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Epigrafe Bevilacqua per Enea Guarneri

Epigrafe Bevilacqua per Enea Guarneri

La tomba di Enea Guarneri riporta la seguente scritte dettata da p. Giulio Bevilacqua:

Dal fascicolo DOC goliardici e biografici di Enea Guarneri.
Passirano 24 ottobre 1894-Aschach 25 giugno 1918 — Enea Guarneri-capitano degli alpini-Per tre anni eroicamente provato – nelle più dure prove di guerra – prigioniero degli austriaci ad Aschach sul Danubio – nel sotterraneo scavato – a recuperare la libertà con la fuga -oppresso da subita frana – esortava i suoi fedeli compagni – con magnanima e serena costanza – perseverassero nell’opera – non invocarselo a sua salvezza – il nemico.

—…— o voi quanti la veste caro – e piangente della mia morte, – quando la macelleria mi ebbe sommerso – e i compagni dal cunicolo – più non udivano la mia voce, – o miei cari -nessun dolore io provai – ma in placido riposo di sogno – tutti voi e i presenti – e fisi in Dio gli occhi dell’anima – videro ancora non nate – le nuovissime vittorie d’Italia – e la fuga dell’oppressore – vi abbracciai vi baciai esultando – e morte non fu che svegliarmi – in una più viva realtà. – Silvio Pieri

Hostibus profligatis — Iniquis jamdudum finibus fractis – fortiter patriae ob novos pugnantes – milites – vallis Thanari cohortis – italicae Primae alpinae legionis – ingenitae memores pietatis – hoc sacellum – heic in summo praerupto monte – sanguine solo et nomine rubro – indiscretis in acie oppetitum reliquis colendis- castris et vallo – favente numine – imbribus austrisque furentibus defendendis – pridie Kal. Jun. anni MCMXVI- dicarunt.
Questa dovrebbe essere la lapide con l’iscrizione di BES riferita da EG nelle sue lettere.

“ O voi quanti m’aveste caro
e piangete della mia morte,
quando la maceria m’ebbe sommerso
e i compagni dal cunicolo
più non udivano la mia voce
O miei cari
Nessun dolore io provai
Ma in un placido riposo di sogno
Tutti voi ebbi presenti
E fisi in Dio gli occhi dell’anima
Videro ancora non nate le novissime vittorie d’Italia
E la fuga dell’oppressore
Vi abbracciai, vi baciai esultando
E morte non fu che svegliarmi
In una più viva realtà”

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