O tu che sei tra i vivi / Solo perché ti penso;
come se odor d’incenso / fosse il pino che fu;
ma con me vivi, vivi / tu pure un po’: tremando
l’attimo io vedo, quando / non ti penserò più!
Resta di me, pensiero! / Ch’io creda, o Dio! Tuoi servi,
Morte, sian vene e nervi; / pensiero, anima, no!
Ch’io resti col pensiero, / che non si estingua mai!
E sempre in me sarai, / in te sempre sarò.
Ma… oh, l’eterna doglia / Del mio pensiero sperso,
quando nell’universo / cerchi ciò che non v’è!
Quando le braccia voglia / Per ricondurti al seno!
La bocca! Gli occhi! Almeno / Perch’io pianga su te!
Giuseppe Gerini
4rta Discendenza dei Bonomi
3 Ramo Famigliare: Pietro Bortolo (3RF-1D-1A)
Nucleo Famigliare:
Pietro Bonomi & Nedelia Aletto
Abbiamo visto che l’unico figlio di Pietro Bortolo Bonomi e di Marietta Trebeschi, Arturo 3RF-2D-1A si sposa a Paderno con Maria Erminia Gares, dalla quale nascono sei figli, due figli maschi muoiono in tenera età, mentre raggiungono l’età adulta due maschi e due femmine.
Dal matrimonio tra Arturo e Maria Erminia Gares nascono i seguenti figli:
— Pietro (Giuseppe) (2/12/1921 – 17/01/2012) 3G-3RF-1, padrino Angelo Trebeschi di Rodengo; dopo la laurea in medicina e chirurgia si dedicherà alla Pediatria e sposerà il 14/06/1947 Nedelia Aletto (11/07/1925 – 18/02/2008) di Carlo e Lucia Casetta. La sua carriera si svolgerà come medico funzionario delle ex Mutue e come pediatra nei consultori dei nostri paesi.
Dal matrimonio tra Pietro e Nedelia Aletto sono nati:
— Roberto[i] Arturo Carlo (α 13/04/1948) (4G-3RF-1-1), padrino lo zio materno Pietro Aletto di Carlo; Roberto sposerà il 21/12/1974 Maria Pia Senesi (8/02/1950) di Botticino, figlia di Mario (23/09/1921 – 10/11/1986) e di Ester Della Fiore (7/04/1923 – 7/07/2009), sposatisi il 23/09/1948. Dal matrimonio tra Roberto e Pia sono nati due figli:
– Barbara[ii] (α 18/04/1976) che sposa il 23/09/2005 Federico Pirovano (α a BS il 30/01/1977), figlio di Romeo (nato a BS il 20/06/19453) e di Antonia Gozzoli (nata a Pontevico il 14/03/1946), sposati a Lonato il 31/05/1973. Hanno avuto due figli:
– Maddalena 19/04/2007
– Francesca 12/11/2009
[Nonni paterni di Federico: Romeo Pirovano è figlio di Giuseppe (α a Saccolongo (PD) il 31/01/1919 e disperso in Russia (morte presunta 1/03/1943)) e Ida Romingo (α a BS il 10/04/1920 – ω il 5/04/2011). Giuseppe ed Ida si erano sposati a BS il 10/05/1942.
Nonni materni di Federico: Orazio Gozzoli (α a Verolavecchia il 30/11/1910 – ω a BS il 21/06/1965) e Maddalena Girelli (α a Pontevico il 15/11/1910 – ω a BS il 25/06/1998); Orazio e Maddalena si erano sposati a Pontevico il 28/12/1935.]
– Piermario (10/07/1981) (5G-3RF-1-1-1) che sposa il 30/08/2008 a Treviso Francesca Pozza (α 20/06/1981) nata a Treviso (figlia di GioBatta e di Angela Lupato). Hanno avuto una figlia Olivia Silvia il 21 ottobre 2011, nata a Frimley (Regno Unito).
[GioBatta Pozza α 22/10/1944 a Lusiana (Vicenza); Angela Lupato α 26/04/1950 anche lei a Lusiana (Vicenza). I genitori di Francesca si sono sposati a Preganziol (Treviso) il 20/07/1975.
I nonni paterni di Francesca (e genitori di GioBatta) erano Costante Pozza α 19/05/1913 a Lusiana, e Angela Sartori α 25/09/1914 a Lusiana, dove si erano sposati il 12/12/1943.
I nonni materni di Francesca (e genitori di Angela Lupato) erano Ubaldo Lupato α 31/10/1925 a Lusiana, e Antonia Sartori α 30/01/1930 a Lusiana, dove si erano sposati il 31/12/1949.]
— Maria Erminia (α 27/08/1954) che sposa il 22/09/1980 nel Santuario della Madonna delle Grazie a BS, Pier Franco Marcoli (15/02/1951 – 2/12/2008), figlio di Ruggero (12/02/1923 – 12/08/1952) e di Maria Maddalena Zamboni (α 22/03/1926), che si erano sposati a … il 2/05/1950. Pier Franco ha una sorella: Maria Paola (α 18/01/1952). Dal matrimonio tra Maria Erminia e Pier Franco nasceranno:
– Silvia Marcoli (22/11/1981 – 27/07/1994)
– Ruggero[iii] Marcoli (20/10/1984)



- Nucleo Famigliare:
Anna Maria Bonomi & Giuseppe Torri
— Anna Maria (Mariuccia) (6/04/1926), madrina Anna Venturi e Carolina Piccinelli; sposa il 10/09/1955 Giuseppe Luciano Torri (12/12/1919) di Natale Antonio (25/12/891 – Rovato, 20/01/1977 a 85 a.) e di Rosa Scolari (9/10/1895 – 10/07/1987 a 91 a.), maestro elementare; dal matrimonio nascerà una figlia:
- Tiziana[iv] Torri (α 14/11/1960) che sposa il Lamberto Bonera (BS, α 3/07/1959), dal loro matrimonio nascerà:
– Matilde[v] Bonera (BS, 3/01/2000)

- Nucleo Famigliare:
Liliana Bonomi & Lorenzo De Leo
— Liliana Giuseppina (21/12/1932), madrina Gina Gozio; sposa l’8/05/1954 Lorenzo De Leo (Grottaminarda (AV), 21/01/1920 – 9/12/2005), che era figlio di Pasquale e di Margherita Carosina Lanza (i Lanza erano cugini di Pio XII, in quanto la mamma del Papa era una Lanza): Pasquale e Margherita si erano sposati a Grottaminarda il 16/10/1918. Lorenzo era guardia scelta della Squadra Mobile di BS; dal loro matrimonio sono nati due figli:
– Arturo De Leo (24/08/1955) che sposerà il 6/09/1980 Barbara Martinelli (2/03/1958), figlia di Celeste Giovanni (13/09/1914 – 27/05/2004) e di Enrica Federica Giuseppa Vincenza Morandi (8/03/1932 – 6/08/1997); dal matrimonio sono nati i seguenti figli:
— Lorenzo De Leo 23/05/1983
— Giovanni De Leo 19/06/1986
— Alessandro De Leo 15/11/1989
– Dario[vi] De Leo (25/07/1966) che sposerà il Nicoletta Tamburlin (11/03/1965) da cui divorzierà il 19/12/2007, dopo aver avuto da lei una figlia di nome Liliana Margherita (3/02/1995).
Dario è maresciallo dei Carabinieri ed ora, avendo molte morose, ma con nessuna seriamente impegnato, si dedica ad opere di carità … !

- Nucleo Famigliare:
1° – 4a) Giuseppe Bonomi & Dania Campana
2° – 4b) Giuseppe Bonomi & Costanza Cancelli
— Giuseppe Antonio (Peppino III), 3G-3RF-2, padrino Giuseppe Crescenti; sposa a BS il 5/09/1970 Dania Eliana Campana (2/09/1945) di Agostino e di Simone Gauffier; ma dopo alcuni anni di incomprensioni i due si separarono nel 1996; dal 1996 Giuseppe (Peppino III) convive con Costanza Cancelli (24/10/1955) di Abele e di Francesca Vizzardi, di Rovato.
Dal matrimonio tra Giuseppe e Dania sono nati due figli:
Arturo (Andrea) (20/11/1972) 4G-3RF-2-1
Alessandro (17/05/1980) 4G-3RF-2-2
… ai quali è soprattutto dedicato questo lavoro, con l’intima speranza che lo sappiano apprezzare e valorizzare.
Giuseppe e Dania divorziano il 25/10/2011.
Giuseppe sposa Costanza Cancelli il 9/10/2012.

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[i] Roberto: di origine germanica, è formato da Rhotha (fama) e da Berhta (illustre): sembrerebbe dunque indicare una persona illustre per fama: imposto forse con intenti augurali:. In Italia fece la sua comparsa in età longobardica, come Hrodeberht, attestato a partire dall’VIII sec: nella forma latinizzata Rodepertus, confluita poi nel latino medioevale Ropertus e Robertus. Nel corso del sec XI il nome acquisì grande popolarità per influsso del francese Robert portato in Italia dai Normanni e dagli Angioini. Ricordiamo fra i sovrani di Francia, Normandia e Scozia che portarono questo nome: Roberto I di Francia Re dal 922, figlio di Roberto il Forte; il normanno Roberto II Cortacoscia (1054-1134), figlio di Guglielmo il Conquistatore, che si pose con altri al comando dalla prima Crociata; infine il nobile scozzese Roberto I Bruce (1274-1329), che lottò per l’indipendenza della sua patria dal dominio inglese. Doveroso il riferimento a Roberto I il Guiscardo (1015-1085), figlio di Tancredi d’Altavilla, che tentò di sottrarre la Sicilia agli Arabi; e a Roberto I d’Angiò (1278-1343), re di Napoli dal 1309 e poi Signore di Firenze e di Genova, letterato e mecenate. Tra i Santi ricordiamo S. Roberto di Molesme vissuto tra il 1028 e il1111, che fu tra i fondatori del monastero di Citeaux e dell’ordine cistercense; il Gesuita S. Roberto Bellarmino, cardinale e Dottore della Chiesa, nato a Montepulciano il 4 ottobre 1542, autore delle note ‘Disputationes de controversiis christianae fidei’. Spentosi il 17 settembre 1621 fu beatificato nel 1923 e canonizzato nel 1930, la sua festa è il 13 maggio.
[ii] Barbara: ampiamente diffuso, deriva dall’aggettivo latino barbarus, antico prestito dal greco barbaros, voce onomatopeica formata con le sillabe bar-bar che riproducevano il balbettio. In origine il significato fu appunto balbuziente, poi per estensione passò a designare ‘ chi parla una lingua incomprensibile’, e quindi per i Greci chiunque fosse straniero, indipendentemente dal grado di civiltà raggiunto: i barbari furono considerati per esempio i Macedoni, e i Persiani. Quando i Romani accolsero il termine ne adottarono anche il significato, che estesero a tutti i popoli non romani e non greci, mentre per gli autori cristiani divennero sinonimo di gentilis o paganus, cioè di non cristiano. In epoca imperiale Barbarus e Barbara divennero molto frequenti come soprannomi riferiti alla provenienza. La successiva affermazione del nome al femminile è legata al culto si S. Barbara; Barbara figlia del ricco pagano Dioscoro di Nicomedia si convertì ardentemente al cristianesimo suscitando le ire del padre. Per avere rifiutato il matrimonio che le era stato preparato, fu rinchiusa in una torre con due sole finestre, dove non mostrò di provare alcun disagio; l’unica modifica che richiese fu quella di aprire una terza finestra per poter onorare la SS.ma Trinità. A quel punto il padre divenne così furioso che la denunciò alle autorità, sottoponendola egli stesso a vari supplizi, tra cui il fuoco; infine esasperato dalla resistenza della ragazza, la decapitò restando nello stesso istante incenerito, colpito da un fulmine. Questo legame con il fuoco e con i fulmini diffuse la pratica di invocare la protezione della santa nel caso di incendi o durante i temporali; dopo la scoperta della polvere da sparo S. Barbara divenne patrona degli artiglieri (almeno dal 1529), oltre che dei vigili del fuoco e dei minatori. Da lei prese il nome la santabarbara, cioè il dispositivo delle munizioni. Nel X secolo il suo corpo venne donato alla città di Venezia dall’imperatore Basilio e fu deposto nella Chiesa di S. Giovanni Evangelista. Patrono di Rieti e di Paternò (CT) , festeggiato il 4 dicembre, dà il nome a molte località in tutta Italia.
[iii] Ruggero: di origine germanica risale al personale Hrodgaer formato da ‘hrotha’ (fama, gloria) e ‘gaira’ (lancia). Intorno al IX secolo fu adattato al latino medievale Rothecherius e poi Rotgerius. In Italia si diffonde attraverso l’antico francese Rogier confluito nel moderno Roger. Alla diffusione medievale del nome hanno contribuito i molti sovrani normanni che portavano questo nome ed ebbero diretti contatti con l’Italia meridionale tra l’XI e il XII secolo: Ruggero d’Altavilla, duca di Puglia e di Calabria, che nel 1085 succedette al padre Roberto il Guiscardo; suo zio Ruggero I d’Altavilla, conte di Sicilia, figlio di Tancredi, che sottrasse la Sicilia agli arabi (1061-1091; suo figlio Ruggero II d’Altavilla che unificò i possedimenti territoriali dei normanni nel sud Italia. Poi il nome fu sostenuto dal culto di alcuni santi, tra cui S. Ruggero vescovo di Canne nel XII secolo, oggi patrono di Barletta , dove sono conservate alcune reliquie del suo corpo; il beato francescano Ruggero da Todi, onorato il 5 gennaio che fu tra i primi seguaci di S. Francesco d’Assisi. Il nome trovò poi diffusione nel Rinascimento grazie alla fortuna dell’Orlando Innamorato di Matteo Maria Boiardo e del successivo Orlando Furioso di Ludovico Ariosto.
[iv] Tiziana: derivata da Tizio è già presente nel mondo romano specie in epoca imperiale come Titianus; mostra scarsa vitalità durante il medioevo nonostante l’esistenza di S. Tiziano Vescovo di Oderzo nel VII sec. Nato ad Eraclea tra Piave e Livenza, fu discepolo e collaboratore di S. Floriano d’Oderzo. Le sue spoglie contese fra i due luoghi intorno ai quali si era svolta la sua vita, vale a dire Eraclea e Oderzo, depositate su di una barca abbandonata alla deriva, giunsero miracolosamente a Porto Buffole e di lì furono trasferite a Ceneda, uno dei borghi che con Serravalle costituiranno Vittorio Veneto. A lui è intitolata la Cattedrale della città. Festeggiato il 16 gennaio, è patrono di tutti e tre i luoghi citati. A San Tiziano Vescovo di Brescia o a San Tiziano Vescovo di Lodi sono dovute le ricorrenze della Lombardia.
[v] Matilde: di origine germanica è composto da mathi (forza, potenza) e hildjo (battaglia, combattimento). Compare con notevole frequenza in Italia centrale a partire dal 968 come Matilda. Tale diffusione è da collegarsi con la figura di Matilde di Canossa (1046-1115), marchesa di Toscana, figlia di Bonifacio I e di Beatrice di Lorena. Appoggiò papa Gregorio VII nella lotta delle investiture contro l’imperatore Enrico IV, che scomunicato dovette recarsi penitente presso il catello di Canossa, presso Reggio Emilia, dove il papa era ospite della marchesa. Il nome è sostenuto anche dal culto di alcune sante, tra cui due regine. La prima moglie di Enrico I l’Uccellatore e madre di Ottone I, tormentata dalle controversie dei figli, alla morte del marito si ritirò nel monastero di Quedlinburg, da lei stessa fondato, morendovi in fama di santità. Il suo culto è molto vivo in Germania, soprattutto a Monaco, Fulda e Paderbon. L’iconografia la rappresenta con la corona in testa e una borsa di denari in mano, simboli della sua identità regale e della sua attività in favore dei poveri e degli ammalati; festa il 14 marzo. La seconda, figlia di Malcolm I di Scozia, sposò Enrico I d’Inghilterra. Fondò a Londra due chiese e un ospedale in cui si curavano malati e lebbrosi. È sepolta nell’Abbazia di Westminster; festa il 30 aprile. Di nobile famiglia, imparentata con l’imperatore, era invece Matilde di Hackerborn, nata nel 1241, monaca benedettina autrice di quel ‘Libro della grazia speciale’ che Boccaccio cita come Lode della dama Matilde. Antecedenti così illustri hanno contribuito a diffondere un’aura aristocratica intorno al nome.
[vi] Dario: il nome risale al persiano antico ‘Darayavahush’ composta da ‘daraya’, che deriva dal verbo ‘darayamiy’ (possedere, conservare) e da ‘vahu’ (buono, bene): il significato del nome è quindi “Che possiede ciò che è buono, che conserva i beni”. È giunto a noi attraverso il greco Dareios, che diede poi il latino Darius. Di matrice storica deve la sua diffusione alla fama di tre re persiani: Dario I (ω 486 a. C.), successore di Cambise, organizzò il vastissimo impero dal Danubio all’India. Per controllarlo meglio fece costruire la “strada reale” lunga 2400 km che attraversava il regno da Susa a Sardi. Nel suo tentativo di espansione verso la Grecia fu fermato da Milziade nella battaglia di Maratona (490 a. C.); Dario II (ω 404 a. C.) è noto per il sostegno dato a Sparta nella guerra del Peloponneso; Dario III (ω 330 a. C.) ultimo re della dinastia, combattè contro Alessandro Magno e ne fu sconfitto. Il nome entra nella tradizione cristiana grazie a S. Dario martire a Nicea, festeggiato il 19 dicembre, e a S. Daria martire, moglie di Crisanto col quale fu sepolta viva lungo la via Salaria durante la persecuzione di Numeriano (festa il 25 ottobre).
