano don Anto¬nio Daffini era il maestro dei figlioli (ragazzi).
Nel 1865 a Giuseppe Tanfoglio, classe 1834, sergente del Reggimento Lancieri di Milano, venne consegnata una medaglia per aver fatto la campagna del 1860-61 per l’Indipendenza e l’Unità d’Italia.
Tra i cinque caduti di Magno per la gloria e la grandezza della pa¬tria nella prima guerra mondiale sono inclusi Davide fu Giuseppe e Giorgio di Giulio Tanfoglio; tra le cinque vittime della seconda guer¬ra mondiale è compreso l’alpino Giorgio Tanfoglio fu Andrea.
Giuseppe Tanfoglio (Magno sopra Inzino 1913-1994) nel 1946 con Antonio Sabatti creò in Magno di Gardone V. T. la ditta «Tanfo¬glio e Sabatti» per la produzione di acciarini e nel 1957 l’officina ar¬miera detta SATA, dalle prime due iniziali dei cognomi di entrambi i soci; nel 1960 egli fondò autonomamente la fabbrica d’armi Tanfo¬glio Giuseppe, pure in Magno, mentre i figli Lino (Bortolo), Marilena (Maria Celsa) e Massimo, nati dalla moglie Rina Bregoli, diedero vi¬ta ad Inzino alla fabbrica Fratelli Tanfoglio, tuttora attiva nella pro¬duzione di pregevoli pistole, vendute prevalentemente sul mercato statunitense.
Tra le ottantaquattro aziende provviste di licenza di pubblica si¬curezza per la produzione ed il commercio di armi da caccia e da di¬fesa, operanti nel Comune di Gardone V. T. nel 1968 risultarono comprese quelle dei Tanfo’ glio F. di Tanfoglio Carlo e di Tanfoglio Giuseppe.
Nel medesimo 1968 su 728 abitanti di Magno di Gardone V. T. i Tanfoglio erano il 12,9 %.
Pietro Tanfoglio è titolare di un’officina meccanica in Magno di Gardone V. T.
Le suore viventi sono: suor Odilia al secolo Ceserina, figlia dei de¬funti Domenica Lechi e Giuseppe fu Federico Tanfoglio, e suor Gi¬gliola (Faustina, detta ‘Nina’), figlia dei defunti Caterina Tanfoglio e Giuseppe fu Matteo Tanfoglio.
La società ciclistica S. Giorgio di Inzino Cicli Tantoglio, fondata nel 1977, ora è denominata Bicycle “Team Tanfoglio”.
Attiva è la ditta Tanfoglio Iran e Monia di Gardone V. T., specia¬lizzata nella lavorazione di canne da caccia e tiro e nella livellatura e saldatura in lega speciale.
