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8-Docs Ospedale di Rovato forniti da don Donni

8-Docs Ospedale di Rovato forniti da don Donni

NOTA DI STORIA DELL’OSPEDALE DI ROVATO

La brevità del tempo disponibile mi permette di presentare solo una nota di cronaca rimandando all’eventuale pubblicazione riflessioni e valutazioni sulla storia di questo ospedale nei suoi circa 250 anni, con tutto ciò che in persone, mezzi e problemi nel tempo hanno trasformato la piccola istituzione iniziale in un importante centro di cura e di assistenza fino alla attuale decadenza.

Assistenza e beneficenza nei secoli
Le istituzioni e le forme caritative dell’antichità cristiana (pievi, chiese diaconali, monasteri col dovere dell’ospitalità, della visita settimanale ai malati, xenodochi e ospizi medievali) cedettero il passo ad altre per la forza di alcuni fenomeni che maturarono nuove idee e soluzioni anche nell’assistenza e nella carità. La sensibilità religiosa produsse nuove forme organizzative (parrocchie e ordini mendicanti); la società elaborò una nuova organizzazione e configurazione del territorio mediante una diversa viabilità in rapporto alle attività economiche ed ai traffici; istituzione di ospedali, lazzaretti; istituzioni di intervento come i monti di pietà… Lo scarso impegno della repubblica di Venezia per l’assistenza nel territorio extra cittadino orientò privati e istituzioni ad affrontare i gravi e frequenti problemi dei poveri coi modesti mezzi offerti dalla carità cristiana. Si svilupparono confraternite, scuole, aggregazioni che offrivano agli associati attività di culto, di formazione, di mutua assistenza e sostegno sociale. Numerosi i legati per maritare le ragazze povere, per provvedere le famiglie di coperte o letti (per separare i figli), di sale, olio, farina, ecc. Quei lasciti almeno sino alla fine dell’Ottocento garantirono a diverse persone sussidi indispensabili per la propria vita.
Dai registri delle Confraternite locali si rilevano frequenti carità e modesti contributi in denaro per i poveri, ma anche per i convertiti (calvinisti, ebrei ed anche turchi), gente sradicata dal proprio contesto sociale e che sopravviveva con tali carità. Ai poveri e infermi, si offriva pane, calzature, coperte, vestiti o si interveniva in occasione di matrimonio; molto rari i prestiti. (1)

Il Pio luogo del Consorzio dei poveri della B. Vergine
Nacque da molteplici, antichi legati per la carità ai poveri, agli infermi e per l’istituzione del Monte grano in favore dei contadini. (2) Nella visita del 1678 si annota: “Quattro volte all’anno si distribuisce il grano ai singoli poveri, consistente in un coppo di grano (3 litri) e fino ad otto persone per famiglia; se i componenti eccedono questo numero non si dà nulla di più. Ad ogni infermo o mendicante si dà una lira piccola per ciascuno al mese, a mezzo di un bollettino redatto dai tre consoli incaricati di ciò e che distribuiscono anche il grano come sopra.”
Il Consorzio distribuiva una elemosina mensile ai poveri infermi, vecchi e inabili al lavoro; offriva pane confezionato con una parte del frumento disponibile nel Monte grano e abiti e panni;
prestava ai contadini il frumento necessario per la semina con la clausola della restituzione al momento del raccolto; era dato in prestito gratuitamente o a prezzo calmierato in tempo di carestia (1773).
Un ulteriore tipo di carità era legata a consuetudini devozionale: il pagamento dei predicatori della Quaresima e dell’Avvento, il pagamento delle due messe cui il Consorzio è obbligato, una da celebrarsi nella Collegiata, secondo il decreto del vescovo Marin Giorgio dell’11 aprile 1611, e l’altra nella chiesa di S. Stefano.
Il Consorzio era retto da un consiglio e amministrato da diversi incaricati (3) che gestivano il considerevole patrimonio i cui redditi erano erogati come si è già detto, provvedeva con oculatezza alle spese di funzionamento (tasse, salari, spese di culto derivanti dai legati).
Di esso si conoscono, per fonte diretta, soltanto le modalità di elezione, di rinnovo delle cariche e di funzionamento adottate nel sec. XVIII.
A seguito del decreto 14 giugno 1734 emanato dal provveditore Federico Tiepolo al termine della revisione dei conti del Consorzio dei poveri vengono dettate norme sia sulla gestione patrimoniale sia sul rinnovo delle cariche. “Invalsa la mala introduzione della perpetuità de’ Consiglieri, venendo meno all’osservanza delle leggi”, il provveditore ordina che i 72 membri del Consiglio generale di Rovato eleggano 24 consiglieri del Consorzio in sostituzione degli attuali. Il nuovo consiglio così composto provvederà all’elezione degli uffici e alla distribuzione delle cariche, quindi, al loro rinnovo con cadenza annuale.
Dal registro delle provvisioni si evince che il consiglio si riunisce 4 o 5 volte ogni anno nella sala di proprietà del Consorzio accanto alla chiesa parrocchiale. Tutte le decisioni vengono prese dal consiglio per ballottazione e altrettanto si fa per l’elezione dei dirigenti che sono i 3 consoli, i 3 ragionati, i 2 sindici, il cancelliere, le 4 persone (2per Rovato e 2 per la campagna) incaricate di tagliare gli alberi e rami secchi delle terre affittate.
Nel corso dell’anno sono ballottati i 2 misuratori del frumento delle dispense.
Il consiglio decide e sceglie anche le famiglie povere ammesse alla beneficenza e per le quali viene formato ogni anno un poliziario
Nel 1808 i1 Consorzio come istituto di carità e beneficenza cessa di fatto la propria attività. Il suo patrimonio e quello del Monte di pietà vengono gradualmente messi a disposizione dell’Ospedale amministrato dalla Congregazione di carità.

L’ospedale dei poveri infermi
Gli ammalati di Rovato erano curati in casa o inviati all’Ospedale Maggiore di Brescia con sussidi del Consorzio, ma la distanza comportava per molti gravissimi rischi di vita.
Rovato aveva allora una popolazione di circa 6.000 abitanti, godeva di un notevole benessere per i suoi commerci e ambiva a primeggiare tra le comunità della Franciacorta. Il prevosto Taglietti propose al Consorzio (17.6.1759) di istituire un ospedale per i poveri infermi.
Prospettandosi l’opportunità di conseguire un consistente legato (L. 3705) fatto da Bona Ottavio di Rovato, il 18 aprile 1762 il prevosto a nome anche di alcune persone pie e caritatevoli di Rovato presentò un memoriale al Consiglio Comunale per l’istituzione dell’ospedale. Il consiglio ne approvò l’istituzione e i quattro deputati indicati nel memoriale dal parroco, i quali avevano il compito di amministrare il capitale iniziale e future elemosine a favore dell’Ospedale e di avviare l’attività di assistenza. Una settimana dopo il Consorzio costituiva un capitale rinunciando per sempre all’annua distribuzione di 22 some di pane (circa 28 quintali) che si faceva all’ascensione per dotare l’istituendo ospedale per infermi poveri di Rovato che non si voleva recasse aggravi alla popolazione. I fondatori si accontentavano del pane dell’ascensione e confidavano su lasciti e contributi liberi. La duplice decisione di erigere in Rovato un Ospedale fu approvata con ducale del 27 agosto 1763 che concedeva l’acquisto di area e casa come avvenne con istrumento10 dicembre 1763 col quale i deputati acquistarono il fondo e la casa di Giacomo Carretti ed altre due case adiacenti site nell’area adibita ad ospedale fino ad oggi, al prezzo di scudi 1250 (lire 8.750) pagato all’istante. Sin dalla sua fondazione il patrimonio dell’Ospedale fu incrementato soprattutto da legati testamentari numerosi e cospicui anche nel corso dell’Ottocento.
Per alcuni decenni rimase un piccolo ospedale di soli 8 letti, ma qui i malati poveri trovavano assistenza medica, cibo e medicinali gratuiti.
Da principio esso era gestito da una commissione di 4 persone. In una seduta convocata il 16 gennaio 1780 dai deputati fino ad allora in carica, riunita in Consulta di rappresentanti del paese e delle contrade interne e contrade esterne cui parteciparono alcune pie persone col compito di creare le cariche e distribuire gli uffici. La direzione si costituì secondo questa forma:
Un Governatore per l’amministrazione finanziaria, col compito di decidere le spese da farsi nel corso dell’anno, esaminare quelle già effettuate, emettere il benestare ai pagamenti.
Due presidenti ai quali col compito di ricevere e amministrare le eredità e i legati.
Due ragionati per esaminare le spese annuali, preparare i conti ai massari, verificare i saldi di cassa.
Un ufficiale giudiziario o sollecitatore col compito di obbligare i debitori morosi al pagamento, di risolvere i giudizi ed atti incoati.
Sei deputati (due per il paese, quattro per la campagna) che si dovevano occupare delle necessarie questue, di porle all’incanto e di mettere a disposizione dell’Ospedale il ricavato.
Fino al 1791 la consulta dell’Ospedale non fu rinnovata forse perché i cittadini volevano evitare intralci o fastidi nei propri affari, segno di una scarsa sensibilità verso l’istituzione.
Nel 1783 si aggiunse la farmacia interna cui è preposto lo speziale Bonadeo; nel 1791 il Consiglio dell’Ospedale decide di sorteggiare tra gli speziali di Rovato per la somministrazione trimestrale dei medicinali (Sessione 2.1.1791).
Agli ammalati era assicurato anche il servizio religioso (4)

Il periodo napoleonico
Nella storia convulsa a cavallo dei due secoli la storia dell’Ospedale si intreccia con quella della organizzazione della beneficenza e assistenza che la rivoluzione del 1797 ritenne un dovere dello Stato e della società provvedere lavoro, mezzi di sussistenza e assistenza ai bisognosi (legge 31 maggio 1798) per cui la Repubblica bresciana laicizzò e centralizzò le istituzioni di assistenza e di carità. Per provvedere i mezzi finanziari al programma scolastico e assistenziale furono abolite varie corporazioni religiose (monasteri e conventi) ed incamerati gli istituti caritativi collegati; riordinati i quadri amministrativi degli istituti assistenziali, riducendo gli amministratori e modificando le scadenze delle cariche; si conservarono tutti gli istituti assistenziali già controllati da enti pubblici, favorendoli con i beni incamerati degli ordini e delle corporazioni religiose; alcuni ospedali (Orzinuovi, Chiari, Verolanuova, Bagolino e Asola) e molti Pii luoghi vennero alleggeriti dai carichi di culto derivanti da legati testamentari. (5)
La subentrante dominazione austro – russa (1799 – 1800) impedì l’attuazione del progetto poi ripreso dalla Repubblica Cisalpina (1803) e dal Regno Italico.
Col decreto 5 settembre 1806 si riformava l’intero sistema sanitario del Regno Italico: l’amministrazione generale della beneficenza pubblica fu assunta dal Ministero per il culto; in tutti i comuni del Regno d’Italia furono istituite le Congregazioni di carità; si crearono commissioni mediche in tutti i Dipartimenti, potenziando vecchie strutture ospedaliere, mobilitando l’apparato sanitario, facendo delle strutture igienico sanitarie uno strumento della politica di consenso popolare. (6)
Gli istituti di beneficenza ed assistenza furono profondamente riformati: si concentrarono le diverse amministrazioni (Ospedali, Orfanotrofi, Luoghi Pii, legati di beneficenza) nell’unico grande organismo (decreto di Napoleone I, 21 gennaio 1807) detto Congregazione di carità.
A Rovato fu attivata il 22 marzo 1808 e nel “Piano di amministrazione della Congregazione di carità della comune di Rovato” si rileva che essa amministrava l’Ospedale, il Pio luogo di carità elemosiniere o Consorzio e il Monte di Pietà. Erano costituite due commissioni che si riunivano collegialmente il mercoledì: una per l’Ospedale e una per il Pio luogo e Monte di pietà.
Nella Congregazione di Carità presieduta dal vice prefetto gli istituti di beneficenza non avevano alcuna rappresentanza; le amministrazioni dei singoli istituti caritativi tenevano separati i capitali, entrate, spese e in sessione propria ciascun istituto trattava e deliberava i relativi interessi. Si trattava di una unificazione nominale e burocratica, che risultò, alla fine, un puro e semplice coordinamento amministrativo di opere diverse rimaste del tutto indipendenti dal Governo.
Dal punto di vista del funzionamento dell’ufficio dal 1809 era ordinata la compilazione di un giornale di cassa per tutti gli stabili diviso in due giornali subalterni. L’amministrazione degli istituti prevedeva una ragioneria e segreteria generale e centrale “che dovrà formare un registro sopra libri novi e terrà la relativa scritturazione e in regola la contabilità”; un protocollo “unico e generale ove dirigersi le carte per la relativa diramazione”; un “archivio generale ove sono raccolte tutte le carte, libri, ed ogni e qualunque documento”. Gli impiegati e incaricati in questi primi anni erano un cancelliere o segretario, un aggiunto ragioniere, un portiere, un infermiere, un chirurgo, un esattore per la riscossione di affitti e censi.

Ospedale
Nel luglio 1797, la direzione dell’Ospedale fu assegnata ad una commissione di tre deputati affiancati da un cassiere per tutte le incombenze contabili. Nel 1802 si rileva “il forte sbilancio in causa di alloggi e cura prestati massime a tanti infermi militari austriaci e francesi e per la non più udita eccedenza dei prezzi d’ogni genere di viveri”. (7)
Nel 1807 l’Ospedale aveva ancora solo 12 letti (8) e il 9 maggio 1810 il Consorzio deliberava di passare all’Ospedale i suoi redditi per contribuire allo sviluppo dei posti letto (previsti 25 letti, ma in effetti ne sono documentati 24 almeno fino al 1860) cessando così l’attività del Monte granario. Utilizzando anche altri beni e lasciti (cfr. 1810: Stato distinto…) il nuovo edificio fu costruito nel 1812 – 1813, su progetto e direzione dell’architetto Pietro della Torre, realizzato da Gio Maria Lancini con l’avallo di Carlo Antonio Manna di Palazzolo figlio di Domenico da Palazzolo (9)
Anche per l’assistenza religiosa si costruì un luogo adatto e vi ebbe presenza stabile il Cappellano incaricato dell’assistenza ai malati e di eseguire gli oneri di culto.

Sotto l’Austria
Il governo austriaco sostituì la Congregazione di carità (19 luglio 1819) con l’Istituto elemosiniere locale che prevedeva una amministrazione propria per i singoli istituti ed un direttorio composto dal parroco, dal primo deputato del comune e dall’amministratore dell’Ospedale (10). Questa rappresentanza della Congregazione vigilava sulla rispondenza delle decisioni in rapporto alle carte di fondazione degli istituti; il governo attuava una sorveglianza minuziosa sebbene cauta attraverso queste persone uniche responsabili dirette verso l’autorità governativa tutoria dei Pii luoghi di beneficenza e dei Comuni. Tale commissione rappresentò l’Istituto elemosiniere di Rovato per tutto il periodo del Regno Lombardo-Veneto e sopravvisse anche dopo la ricostituzione della Congregazione di carità, nel 1862, per l’esiguo patrimonio rimasto che amministrò fino alla sua completa erosione. (11)
Per l’Ospedale invece, il dispaccio dell’arciduca viceré (20 novembre 1821; decreto 14 dicembre 1821 n. 6805) disponeva l’autonomia dall’Istituto elemosiniere stabilendo che “la direzione dell’Ospedale fosse assunta dal medico curante ed amministrato da altro individuo, il sig. Giacomo Lazzaroni. La Congregazione di carità dal 24 marzo 1822 non avrà più ingerenza per questi settori e dovrà redigere l’inventario dei documenti.”
Nel periodo austriaco furono numerose le richieste di relazioni e le visite ispettive effettuate all’Ospedale di Rovato.
In una nota del luglio 1823 indirizzata all’amministratore dell’Ospedale Vincenzo Mazza, il commissario distrettuale di Chiari chiese “una relazione ragionata sulla nuova amministrazione attivata un anno prima che prevedeva la presenza di due distinti uffici quello dell’amministratore e quello del direttore dell’Ospedale; chiedeva inoltre di conoscere la pianta organica degli impiegati non mancando di esporre con bene e intese osservazioni il vantaggio e gli svantaggi del nuovo sistema”. L’amministratore rispose che il direttore si occupa del buon andamento dell’Ospedale e cioè della cura, mantenimento e assistenza degli infermi ricoverati; che la nuova amministrazione è vantaggiosa come si può rilevare dal costo giornaliero e annuale degli infermi; che il nuovo sistema risulta per l’amministrazione più pronto e spedito e più facile è l’intelligenza tra amministratore e direttore”.
Nel 1828 una perizia per la casa che ad uso di spezieria “di ragione di questo stabilimento”.
Una statistica segnala che le presenze medie giornaliere nell’ospedale passarono dalle 4 unità del 1808 alle 10 del 1833. (12)
Il verbale della visita del commissario aggiunto (1831) annota che “l’Ospedale è costituito da una grande sala divisa a metà per accogliere gli uomini separatamente dalle donne; in generale è soddisfacente il modo in cui è tenuta la sala, un po’ meno bene sono tenuti i letti. I cibi, pane, vino e riso, sono di buona qualità. Secondo le dichiarazioni degli ammalati, deve essere ammonito l’infermiere che trascura i suoi doveri. Nell’ufficio dell’amministrazione è riscontrata poca cura: non è stato attivato il repertorio dei capitali, il registro di cassa e il repertorio delle cause in corso”.
Nel verbale della visita ispettiva del 1832 e negli anni successivi, vengono segnalate irregolarità nella tenuta dell’ufficio e nell’amministrazione del patrimonio.
Nel 1834 si costruirono tre nuovi locali di cui due con vasca in pietra di Botticino per i bagni di cura ai pellagrosi. (13)
Il 22 luglio 1845 suor Vincenza Gerosa presentò le sue suore all’amministrazione dell’Ospedale di Rovato, e fu una di queste, suor Giacinta Brembati, che prodigandosi per un soldato tedesco ferito a Rovato nel 1848, fece recedere i commilitoni dal proposito di vendetta sul paese.
Nella relazione post 1855 si annota che l’ospedale aveva 30 letti.

Il regno d’Italia
Il governo italiano con la legge 20 novembre 1859 sulle Pie cause richiamò in vita la Congregazione di Carità (che a Rovato fu attivata nel 1861). Superando il concetto di semplice assistenza individuale ridava piena autonomia ad ogni amministrazione pur sotto l’alta sorveglianza della Prefettura.
La legge n.753 del 3.8.1862 determinava una nuova disciplina che consentiva allo Stato l’esercizio ed il controllo diretto delle attività benefiche viste come beneficenza legale, sebbene privata ed assoggettate alla legge per un più utile conseguimento delle finalità. La Congregazione di Carità aveva lo specifico scopo di erogare i redditi mediante dispensa di medicinali, denaro e generi ai poveri del paese. In base al regolamento attuativo (R.D. 27.11.1862, n.1007) alla Congregazione di Rovato era assegnata l’amministrazione diretta delle Opere pie Orfanotrofio e Ospedale che conservava statuti e regolamenti propri ed il conto economico separato. (14)
Frattanto le forme dell’assistenza locale si ampliavano con l’istituzione dell’Orfanotrofio Femminile (1867) e dei primi servizi per i cronici (che però ebbero sempre una figura giuridica autonoma). Nel verbale di ispezione della Congregazione di carità del 1878 si trova scritto che l’ufficio dell’opera pia si trova “nello stabilimento dell’Ospitale ed è composto di una stanza terranea abbastanza comoda ed ampia, fornito di tavoli, armadi e scaffali per il buon andamento dell’amministrazione e pella custodia degli atti”.
Nel maggio del 1878 la Congregazione di carità approvò lo statuto, il regolamento amministrativo e il regolamento sanitario interno dell’Ospedale civile. (15)
Nel 1879 la Congregazione di Carità si dotava di Statuto organico (26.3.1879, approvato da Umberto I con R.D. 18.5.1879) assumendo l’amministrazione e direzione dell’Ospedale (D.R. 24.7.1879) e dell’Orfanotrofio femminile (R.D. 24.7.1879) sebbene ciascun ente fosse regolato da un proprio Statuto organico. (16)
L’amplissima inchiesta del 1884 sulle Opere pie delinea le caratteristiche dei singoli luoghi. Per la Congregazione di carità definisce che suo precipuo scopo in ordine allo Statuto è di amministrare i beni destinati genericamente a favore dei poveri, di erogare le entrate e distribuire i soccorsi secondo le testamentarie disposizioni ed in mancanza di queste secondo i bisogni dei poveri stessi. L’Ospedale ha lo scopo di prestare ricovero e cura ai malati ed infermi miserabili del Comune. L’Orfanotrofio ha lo scopo di dar ricovero ed educazione alle figlie povere del Comune rimaste orfane in età ancora tenera o che abbiano uno dei genitori assenti od in carcere.
La legge Crispi sulle istituzioni di assistenza e beneficenza (17 luglio 1890 n. 6972) introduceva nuovi elementi circa la natura, finalità e ordinamento degli enti di beneficenza, dando origine a discussioni e contrasti, perché prevedeva anche di modificare le volontà dei testatori e delle tavole di fondazione preferendo le finalità dell’ente rispetto a quelle del testatore (17). La circolare Ministeriale di applicazione dell’articolo 89 della legge stabiliva che le fondazioni con rendita inferiore a lire 5.000 annue dovessero venire concentrate nella Congregazione di carità come avvenne anche per alcune commissarie locali (18).

Ospedale
Nel 1864 vi funzionavano due bagni: a mezzodì per i ricoverati e malati poveri del Comune; a monte per gli abitanti agiati del Comune o a pagamento. Però l’ospedale era sempre più occupato da ammalati cronici per i quali esistevano appositi lasciti e solo assai tardi si stipularono convenzioni tra Giunta comunale e Congregazione di carità determinando i relativi carichi. (19)
Nel verbale di seduta della Congregazione di carità (14 luglio 1871) si annotava infatti che l’Ospedale ha mezzi per 21 malati (20) ma da qualche tempo il numero medio dei presenti giungeva anche a 26 e decideva di limitare i letti disponibili a 20 (a metà tra maschi e femmine, compresi i 4 cronici ora a carico dell’ospedale) e di tenere disponibili altri 4 letti per i casi veramente straordinari di malattie contagiose, ferite o persone bisognose di una cura separata e speciale. I letti furono assegnati in numero di 9 per ogni medico condotto e di due per il chirurgo; per gli altri 4 ad uso comune.
Nel sec. XIX crebbero in modo notevole i lasciti a favore dell’Ospedale con incremento del patrimonio per cui l’Ospedale affittava terre e case ereditati e prestava denaro a mutuo.
Nel 1880 il dott. Ettore Spalenza lasciava alla Congregazione di Carità tutta la sua sostanza (oltre L. 300.000) e ciò permise l’ampliamento del 1880 – ’81 con la costruzione di due locali per gli uffici amministrativi e lo stabilimento balneario; in segno di riconoscenza verso la fine del secolo gli fu intitolato l’Ospedale. (21)
Nel 1893 – ’94 si costruì il nuovo fabbricato della chirurgia su progetto ing. Giacomo Santamaria di Milano con spesa preventivata di L. 27.000.
Nel 1899 si completarono queste opere chiudendo la galleria con ampia vetrata (Luigi Caratti e Achille Bonetti) e dotando la sala chirurgica di caldaia per acqua calda e di nuovi strumenti chirurgici (spesa circa L. 5.000).
Al 1903 l’Ospedale di Rovato aveva la capacità media di 32 – 36 malati. Nel 1903 la Congregazione di Carità era autorizzata ad accettare la gestione della Farmacia S. Carlo donata dal dott. Cobelli Arnaldo e si ebbero controversie con le altre due farmacie locali che temevano da ciò pregiudicata la propria attività a vantaggio di quella che sarebbe stata l’unica a distribuire medicinali ai poveri.
Nel 1907 si dotava di acqua estratta con pompa elettrica da un pozzo appositamente scavato col Comune ad uso della popolazione e dell’ospedale.
Nel 1920 aveva 55 posti letto, 1 medico, 4 Suore, 7 infermieri.
Nel 1921 con un contributo di L. 15.000 della Cassa di Risparmio delle provincie Lombarde si ristrutturò il reparto di isolamento, si fece la vasca del lavatoio nel locale del bucato e si portò l’acqua potabile a tutti i servizi.
Con deliberazione 15 settembre 1925 la Congregazione approvava il nuovo regolamento interno per la Direzione ed assistenza medico chirurgica ostetrica (22).
Nel 1927 l’ing. Angelo Bordoni di Brescia redigeva il progetto per due reparti uguali e simmetrici per ammalati di tubercolosi cronici, redimibili, comprendenti sala di riunione e refettorio, terrazzo per la cura del sole, servizi. Spesa prevista di L.186.280.
L’Ospedale era però privo di una vera chiesa (23) che fu costruita nel 1929 – ’30 su progetto dell’ing. Filippo Migliorati di Rovato, grazie ad appositi lasciti e contributi. (24)
NB. La legge organica R.D. 27.7.1934 N. 1265 che approvava il testo unico delle leggi sanitarie disciplinò il sistema sanitario e ospedaliero. La vigilanza in materia di assistenza sanitaria e ospedaliera fu affidata al Ministero dell’interno; dal 1945 all’alto commissariato per l’igiene e la sanità pubblica dipendente dal Presidente del Consiglio dei ministri; dal 1958 al Ministero della sanità.

Dalle speranze alla chiusura
La legge 3 giugno 1937 variava la legge del 1890, sostituendo alla Congregazione di Carità l’Ente Comunale di Assistenza (ECA) che ne assume tutte le funzioni. (25)
L’amministrazione dei pii luoghi di Rovato da parte dell’ECA dura poco perché con regio decreto dell’8 febbraio 1939 l’Ospedale civile unitamente all’Orfanotrofio femminile furono decentrati dall’ECA; retti da distinti statuti e contabilità ebbero un’amministrazione unica composta dal presidente nominato dal prefetto di Brescia e da quattro membri di cui tre nominati dal podestà di Rovato e uno dal segretario politico del fascio di combattimento. La commissione durava in carica quattro anni e i membri potevano essere confermati senza interruzione.
I ricoveri invece continuarono in gestione autonoma e con la presidenza del parroco pro tempore.
L’ECA continuò a rappresentare sul territorio l’istituto di pubblica assistenza e beneficenza fino alla soppressione avvenuta nel 1978.
L’ordinamento repubblicano recepì gli ECA per gestire l’assistenza pubblica. Il consiglio di amministrazione era composto da 5 membri di cui tre scelti dal consiglio comunale e 2 di nomina prefettizia e tra questi due membri era scelto il presidente.
Le nascenti regioni concentrarono nella gestione comunale i servizi di assistenza sociale accorpando la beneficenza pubblica e i servizi sociali di base (legge 22.7.1975 n.382; decreto di attuazione 24.12.1977, n.616): con ciò si soppressero gli ECA entro il 30.6.1978 trasferendo l’assistenza sociale ai Comuni.

L’Ospedale
L’edificio risultato da tanti interventi rimase quasi intatto fino a tutti gli anni ’50 con reparti di medicina, chirurgia e l’annesso Ricovero anziani.
Nel 1954 ospitò 543 malati avendo 86 posti letto (compresi N. 26 cronici) e 22 dipendenti
Nel 1956 iniziava l’attività dei Donatori di sangue (Avis).
Nel 1957 – 58 si costruì il nuovo reparto di maternità, le sale dei dozzinanti di chirurgia e medicina, si rinnovarono i servizi e l’impianto di riscaldamento; si acquisirono strumenti tecnici per tutti i reparti. (26)
Nel giugno 1966 lasciarono l’Ospedale le Suore di Maria bambina, sostituite dalle Suore della carità di Maria Antida Thouret. (27)
Nel luglio 1966 passava da Infermeria a Ospedale di II categoria generico.
La legge organica sull’assistenza ospedaliera (N. 132 del 12.2.1968) disciplinava la costituzione, requisiti e categorie degli ospedali (di zona, provinciali, regionali), delineando la struttura interna degli ospedali, lo stato giuridico del personale, la disciplina della spedalità privata; l’attuazione della legge fu affidata a tre DPR,128; 129; 130 del 1969.
Con DPR. 5.11.1968 l’ospedale di Rovato era dichiarato Ente ospedaliero (G.U. 113, 3.5.1969). L’Ospedale contava allora 120 posti letto.
Nel 1972 era approvato il progetto di ristrutturazione e ampliamento dell’Ospedale e quell’anno ospitò 5253 malati nei 240 posti letto (compresi N. 3 cronici) e aveva 109 dipendenti (28).
In quel momento l’ospedale di Rovato attraversava un periodo di sviluppo notevole in termini di operosità e di consenso, con un buon livello di assistenza sanitaria.
Con la L.R. 3 settembre 1974 n. 55 “Piano ospedaliero della regione Lombardia per il quinquennio 1974 – 1978”, l’Ospedale Ettore Spalenza si fondeva con l’Ospedale civile Mellini di Chiari, dando vita all’ospedale provinciale di Chiari – Rovato. (29)
La riforma sanitaria crea le USL (Unità Sanitarie Locali) che attraverso i suoi organi (Assemblea generale; comitato di gestione; presidente) gestiscono tutte le competenze in materia sanitaria (prevenzione, cura, riabilitazione, igiene pubblica, veterinaria, ecc.), strutture spesso legate alle esigenze e interessi delle parti e che grave scontento hanno generato nella società.
(DPR 616 24 luglio 1977; L. 23 dicembre 1977 n. 833, attuata con la L.R. 5 aprile 1978 n 35 “Ordinamento dei servizi di zona
L’Ospedale fu accorpato con quello di Chiari nell’USSL 34 secondo l’ordinamento regionale dei servizi di zona (dal 1981 al 1994). Nel 1975 fu chiuso il reparto di maternità che ultimamente aveva annoverato 600 parti annuali. Nel 1982 fu proposto di concentrare il Pronto soccorso e chirurgia a Chiari e medicina a Rovato. La popolazione con un “Comitato di difesa dell’Ospedale” (primavera 1982) si alzò a difesa contro la riduzione di qualità dell’assistenza, lo smantellamento tramite l’assorbimento in quello di Chiari (Rovato aveva raggiunto 35.000 giornate di degenza), finalità da conseguire salvaguardandone il ruolo naturale e la funzione storica a servizio di gran parte della Franciacorta e della pianura occidentale (30)
Nel 1990 si prevedeva un notevole ampliamento dell’ospedale con nuovi servizi per istallarvi il centro psico sociale; centro terapie psichiatriche e di risocializzazione e la TAC (31).
Le manifestazioni popolari del luglio 1990 per la difesa dell’Ospedale (32) si pongono all’inizio della decadenza dell’Ospedale.
Nel 1991 furono chiusi il reparto di chirurgia ed il pronto soccorso (con 17.000 accessi annui), veniva trasferita a Rovato la neurologia come conseguenza dell’impianto della TAC.
Il sistema previsto dalla legge 833/1978 (istitutrice del Servizio sanitario nazionale) fu modificato dalla legge delega 23.10.1992 N. 421 essendo andato in crisi per l’incremento dei costi a fronte di una impostazione dimostratasi inefficace. Tra i principi della legge: livelli di assistenza collegati alle risorse disponibili; le USL si trasformano in aziende con contabilità di carattere economico – patrimoniale; parità delle istituzioni sanitarie pubbliche e private col diritto di scelta tra di esse da parte del cittadino; principio dell’accreditamento, possesso cioè di particolari requisiti di qualità; pagamento forfettario delle prestazioni patologiche per realizzare un incremento dei ricoveri; autonomia per alcuni ospedali e gestione dell’ASL, aziende regionali, da parte di un direttore generale, sciogliendo ogni legame con tutti gli enti locali (con funzione di indirizzo nella programmazione), per evitare ingerenze politiche.
Di conseguenza nel 1995 la USL 34 diviene Azienda Sanitaria Locale 14 con l’ospedale di Chiari (con direzione generale, amministrativa e sanitaria) ed i presidi di Rovato, Iseo e Palazzolo.
Nell’ambito della riforma sanitaria della Regione Lombardia che scorpora gli ospedali (chiamati Aziende Ospedaliere) dalle ASL.
Nel 1999 la divisione di medicina fu trasferita a Chiari e successivamente lo stesso avvenne per la neurologia e la traumatologia. A Rovato rimase un servizio di primo soccorso diurno (soppresso dal 1.6.2002).
Attualmente a Rovato sono attivi il poliambulatori, il servizio di radiologia con ecografia internistica, il punto prelievi del laboratorio di analisi e dell’AVIS (1400 – 1500 donazioni annue); il servizio ambulatoriale e di degenza protetta della psichiatria.

Oggi e domani
La decadenza di questo ospedale che solo venticinque anni fa alimentava prospettive di grande interesse si confonde con la cronaca dell’organizzazione sanitaria in continua trasformazione.
La gente è sconcertata da questo vortice nel quale sembra che rari momenti di saggezza siano per lo più sopraffatti da elaborazioni culturali e scelte operative così improvvide da disperdere preziose esperienze sociali e umiliare valide capacità professionali, con lo sperpero di enormi quantità di denaro pubblico mentre forse sembra più scarsa l’attenzione al dolore, ai bisogno ed alle attese dei cittadini.
La società civile ha cercato di costruire nuovi ambiti di vivibilità, creando per i deboli forme di servizio indipendenti dalla stato, che però vi sta già allungando le mani.
Anche a Rovato, sono stati gettati molti semi. Tra gli altri nel dicembre 1995 apriva il centro “S. Maria in S. Stefano” della fondazione don Gnocchi centro di riabilitazione neuromotoria in via Martinengo 33/a sorto su area legata alla “Pro Juventute” dalla signora Maria Cornetti (33).
Il centro cura circa 3.600 pazienti all’anno avvalendosi di 21 operatori (fisiatri, medici e collaboratori sanitari) con prestazioni interne e sul territorio.
Questo centro opera in Rovato proprio nella fase di declino dell’ospedale ed ha trovato una provvidenziale accoglienza nel prevosto Gianni Albertelli. Nella sua commemorazione mons. Angelo Bazzari presidente della fondazione don Gnocchi ha scritto: “Don Giovanni amava la spiritualità di don Gnocchi e stimava a tal punto la Fondazione da investire la sua autorevolezza e la sua autorità perché l’Ospedale di Rovato “Ettore Spalenza” diventasse un punto di riferimento per la salute dei suoi parrocchiani, caldeggiandone la trasformazione in un centro riabilitativo di eccellenza”. (34)
Sembrava che il lungo cammino dell’Ospedale fosse sfociato nel nulla, ma vedi un po’ che riprende vita anche per opera di un altro prevosto di Rovato affidando le radici promettenti alla fondazione don Gnocchi un “innamorato del mistero di ogni persona umana” (dice la recente biografia di Giorgio Rumi e Edoardo Bressan). Nella sua carta dei valori recita: “La nostra missione. Promuovere e realizzare una nuova cultura di attenzione ai bisogni dell’uomo per farci carico del sofferente nella sua dimensione globale di persona al centro delle nostre attività di assistenza, cura, riabilitazione, ricerca e formazione e considerando prioritariamente i soggetti che si trovano in stato di maggior bisogno, anche con soluzioni innovative e sperimentali”.
Il Signore accompagni il vostro cammino, vi dia forza e coraggio; noi cittadini staremo sempre dalla parte di chi soffre e di chi si china su di essi per sollevarli nella debolezza.

Statistica delle presenze di malati all’Ospedale di Rovato
Anno Ricoverati Presenza media Giorni permanenza
maschi femmine
1835 96 49 13 4910
1836 167 85 20 7520
1838 138 54 19 6935
1839 111 53 17 6263
1840 135 66 18 6621
1841 129 56 21 7888
1844 120 78 23 8395
1846 124 62 – – – – –
1847 141 78 23 8493
1850 111 49 – – – – –
1853 104 47 17 6415
1857 97 81 22 5511
1860 114 56 16 6632
1914 totale 276
1954 totale 543 con 86 posti letto (N. 26 cronici) N. 22 dipendenti
1972 totale N.5253 con N. 240 posti letto (N. 3 cronici) e N. 109 dipendenti

Archivi
Tra il 1979 e il 1991 l’archivio storico dell’Ospedale fu salvato da Tarcisio Bertoni, dipendente comunale e dalla bibliotecaria Ebe Radici. Riunito in locali adiacenti al palazzo municipale come archivio aggregato a quello comunale, fu inventariato dalla dott. Giuseppina Caldera.
La parte d’archivio dell’Ospedale Ettore Spalenza di Rovato trasferita nel 1975 a Chiari era costituita dalla documentazione del dopoguerra e dalla serie dei registri delle deliberazioni. Tale documentazione fu collocata nello scantinato di un edificio dell’ospedale “Mellino Mellini di Chiari dove, a causa dello scoppio di una caldaia e dell’allagamento del locale, subì gravissimi danni.
L’archivio amministrativo e sanitario dei nuovi organismi posti in essere dal 1973 si trova ora a Chiari in parte nella sede della ex USL 14 e in parte in locali dell’AO Mellino Mellini
Durante l’operazione di recupero viene affidato definitivamente al Comune anche il patrimonio librario dell’Ospedale che oggi è conservato nella biblioteca comunale “Cesare Cantù”.
L’archivio dell’ECA dal 1939 al 1978 che si trova in locali di proprietà comunale non è riordinato né inventariato.

Bibliografia
G. DONNI, Momenti e forme di carità ed assistenza a Rovato, relazione per la III Biennale di Franciacorta, Erbusco 19 settembre 1993, in “Le forme della Carità – Istituzioni assistenziali in Franciacorta”, Centro culturale di Franciacorta, Brescia, 1994.
SERGIO ONGER (a cura di), Luoghi incerti. Gli ospedali nel Bresciano e il caso di Castrezzato (1767 – 1920), Brescia 1990, Ed. Grafo.

Note
1 Le polizze di spesa della Scuola del Santissimo (A.P. Rovato, Cartella 4, polizze ad annum) segnalano erogazioni caritative di piccole somme a poveri e bisognosi o sussidi a persone passate alla Santa fede da altri culti o dall’evangelismo.

2) Legato di Comino Peroni fatto l’anno 1484 al Consorzio (Sabatti, Statistica…., pag. 253)

3) Variamente composto nel tempo: fino al 1572 era composto da 4 sindaci dei conti e le chiavi erano conservate da tre Consoli; nel 1572 si rinnovò la forma di governo con la formazione di un Consiglio di 12 membri che sceglievano i 4 consoli e il Cancelliere; di 24 membri

4) Il parroco Gatti il 24.6.1791 chiedeva di potervi celebrare una messa per comunicare i malati e nel 1798 si sa che venne portato un altare da una chiesa soppressa di Rovato. (lettera di don Gatti in: ACRovato, Ospedale di Rovato, Consulte e sessioni 1780 – 1806, f. 28).
Il 31.12.1798 al Comune si chiedeva e autorizzava l’asporto della pietra sacra dall’altare del cadente S. Vincenzo per dotare l’altare della nuova cappella dell’Ospedale testè eretto. (A.C.R. Cart. 145, vari 1799)

5) “Nell’anno 1797 in forza del decreto 17 vendemiale fatto dal provvisorio Governo di Brescia furono alienate ossia cedute in pagamento de’ debiti contratti da quel Governo a vari creditori 54 pezze di terra ammontanti alla somma di piò 118, t. 64.7.1 pel prezzo di piccole lire bresciane 128.641.3. Tale alienazione ridusse il P. Luogo del Consorzio ad un ottavo circa delle di lui rendite. Venne in seguito il momento in cui il Governo Cisalpino volle indennizzare col restituire tanti capitali e segnò il giusto dec. termini 9 ventoso anno 6 e.francese in forza delquale coll’istromento 22 germile 1794 a.VI fu assegnato l’importar di L. 128.641.3 in diversi capitali. (Cancellato: senza però indennizzarlo dei frutti decorsi dall’epoca della vendita all’epoca dell’indennizzazione. Il discapito dei frutti annuali ammonta a some N. – – di frumento essendo affittate le pezze di terra alienate come sopra some 174 quarte 10 annue. Evidente il discapito della mancanza dei frutti non ebbe tuttavia alcun risarcimento e sarebbe tollerabile qualora si restringesse ad un frutto annuale di qualche tempo passato.)
L’unito calcolo dimostrativo del ricavato d’allora e del ricavato presente sarebbe sufficiente a dimostrare il discapito ricevuto, ma per convalidarlo si presenta l’occasione di far vedere che le pezze di terra furono vendute una metà circa del loro valore. Nel 1794 19 novembre il citt. Carlo Mazza ottenne di fare un concambio col Consorzio di una pezza di terra ora passata nel citt. Dusini l’acquistò dal Mazza fatto all’oggetto del concambio per L. 14 la tavola come dall. – – e passò nel citt. Dusini per L. 9.10 per tavola.
In tale situazione di cose li Presidi del P.Luogo si presentano alla Giustizia del Governo attuale onde avere quell’indennizzazione che crederà conveniente.” (Foglio staccato in: a.C.Rovato, Massari attuali del Consorzio de’Poveri di Rovato, 1731 – 1806)

6) Carlo Zaghi, L’Italia di napoleone dalla Cisalpina al regno, Storia d’Italia, Torino, Einaudi, vol. 18, t.1, pag. 436)

7) A.C.Rovato, Ospitale di Rovato, Consulti e sessioni 1780 – 1806, 20 aprile 1802, f. 44.

8) A. Sabatti, Quadro statistico del Dipartimento del mella, Brescia, bertoni, 1807 pagg. 251 – 254

9) Prezzo d’asta L. 11.096; l’opera invece costò L. 24.016:56:08 infatti si resero necessarie delle opere supplementari e non previste dal disegno piuttosto approssimativo e quindi una serie di perizie dell’architetto Gio Corti per conto di Carlo Antonio Manna e dell’architetto Pietro Della Torre per la Congregazione davano che davano cifre diverse sulle opere fatte e su quelle non eseguite per cambiamenti e quindi da abbonarsi all’impresario. Ne seguiva processo che condannava gli impresari a rifondere la somma di L. 5.770,94,4 (sentenza 5 agosto 1820) e la soluzione venne col lodo del 1831 ad opera dell’arbitro ing. Carlo Barcella. Il Manna aveva sposato Carolina Roveda di Cologne.

10) Circolare 21 dicembre 1825 N. 22410 – 178

11) Lo statuto dell’istituto elemosiniere, compilato come per le altre opere pie locali nel 1878, comprende 3 capi e complessivamente 5 articoli mentre il regolamento è costituito da 3 capitoli con 12 articoli.
La finalità principale dell’istituto è l’erogazione dei redditi mediante la dispensa di medicinali, denaro e generi vari ai poveri (art. 3).
Il patrimonio dell’istituto consiste nei 1878 nei pochi capitali risultanti nell’inventario (art. 4).
Gli impiegati dell’istituto sono gli stessi che prestano servizio anche per le altre opere pie (art, 5) per il cui stipendio l’istituto è tenuto a contribuire con una quota prestabilita.
Secondo il Regolamento tutti i registri patrimoniali, i conti d’amministrazione, i fascicoli degli atti (mutui) debbono essere tenuti separati ad eccezione dei registro di protocollo il quale abbraccia l’amministrazione generale delle opere pie (art. 3 del regolamento).
Le norme per l’amministrazione de patrimoni o e delle rendite sono conformi a quelle dell’Ospedale civile e vengono considerate parte integrante del regolamento dell’istituto elemosiniere (art. 4 del regolamento).
Il regolamento dell’istituto elemosiniere, anche per l’erogazione delle rendite, prevede disposizioni analoghe a quelle della Congregazione; gli aventi diritto alla pubblica beneficenza debbono essere iscritti nell’elenco dei poveri.
A tal fine, vengono assunte informazioni dal parroco o dai curati o da medici curanti.
I medicinali sono distribuiti dal farmacista fornitore dell’Ospedale. Per ricevere tali medicinale è necessaria la ricetta del medico vistata dalla Congregazione.
L’istituto provvede alla distribuzione di lenzuola e pagliericci e altri generi di prima necessità (art. 5-12 del regolamento).
Nell’archivio pochi sono i documenti riferibili all’istituto elemosiniere; vi sono alcuni mutui che dopo il 1862, di fatto, si identificano come mutui della Congregazione di carità.
Nell’atrio d’ingresso dell’ex Ospedale Ettore Spalenza una lapideelenca i benefattori dell’istituto elemosiniere (poi Congregazione di carità) che contribuirono con i loro lasciti ad assicurare aiuto ai più bisognosi. Numerose sono le testimonianze di questi legati conservate in archivio.
I nomi del benefattori indicati sulla lapide sono:
Astori don Giovanni 1831
Martinazzi don Giacomo s.d.,
Martinazzi Carlo fu Giovanni 1840,
Lucca Michele 1845
Spalenze Alfonso 1866
Spelenza Pietro 1878
Perlotti Domenico 1910
Metelli don Rinaldo 1912
Scolari cav. Alpinolo 1923
Valzorio Emma 1927
Merlotti Gentile s.d.,
Bona cav. Ottavlo 1935.

12) A. Schivardi, Nuovo prospetto statistico dei pubblici stabilimenti sanitari e di soccorso della città e provincia di Brescia, in “Annali universali di statistica” 1834, vol. 39, pag. 303 – 306 (Citato in Luoghi incerti, pag. 14, nota 18)
Wilelmo Menis, Saggio di topografia statistico – medica della provincia di Brescia aggiuntevi le notizie storico statistiche sul cholera epidemico che la desolò nell’anno 1836, Brescia, Tip. della Minerva, 1837, vol. 1, pag. 182 (ivi citato)

13) Progetto ingegnere Carlo Barcella di Chiari, spesa di L. 856,96.
Nel 1840 si sviluppò una controversia con la fabbriceria per la sospensione di alcuni contributi derivanti da antica consuetudine e non da carte di fondazione: ospitava i predicatori fornendo tutto l’occorrente e contribuendo con £. 41:45 pel predicatore quaresimalista; dava il locale per l’Ufficio della fabriceria della Parrocchiale e versava il contributo annuo alla Parrocchia di £. 105 in cera.
Dalla corrispondenza fra i due enti si apprende che Il Pio Luogo Consorzio era un Istituto di beneficenza e contribuiva più elargizioni a favore della Chiesa, dei poveri e dello stesso ospitale allora in misere condizioni, derivanti dalle entrate di L. 5306:41 (nel 1810). Fra le erogazioni del Consorzio eravi l’annua dispensa di N. 23 coperte di lana, il pagamento di L. 392:62 all’Ospitale, la dispensa di L. 1200 annue ai poveri in danaro, quella di sacchi circa 150 di formentone (L. 2.400) all’anno in tre volte. Di tutte queste dispense più non se ne parla appunto perché non essendo vincolate da titoli e compenetrata essendosi l’entrata del Consorzio in un Istituto di ben maggiore beneficenza in se ritiene anche quelle beneficienti elargizioni che costituivano la erogazione dell’entrata medesima…”
Cessò dal versare questi contributi nel periodo in cui (circa 1812) si ampliava la Fabbrica dell’Ospedale “forse ciò fu dovuto al fatto che l’Ospedale, intento alla sua fabbrica premeva molto e i mezzi erano scarsi e alcune persone che entravano nell’amministrazione della Chiesa entravano anche nella Congregazione di Carità per le quali ragioni non si crederebbe di andar lungi dal vero pensando che tali persone convenissero verbalmente di sospendere per qualche anno questa contribuzione della Congregazione di Carità alla parrocchiale onde aiutare la fabbrica dell’Ospitale.” (A.Parr.Rovato: cartella 31, Carteggio 1841)
Dall’inchiesta del 1884 si apprende che il locale era stato venduto al Comune “nell’ultimo decennio” per L. 1.400; la Fabbriceria lo acquistò nel 1896 e il Prevosto procedette a sue spese ad un ampliamento della Sala del Consorzio. (20 aprile 1906, Cartella 34, carteggio 1906; Cartella 34)

14) Regolamenti per la amministrazione interna del servizio sanitario per gli Ammalati dello Spedale Civile in Rovato, Brescia, Tipografia di F. Apollonio 1881
Statuto organico, approvato 8 maggio 1878 (R. D. 11 settembre 1879), pubblicato a stampa da F. Apollonio, Brescia (senza data):
“Art. 2: Questo ospitale situato nel centro del Comune ha per iscopo di prestare ricovero, assistenza e cura agli ammalati ed infermi miserabili del Comune e suo territorio. Possono accettarsi anche i poveri ammalati appartenenti ad altri Comuni, temporariamente quivi dimoranti; o di passaggio, nel qual caso l’Amministrazione ha diritto alla rifusione della spesa sostenuta, dai Comuni ai quali appartengono gli individui di sopra accennati.
Art. 3: Per riguardo ai cronici ed impotenti, l’ amministrazione dell’Ospitale ha l’obbligo della cura e del ricovero per quel numero e per quegli individui, a cui favore sussistono delle particolari disposizioni dei Benefattori del Pio Luogo. Pegli altri la spesa di cura e trattamento spetta in massima al Comune locale, in di cui confronto devono essere adottate le norme per l’accettazione e la diaria di rimborso. Attualmente è in vigore col Comune medesimo il contratto 9 Febbraio 1876, debitamente approvato dalla Superiore Autorità, e che si ritiene operativo fino a che non si verifichi il bisogno di introdurvi quelle modificazioni che fossero reclamate dal tempo e dalle circostanze.
Art. 4 Si accettano a norma dei casi anche persone agiate, come pure i militari, sotto l’ osservanza delle condizioni portate dal Regolamento sanitario interno.
Art. 5 Sono esclusi da questo Ospitale i pazzi, i sifilitici, i tignosi, le puerpere lattanti, ed i fanciulli aventi l’età minore dei sette anni.
Art. 6: Nello Stabilimento dello Spedale esistono le infermerie pei malati di ambo i sessi, alcune stanze pei contagiosi, ed altri individui soggetti a speciale cura e sorveglianza; quelle per l’abitazione delle Suore della Carità e degli inservienti; pei bisogni dell’ Amministrazione interna, della guardaroba, del bucato e simili.
Esiste pure l’Ufficio dell’Amministrazione, una cappelletta pegli Uffici Sacri, una stanza pelle sessioni anatomiche, una cella mortuaria; sonovi cinque vasche pei bagni ed una ghiacciaja.
Attualmente poi si stanno costruendo nella casa a mattina di proprietà dell’Ospitale altre sale pel ricovero dei cronici e pegli altri servizi inerenti.
Art. 7: L’Ospitale Civiie è amministrato e diretto dalla locale Congregazione di Carità in forza del Decreto Reale 6 Agosto 1862, e questa si regola secondo le norme tracciate dalla Legge 3 Agosto 1862 e dal Regolamento 27 Novembre dello stesso anno.”

15) Lo Statuto 1878 dell’Ospedale comprende 4 capi e 17 articoli.
Il primo articolo è dedicato alla fondazione del pio istituto e all’origine del patrimonio derivante da elemosine e lasciti. L’Ospedale è al centro del paese e la costruzione della nuova sede risale al 1811 (art. 1-2).
L’Ospedale comprende le due infermerie per i malati di ambo i sessi, alcune stanze per i contagiosi ed altri individui soggetti a speciale cura e sorveglianza; vi sono poi le stanze per l’abitazione delle suore di carità e degli inservienti; le stanze guardaroba e stanze per l’amministrazione interna. Nell’Ospedale vi è un ufficio d’amministrazione, una cappella, una stanza per le sezioni anatomiche, una cella mortuaria, cinque vasche per i bagni ed una ghiacciaia (art.. 6).
Scopo dell’Ospedale è prestare ricovero, assistenza e cura agli ammalati e infermi miserabili del comune e suo territorio.
La spesa delle spedalità è sostenuta dal comune di Rovato con il quale viene stipulato un regolare contratto sottoposto ad approvazione superiore (at 3).
Anche ammalati temporaneamente dimoranti in paese o di passaggio o provenienti da altri comuni possono essere accolti nell’Ospedale di Rovato. In tal caso, l’amministrazione chiederà una rifusione della spesa ai comuni da cui provengono tali ammalati (art. 2).
Possono essere accolti anche pazienti agiati e i militari osservando le norme del regolamento sanitario (art. 4).
Sono esclusi dall’Ospedale i pazzi, i sifilitici, i tignosi, le puerpere lattanti ed i fanciulli aventi l’età minore dei sette anni (art 5).
L’Ospedale civile é amministrato e diretto dalla locale Congregazione di carità in forza del decreto reale 6 agosto 1862, e questa si regola secondo le norme tracciate dalla legge 3 agosto 1862 e dal regolamento 27 novembre stesso anno (art. 7).
La Congregazione deve conservare nell’amministrazione distinti lo scopo e la speciale natura di questo Ospedale, come anche tenere separate le attività e le passività di questo patrimonio (art. 8).
La Congregazione osserverà le prescrizioni del proprio statuto per tutto quanto riguarda le adunanze, le con vocazioni, le votazioni, le deliberazioni, gli attributi del presidente e dei membri e le norme generali di amministrazione (art. 9).
Il patrimonio e le rendite dell’Ospedale sono costituiti da proprietà ovvero immobili situati nel territorio comunale e in altri comuni, dai capitali dati a mutuo, da capitali ricevuti in donazione, da cartelle di credito verso lo Stato, da beni mobili (art. 10).
L’amministrazione e la conservazione di tale patrimonio è curata dalla Congregazione. Tutti i beni sono registrati in un inventario generale aggiornato ogni anno. (art. 11 e 12).
Gli impiegati dell’Ospedale sono distinti in due categorie: personale amministrativo e personale sanitario (art. 13).
Ai primi appartengono il segretario ragioniere, lo scrittore amanuense, il ricevitore e cassiere (art. 14). II personale sanitario comprende un medico curante che funge anche da direttore, un chirurgo, un assistente spirituale, qua ttro suore di carità, due inferrnieri, una domestica inserviente, un barbiere (art. 15,.).
I dipendenti vengono assunti mediante concorso e nominati dalla Congregazione di carità. Il loro numero e il loro stipendio possono variare solo con il consenso della prefettura (art 16. 17).
Il Regolamento amministrativo comprende 46 articoli che descrivono le attribuzioni e i compiti del personale addetto all’amministrazione.
Compito del segretario ragioniere è la tenuta del protocollo, dei registri e tutte le carte e documenti che si trovano in ufficio. In qualità di segretario, egli cura l’evasione della corrispondenza, l’apertura delle pratiche e la redazione dei verbali di deliberazione. In qualità di ragioniere, allo stesso è demandata la compilazione dei registri contabili e patrimoniali, dei mandati di pagamento, delle scritture d’affittanza, la predisposizione dei bilanci preventivo e consuntivo nonché il controllo dei conti dell’esattore (art. 1-9).
Lo scrittore amanuense deve essere persona di fiducia e di buona condotta e deve prestarsi a tutte le incombenze affidate dalla Congregazione e dal segretario. Ha il compito della scritturazione di tutti i documenti prodotti dall’amministrazione; in caso di prolungata assenza del segretario, lo scrittore deve essere in grado di sostituirlo (art. 10-13).
Il tesoriere o ricevitore è incaricato dell’esigenza di tutti i crediti e di tutti i pagamenti che incombono all’Ospedale. Ha il compito di pagare le pubbliche imposte e le tasse e i salari mensili dovuti agli impiegati.
Per l’ufficio del tesoriere viene indetto un concorso secondo le norme e la nomina è deliberata al migliore offerente a maggioranza assoluta dei voti.
Il tesoriere oltre ad essere persona benvista in paese e di conosciuta probità e solvibilità, ha l’obbligo di prestare una cauzione pari all’annualità dei redditi dell’Ospedale (art. 14-21).
Gli articoli dal 22 al 46 dettano norme per l’amministrazione dell’Ospedale.
Vi si legge che nell’archivio d’ufficio sono conservati; un registro patrimoniale, un registro ipotecario, un libro cassa indicante le affrancazioni dei capitali e le relative reinvestiture, un libro cassa delle entrate e delle uscite, il bollettario dei mandati di pagamento, il registro di protocollo, i fascicoli numerizzati dei mutui, tutti gli altri atti e carte d’amministrazione racchiusi in apposite cartelle e fascicoli, un inventario generale di tutti i mobili, biancherie, rame ed altri oggetti (art. 22).
L’archivio è tenuto in un armadio le cui chiavi sono consegnate sia al segretario che ne è il responsabile, sia al presidente della Congregazione (art. 23).
Le norme amministrative regolamentano le affittanze e le vendite delle proprietà, l’investitura delle somme capitali derivanti da affrancazioni, da eredità e da vendite (art. 24-29).
Le procedure per intentare liti e per la risoluzione dei processi sono brevemente indicate negli articoli 30 e 31.
Anche la fornitura dei generi di sanità ovvero di qualsivoglia approvvigionamento necessario alla conduzione dell’Ospedale è subordinato a norme (art. 32-35).
Il Regolamento interno sanitario dell’ospedale adottato nel 1872 subì varie revisioni nel 1878 e nel 1880. Nella versione del 1880 comprende 68 articoli contenuti in 5 capitoli. Nel primo capitolo (art. 1-18) sono dettagliatamente indicate le funzioni del personale sanitario. In particolare i compiti del medico e del chirurgo cui è demandata anche la sorveglianza sull’igiene dell’Ospedale. Ad essi, il compito dell’accettazione degli ammalati, delle visite, degli accertamenti sanitari, della diagnosi, della compilazione della cartella clinica, della prescrizione dei medicinali, delle diete.
Il secondo capitolo (art. 19-39) è dedicato ai compiti degli infermieri e della domestica inserviente. Gli infermieri devono essere persone di buona condotta, di carattere umano e paziente. Essi hanno il compito della sorveglianza diurna e, a turno, notturna delle sale, della pulizia e disinfezione dei locali, della pulizia e cura personale dei ricoverati. Non devono accettare mance e regali per le loro prestazioni, se non con il consenso dei medici e della suora; non devono fumare nelle sale e impedire agli ammalati di fumare nelle sale.
Le norme che regolamentano il servizio delle suore sono contenute nel capitolo terzo (art. 40-58). Le suore dell’Ospedale sono quattro. Una di loro è scelta come vicaria ovvero direttrice che dipende direttamente dalla Congregazione. La suora vicaria ha il compito della tenuta dei registri dì ricovero e dimissioni degli ammalati e di morte, di carico e scarico di tutti i generi di consumo acquistati dall’Ospedale, dell’inventario dei beni mobili dell’Ospedale, provvede alle piccole spese. Ella sorveglia tutto il personale in servizio e conserva presso di sé le chiavi del cancello d’ingresso dell’Ospedale.
Le rimanenti suore hanno l’obbligo, a turno, della guardia notturna, distribuiscono i pasti agli ammalati; una suora assiste il medico nella visita ai pazienti e controlla il carico e scarico dei medicinali.
Al barbiere e all’assistente spirituale sono dedicati i capitoli quarto e quinto del regolamento, rispettivamente di quattro e cinque articoli (art. 59-67).

16) Statuto organico, pubblicato a stampa da Tip. Apollonio, senza data.
I regolamenti erano approvati nel 1880: Congregazione di carità decreto Deputazione Provinciale 27.10 (cfr: Regolamento amministrativo della Congregazione di Carità, Brescia, Tipografia F. Apollonio, 1880; approvato 14 settembre 1880); Orfanotrofio femminile e Ospedale approvati dalla D. provinciale il 16.11.1880.
Per ogni Luogo pio si tenevano 8 riunioni mensili, segnate da apposito verbale, con votazioni per alzata e seduta (o segreta se concernente persone); aveva un proprio inventario e si dichiarava che tutto funzionava secondo le disposizioni di legge (consuntivi, bilanci, legati, riscossione dei crediti ed introiti, cauzioni del tesoriere unico per i tre luoghi pii, trattativa privata per le forniture.
Lo Statuto della Congregazione di carità del 1879 comprende sei capi (capitoli) di complessivi 33 articoli.
La Congregazione di carità costituita in forza del dell’art. 26 della legge 3 agosto 1862 si compone di un presidente e di quattro membri la cui nomina e surrogazione viene fatta dal consiglio comunale (art. 1).
Suo precipuo scopo è amministrare i beni destinati genericamente ai poveri, di distribuire i soccorsi secondo disposizioni testamentarie e secondo i bisogni dei poveri medesimi (art. 2).
Secondo la legge 1862 la Congregazione di carità amministra e dirige l’Ospedale civile, l’Orfanotrofio, il pio istituto elemosiniere. I tre istituti a loro volta sono regolati da statuti e regolamenti propri (art.3, 4).
I beni e le rendite della Congregazione provengono dalle somme genericamente destinate ai poveri da benefattori, dalle rendite derivanti da beni ricevuti per eredità per il medesimo scopo, da somme derivanti da beni destinati a pii usi e da quelle di cui si ignori l’origine e la destinazione e che, per consuetudine, furono adoperate per fini caritatevoli, dalle elemosine e da altri proventi provenienti da lotterie, sottoscrizioni. pubblici spettacoli e dalle somme dei depositi fatti dai cittadini per ricorsi contro le liste elettorali amministrative (secondo I’art. 34 della legge comunale e provinciale deI 20 marzo 1865) (artt. 9 e 10).
Numerose sono le attribuzioni del presidente della Congregazione che è il rappresentante legale e il vero responsabile dell’intero andamento amministrativo e patrimoniale dell’ente.
Egli è altresì responsabile degli impiegati, della ripartizione delle elemosine e dei sussidi, delle famiglie e persone incluse nell’elenco dei poveri (artt. 11-13).
Le adunanze della Congregazione sono ordinarie e straordinarie. Le ordinarie hanno luogo una volta la settimana e sono valide se sono presenti almeno metà dei membri oltre al presidente (artt. 14-16).
Le deliberazioni sono prese sempre a maggioranza di voti, mentre a parità di voti la proposta è respinta. Le votazioni possono essere per alzata e seduta o, se concernenti persone, segrete (art. 18-19).
E’ preciso compito della Congregazione formare i bilanci e rendere i conti delle opere pie amministrate,… tenere in evidenza le attività e passività,.. pubblicare i bilanci,. rassegnare alla fine di ciascun anno alla deputazione provinciale una relazione esatta sull’andamento morale, economico e direttivo proprio e di cadauna delle pie fondazioni (art. 24).
Gli impiegati della Congregazione di carità sono il segretario, lo scrittore, il tesoriere. Tali impiegati presteranno servizio anche nell’interesse delle opere pie speciali, se queste non richiederanno impiegati distinti (art.30).
Nel Regolamento amministrativo del 1880, di 37 articoli, sono indicati funzioni e i compiti degli impiegati che risultano analoghi a quelli dell’Ospedale civile (art. 1-29).
Le norme per l’amministrazione della Congregazione riguardano le modalità di erogazione della beneficenza e le categorie dei poveri destinatari dei soccorsi, dei sussidi e dei medicinali.

17) Art. 1 – Sono Istituzioni di beneficenza soggette alla presente legge le Opere Pie ed ogni altro Ente Morale che abbia in tutto o in parte per fine: a) di prestare assistenza ai poveri tanto in stato di sanità, quanto di malattia. b) Di procurare l’istruzione, l’educazione, l’avviamento a qualche professione, arte o mestiere o in qualsiasi altro modo il miglioramento morale ed economico.
Art. 3 – In ogni Comune sia istituita una Congregazione di Carità con le attribuzioni che le sono assegnate dalla presente legge. Alla Congregazione di Carità saranno devoluti i beni destinati ai poveri giusta l’art. 832 del Codice civile.
Art. 4 – Le Istituzioni pubbliche di beneficenza sono amministrate dalla Congregazione di Carità o da Corpi Morali, Consigli, Direzione ecc.
Questa legge destò vivissima preoccupazione nel mondo cattolico, proteste e ricorsi, ma entrò in funzione e trasformò in senso accentratore e statale tutto il sistema caritativo.

18) Partendo da questa legge e da quella del 18 luglio 1904 N. 6972 si redigeva un nuovo Statuto della Congregazione di Carità approvato il 3 luglio 1907 in base al quale la Congregazione amministrava gli istitututi Ospedale civile, Orfanotrofio femminile, Commissarie Bettini, Gallerini, O.Pia Omodei – Cavalli – Bertuzzi, O.P. Bettini, O. P. Bonassi; i lasciti Martinazzi Giacomo, Lucca Michele, Cossandi Giuseppe, Bertuzzi Paola ved. Cavalli, Rivetti Giacomo, Garza Giovanni, Astori Giovanni, Spalenza Alfonso, Spalenza Pietro, una donazione anonima, Martinazzi Carlo.

19) L’origine dell’attuale ricovero è legata ai lasciti di Angela Cavalli figlia di Paola Bertuzzi (1855) e di Lucio Cocchetti di Rovato (1864) in virtù dei quali il Comune doveva provvedere al ricovero di 4 cronici, ma l’Ospedale, specie d’inverno era occupato da un numero più elevato di essi, con lagnanze continue e soluzioni provvisorie tipo finanziamenti annui che tuttavia non coprivano che in parte la maggiore spesa.
Nel 1867 – 68 si costruirono appositi locali per cronici e contagiosi per L. 4.299,95.
Nel 1872 – 74 si conseguirono gli importanti legati di Buono Pesenti e Giacomo Tonsi e utilizzando i legati a ciò disposti nel 1879 per i cronici si fece finalmente un apposito locale adiacente l’Ospedale con la spesa di L. 14.975,36.
Il comune stese quindi delle convenzioni con l’Ospedale: 22 aprile 1880 in conformità dei lasciti i 28 letti del nuovo fabbricato dei cronici erano 23 a carico del Comune e 5 a carico dell’Ospedale. Il Comune si obbligava a corrispondere la diaria di centesimi 70 e l’annuo affitto di L. 400 per il maggior carico derivante al Pio luogo per le spese sostenute nell’ampliamento del fabbricato.
La convenzione 19 febbraio 1886 confermata la precedente, elevava la diaria a L. 1.
Nel 1904 il prof. cav. Candido Romualdo Cantù legava al comune di Rovato la Villa detta la Palazzina su Monte Orfano perchè fosse adibita ad accogliere “operai del comune di Rovato, i di cui precedenti siano ottimi, che si trovino impotenti al lavoro in causa di avanzata età ed assolutamente privi di mezzi d’esistenza” come ricovero ad operai invalidi portando la denominazione di “Istituto Cantù per gli decani, invalidi, vegliardi del lavoro”. Il Consiglio Comunale accettava il legato del Cav. Prof. Romualdo Cantù (Decreto del Prefetto 14 settembre 1906) come avvenne con atto notarile 28 maggio 1907 notaio Bartolomeo Pedrali di Rovato e lo Statuto dell’Ente Morale Legato Cantù (approvato 29 luglio 1909) e D. R. (29 agosto 1909) erigeva in Rovato in Ente Morale la “Casa di Ricovero per inabili al lavoro Romualdo Cantù” ed approvava lo Statuto organico composto di 25 articoli.
Nel 1903 G. Battista Lucini disponeva che si erigesse in ente morale l’Ospizio per i vecchi poveri (amministrato dal Prevosto e da due membri nominati dal Sindaco) La Congregazione fu autorizzata (Decreto Prefetto 17 Settembre 1906) ad accettare il lascito costituito da beni immobili valutati L. 58.320 e da disponibilità liquida di L. 4.074,15 (detratti legati per circa L. 13.000), valore che pur insufficiente a dare vita all’Ospizio dei vecchi poveri, era tuttavia tale da assicurarne in avvenire l’erezione. Con Decreto Reale (26 settembre 1907) la “Casa di Ricovero Lucini ” fu eretta in Ente Morale ed approvato lo Statuto (29) e il 26 novembre 1908 conseguiva i beni. La casa di Riposo Lucini – Cantù è l’Ente derivato dalla fusione delle due Opere Pie “Lucini” e “Cantù” per Decreto P. R. 14.10.1970 (G. U. 144,11.6.1970) ed ebbe nuovo statuto adottato il 10.4.1969 e conserva la sua struttura autonoma. Nella primavera 1984 erano portati a termine i lavori per la nuova sede in via E. Spalenza (33) inaugurata 8 – 9 settembre. Ora accoglie circa 50 ospiti e vi si è aperto un centro diurno con molteplici iniziative che coinvolgono spesso la popolazione del paese (34)

20) E’ interessante rilevare da corrispondenza del 1874 – 1877 che restava l’uso antichissimo della filatura gratuita del lino offerta dalle donne del paese per la Chiesa o altre istituzioni benefiche, compreso il lino necessario per l’Ospedale. Tuttavia in quegli anni incontrava difficoltà sia per la diffusa povertà del popolo sia perchè era cresciuta l’offerta di lino per cui si chiedeva ad alcune signore del paese di sostenere l’iniziativa provvedendo qualche retribuzione alle donne filatrici.

21) Testamento segreto atti Bartolomeo Pedrali 24 maggio 1880 e testamento olografo 4 giugno 1880, morto 30 dicembre 1880; tra i legati anche una borsa di studio di annue L. 800 per studente universitario povero del paese. Si accese una causa legale (1881 – 1890) ove la Congregazione di Carità era rappresentata dall’avv. Orefici mentre l’avv. Eugenio Damioli rappresentava gli eredi conte Emili Ottavia ved. Bellini e ing. Negroni Luigi. La Congregazione di Carità nel 1882 erigeva in suo onore un monumento nell’atrio dell’Ospedale e una cappella sepolcrale nel Cimitero, opere apprezzate dello scultore rovatese Francesco Pezzoli.
I lavori di ampliamento furono realizzati dall’impresario Migliorati Carlo su progetto ing. Giovanni Bertuzzi con la spesa totale di L. 17.550.

22) Approvato da Giunta Provinciale 16 nov. 1925 N. 20771)

23) La relazione 1903 ricorda che vi era ancora solo un semplice altare.

24) Valzorio Emma fu Ferdinando con testamento pubblico (atti Peri Vincenzo, 23.1.1927) legava all’Ospedale in morte L. 2.000 per la erezione della Cappella.
Merlotti Gentile, nel 1927 donava L. 18.000 all’Ospedale per l’erigenda chiesetta condizionata al mantenimento vitalizio in ricovero vecchi; con testamento pubblico 7 marzo 1928 (notaio Pedrali) tra altri legati disponeva altre L. 5.000 per l’erigenda chiesetta.
Altri contributi: Dotti (L. 2.000), presidente dell’Opera Pia Coppellotti Cav. Alessandro L. 900, il resto a L. 49.418,70 in offerte di vari e interessi sui due lasciti.
Spesa complessiva di L. 74.517,80. La ditta Pettini di Pisa fornì le quattro colonnine di alabastro e capitelli in stile bizantino (1930)

25) Art. 1 – E’ costituito in ogni Comune l’Ente Comunale di Assistenza.
Art. 2 – Esso ha lo scopo di assistere gli individui e le famiglie che si trovino in condizioni particolari di necessità.
Art. 3 – L’E.C.A. ha tutte le attribuzioni che sono assegnate dalle leggi vigenti alla soppressa Congregazione di Carità intendendosi sostituito in qualsiasi disposizione legislativa e regolamentare ed in qualsiasi convenzione l’E.C.A. alla Congregazione di Carità.
Art. 4 – All’E.C A. saranno devoluti beni destinati ai poveri giusto l’articolo 639 del Codice Civile.

26) B.P. 1959,1)

27) T.BERTONI, Le Suore della Carità di S. Giovanna Antida Thouret sono a Rovato da 25 anni, in “Bollettino Parrocchiale”1991, luglio – agosto) 31)
Altri avvenimenti: 1962 M. Pescatori decora la chiesa (B.P.1962,2).
Nel 1978: prende vita il gruppo AIDO.
Nel 1984 nasce il gruppo AVO (B. Parr.1990, marzo – aprile)

28) B.P. 1972,7

29) La carta intestata dei documenti non reca più la dizione “Ospedale Ettore Spalenza”.

30) B. Parr. 1982, maggio

31) B. maggio – giugno 1990

32) B. Parr. 1990 luglio agosto 1990; ampia relazione in B. P. settembre ottobre 1990; aggiornamento B.Parr. marzo – aprile 1991.
Comune di Rovato, Relazione della Giunta ai cittadini sulle attività svolte nell’anno 1989 e programmate per l’anno 1990: ampia relazione per il settore sanità e servizi sociali (pagg. 20 – 25)

33) Note gentilmente passate dagli uffici della Fondazione che ringrazio.

34)

DOCUMENTI
1565 – Visita Bollani
Donato de Donato de Fremondi massario del Consorzio per l’anno passato. Affermò di non sapere niente di male sui Sacerdoti di questa Chiesa. Circa il Consorzio afferma che possiede circa 50 – 60 piò di terra sul territorio di Rovato i quali sono affittati e pagati con una quantità di frumento distribuita ogni anno ai poveri di questa terra, come si può rilevare dal libro della sua massaria, ivi mostrato, nel quale però risultano solo i nomi dei poveri.
Ogni anno si eleggono quattro esaminatori che debbono intervenire nel rendiconto del massaro. Soggiunge che il grano è posto nel granaio del Consorzio e tre suoi Consoli ne hanno le chiavi in modo che l’uno senza la presenza degli altri non può trarne il grano.
Oltre alla suddetta proprietà affittata tra diverse persone, esso possiede anche due casette.
Dichiara che i conti dei precedenti anni non si tennero alla presenza nè del Rettore nè del Curato; gli fu quindi comandato che per ordine del Vescovo sempre sia richiesto il Rettore o il Curato; promise di riferire in Consorzio questo ordine.

1572 – Visita Pilati
– Confraternita della B. Vergine
Possiede dieci salme di frumento, derivanti da offerte e vari legati, che si distribuiscono tra i poveri al fine di rinnovarlo.
– Il Consorzio
C’è un Consorzio, così appunto chiamato.
Possiede cento piò di terra in luoghi diversi: parte a Rovato e parte a Calino. Si danno in affitto all’asta per cinque anni: al massimo ogni anno se ne ottengono 130 salme di grano.
Il reddito annuo si spende così: si danno 50 lire al Predicatore provvisto annualmente per il Paese; si acquista cera per circa sedici lire per l’altare maggiore della Parrocchiale; distribuiscono 30 salme di grano tre volte ogni anno, a tutti senza alcuna distinzione, dando un quarto di quarta ad ogni famiglia a Natale, Pasqua e Pentecoste. Distribuiscono inoltre dieci salme di pane, cinque pesi di formaggio e due zerle di vino ogni anno, ai soli poveri, nella domenica fra l’ottava dell’Assunta.
Verso il tempo del carnevale danno ai poveri una quarta di grano ed entro l’anno tutto il rimanente di detta somma è distribuito alle donne più povere.
Nelle processioni del Corpo di Cristo che si fanno la prima domenica di ogni mese portano candele accese.
Ogni anno chiamano il Rettore per fare i bilanci. L’amministrazione è tenuta bene. Ogni anno si celebrano Messe per i confratelli defunti con l’elemosina di due soldi per ogni sacerdote e chiamano tutti i sacerdoti di Rovato.
– Consuetudini
Provvedono un predicatore che ogni anno predichi in avvento e quaresima: il Comune dà un salario di 30 lire e ciò oltre all’elemosina di 30 lire che viene consegnata anche dal Consorzio come sopra si è detto.

1580 – Visita di S. Carlo
Relazione
Il Consorzio
Si tiene in una casa vicina alla Chiesa prepositurale. Fu istituito anticamente con molti legati fatti a ciò, come disse il Cancelliere: però nel 1572 la Comunità elesse un Consiglio e fece vari capitoli di leggi confermate dall ‘illustre vescovo di Brescia. Possiede 160 salme di frumento che sono distribuite in parte tra i poveri e gli ammalati; il resto tra tutti i poveri del territorio sia del centro che della campagna, dando una quarta a testa.
I dodici Consiglieri eleggono i quattro Consoli e il Cancelliere che reggono il Consorzio: questi poi sono cambiati ogni anno. Al Cancelliere è stabilito un salario annuo di 9 lire.
Questo Luogo pio è male amministrato; infatti non si va a riscuotere i crediti e i beni stessi sono affittati ad arbitrio degli stessi amministratori.
Il Prevosto sostiene che il Consorzio è tenuto ad alimentare la lampada del Santissimo della Chiesa prepositurale.
Le entrate e le uscite sono annotate in un certo libro e ogni anno, senza la presenza del Prevosto, si fanno i conti che sono presentati ai cinque sopraddetti eletti dal Consiglio i quali, dopo aver giurato, devono vedere e sottoscrivere.
Il Monte di pietà
Fu istituito dal magnifico sig. Vincenzo Rovato, ancora vivente, che diede alla Comunità 500 monete d’oro a tale scopo.
Ad ogni povero si può dare in prestito una sola moneta d’oro, non di più: deve dare tuttavia una garanzia come pegno per la restituzione di quella somma entro sei mesi. A chi riceve il prestito si richiede solo qualche cosa appena di più.
E’ retto dal sig. Serafino Dusino cui la Comunità ha affidato questo ufficio: egli però non rispetta le norme e diffatti per ciò che presta esige anche 15 lire e più di interesse e inoltre nessun pegno.
Il salario di cui si accontenta consiste nell’ottenere anche una piccola quota (rechettum) da chiunque ottiene dei soldi.
Questa carica non è più stata rinnovata da cinque anni a questa parte.
I bilanci sono presentati ai Sindaci della Comunità.
Sono stati esaminati i libri.
Decreti di S. Carlo
L’ambiente sottostante la sede del Consorzio dov’erano soliti riunirsi (i Disciplini) sia consegnato allo stesso Consorzio o venga adibito a uso profano, ma non indecoroso. Il Consorzio paghi a questa Scola una somma di denaro equa a giudizio dei suoi amministratori da usare sia per gli arredi e i paramenti sacri dell’altare e per la celebrazione decorosa della Messa, sia come contributo alla stessa Scola.
Consorzio
Le elemosine del Consorzio di questo paese non siano distribuite indiscriminatamente a tutti, senza discernimento, ma invece si diano ai veri poveri. Chi contravverrà sarà immediatamente privato di questa amministrazione; sia poi obbligato a restituire il doppio al Consorzio e subisca altre pene, compreso l’interdetto, ad arbitrio del Vescovo.
In simile affare si usi diligenza perché vengano scelti uomini probi i quali o incaricano il Parroco o assieme a lui cerchino e indaghino sulla povertà di ogni cittadino affinché solo a gente siffatta e secondo il bisogno di ciascuno sia dato l’aiuto.
Altri legati tuttavia comandano espressamente che si distribuiscano le elemosine a tutte le famiglie o uomini o concittadini senza alcuna distinzione: entro un mese siano presentati al Vescovo i documenti di fondazione affinché egli, secondo il proprio discernimento stabilisca che cosa si debba fare per l’esecuzione della pia volontà.
I conti siano presentati annualmente al Vicario foraneo o ad altri stabiliti dal Vescovo secondo le norme del Concilio di Trento.
Il sig. Bartolomeo che risulta debitore di 70 lire e di 29 salme di frumento già fin dal 1573, anno della sua amministrazione, paghi; oppure, a sue spese, il sig. Paolo Lazzaroni curi che nel giorno stabilito si abbia a saldare il debito.
Il sig. Rovadino e i suoi soci che hanno amministrato i beni di questo Luogo nel 1574 e che dai conti presentati sono stati ritrovati debitori di 5 lire e 9 soldi e di 24 salme 3 quarte e 2 coppi di frumento, saldino il debito.
Il sig. Gaspare Gilio e i suoi soci che nell’amministrazione del 1575 avrebbero mostrato di aver pagato in quindici giorni 106 lire e 16 salme, 7 quarte e 2 coppi di frumento che invece dai libri amministrativi risultano ancora dovuti, saldino entro un mese.
Il rev. mo Vescovo con la forza del diritto, in virtù del suo ufficio e del presente decreto obblighi tutti i prenominati al saldo del debito entro un mese o anche in tempo più breve stabilito da lui, ricorrendo alle pene e censure lasciate al suo arbitrio.
Gli amministratori non affittino né trattino in modo arbitrario i beni del Consorzio, ma siano offerti in affitto in modo pubblico e si osservino tutte le norme del Concilio su questo tema.
Oltre a ciò chi amministrerà beni di questo tipo presenti delle garanzie altrimenti la locazione sia nulla e illecita e i contraffattori siano puniti ad arbitrio del Vescovo.
I conti di questa amministrazione siano resi con fedeltà e accuratezza ogni anno al Prevosto o ad un altro stabilito dal Vescovo.
Monte di pietà
Gli Amministratori osservino in modo accurato la pia volontà dell’Istitutore del Monte di Pietà appena istituito e proprio ora eretto dall’ill. mo Visitatore svolgano il loro ufficio con diligenza e fedeltà; abbiano la massima precauzione perché chiunque riceve soldi in prestito dia delle garanzie; essi inoltre non pretendano alcunché oltre al capitale prestato.
Nel caso si ravvisasse la necessità di chiedere anche un interesse sul prestito, sia per il salario degli addetti sia per altre spese, sarà possibile farlo solo dietro concessione del Sommo Pontefice.

1599 – Visita di Marino Giorgi senior
Il Consorzio ha beni stabili con l’annuo reddito di 100 salme di frumento annualmente distribuite ai poveri ddi questo territorio in alcuni periodi dell’anno e sono administrate da persone elette dal comune e ogni anno rendono conto dell’amministrazione ai ragionieri del comune.
Il Monte di Pietà ha una somma di 250 che, dietro pegno, si danno a mutuo a chi li vuole e si pagano ogni semestre.
C’è il legato del q. Giovanni Bianchi di circa 1.000 ducati fatto a quella cappella i cui frutti sono spesi nel maritare le ragazze della parentela di questo Giovanni e se non ve ne sono di tale famiglia sono usate per le ragazze povere della terra di Rovato (istrumento rogato da d. Marsiliano Marini notaio di Venezia) ne sono commissari esecutori i consiglieri del comune di Rovato.
C’è il legato del q. Branchino de’ Benazzi di Calino per la cui esecuzione il comune ogni anno versa a tre ragazze da marito 10 ducati per ognuna.

1610 – Catastico della città di Brescia et suo territorio, Giovanni da Lezze
“Un Monte di pietà con cavedal de 500 ducati, qual camina bene servendo la povertà coi pegni governati da un massaro eletto ogni doi anni dal Conseglio dà conto a gli huomini eletti dal Conseglio et non vi sono intachi.
… Consortio de poveri d’entrada circa somme 100 formato de campi affittatdi governato da un Conseglio de 24 huomini della terra, il quale de anno in anno si va rinovando da se stessi con un massaro, che scode, e paga di commissione di consoli 3 dell’istesso Consortio per boletta et questo è in tutto destrazato dal Consiglio maggiore se non in quanto che vi fosse disordine che all’hora ne prenderebbe la protettione qual massaro rende poi conto della sua dispensatione fatta a’ poveri a oesrone deputate per il detto Consortio…”

1648 – Visita
Il predetto Fabrizio Fava e Martinazzi de Martinazzi cancelliere del Consorzio di questa terra di Rovato, interrogati sotto giuramento dissero:
Il Consorzio è stato eretto da diverse persone che fecero diversi legati a tal fine. Ha diversi beni stabili che si affittano col metodo dell’asta al miglior offerente ogni otto anni, con obbligo di dare tanto grano ed ora quei beni sono affittati a diverse persone ed al presente tutti quei beni rendono duecento salme di grano da dare ogni anno.
Lo stesso Consorzio stipendia due Cappellani, cioè il rev. don Giuseppe Rivetti con obbligo di celebrare una volta ogni settimana nella Parrocchiale, con l’annuo stipendio di 12 scudi per antico legato; parimenti il rev. Angelo Venturi con obbligo di celebrare una volta la settimana nella chiesa di S. Stefano in contrada di Gremone con l’annuo stipendio di circa 12 scudi e mezzo per legato del fu Elia Menoni.
Lo stesso Consorzio stipendia il Predicatore della Quadra per l’avvento ed il tempo fra l’anno.
Spende una somma considerevole di denaro per l’acquisto di cera di cui parte ogni anno si offre all’altare maggiore, due volte le torce e le candele, altre invece nelle processioni che si suol tenere.
Il resto del grano è distribuito ai poveri, secondo le disposizioni delle pie persone che istituirono quei legati. I reggenti sono creati ogni anno nel Consiglio del Consorzio, e non vi è alcun inconveniente.

1656 – Visita
Relazione
Vi è una Società col nome di Consorzio che distribuisce ai poveri varie elemosine e redditi della stessa durante l’anno ed ha consuetudine di mantenere il salario al Predicatore.
V’è tuttavia qualche abuso in quanto accettò l’amministrazione d’un legato annuo di messa settimanale e sebbene abbia percepito i frutti, tuttavia per cinque anni non ha curato di far celebrare le messe, sebbene vi sia tenuta per le disposizioni del testamento di Fausto Bonvicino
Costituti di D. Martinazzi cancelliere, Gio Batta Malaguti e Giacomo Taglietti console del Pio Luogo del Consorzio, interrogati dissero:
Questo Pio Luogo ha varie pezze di terra e un capitale di lire 400 pl.
Da questi beni traggono circa 170 salme di frumento che si distribuisce ai poveri di questa terra secondo la disposizioni dei benefattori che lasciarono quei beni. Questa quantità di frumento è distribuita fedelmente e totalmente ogni anno. Paga 25 scudi a due cappellani che celebrano una messa per settimana da parte di ognuno secondo la volontà e disposizione dei benefattori.
Si pagano le spese cibarie del Predicatore in avvento e quaresima e tutte le volte che si accolgono come ospiti i frati mendicanti durante il loro viaggio. Si provvede la cera all’altare maggiore per Natale e Pasqua.
Si pagano le spese per gli officiali che operano per detto Consorzio; si pagano le tasse correnti su quei beni.
Questo Pio luogo è ben governato, nè vi è alcun inconveniente; in generale va rettamente.
C’è il Monte di Pietà ma gli è ignota la forma di governo.
Decreti
Il Consorzio soddisfi quanto prima alla celebrazione delle messe cui è tenuto per disposizione del testamento di Fausto Bonvicino, sia per il passato che per il futuro.

1670 – Visita
Andrea Facchi massaro del Monte di Pietà disse che esso possiede lire 2.200 che si danno a prestito nella terra e territorio di Rovato, ottenuto un pegno per cauzione del Monte, con questa disposizione che il mutuo non ecceda le lire 10 plan. e che ogni somma sia restituita entro l’anno o almeno si affidi il pegno da conservare al Monte di Pietà di Brescia. Coloro che ricevono denaro a mutuo pagano al massaro un soldo piccolo per ciascuno come pegno o a titolo di paga dello stesso Massaro che è obbligato alla descrizione di tutti i pegni. Passato un anno e non avvenuta la restituzione del denaro o la remissione del pegno, i pegni sono venduti ad asta pubblica, ma ciò non è mai avvenuto durante la sua gestione poichè tutti o prontamente resero il denaro o fecero remissione del pegno e che in occasione del prestito ognuno gli versa un soldo per ogni lira come s’è detto sopra. Dichiarò che è massaro già da tre anni e di essere pronto a rendere conto della sua amministrazione ai reggenti della Comunità ai quali spetta il diritto e il governo del Monte e che li ha pregati più volte di ricevere la sua relazione ma essi non se ne curarono; ha visto i libri e trovato ben descritte le disposizioni, con le entrate ed uscite. Per il resto bene.

1678 – Visita
Per il Pio luogo del Consorzio comparve Maffeo de Dusini uno dei 24 deputati al suo governo, che interrogato sotto giuramento rispose:
Ogni anno si rinnovano gli incarichi, si conservano i libri di entrata ed uscita, si rendono i conti ogni anno tuttavia non alla presenza del Prevosto, non vi sono legati non eseguiti per quanto egli sappia.
Ha di reddito circa 200 salme di grano che si ricavano da varie pezze di terra affittate di settennio in settennio previa pubblica asta e ricevuta dagli affittuali idonea cauzione e fideiussione; esistono anche alcuni capitali livellari di circa 250 lire.
Quattro volte all’anno si distribuisce il grano ai singoli poveri, consistente in un coppo di grano e fino ad otto persone per famiglia; se i componenti eccedono questo numero non si dà nulla di più. Ad ogni infermo o mendicante si dà una lira piccola per ciascuno al mese, a mezzo di un bollettino redatto dai tre consoli incaricati di ciò e che distribuiscono anche il grano come sopra. Il Consorzio deve mantenere e provvedere il vitto al rev. Predicatore di avvento e quaresima; si pagano 36 scudi circa per celebrare tre messe ogni settimana. Ad ogni Console si pagano tre scudi; al massaro 24 scudi; al cancelliere lire 80; al servo che abita nella casa del Consorzio scudi 9.
Esiste inoltre un altro lascito di pietà del capitale di circa lire 1300 i cui redditi si danno a prestito ai poveri al 5% per cauzione, dando un pegno del valore doppio e il mutuo non può eccedere le lire 7.

1700 – Quadro sinottico dei Monti di biade bresciani
Rovato: 1 Monte con 26 sacchi. (A. Stato Brescia, territorio ex Veneto, B. 301 bis)

1734 Inventario dell’archivio del Consorzio
Adi 27 novembre 1734 Inventario delli Libri e Filze d’istromenti d’ordine delli Signori Francesco Torre, Antonio Cocchetti e d. Orazio Lazzaroni consoli del Pio Luogo del Consortio di Rovato e scritto per me Giacomo Caretti cancelliere di detto Pio Luogo d’ordine di detti Signori Consoli. Quali libri sono videlicet
Libri quattro longi di lettera non intelligibile ligati con curame: un libro ligato con curame in quadro che principia l’anno 1515 usque 1555; un altro ligato come sopra signato in margine con segno di Croce; un altro ligato come sopra di lettera pure non intelligibile; un altro ligato come sopra de incanti che principia l’anno 1650 usque 1666.
Un altro ligato in carta pergamena in quadro per libro dell’affitti dell’anno 1642.
Un altro ligato in cartone bianco intitolato il libro delle locationi 1651
Un altro ligato in carta pergamena intitolato il libro delle Provvisioni 1645
Un libro grande ligato in carta poergamena intitolato libro dell’Instromenti di detto Pio Luogo.(* N. 2)
Un altro intitolato il libro dove sono le terminationi del suddetto Consortio 1593.
Libri due ligati in carta pergamena corrotti di lettera non intelligibile
Un libretto intitolato Consortii de Rovato 1586 (* N. 15)
Un altro ligato in cartone intitolato libro delle locationi 1666
Un altro legato come sopra intitolato incanti dell’anno 1691 usque 1722.
Un altro in pergamena de livelli antico.
Un libro longo legato in pergamena per le dispense antiche.
Un massetto de libretti longi ligati assieme N. 5 di carton bianco.
Vario antico delle provvisioni incipiente dal 28 giugno 1620 usque 1644 Altro libro delli affitti ligato in cartone dell’anno 1691 usque 1714.
Un altro libro dell’affitti 1666 usque 1683 ligato in pergamena.
Libro de censi e livelli ligato in pergamnea incipiente 1714.
Vario delle provvisioni dell’anno 1586 usque 1620
Libro delle locazioni 1633 cum …
Libro de designamenti ligato in cartone
Libro delli affitti ligato in carta pergamena.
Libro dell’incanti ligato come sopra novo.
Una filzetta d’instromenti ligata in carta turchina
Una filzetta di sei quinternetti di lettera non intelligibile.
Testamento di Cristoforo Bettoni per l’anno 1544
Tre polizari due in carta bianca ed uno ligatom in carta turchina incipienti l’anno 1721, 1723, 1727.
Un processo marchatto con lettera B.
Un mazzo grande di Bolette de diversi massari.
Una filza de bollette diversorum Consortii Rovati
Filza instrumentorum Consortii Rovati
Polizzarii N. 31 ligati insieme
Processo del Consortio di Rovato contra Johannem Baptistam Roveliam
Filzetta de diverse bollette confuse
Incanti de beni del Consortio Rovato dell’anno 1689
Scritture, mandati, processi e diverse carte per il Consortio confuse.
Altri otto polizzari.
Notarolo delle Parti 1718
Si aggiongono al presente inventario
Un libro intitolato Vario delle provvisioni 1734
Un libro intitolato Capitali affrancati ed investiti 1734
adi 6 luglio 1735
Si aggiongono al presente Inventario scodiroli N. 13 dell’anni 1710, 1712, 1713, 1714, 1715, 1716, 1719, 1720, 1723, 1725,1726,1728 consignati dal sig. Antonio Cocchetti altro Console
adi 13 luglio 1735
Ho riceputo io sotto scritto dal sig. Giacomo Charetti il scodirolo dell’anno 1723. Gio Antonio Bersetto.
18 luglio 1735 Confesso io sottoscritto d’haver riceputo del sig. Giacomo Caretto ils codirolo 1725. In fede io lelio Rodolfi
2 agosto 1735 Confesso io infrascritto haver riceputi dal sig. Giacomo caretti N. 5 scodiroli delli anni 1710, 1712,1715, 1716, 1719 Francesco taietti
adi 28 settembre 1735 Confesso io sottoscritto d’haver riceputo dal sig. Giacomo Caretto il scodirolo dell’anno 17..
adi 16 gennaro 1736 Confesso io sottoscritto aver riceptuo li scodiroli 1713, 1717 dal sig. Giacomo caretti. Io Gio Batta delaidino
adi 31 luglio 1737 Riceputo dal sig. Giacomo Caretti il scodirolo del pio Luogo del Cosnortio del anno 1728 Simon Bianchi (A. Congregazione di carità Rovato, Cartella 29)

1734 Inventario de libri et carte conservati al Logo Pio Consortio di Rovato come segue:
1 – Un libro di Massaria principia anno 1616
2 – Un altro grande principia Tabula istrumenti Consorcii
3 – Un altro di massaria grande principia anno 1590
4 – Un altro principia 1573
5 – Altri cinque longi
6 – Altri tre quadri intitolati libri dell’affitti
7 – Altri due intitolati affitto
8 – Un altro detto
9 – Un altro sensi e livelli
10 – Due altri vecchi non intelligibili [li sopradetti sono legati in carta pergamena] 11 – Due altri intitolati Varius provisionum Consorcii
12 – Un altro in carta pergamena non intelligibile
13 – Un altro intitolato Libro provisioni
14 – Un libretto designamenti de Consorcio
15 – Un altro libretto Consorcio 1586
16 – Una filza diversorum Consorsi Rovato
17 – N. 36 libretti di dispensa di formento
18 – N. 5 intitolati esazioni Consorzii
19 – Una filza di bollette
20 – N. 8 libretti vecchi
21 – N. 4 altri polisari
22 – Una filza di scritture mandati processi
23 – Un libretto intitolato testamento Batoni
24 – Un altro intitolato Istrumenti del Consorzio
25 – N. 5 intitolati incanto de beni del Consorzio
26 – Un altro intitolato couerenze de beni del Consorzio
27 – N. 12 libretti longi
28 – Una filza di prosesi diversi
29 – Un Libro Confraternitatis
30 – Un altro libretto vecchio
31 – N. 67 istrumenti in carta pergamina
32 – Un plicato di carta pergamena con impronto
33 – Due filze boletini di confrateli defonti
34 – Una filza istrumentorum Consorzi
35 – N. 5 prosessi
36 – Un masso di carte volanti scritte
37 – Un libretto intitolato Notarolo de le deliberationi consorzi
38 – Un altro libretto longo
39 – Più filze o Boletini volanti de limosine
40 – Parti prese del Consiglio di detto Pio Locho N. 7 in carta volanti la prima prinsipia 25 agosto 1732, seconda 26 aprile 1733, la terza 12 luglio detto, la quarta 6 settembre detto, la quinta 1 novembre detto, la sesta 13 giennaio 1734, la settima 6 marzo 1734.
Confesso io sottoscritto di aver reseputo del signor Pietro Atassi consiglier del Pio Locho del Cosnorsio di Rovato li libri, carte et altre cose consernente al sudetto loco Pio come apare d’altra sua copia come di sopra descrito e nominata quanto in una come nell’altra.
Gio Maria Speroni, fante della canseleria Prefetizia
(NB: Dal confronto dei due elenchi risulta trattarsi di due fondi quasi completamente diversi eccettuati pochi documenti.) (A. Congregazione di carità Rovato Cartella 29)

8 ottobre 1750 Contracambio di stanza seguito tra il Pio Luogo del Consortio e la Ven.da Disciplina di Rovato
Mesure et estimi fatti da noi sottoscritti Periti eletti dalle parti per estimare un corpo di casa terraneo di reggione del Pio Locho del Consorcio sopra la sacristia della Veneranda Scola della Disciplina è di regione di essa Disciplina sitta nel castello di Rovato a mattina del suddetto corpo come segue.
Mesura et estimo del corpo terraneo murato e silterato dal siltro al fondamento… L. 274: – 3.
La camera superiore sopra il volto della secristia della chiesa della Disciplina di sopra il siltro sino al copertume con tavole 300 servibile impilate sopra esso siltro con lobiettoa mesodì L. 218:18
Io Domenico Guarneri ò fatto il presente mesure et estimo di ordine delli signori regienti del pio locho del Consorzio insieme a mastro Antonio Sogietti
Jo Domenicho Sugieti e Giovan Antonio Sugietti abbiamo fatto come sopra di ordine delli signori Regenti della Veneranda Chiesa Disciplina
1751 11 gennaio. Le suddette planete L. 55:18 che danno piccole L. 95:9 sono state pagate dal sig. Carlo machioni regente di detta Ven.da Disciplina in mano delli signori reggenti di detto Pio Luogo e da medesimi consegnate al sig. Camillo Costa ed adebitati in scodirolo 1750, quali piccole L. 95:9 intendono impiegarle in aggiustamento della stanza superiore datta da detta venenranda Disciplina in contracambio a cotesto Pio Luogo. (Cartella 29)

1753 – Pacificazione tra originari e forestieri
28 dicembre 1753
Si fa memoria come per la stabilita Pace Universale fra Oriundi e Oriundi, Oriundi e Forestieri di Rovato dopo anni 44 di dispendiosi litigi, seguita dissi sino al mese scorso d’agosto 1753, col mezzo del zelo e prudenza più che grande del nob. signore conte e cavaliere Rutilio Calino.
Riconosciuta poi questa pace si sospirata principalmente dall’alto patrocinio di Maria Santissima Immacolata sotto il quale speciosissimo titolo era già da alcuni anni erecta la sua divota statua dell’Altare di s. Maria ad Elisabeth in nostra Parrocchia.
Il popolo tutto di Rovato ha usato alla grand Vergine e madre un atto di pubblico ringraziamento per tre giorni continui cioè li 8 decembre 1753 giorno di essa Immacolata di sabbato, poi Domenica e lunedi 9 e 10 suddetto. Esposta la di lei statua in mezzo alla Chiesa Parrocchiale con adobbi di tutta la Chiesa che mai più con musica e lumi alla grande e sbarro strepitoso e concorso di Popolo e di gente Foresta di ogni qualità mai più veduto e ciò che fa sperare certo habbia la Vergine Immacolata aggradita questa nostra devotione si è di non essere occorso alcun disordine fra tanto concorso nè essersi smarrita cosa alcuna di addobbo.
Onde Rovato ha sempre più da sperare nel spirituale e temporale Patrocino di si grand madre e vergine sotto il dolcissimo titolo di Immacolata. (APRo, Registro 9, Battesimi, f. 97)

17 giugno 1759 – Il Prevosto espone al Consortio l’idea dell’Ospedale
“… Finalmente il rev.mo sig. Prevosto don Piscino Taglietti ed il molto rev. signor canonico curato don Giacomo Savoldi con l’assenso e consenso pure del m. rev. signor canonico curato don Angelo Peroni zelantissimi del bene e vantaggio si spirituale come anche corporale di questa popolazione e massime del necessario sovvenimento alli poveri infermi personalmente esposto a questo Consiglio essere di grande necessità l’erezione d’un ospitale in Rovato a comodo e soglievo de’ poveri infermi e da molte e varie persone desiderata e bramata una tale erezione, quali sono disposte a coadiuvare con legati ad un’opera si pia. E però rifletendo che la maggior parte delle rendite di questo Pio luogo venga disposta a beneficio de’ Poveri, ma di non estrema povertà, anno stimato opportunamente e per primo gradino esponere a questo Conseglio se puotendosi con sicura coscienza e senza pregiudizio delle pie dispositioni delle persone che anno beneficato questo pio Luogo, voglia questo conseglio concorrere a convertire e commutare le rendite di questo pio luogo e massime le dispense del formento, il pane dell’ascensa ed altre simili rendite dalla distributione alle famiglie e dall’uso sinora praticato nella erezione d’un Ospitale a comodo de poveri infermi. Sopra di che fatti diversi e vari maturi riflessi avanti di passare alla positiva deliberatione d’un tal affare è stato stabilito di elleggere 5 o 6 persone da quali sia essaminata una tal propositione e sopra un tal affare fatta ogni più matura consideratione per tutto ciò che puotesse in avvenire succedere ed esponere poscia il loro sentimento a questo conseglio che in breve si convocarà per l’effetto di divenire ad una positiva deliberatione e sono stati nominati e pregati li signori Lorenzo Lazzaroni, Giuglio Rodolfi reggenti, Antonio Bercetti, Antonio Bassanese, Antonio Barbieri. Per il che mandata la parte è stata presa con affermative N. 20 negative niuna e così pubblicata.” (ACRo, Vario delle provvisioni del Pio luogo Consorzio, 1734 – 1781)

1762 Memoriale del Prevosto al Consiglio Comunale
18 aprile 1762 Spett. signori consiglieri,
giacché la suprema Provvidenza ha provveduta a questa nostra raguardevole Comunità di molteplici e diversi tesori dall’annuo beneficio dei quali ridonda a questi abitanti onore ed avantaggio e reca più comodo il loro vivere; ora il zelo di più persone e la buona e pia volontà dallo Spirito Santo in essi impressa, dà motivo a me sottoscritto esponere alla spettabilità loro essere per edificarsi un Capitale a comodo, sollievo e cura degli poveri infermi abitanti in questo nostro territorio.
Quella provvida suprema provvidenza ha arricchito le città ed altre terre di un sì necessario pio ricovero sarà quella che contribuirà l’occorrente per compiere la caritatevole impresa senza arrecar spesa alcuna a carico di Comunità. Rendesi bensì necessario che per l’oggetto che il Pio luogo suddetto sia ricoverato sotto il manto di pubblica tutela e così rispettato che da questa spettabile comunità vengano elette quattro sensate persone al quale effetto sono stati pregati li signori Gian Battista Dusini, Antonio Barbieri, Giuglio Rodolfi ed Alessandro Prestini colla facoltà a medesimi di poter a nome di questo pubblico effettuar ogni necessaria figura non già passiva, cioè per ricevere li legati e le oblazioni che pro tempore verranno fatti non puotendo però questi obbligare la comunità ad alcunissima spesa né a nome d’essa fare alcuna figura passiva come dissi.
Tanto espongo a questo riveritissimo pubblico essendo che l’innocenza di mia domanda ottenerà favorevole l’intento.
Io don Piscino Taglietti Prevosto Vicario foraneo ut supra.
Letto il Memoriale presentato dal rev.mo signor Prevosto e le dimande in esso contenute andarà parte di accordarlo senz’altra obbligazione di spesa e meramente secondo la dimanda in esso memoriale espressa, copia del quale sarà al Libro Provvisioni registrata la qual parte è stata presa con balle affermative N. 49 negative N. 10 e così pubblicata.
(Documenti dal registro Vecchio del P. Luogo Ospedale, citati in Cartella 26)

Consiglio del Consorzio 25 aprile 1762
Nel qual consiglio come sopra convocato è comparso personalmente il rev.mo signor Prevosto don Piscino Taglietti esponente essere stato proposto da diverse persone piamente e santamente ispirate di procurare di erigere e formare in questo paese un ospitale a beneficio de’ poveri infermi ed essere questo Pio luogo in occasione di altre opere pie e di miglioramenti fatti nella parrocchiale Collegiata insigne chiesa concorso con la contribuzione di qualche riguardevole somma e nel medesimo tempo con il suo solito zelo ha procurato di persuadere e di disponere li consiglieri suddetti a divenire anche nel presente incontro a qualche contribuzione, trattandosi massime di opera che ridondar deve a beneficio de’ poveri medesimi.
Sopra di che fatti dal consiglio suddetto molti e diversi discorsi e riflessi e considerando la maniera il modo ed il quantitativo della contribuzione che questo Pio luogo può effettuare, in caso si effettui l’erezione come sopra proposta e non altrimenti, quale sia di minor danno allo stesso luogo Pio ed alli poveri si è deliberato di mandar parte, come così si manda, che a chi pare e piace, che in avvenire principiando l’andante anno sia abolita ed annullata la contribuzione che annualmente questo Pio luogo praticava della dispensa del pane a tutte le famiglie nel giorno della vigilia dell’ascensione di nostro Signore per effettuare la quale erano necessarie e si impiegavano almeno some 22 e più formento, sul riflesso che una tale dispensa d’un pane per persona riesce di poco e quasi niun beneficio sensibile alle famiglie e che il levare una tale dispensa non è di alcun danno e che ogni anno in perpetuo et perpetuis temporibus durando un tale ospitale sia a beneficio dello stesso contribuito some 20 di formento da questo Pio luogo per essere queste impiegate in vantaggio dello stesso e che tra tanto sia in questo anno sospesa una tale dispensa del pane per essere poscia contribuita la quantità sudetta di formento a beneficio di detto ospitale in caso questo attualmente e formalmente si effettui e non altrimenti. Dati e raccolti li voti si sono ritrovati nel bossolo bianco voti 14 e nel rosso voti 4.
Così che resta presa la suddetta parte e così pubblicata.
(Documenti dal registro Vecchio del P. Luogo Ospedale, citati in Cartella 26)

1762 circa – Diversi annuali pagamenti che si fanno dal Pio luogo del Consortio di Rovato
Al predicatore dell’advento piccole L. 44
Al predicatore della quadragesima L. 175
Ai 3 consoli per loro solito onorario L. 63
A li sudetti per assistenza alle 4 dispense L. 24
Al cancelliere per assistenza alle 4 annue
dispense del formento L. 8
Al massaro per assistenza alle 4 dispense L. 8
Per bollettini che si dispensano alli poveri
in N. 1.000 circa all’anno L. 1.000
Per Campatico Banca veneta L. 160:8 in circa L. 200
Per taglie alla detta Comunità di Rovato incirca L. 700
Per onorario al massaro L. 280
Al m. rev. sig. don Lorenzo Martinazzi
per il canonicato e cappellania domenicale* L. 436
Per la cappellania mattina L. 98
Per la Cappellania in S. Stefano L. 84
Per altra cappellania alla Scola di S. Carlo L. 84
Sommano L. 3159:17
* Decreto di Marin Giorgi 11 aprile 1611

Formento che annualmente si dispensa in circa
I dispensa Avanti le SS.me feste del Natale some 10
II dispensa Nel carnevale some 26
III dispensa Avanti le SS.,me feste di Pasqua some 12
Per la dispensa del pane all’Ascensa some 28
IV diespensa avanti le medande some 30
Per la guardia del solaio s. – q. 5
Dispensa formento some 106 quarte 5
(Ultimo foglio di Libro de’ censi e livelli del Pio Luogo del Consorzio de’ Poveri, 1715 – 1835, A. Comunale, Rovato)

1762 – Legato di L. 3705 del cittadino Bona Ottavio di Rovato
7 aprile 1762 Notaio Caretti.
Omissis. Item ha lasciati e così per ragion di legato lascia all’ospitale che si discorre da erigere in Rovato a comodo e soglievo di poveri infermi di questa terra, eretto però che sia formalmente e stabilmente un tale ospitale, il capitale di piccole L. 3.705 donatogli dalli reverendi signori don Antonio e fratelli Ricci da Chiari dipendente da istromento 25 maggio 1761 ne’ rogiti del sig. Giacomo Caretti nodaro in Rovato da conseguirsi però tal capitale solamente dopo terminato l’usofrutto come sopra ordinato e nel solo caso venga come sopra eretto un tal ospitale e non altrimenti né in altro modo e in caso fratanto durante detto usufrutto venisse pagato ed affrancato detto capitale lascia ed ordina che in tal caso terminato l’usofrutto sia pagata od esborsata la somma suddetta e quella parte che si fosse affrancata a detto ospitale o sia agli direttori del medesimo. (Documenti dal registro Vecchio del P. Luogo Ospedale, citati in Cartella 26)

Ducale 1763
Adì primo settembre receputa.
Aloisius Mocenigo dei gratia Dux Venetiarum.
Nob. et sapienti viro Francisco Grimani de suo mandato Capitaneo Brixie, fideli dilecto salute et dilectionis affectum.
Il popolo numeroso della comunità di Rovato di cotesto territorio non avendo altro rifugio per li poveri suoi infermi che l’Ospital maggiore di cotesta Città, ma che come lontano da essa dodici e da alcune sue cinque Ville anco quattordici e più miglia, li vede per il longo incomodo viaggio perire per via, com’è avvenuto, o aggravarsi loro il male che appena vi sono giunti soccombono, mossi dall’insinuazioni zelanti del suo parroco ed animati dalle promesse ed anco elemosine disposte implora di poter far l’acquisto d’una casa ed un orto che è un fondo di tavole 156 e piedi 11 per erigersi un ospitale dove possano aver ricetto ed assistenza li poveri suoi infermi; implorando però a tale oggetto la pubblica permissione e la pietà del Senato che assicurata dalle unanimi informazioni del precessore nostro Zorzi de consultatione in foro e del Collegio de X Savii sopra le decime in Rialto della realtà delle commoventi cose esposte, concorre di pieno animo per opera così caritatevole e così meritoria che il popolo di Rovato possa far l’acquisto predetto per erigervi un ospitale per li suoi infermi poveri e che ogni nodaro di veneta autorità possa rogarne l’instromento.
Doverà per altro il fondo della casa ed orto restar sempre soggetto alle gravezze tutte ordinarie ed estraordinarie al laico e doverà essere eseguita pur per questo nuovo ospitale la legge 1605 colla rendita de beni stabili che in suo soccorso e donazione o per qualunque titolo pervenissero nell’ospitale medesimo in qual si sia tempo.
Date in nostro ducali Palatio die XXVII augusti inditione XI MDCCLXIII.
Registrata in Cancell. Pref. in Libro Duc. N. 940
(Documenti dal registro Vecchio del P. Luogo Ospedale, citati in Cartella 26)

1763 – Acquisto della casa e fondo
10 dicembre 1763 presente il medico fisico Pietro Macchioni e Francesco del fu Giuseppe Massetti, i deputati acquistano il fondo e la casa già del fu canonico Vincenzo Zambelli ed ora di Giacomo Carretti al prezzo di scudi 1250 lire piccole 8.750 che pagano all’istante riservandosi il pieno dominio sino a quando saranno sollevati da ogni obbligo colla dichiarazione che a tanto si sottomettono pel mero oggetto di giovare agli poveri infermi che averanno domiciglio sul tener di Rovato, precedendo essi signori deputati col caritatevole esempio, fidati a pieno nella suprema provvidenza, dalla quale dipende il compimento dell’opera incominciata.
Quali case sono cioè
Una casa d’un corpo con suo orto confina a mattina ingresso, a mezzodì il dugale di Campo maggiore a sera li signori Dusini, a monte parte la sottodescritta casa mediante ingresso.
Un’altra casa di corpi cinque con orto e broletto, alla qual confina a mattina parte li fratelli Ongari e parte la strada, a mezzodì parte li detti Ongari e parte il dugal di Campo Maggiore a sera parte il suddetto ingresso e parte li signori Dusini, a monte parte li medesimi signori Dusini, parte ingresso e parte l’eredità del fu molto rev. sig. canonico Zambelli, con caseta era usofruttuata da Angelo Lussignolo, salva la più giusta coerenza.
De quibus rogatus ecc. ego Martino Francesco Peroni notaio pubblica veneta autorità in Rovato.
(Documenti dal registro Vecchio del P. Luogo Ospedale, citati in Cartella 26)

adi 10 settembre 1773
Memoria come poco prima dell’anno passato 1772 caddero dal Cielo copiosissime e continue piogge e continuarono per parecchi mesi si lunghe e dirotte che allagate le campagne e resi molli e fangosi i terreni patirono un gran danno li frutti della terra onde molto scarse ed in particolare nella Lombardia riuscirono le raccolte delle biade e de’ vini e di altri prodotti necessari e se ne accrebbero di molto i prezzi. L’Adige, il Po forzati gli argini uscirono più volte ad inondare per larghe metrate le ubertose campagne del Polesine che perciò furono le sue rendite stranamente scemate. Altri fiumi minori fecero in varie altre parti lo stesso e così da più al meno nella maggior parte d’Italia regnò una grande penuria. Fra tanti desolati Territori la Divina Clemenza preservò la nostra Bresciana Provincia e quantunque alquanto scarso fosse riuscito il raccolto del frumento altrettanto abbondante comparve il formentone quale averebbe supplito alla scarsezza del primo se la perfidia di alcuni incettatori di biade e di molti altri quali a grave danno de’ Poveri ad onta delle Sovrane proibizioni facevano passare il loro grano in esteri Stati. Era sul punto di terminare l’autunno che il prezzo del formentone era di 30 lire incirca, quando in un tratto balzò il prezzo e videsi alle oltre 35 e oltre 40. Non mancarono in questo frattempo le saggie e provvide deliberazioni dell’Ecc.mo rappresentante Francesco Vendramino, quale munito di ampla e suprema facoltà spedì per tutto il Territorio a raccogliere la nota delle biade, volendo che di queste una parte si riserasse sino a suo ordine e inibendo sotto gravi pene lo trasporto in esteri Stati. Si distinse anche la Carità di questo Pio Luogo del Consorzio quale oltre la solita dispensa a Poveri del frumento, impietosito dai clamori de’ Poveri e gemiti de miserabili comperò in due tempi 230 carghe di formentone dispensandolo ai Poveri al prezzo di 30 soldi la quarta ed ai miserevoli gratis, quandoche comperato lo aveva a lire 46 e più; e la seconda volta soldi 40 la quarta ed ai miserabili gratis, mentre il suo prezzo erasi alzato sino alle 56 e più. Era una scena veramente tragica il sentire i Poveri a lagnarsi che col dinaro in mano non ritrovavano grano e quanto più avanzavasi la stagione tanto più alzavasi il prezzo, cosichè lo abbiamo veduto nei mesi di Luglio e di Agosto sino alle 70 e 75 lire la carga. Faccia il Signore Iddio che più non abbia a provare tale penuria, ma che in avvenire ci somministri il necessario che però preghiamo ben di cuore e diciamgli: Panem nostrum quotidianum da nobis hodie. (APRo, Registro 9, Battesimi, f. 382)

1780 – L’origine dell’Ospedale di Rovato
(Nota 1780, 16 gennaio, Rovato: Cart. 69: Fasc. Storia dell’ospedale)
Letto a chiara intelligenza il decreto dell’ecc.ma Carica prefettizia.
Coll’autorità del decreto dell’ill.ma ed ecc.ma Carica Pref.a di Brescia del 8 corrente a pie persone unite essendosi in consultar del Pio Luogo dell’Ospitale dell’Infermi, s’espone che fin da que’ remoti secoli negli quali la Comunità di Rovato da sè sola governavasi, con provvide ordinazioni, sì il politico che l’economico gloriosamente sosteneva e gelosa pel mantenimento di sue provisioni, nella felice dedizione nostra e nelle ducali 1428, 7 giugno; 1440, 17 luglio, sempre ampia approvazione ottenne “et quod ordinamenta et provisiones factae et quae fient in consilio ipsorum comunium pro bono et tutela ipsorum locorum inteligantur confirmatae a prelibato ill.mo Ducali Dominio ut eis obvserventur etc. ”
Sotto la stessa tuttela anche l’ottima provisione d’ergere cotesto Ospitale dell’Infermi l’anno 1762, 18 aprile, nelle parti del spett. Consiglio di questa comunità s’annovera; e li 25 dello stesso mese il Consiglio della carità di questo Pio Consorzio al mantenimento di quest’Ospitale da erigersi providamente concorse.
Animati così li signori Gian Batta Dusini, Antonio Barbieri, Alessandro Prestini, Giulio Rodolfi colla mera scorta della pubblica accordatagli tutela, longe affatto d’aggravare la comunità d’una menoma spesa, ottenute le venerate ducali 1763, 27 agosto, con solenne instrumento 10 dicembre successivo e coll’obbligazione de’ propri beni, la casa e fondo d’erigervi esso ospitale nel prezzo di piccole L. 8.750 acquistarono.
Unitasi alla sollecitudine delle sudetti quattro signori la pietà di varie persone e verificatosi alcuni legati l’ospitale fu eretto e la direzione di questo in chiari libri registrate lor furono.
Fu sempre inspezione de’ predetti 4 signori deputati procurar l’unione di pie persone e col placito dell’ecc.ma carica Prefettizia stabilire una consulta onde il sensato parere di questa, sì nel politico, che nell’economico versare si debba ed a senso delle sovrane leggi sempre il Pio luogo diriggasi.
A tale oggetto insinuato fu alla carità delli habitanti:
Nella contrate della terra interna: signori Gian Batta Delaidino qm. Antonio; Lelio Bona q. Antonio; Lorenzo Lazaroni q. Andrea; Paolo Dusini q. Gian Batta; Carlo Caretti del signor Giacomo, Giacomo Calastri q. Giuseppe.
Nelle contrate della terra esterna: Angelo Roveglia al Lodetto; Vincenzo Bersini al Duomo; Francesco Alghise a S. Giorgio.
Li quali con formale avviso convocati per mezzo del servitore di questo Pio luogo sono intervenuti:
Di Rovato interno li signori Antonio Barbieri, Alessandro Prestini – – – attuali deputati; Lorenzo Lazaroni q. Andrea; Lelio Bona q. Antonio; Giacomo Calastri q. Giuseppe; Paolo Dusini q. Gian Batta; Carlo Antonio Caretti del signor Giacomo.
Delle contrate in campagna: Angelo Roveglia q. Michele, Vicenzo Bersini q. Carlo Antonio.
Agli quali viene esposto che per ben diriggere questo Pio luogo ed in conformità alle sovrane leggi crear le cariche e distribuir l’uffizii, onde a gloria sempre d’Iddio il luogo ben diretto le di lui forze nel progresso aumentate venghino, crear si debbano e fra le sensate persone di questa ornatissima consulta distribuirsi li seguenti carichi, cioè:
Un governatore al quale incomba ricevere gli amalati giusto le possibilità del luogo, diriggere l’economia interna e l’annue occorrenti spese, esaminare le polizze delle spese occorse e firmare le stesse avanti che il notaio rifassi le bolette dei pagamenti, e governare ogni cosa entro i recinti del luogo d’esso ospitale.
Due presidenti a quali incomba ricevere le eredità ed i legati, previa la partecipazione a questa consulta, onde a senso delle leggi permettere tutto ciò renderassi necessario a sicurezza dell’interesse del Luogo; uno de’ quali firmarà anche le bolette delle polizze dal governatore redatte.
Due raggionati per l’esame delle spese annue, stabilimento dei conti alle massarie ed inspezione ai saldi di cassa delli massari che fussero debitori.
Un sollecitadore all’occorrenze civili, quale previa la partecipazione alla consulta accudir debba a far risolvere gli atti inconti contro li debitori renitenti e dirigga tutti gli altri atti giudiziari al luogo occorrenti.
Due deputati nell’interna terra e quattro nella campagna per l’annue questue e voluntarie obligazioni.
Dopo vari discorsi e molti riflessi, oretenus sono stati distribuiti l’uffizi, cioè
Governatore il sig. Leglio Bona
Presidenti: li prè Antonio Barbieri, Alessandro Prestini
Raggionati: li signori Lorenzo Lazzaroni, Carlo Antonio Caretti
Sindaco alla raggione (sollecitadore) sig. Giacomo Calastri
Deputati alle raccolte: signori Gian Battista Delaidini, Paolo Dusini, Angelo Roveglia, Vicenzo Bersini, Francesco Alghise, Andrea Martinazzi.
Martin Francesco Peroni pubblico Notaio
(Documenti dal registro Vecchio del P. Luogo Ospedale, citati in Cartella 26)

1783 Impiego di redditi per l’Ospedale e la farmacia
Rovato 25 marzo 1783
Convocato colle formalità solite e congregatasi la consulta dei signori direttori di cotesto spedale d’infermi viene esposto di dar facoltà al sig. Giambattista Foglia di ricorrere e suplicare appresso sua serenità il nostro Principe in nome di cotesto ven.do spedale che si esigge di puoter con li ritratti provenienti dagli beni quali dalla pietà de’ fedeli vengono a beneficio di questo luogo disposti, continuare la necessaria fabbrica per ricoverare l’infermi, ergere la speziaria e far le cose più necessarie per sostenimento d’esso spedale; che però in forza della presente resti impartita all’anzidetto signor Fogliata tutta la facoltà d’operare quanto credarà lui opportuno e ben fatto, la qual parte è stata presa con tutte balle favorevoli dei votanti qui sotto
Lelio Bona governatore, Ant. Barbieri Presidente, Giacomo Calastri sindaco raggionato, Giambatta Delaidini deputato, Carlo Antonio Caretti Raggionato, Angelo Roveglia Deputato, Francesco Alghise deputato. (Documenti dal registro Vecchio del P. Luogo Ospedale, citati in Cartella 26)

Elezione di farmacista
1783 29 novembre 1783
Congregata la Consulta di codesto ven. ospedale d’Infermi… Agli quali viene esposto che dal signor governatore nel negozio Palizioli droghiere in Brescia sono stati proveduti dei capi più importanti i medicamenti onde ergere a spese del Luogo la spezieria, a scanzo delle gravi spese sin a quest’ora sostenute nelle spezierie di questa Terra, come da chiari minutari già constano, però per l’esposizione sul nome degli speziali viene proposta la persona del signor Antonio Bonadeo al quale incomba di venire in questo luogo dell’ospitale, preparare a senso dell’ordinazioni degli ecc. Medici le medicine che alla giornata veranno prescritte a cura de gli amalati e di fare quanto occorra in buona custodia del cancello in cui sono contenuti li medicamenti provveduti, col notare in chiare lettere quelli che del proprio aggiungerà, dovendo restare l’ordinazioni mediche descritte in Libro e servato nel cancello sudetto. Con facoltà agli signori governatori e presidenti di stabilire al detto signor speziale quell’annua o mensuale ricognizione che conveniranno. Affermative tutte.
(A.C.Rovato, Ospitale di Rovato, Consulte e sessioni, 1780 – 1806, f. 11 – 12)

1797 – I beni clericali e pii luoghi soppressi vanno attribuiti a beneficio di strade, acque, sanità ed istruzione pubblica.
Incaricati:
Pio Luogo del Consorzio: Gaetano Dusini, Achille Peroni; Carlo Mazza.
All’Ospitale: Paolo Dusini, Giuseppe Gazoli canonico; Giacomo Lazzaroni.
Alle acque: Gio Batta Guadagni, Vincenzo Galarini, Bortolo Calastri.
Alle Scuole Pie: Carlo Fremondi canonico, Antonio Bonadeo, Giacomo Savoldi.
Alla sanità: Angelo Caprina, Giuseppe Bonvicini, Carlo Bersini.
Sulle strade: Antonio Angelini, Francesco Goglio, Carlo Martachini.
Istruzione Pubblica: Carlo Mazza prete, Francesco Barbieri Canonico, Gio Rubini Prete. (A.C.Rovato, Cartella 144)

1797 – Il Consorzio dei Poveri di Rovato traeva il suo reddito annuo dal capitale di 7500 scudi a sollievo dei poveri.

1798 – Stato del Monte Biade di Rovato al 21.12.1798
Il Pio Luogo Consorzio di Rovato deposito di biade per dispensar ai Poveri ha ora some 124 il citt. Antonio Rubini massaro 1791 – 1794 è debitore di some 117 (parte in mano di debitori e parte in sue mani; Francesco Torri massaro 1795 – 1797 è debitore di some 165 q.te 8. (In tutto some 516 e quarte 8 = quintali 662,13 Kg). (f. 48, A.C.R., Cart.10, Lett. VI – VII Rep.)

1801 – Istituzioni assistenziali di Rovato
“In ordine alla circolare 7 termidoro corrente (26 luglio 1801) il Cittadino Commissario straordinario del Governo nel Dipartimento del Mella si rassegna quanto nella medesima viene ordinato ed è come segue:
Eravi un Monte di Biade parte in segala e parte in miglio in some 35 che esisteva nella contrata di S. Anna tener di Rovato quali biade in anni penuriosi veniva distribuita a poveri di quella contrata a prestito, coll’obbligo della restituzione al nuovo raccolto con un sedecino di più per il suo mantenimento, diretto questo da due Deputati che venivano elletti a bussola e paletta dal Popolo di quella contrata.
In ora questo è chiuso a motivo che nell’anno 1797 V.S. furono presentati i Libri fondamentali ove erano registrati i debitori al raggionato del cantone di Chiari per quelle osservazioni e non sono più stati restituiti come da asserzione dei deputati medesimi.
Vi è pure un Luogo Pio chiamato Consorzio de’ Poveri che possede piò 24 circa di terra, la maggior parte di questi non adacquadori che vengon affittati e rendono annualmente L. 1000 e ancora vari capitali ascendenti alla somma di piccole L. 213576:2:7 il frutto de quali ascende a piccole L. 8886: – :6 che il tutto viene convertito e disposto a senso delle testamentarie disposizioni ed è come segue:
Si fa una dispensa mensile di piccole lire una ai più poveri ed infermi di questa terra che viene ordinata dai deputati con viglietto e pagato dal Massaro di detto Pio Luogo che ascende annualmente a piccole L. 1600 circa.
Si provvede della biada cioè frumento o furmentone e questo viene dispensata fra l’anno ai poveri di questa terra.
Il detto luogo Pio ha l’obbligazione di varie Messe annuali in forza de lasciti fatti da vari testatori.
In oltre ha il peso delle annuali gravezze pubbliche aggravanti l’estimo di detto Pio Luogo.
Viene governato detto Pio Luogo dalli cittadini Carlo Mazza ed Antonio Atassi Deputati ossia Reggenti elletti questi sotto il cessato Governo Austriaco da 24 individui che componevano il Conciglio di detto Pio Luogo.
Esiste pure un Ospitale ricovero de Poveri Infermi eretto e fondato questo Pio Luogo da pochi anni fa, stanti vari legati di pii testatori consistente il patrimonio di questi in tanti capitali ascendenti alla somma de piccole L. 85519:15:6 quali investiti ad annuo frutto rendono di entrate annuale L. 4061:15 le quali vengono disposte a censo della testamentaria disposizioni come segue:
Piccole L. 280 vengono annualmente pagate ad un Maestro di buone lettere per l’educazione della Gioventù a senso di legato Ghiggi.
Piccole L. 21 annuali di livello sopra il capitale di L. 350 per legato Violini ordinato a favore del cittadino Domenico Robustelli, pagabile il detto legato da L. 350 dal detto Pio Luogo dell’Ospitale come erede Violini al detto Robustelli arrivato che sarà all’età maggiore e fra tanto paga le annuali L. 21.
Il resto dell’entrata sudetta vien impiegato a mantenimento de poveri infermi che per le tasse entrate ed abondanza d’infermi annualmente vien intaccato il capitale e per qualche mese anche chiuso il luogo stesso in mancanza di modi onde supplire alla giornagliera occorrenza.
Questo Pio Luogo viene governato dalli Cittadini prete Giuseppe Gazoli, Paolo Dusini e Giacomo Lazzaroni elletti questi sin sotto il Governo Provvisorio di Brescia dalla Municipalità di questa terra.
Vi è un legato Rudiani di scudi 40 annuali lasciati ad oggetto di scola e perchè sino a tanto che si allestiscano la Scola Pubblica aveva ordinato che si celebrassero tante messe così fino a quest’ora è stato impiegato in uso di messe.
Rovato 22 termidoro anno 9 repubblicano (A.C.R., Cart. 146, fasc. 1801)

1801 – Istruzione a Rovato
“26.2.1801: Relazione sull’istruzione a Rovato
Li agenti Municipali di Rovato alla Municipalità di Chiari.
In essecuzione della vostra Circolare in data 7 piovoso anno 9 rep. sull’argomento dell’istruzione trasmettiamo alla Municipalità di Chiari le notizie che abbiamo potuto raccogliere sullo stato attuale ed economico delle Scuole di questo Comune. Cinque Scuole esistono in questa Comune le prime pubblica e privata oltre quattro private.
La pubblica insieme e privata viene essercitata dai Cittadini Faustino Massini e Gio Batta Menoni già approvati pubblici Maestri Normali nel primo anno della Repubblica Cisalpina con decreto dell’Ispettore a tutte le scuole del Dipartimento Mella Gaetano Maggi.
Il locale per questa Scuola di prima e seconda classe era in quei tempi il Consorzio de’ Poveri ora i Maestri hanno luogo in affitto a loro carico. Il numero de scolari che frequenta la loro scuola è circa 50; per trenta poveri hanno il provento di 40 scudi bresciani pagati da questo Ospitale sull’eredità Ghiggi. Per li altri esiggono a proporzione della classe in cui sono, soldi 50 o tre lire di questa moneta a ragion di mese.
I libri che usano sono i seguenti: Compendio del metodo normale leggi scolastiche, l’abbecedario, doveri sociali massime di Santo Rossi, elementi di chaligrafia di ortografia di lingua italiana e latina, d’aritmetica di Francesco Soave, metodo di geografia dell’abate Zenclet.
La seconda scuola privata viene esercitata dal Prete Angelo Metelli in una casa di ragione dell’ex Confraternita di santo Stefano.
Li scolari sono 18 o 20 la maggior parte principianti a compitare, leggere e scrivere. I libri usati sono Dottrina del Belarmino ed Officio della Beata Vergine, insegna pure l’aritmetica cioè le tre prime operazioni e qualche cosa anche della divisione, della regola del tre; ne ha tre o 4 di grammatica per la lingua latina. Il provento che ne ridonda sono circa lire 130 facendo ad alcuni la Scuola per carità.
La terza viene esercitata dal cittadino Pietro Rivetti in casa propria; alla Scola interviene uno scolaro di belle lettere cui detta delle lezioni in lingua italiana tratte la maggioranza dal Baheur; egli fa tradurre Cicerone, Flacco Vergilio, S. Girolamo ed il Catechismo Romano e riceve per sua mercede lire 42. Intervengono pure alla Scuola di detto Rietti 2 altri scolari i quali ricevono la mattina una lezione in scritto di Teologia dogmatica ed il dopo pranzo una lezione di lingua greca, usando alcuni scritti ma particolarmente la Grammatica in usum Seminarii Patavini e traducendoli qualche squarcio del Novo Testamento dal testo greco. Per queste due Scuole si recevono da ogni scolaro piccole lire 50. Intervengono ancora 6 fanciulli di lettura e sono ammaestrati nel leggere secondo il gusto presente perchè di questi intervengono solo d’inverno e parte anche d’estate, due hanno la scuola gratis e li altri 4 rendono una mercede tanto tenue ed incerta che il sig. Maestro non la può precisare.
La quarta è tenuta dal cittadino prete Pietro Re, vice curato di S. Andrea nella propria abitazione: 24 sono li alunni che vi concorrono ai quali insegna leggere e scrivere, far ricevute, pagherò ed altre cose occorrenti nella società e nel governo domestico di una famiglia. Egli non può precisare l’onorario dei poveri contadini che frequentano la sua scuola, riceve quel poco che ponno dare e da molti non ha auto nulla neppure nell’anni scorsi.
Ha un alunno in casa a tutte spese e riceve per questo scudi 60 bresciani; due altri vivono pure con lui, ma si mantengono del proprio e per l’incomodo per la scola e per l’educazione ha lire 12 al mese di nostra moneta.
Havvi finalmente la Scola del prete Aliprandi vice curato del Lodetto, tenuta nella Casa di sua abitazione ove insegna grammatica di lingua latina ed aritmetica; 6 sono li scolari forensi che frequentano e pagano lire 30 a ragion d’anno scolastico. Egli ha pure una Cademia di 12 allievi pei quali ad una tavola percepisce scudi 75 bresciani a ragion d’anno scolastico che comincia il 25 novembre e termina la prima domenica d’agosto. Li autori usati in questa scola sono la grammatica del Gloretti, le istorie scelte delli sacri autori, le lettere di Cicerone, il Catechismo Romano.
Havvi pure una scola per le ragazze nel Convento dello Orsoline da circa 15 o 16. Maria Mussio Superiora è la Maestra, insegna a leggere, far calze e cusina; l’onorario che ne esige per quelle che leggono e fanno calze sono lire 2 soldi 10 ogni mese e per quelle che imparano anco la cusina sono lire tre.
Il bisogno di una Scola pubblica gratis per le ragazze è troppo sensibile per questo paese e questa sarebbe della maggior importanza.
Il Governo Provvisorio aveva assegnato per le Scuole le rendite delle soppresse corporazioni delle fraglie cioè di S. Nicola, S. Rocco, S. Stefano, e della disciplina.
Oltre il legato Ghigi assegnato di sopra havvi altro legato Rudiani parimenti di scudi 40 lasciato ad oggetto di Scuola e perchè fino a tanto che si alestiscano le scuole pubbliche aveva ordinato che si celebrassero tante messe così fino a quest’epoca è stato impiegato a tal uso, vi significhiamo in adempimento de nostri doveri e vi protestiamo salute repubblicana.
Rovato 6 ventoso anno 9 R.” (A.C.R., cart. 10, Copialettere 1800 – 1801)

1808 – Piano d’amministrazione della Congregazione di Carità della Comune di Rovato in ordine alle superiori ricerche
“Regno d’Italia Dipartimento del Mella
Piano d’amministrazione della Congregazione di Carità della Comune di Rovato in ordine alle superiori ricerche
La Congregazione fu attivata il giorno 22 marzo dell’anno corrente.
Essa ha l’amministrazione dell’Ospedale e del Pio Luogo di Carità elemosiniere e del Monte di Pietà, divisa in due commissioni l’una per l’Ospedale e l’altra per il luogo di Carità e monte di pietà.
Ogni Commissione è incaricata di tutti gli ogetti relativi allo stabilimento che gli è affidato, opera pienamente per le occorrenze di detti enti e propone alla Congregazione i bisogni.
Tutti i mercoledi di ciascheduna settimana si tiene l’unione dell’intera Congregazione di Carità, del Pio Luogo e collegialmente si trattano gli affari a pluralità dei voti.
La rendita annua lorda amministrata dalla Congregazione consiste in lire 8.105,86 provenienti parte dal Pio Luogo della carità elemosiniere (L. 5.306,42) e parte dal Pio Luogo dell’Ospitale degli infermi (L. 2.799,44)
Amministra inoltre un monte di pietà consistente il capitale in it. Lire – – senza rendere verun frutto che cada sotto l’amministrazione.
Per il 1809 si formerà un giornale di Cassa complessivo di tutti gli Stabilimenti qual giornale sarà diviso in due giornali subalterni.
Si è formata una ragionatoria e secreteria generale e centrale, la quale formare dovrà un nuovo registro sopra libri nuovi e terrà la relativa scritturazione ed in regola la contabilità.
Ha ordinato un protocollo unico e generale ove dirigersi le carte per la relativa diramazione.
Parimenti ha formato un solo Archivio generale ove sono raccolte tutte le carte, libri ed ogni e qualunque documento relativo alli Stabilimenti su indicati colla separazione di ciascun Istituto.
Ha elletto un patrocinatore per le relative occorrenze ed all’evenienza dei casi destinerà anche il consulente legale..
Per l’amministrazione sopra indicata e per le occorrenze delli istituti, rendesi necessaria la formazioni dei seguenti impieghi:
Un Cancelliere o Segretario
Un aggiunto ragionato
Un custode al locale
Un infermiere all’ospitale
Un Chirurgo
Un esattore per esigere tutti li censi, affitti ed ogni altra ragione avendo garantita la Congregazione con solida pieggeria, ipoteca di un fondo libero equivalente all’esazione ed osservare li capitoli.
Carlo Gatti Prevosto
Pietro Macchioni
Carlo Fremondi prete
Giacomo Lazzaroni della Commissione
Pelatti Lodovico della Congregazione”

1809 Relazione sull’Ospedale
Salari ai medici, chirurghi, infermieri
Al sig. Giacomo Savoldi Chirurgo coll’impegno di assistere a tutti gli ammalati che vengono accettati nell’Ospitale il quale non gode abitazione nè emolumenti it. L. 103,61
A Faustino Podestini infermiere unitamente alla di lui moglie coll’impegno di assistere tutti gli infermi ed ammalati che vengono accettati nell’Ospitale il quale gode l’abitazione e altri piccoli emolumenti it. L. 248,68.
Trattamenti. L’Ospitale mantiene continuatamente 9 ammalati al giorno ove ricevono il trattamento dio minestra, carne, ovi, pane, vino nella quantità e qualità occorrente a norma dello stato di ciascun ammalato che all’anno risultano it. L. 1875.
Medicinali: gli ammalati che vengono mantenuti nell’Ospitale oltre il trattamento dei cibi ricevono anche li medicinali occorrenti secondo la qualità della malattia, li quali vengono ordinati dal medico condotto e scritti sopra apposito libro rilevanti la somma d’italiane L. 6001.”

1810 – Stato distinto dei crediti e delle somme d’impiegarsi nella Fabbrica dell’Ospitale d’Infermi di Rovato
Credito verso l’esattore Gio Batta Bonfanti come da ristretto de’ conti firmato dal sig. Gio Batta Tonsi pieggio ed erede del defonto sig. Bonfanti sotto il giorno 30 marzo 1810 per saldo massaria esercitata a tutto 31 dicembre 1808 italiane L. 6474:66:6
Verso l’esattore sig. Giuseppe Rubini per conti ristretti simili L. 849:64:4
(Sommano) L. 7324:31
Per assegno di L. 2.000 stabilito dalla Congregazione colli redditi del Consorzio e ciò pel corrente anno L. 2.000
E siccome facendo la fabbrica, non è irrogabile il reddito che viene ora assegnato all’Ospitale, se non dopo terminata la stessa e posto in attività li letti, così il reddito dell’anno 1811 si potrà impiegarlo nella fabbrica L. 3853:05
Sommano L. 13.177:36
Quella somma però che risulterà di più del fabbisogno, ossia deliberazione d’asta potrebbe esser impiegata nell’acquisto delle lettere per l’intero numero de’ letti o dei letti che doveranno esser aggiunti poichè presentemente ne possiede solo 12.
Micheli presidente
Carlo Gatti prevosto
Giacomo Lazzaroni
Pietro Macchioni
Prete Carlo Fremondi
Dusini
Caretti segretario

Milano 26 giugno 1810 Regno d’Italia
Il Ministro dell’interno al sig. Prefetto del Dipartimento del Mella Brescia
Dal vostro foglio 25 maggio p.p. N. 915 ho rilevato che la Congregazione della Carità di Rovato per sostenere il proprio Spedale e per farlo corrispondere al proprio istituto intendeva assegnare al medesimo annue L. 2.000 sulla sostanza del Pio Luogo Elemosiniere detto Consorzio dei poveri, di fabbricare ed adattarne il locale ora angusto ed improprio incontrando la spesa di circa L. 10.000 da sostenersi coll’impiegare L. 9.000 di crediti arretrati dal detto Consorzio e la prima annualità delle suddette L. 2.000.
Il sig. Consigliere di Stato, direttor generale di pubblica beneficienza pel circondario IV, essendosi nello stesso aprile recato nel suddetto Comune, mi ha fatto rapporto, applaudendo al progetto della Congregazione e riferendomi anziche la medesima crederebbe di sussidiare lo Spedale con annue L. 5.000 anzichè con 2.000 e che invece di seguire l’ordine adottato di costruire nel piano terreno piccole camere basse ed a volto in serie parallela al portico, senza luce e senza aria, converrebbe fare al di sopra una galleria che dominasse tutto il luogo dell’edificio che avesse aperture dai due lati e che riuscirebbe spaziosa, chiara ed aereata.
Non incontrando in massima alcuna difficoltà il progetto della Congregazione, che trovo assai plausibile, mi resta a decidere:
1 – Che sia definitivamente stabilito il contributo annuo del Consorzio dei Poveri allo Spedale, giacchè non so vedere come consistendo in sole L. 5306,41 la di lui rendita lorda e valutandosi a L. 1.453:36 le spese pei pesi fissi e per somministrazione giusta lo stato da voi rimessomi col citato foglio, possa poi aversi disponibile l’assegno della L. 5.000 annue dalla Congregazione indicate al prelodato signore Ispettore generale.
2 – Che fissato il detto assegno e verificato il massimo della rendita dello Spedale venga determinato il N. dei letti che nel medesimo dovranno mantenersi in modo che computate tutte le spese ordinarie e straordinarie non abbia mai a verificarsi deficit di rendita.
3 – Che stabilito il N. dei letti si disponga il tipo della nuova fabbrica capace pei medesimi giusta le osservazioni del predetto sig. Ispettore generale ed ove omesso ogni lusso e superfluità trovinsi i comodi necessari e le dovute separazioni per gli uomini e per le donne.
4 – Che su questo tipo si faccia eseguire la perizia della relativa spesa in luogo di quelle che vi ritorno e si stendano i capitoli per l’esecuzione dell’opera in via d’appalto.
5 – Che il tutto venga poi rimesso alla mia preventiva approvazione coll’indicazione precisa e distinta dei crediti del Pio Luogo del Consorzio che voglionsi convertire nella Fabbrica suddetta.
Nello stesso tempo dovrete indicarmi se le sostanze di detto Pio stabilimento non abbiano delle speciali destinazioni per cui potesse talvolta alterarsi la mente de’ Pii testatori colla progettata applicazione e mi rimetterete le relative fondiarie se esistono.
Nel partecipare tutto ciò alla predetta Congregazione e nell’invitarla ad eseguire con precisione le suaccennate operazioni, loderete in mio nome lo zelo distinto di cui la medesima si dimostra animata per la causa dei poveri e le ratificherete la mia soddisfazione.
Ho il piacere di salutarvi con distinta stima L. Vaccari”

1810 Delibera del Consorzio
9 maggio 1810
La Congregazione di Carità di Rovato. All’Ill. Regio Prefetto di Chiari
Unitasi straordinariamente la Congregazione di Carità di questa Comune, composta delli Signori Francesco Nicheli Presidente, rev. Carlo Gatti Prevosto, rev. Carlo Fremondi canonico, Pietro Macchioni, Giacomo Lazzaroni e Vincenzo Mazza quali volendosi occupare a formare un nuovo progetto per soccorrere nel modo più conveniente la classe dei più poveri che sono li infermi atteso che l’Ospitale di questa Comune ridotto che sia ne possa contenere un maggior numero, fatto riflesso all’entrata del Pio Luogo del Consorzio de’ Poveri ossia elemosiniere ritenuto che detto P. Luogo ha di reddito italiane L. 5.306:41
Ritenuta l’erogazione annuale di questa entrata fatta secondo le antiche consuetudini mancanti essendo i titoli fondiari, cioè nel modo seguente:
1 La celebrazione di Messe nella Parrocchia per L. 299:3
2 Per cera alla Parrocchiale L. 105
3 Al predicatore della quaresima L. 41:45
4 In coperte di lana a poveri annualmente nella rigida stagione in N. 25 circa
5 Assegno all’Ospitale di Rovato per sussidio da vari anni accordato L. 392:62
6 In dispensa mensile pecuniaria a poveri infermi in ragione di soldi 11 di Milano per cadauno L. 1200
7 In dispensa di carghe 150 formentone all’anno in tre dispense in ragione di un quarto di quarta per persona L. 2400
8 Non comprese le prediali e le spese d’esazione
Considerando la imperante necessità di sostenere l’Ospitale in questa Comune, anzi di ridurlo in istato di poter contenere maggior numero de poveri infermi e renderlo più regolare e salubre.
Considerando che con aumento di entrate si può attivare N. 25 letti circa, sufficienti al bisogno de poveri infermi di questa Comune.
Opina di erogare la somma di L. 3.600 a beneficio dell’Ospitale di ragione dell’istituto Elemosiniere somma che veniva consunta come nelli N. 6 – 7 e ritenendo a peso di detto istituto Elemosiniere le altre obbligazioni contenute sotto li Nn. 1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 8 – .
Siccome ridotto che sia l’Ospitale e aumentato nel numero sopra scritto delli letti ed infermi occorre il cappellano per la messa e per assistere alli infermi.
Opina che la somma per le messe contenute sotto il N. 1 venghi erogata pel Cappellano che verrà eletto per l’Ospitale, perchè assista alli infermi e restino questi provveduti di messe.
Si lusinga questa Congregazione etc.

1810 – Il Consorzio è unito all’Ospedale
(C. COCCHETTI, Documenti per la storia patria, pag. 53 nota 2)
“Memoria: Fra gli Enti stabili che compendiavano il patrimonio del Pio Luogo Consorzio dei Poveri in Rovato stato concentrato per decreto del Regno Italiano 1810, nel Pio Luogo Spedale Civile degli Infermi: un casamento di varii locali di pian terreno e piani superiori sito in Rovato contrada Castelllo e precisamente a prossimo lato da mezzodi della Chiesa parrocchiale, pure vi si comprende e sta in proprietà, censimento e manutenzione di quello stesso Stabilimento, sotto l’obbligo per inveterate consuetudini in favore della Fabbriceria e della Chiesa parrocchiale stessa dei costanti usi e servizii.
I – Il detto locale negli appartamenti più nobili e civili del primo piano superiore è occupato dall’Ufficio di cancelleria di archivio e sala adunanza per le sedute della fabbriceria ed altri congressi col molto reverendo signor prevosto e clero.
II – Che la cucina e la saletta terranea con camera superiore da letto sono soggette al ricovero ed alloggio del predicatore quaresimalista, provveduto pure deto appartameno di tutto l’occorrente mobiliare, biancheria di letto e di tavola a carico del detto Pio Luogo Spedale.
III – Che è del pari gravato dal obligo perpetuo di corrispondere al predicatore quaresimalista la retribuzione di austriache £.47:64 per cui nulla resta di uso al pio Luogo Spedale che due superiori inservibili granai per l’ubicazione del luoo medesimo, col carico a tutto questo casamento delle gravose prediali ordinarie e straordinarie erariali e comunali.
L’unico corrispettivo che ne ridonderebbe in favore degli infermi poveri dello Spedale sarebbe il conseguimento dell’elemosine raccolta dalla questua raccomandata in una predica di un giorno festivo dalla quale dedotto un tallero che si rimunera allo stesso predicatore nei tempi attuali si riduce ad un provento meschino. (A.P.R., cartella 32, carteggio 1853)

1816 – Relazione
Si aggiunge la Cappellania N. 26 detta Consorzio dei poveri di Rovato dante di elemosina in tutto L. 198. Questa Cappellania è posseduta dalla Comune e si celebra all’Ospitale nuovo di questa Comune.

1817 – Relazione del Prevosto
Publicum habemus nosocomium pro infirmis indigentibus sub quinque Presidum vigilantia

1824 Lascito Barbieri
1824, 2 aprile: Il C. Comunale discute sulla casa del lascito Barbieri e il Consigliere Dusini rileva che fu lasciata a beneficio dell’Ospedale e non primariamente per l’istruzione delle ragazze cui il Comune ha già sufficientemente provveduto. E’ quindi bene che venga destinata a farmacia dell’Ospedale onde altri possibili benefattori non siano sviato da lasciti consimili rilevando che non si realizzano le finalità primarie. (A.C.R., cart. 27, C.C. 1823 – 1826)

post 1855 – Relazione
Inventario del Patrimonio del P. L. Ospitale Civile degli Infermi in Rovato.
Relazione preliminare
Questo Ospitale trae la sua origine da un legato disposto dal fu Ottavio Bona di Rovato col testamento 7 aprile 1762 a favore dell’Ospitale che allora si discorreva di erigere.
Tosto dopo dietro mozione dell’allora Rev. Parroco Piscino Taietti si procedette nel Consiglio del Consorzio di Carità in Rovato alla nomina di persone componenti la Commmissione dell’Istituto, le quali ottennero in seguito colla Ducale Veneta 27 agosto 1763 la permissione di fondare l’Ospitale a beneficio dei Poveri Infermi del Comune e difatti nel 10 dicembre dello stesso anno si acquistò la casa per tale oggetto e si cominciò ad accettare alcuni malati coi pochi proventi del legato suddetto del fu Ottavio Bona e d’alcuni altri lasciti di Pii Benefattori.
Nell’Archivio dell’Ospitale non si rinvenne alcun documento riferibile a detti legati ed eredità, alcuni dei quali si vedrebbero soltanto richiamati in un Registro scritto dal fu notaio in Rovato Martin Francesco Peroni portante l’esposizione dello stato primitivo e dei successivi aumenti come pure le rendite e le spese avutesi fino all’anno 1808.
Ciò che diede però magggior incremento al patrimonio dello Spedale furono le decisioni prese dai membri del Consorzio dei Poveri che esisteva in Rovato da parecchi secoli, la prima nel 25 aprile 1762 con cui venne disposto di erogare annualmente a favore dello Spedale some 20 grano che prima veniva distribuito agli abitanti del paese, la seconda in data 9 maggio 1810 con cui si stabilì di concentrare nello Spedale tutti i redditi del Consorzio in annue L. 3.600 addossandogli l’onere corrispettivo di alcune amicali tenui contribuzioni che vedonsi indicate nella parte passiva.
Il patrimonio totale del Consorzio ammontava in allora ad italiane L. … La maggior parte dei beni immobili che esistono attualmente provengono appunto dal detto Consorzio come pure molti capitali attivi, pei primi dei quali non si possono conoscere i documenti di provenienza essendo di data remotissima mentre pei Capitali quantunque non si abbiano i titoli originari, se ne conoscono però le date di costituzione per richiamarli occorrendo dall’archivio Notarile.
Altra ragguardevole parte di patrimonio si ottenne per effettoi del testamento 27 piovoso anno 7 Republicano fatto dal def. Francesco Taglietti eredità che ebbe ad ammontare ad austriache L. 24.230:88 parte in immobili e parte in capitali e che per essere vincolata ad un sufrutto non potè conseguirsi che nel 1843 in forza di atto divisionale 28 luglio in atti dott. Pediali.
Anche la benemerita defunta qm. Paola Bertuzzi Cavalli del Duomo ebbe l’anno 1851 a donare la somma di L. 9.300 per l’acquisto della casa olim Morgano contigua all’Ospitale che potrebbe in tal modo essere convenientemente ampliata e successivamente col testamento 6 gennaio 1855 la stessa sig. Paola Bertuzzi legò a favore dell’Ospedale uno stabile di pertiche censuarie 264:17 in Lograto vincolandolo all’usufrutto dapprima della sig. Angela Cavalli (pur essa poscia defunta) indi di Pietro Cristini mediante il carico a questi del pagamento annuo di ital. L. 2592:57.
L’ospitale poi ha l’onere del pagamento annuo di L. 172:83 alla Fabbriceria del Duomo per le dispense da farsi ai poveri di quella Contrada.
La gestione dell’Ospitale sostenuta in origine da quattro Presidenti, dopo la concentrazione dei beni del Consorzio venne affidata alla Congregzione di Carità costituita dal Podestà del Consorzio e da quattro membri ed in seguito per decreto Vicereale 20 novembre 1821 N. 6805, sciolta la Congregazione di Carità venne eletto un solo amministratore nella persona del sottoscritto che per essere stato anche uno dei membri della ridetta Congregazione, ne sostituisce perciò le funzioni gratuite da oltre … anni.
Lo stabilimento venne riformato ed ampliato fino dal 1813 ed ora col reddito annuo di circa ital. L. 13.000, mantiene N. 30 letti per gli ammalati e quantunque in questi anni assai critici sia ritardata e difficoltata l’esigenza delle rendite, tuttavia nel suo andamento ordinario presenta qualche avanzo annuale in aumento del patrimonio e per sostenere tutte le spese ivi correnti straordinarie.

1867 – Atto di donazione formale dell’Orfanotrofio femminile
(Notaio Bartolomeo Pedrali, Rovato, 27.9.1867)
“… Il sullodato rev. Angelini mosso dal sentimento generoso di soccorrere le zitelle orfane di Rovato per le quali ebbe già da circa trent’anni a destinare e mantenere a sue spese un privato ricovero, ora spontaneamente per sè ed eredi dona, cede, trasferisce in piena proprietà all’Istituto che viene oggi eretto in Corpo Morale denominato Orfanotrofio femminile di Rovato rappresentato da questa Congregazione di Carità in unione al rev. Prevosto pro tempore in questo comune i beni che verranno qui di seguito descritti… Il prevosto Giacomo Avogadro… accettano con riconoscenza tale donazione che si fa alle cxondizioni seguenti:
1 – La casa (angolo di via Visnardo 410) sia destinata per abitazione delle Orfane ed il brolo contiguo dovrà essere lavorato dalle medesime per quanto il possano comportare loro età e forze.
2 – Il campicello denominato ricreazione (Contrada S. Donato, mapp. 299 e 300) debba anche in avvenire come già da 36 anni servire da ricreazione pei giovani dell’Oratorio maschile in Rovato finchè in paese sussista questa preziosa istitutzione…
3 – Lo scopo di questa istituzione è di ricoverare le figlie povere che in età ancor tenera hanno perduto i genitori. Vi potranno però essere accolte anche quelle fanciulle povere, di tenera età e non demoralizzate, che abbiano perduto uno dei genitori, ovvero sia in carcere od altrimenti cosicchè non convivano con lui.
4 – Esse devono essere avvezzate ad un vitto sufficiente ma frugale, ad un vestito sodo, quale si addicie alla figlia d’un povero colono.
Devono essere mandate alla scuola ad apprendere il leggere, lo scrivere, i lavori femminili più necessari; devono di preferenza essere occupate nei mestieri agricoli, a zappare, coltivare l’orto, educare i bigatti, filare il lino ed i bozzoli e fare la tela.
5 – Sebbene gli istituti religiosi che sono in Rovato non abbiano ottenuto che stima e riconoscenza col loro contegno edificante e coll’utile loro operosità, pure si preferisce che questo Orfanotrofio non possa essere affidato ad istituti religiosi. Crede il reve. Donatore di rispettare con ciò e l’uno e gli altri. Si rispettano gli istituti perchè il sistema di vitto dei coloni, i loro esercizii, i collocamneti in matrimonio delle Zitelle non si addicono a chi ha eletto lo stato religioso. Si rispetta l’Orfanotrofio volendo possibilmente garantita la sua destinazione di preparare le ricoverate ad un maritaggio loro conveniente se non eleggono spontaneamente altra condizione. La parte di madre delle orfanelle deve essere affidata a buona donna che conosca la vita colonica e possa insegnarla alle ricoverate precedednole coll’esempio.
6 – Era poi desiderio anzi ferma intenzione del reverendo Donatore che la direzione interna ed economica dell’Istituto fosse continuata e sostenuta dalla propria sorella sig.na Giuseppa Angelini, che già da tanti anni dirige l’attuale privato ricovero e pel quale essa ha dimostrato il più caritatevole attaccamento.
Ma poichè in vista della sua avanzata età essa declina fin d’ora tale incarico, l’Amministrazione attualke provvederà quindi sollecitamente per la di lei sostituzione.
7 – Nel caso cessasse di esistere l’Orfanotrofio nella località come sopra destinata, oppure ne venisse affidata la Direzione ad un Ordine religioso, potranno gli eredi del rev. Donatore rivendicare a sè la proprietà di tutti i beni immobili come infra donati, facendosi però obbligo ai medesimi di pagare all’Ospitale di Rovato la somma di austriache lire 1.600 e di N. 40 sovrani d’oro ragguagliati a tariffa legale. Tale corrispettivo si dovrà tosto pagare dagli eredi in restituzione di altrettante somme dal rev. Donatore conseguite da tempo da alcuni pii benefattori allo scopo della erezione dell’Orafanotrofio; e mancando questo che tale somma fosse dell’Ospitale.
8 – I Benefattori dei quali è dovere che si ricordi il nome sono: il rev. fu don Gaetano Milesi per austriache lire 1.000; il sig. Agostino Co. Padovani avendo legato N. 40 sovrani d’oro al rev. Carlo Angelini senza accennare a quale scopo, il Donatore ha tosto dichiarato che fossero dell’Orfanotrofio o mancando questo dell’Ospitale; il cavaliere cesare Cantù per altre austriache lire 600 quale corrispettivo di uno spazio sterile del monte Orfano da lui dissodato.
9 – Qualora per qualsivoglia motivo avesse a sopprimersi l’Orfanotrofio, il fondo descritto al N. VI resta della Prepositura di Rovato col peso al Monsignor Prevosto di darne la custodia ed il provento al sacerdote incaricato della direzione dell’Oratorio della gioventù maschile, ritenendo il compenso dei pubblici abbragi pagati; quando non vi fosse in paese l’Oratorio, il provento della Ricreazione sarà preso nel ristauro dell’attigua chiesa di S. Donato.
(Omissis) 13 – Ferme le basi della fondazione dell’Istituto quali furono qui sopra tracciate, resta poi in facoltà della rappresentanza del Pio istituto di redigere e far approvare lo Statuto Organico interno nei sensi ed in adempimento amche del relae decreto sullodato, il quale si unisce al presente rogito qual parte integrante sotto la lettera A.

1880 Testamento segreto di Ettore Spalenza
24 ventiquattro Maggio I880
Trovandomi presentemente in stato di mente sana dispongo per atto di ultima volontà del mio patrimonio attivo e passivo nel modo seguente.
Istituisco erede universale del mio patrimonio la Congregazione di Carità di Rovato coi seguenti obblighi:
1 – Obbligo che per vent’anni dopo la mia morte non caricherà per nessun titolo il Comune di Rovato di nessuna spesa per il mantenimento dei cronici.
2 – Provvederà l’Ospitale di tutti gli apparecchi ed attrezzi di chirurgia dei quali occorrerà a giudizio del medico Direttore e chirurgo pro tempore.
3 – Darà gratuitamente al Cappellano dell’Ospitale l’occorrente abitazione, ed essendo ciò impossibile pagherà per di lui conto l’affitto.
4 – Entrando nell’eredità anche la casa domenicale da me abitata situata in Rovato con tutto ciò che vi si ritrova, obbligo la erede a non venderla.
5 – Trovandosi tra il mobiliare di detta casa anche una raccolta di libri con libreria e scaffali obbligo l’erede Congregazione a non venderla, ed a metterla a diretta disposizione del paese di Rovato nei modi che la Congregazione stessa d’accordo colla Autorità Municipale troverà più opportuno.
6 – L’erede contribuirà l’usufrutto di L. 500 cinque cento all’anno pagabili semestralmente in via posticipata al mio cugino Ingegnere Luigi Negroni da Cazzago S. Martino al quale lego pure i miei indumenti personali compresavi la personale lingeria.
7 – Lascio alla mia fantesca Lellia Lire venticinque L. 25 al mese vita sua natural durante, ed ove si avesse ad ammalare od infermare voglio che sia mantenuta pienamente da questo Ospitale, restando poi l’erede frattanto sgravata dalla pensione di dette L. 25 mensili, ed ordino ancora che resti a carico dell’erede la tassa aggravante questo legato.
8 – Lascio pure a ciascuna delle altre mie persone di servizio che si troveranno al mio servizio personale in casa mia all’epoca della mia morte, Italiane Lire trecento per una volta tanto.
9 – L’erede dovrà entro un mese dalla mia morte somministrare ai poveri trecento lire L. 300 d’accordo nella distribuzione coi medici condotti del paese.
1O – Lascio lire mille per una volta tanto al Dr. Dusini Angelo, e voglio che questo legato sia esente dalla tassa di successione.
11 – Lascio a Paolo Caretti L. 2.000 duemila per una volta tanto, più la mia fornitura di porcellana per uso caffè e the, ringraziandolo di quanto ha fatto per me in tempo di mia vita, e pregandolo di accettare l’incarico di esecutore testamentario.
12 – Lascio al Dr. Vincenzo Urgnani di Rovato l’unico libro sul colera. 13 – Lascio a Rosalinda Zana levatrice in questo paese lire millecinquecento L. I.500 ringraziandola di quanto ha fatto per me, e pregandola di pensare all’educazione completa di sua nipote Teresa Buffoli.
14 – Lascio la mia casa in città di Brescia con tutto ciò che vi si troverà all’ora della mia morte al l’Istituto dei Derelitti di detta Città, e nel caso che fosse questa casa venduta, lascio allo stesso Istituto il legato per una sol volta di Italiane lire I5.000 quindicimila, col dire con tutto ciò che vi si ritrova, intendo che in questo legato debba essere compresa la sola mobilia che ivi si troverà escludendo tutto il resto.
15 – Lascio lire 300 trecento ogni anno alle povere donne di questo paese incinte da erogarsi specialmente nel momento del parto, attenendosi alla scelta concorde del chirurgo e della levatrice pro tempore
16 – Ordino che sia data per dono al Dr. Giovanni Ghidini di Rovato una delle mie tabacchiere di tartarughe.
17 – Ordino che avvenendo la mia morte prima che scada il contratto d’affitto esistente col Sig. Dr. Urgnani, a di lui richiesta, sia prorogata la locazione per altri anni dodici osservatesi poi le condizioni e patti stabiliti per quella in corso, sollevandolo però dall’obbligo delle regalie.
18 – Nell’egual modo stabilisco a riguardo del contratto d’affitto col Sig. Silvio Francesconi.
19 – Ordino che non venga fatta richiesta di affrancazione dei miei crediti verso i Sig.ri Caretti Mancini di Rovato prima della scadenza di anni sei dopo la mia morte.
20 – Lego all’Orfanatrofio femminile di Rovato la somma di L. 20.000 ventimila per una volta tanto, che l’erede dovrà pagare entro anni tre dall’epoca della mia morte, corrispondendo però frattanto l’interesse del 3 tre per cento all’anno ed in ragioni d’anni dal dì della mia morte a quello del pagamento
21 – Istituisco il legato di L. 800 ottocento all’anno da pagarsi per quattro anni consecutivi a quel giovine del nostro paese che intendesse correre una carriera scientifica, a condizione però che abbia fatti tutti i corsi prima dell’Università, e che a giudizio della rappresentanza municipale in leale consiglio abbia dato prove di insigne capacità, il legato presente avrà effetto se entro anni quaranta dalla mia morte, abbia a riscontrarsi in quel giovine la capacità insigne come sopra ho dichiarato.
22 – Lego all’Illustre mio buon amico pregandolo accettare, il Commendatore Cesare Cantù l’orologio d’oro con catena d’oro annessa e ciondolo che era di mia madre.
23 – Lego al mio buon amico Avv. Giovanni Razzetti un oggetto mobile da prelevarsi a di lui scelta dalla mobilia esistente nella casa in Brescia come sopra legato all’Istituto Derelitti in Brescia.
23 – Lego all’avvocato Costa il credito di L. I.OOO mille verso il medesimo; più l’orologio che trovasi nella casa in Brescia nel piccolo salottino detto lo studio.
25 – Oltre la somma lasciata retro alla Rosalinda Zana lascio ancora alla stessa per aggiunta italiane lire mille cinquecento (I.50O).
26 – Ordino che le spese funerarie siano le più modeste possibili.
27 – Lascio oltre a quanto sopra all’amico Caretti Paolo il mio orologio piccolo d’argento a remontar colla sua catena d’oro.
Prego Dio che mi lasci come sono ora nel punto della mia morte in pieno animo e nella pienezza delle convinzioni cristiane. Spalenza
Questo mio testamento da me dettato a persona confidente, da me letto, contiene la mia ultima volontà e viene da me firmato qui di seguito sottoscrivendo ciascun mezzo foglio dei due fogli sui quali è scritto.
F.to Spalenza Dr. Ettore fu Pietro – Testatore
F.to Dottor Vincenzo Urgnani Testimonio
F.to Federico Schivardi Testimonio
F.to Buizza Andrea Testimonio
F.to Sorlini Angelo Testimonio
F.to Verdilli
F.to Dr. Bartolomeo Pedrali Notajo.

1903 Relazione Ospitale civile di Rovato (non pubblicato)
Spechietto dei dati richiesti dal Signor Cav. Angelo Passerini e ad esso offerti quale degnissimo Rappresentante la Provincia di Brescia presso l’Onorevole Commissione Centrale di Beneficenza in Milano.

Premesse sull’origine, scopo e sede dello Stabilimento
L’Ospitale Civile degl’infermi in Rovato venne fondato nell’anno 1763 in seguito ai legati ed alla zelante cooperazione di parecchie persone benefattrici, per mezzo delle quali si potè ottenere dalla cessata Repubblica Veneta il Decreto 27 Agosto 1763 che autorizzò tale fondazione.
Essendosi in progresso di tempo aumentato sensibilmente il patrimonio della Pia Istituzione, l’Ospitale venne mano mano ampliandosi in guisa che in aggi vi sono tre distinti riparti, dei quali uno per gli ammalati di medicina, l’altro pei cronici e il terzo per gli ammalati di chirurgia. Inoltre è provveduto di uno stabilimento bagni che risponde assai bene per il servizio del Pubblico.
Quest’Istituto si trova nel centro del Paese e per le sue sale ben disposte ed arieggiate forma oggetto di ammirazione da parte dei visitatori in ispecie il riparto chirurgico colla stupenda sala per le operazioni.
A termini delle disposizioni statutarie, l’Ospedale ha per iscopo di curare gli ammalati ed infermi miserabili del Comune e suo territorio. Possono accettarsi anche i poveri ammalati appartenenti ad altri Comuni, temporaneamente quivi dimoranti o di passaggio, nel qual caso l’Amministrazione ha diritto alla rifusione della spesa sostenuta dai Comuni ai quali appartengono gl’individui di sopra accennati.
Esauriti questi brevi cenni sull’origine, scopo e sede di questo stabilimento vengano qui di seguito offerti i dati richiesti dal Signor Cav. Angelo Passerini.
1) Patrimonio nell’ultimo esercizio approvato: il patrimonio netto di questa Pia istituzione emergente dal consuntivo 1901, approvato, è di L. 562.405:88.
2) Rendite annue lorde: la rendita annua lorda patrimoniale stanziata nel bilancio 1903, approvato è di L. 26722.99.
A questa devonsi aggiungere le seguenti entrate: per fitto presunto del locale servibile per l’ ospitale L. 1320.
Per contributo del Municipio di Rovato per mantenimento cronici, per rimborsi dagli altri Comuni, per spedalità diverse, per elargizione Cassa Risparmio e per concorso delle aggregate Opere Pie nelle spese di Ammnistrazione L. 4572.72.
Totale entrate come da bilancio £. 32615.71
3) Media di letti occupati: la media dei letti, proporzionate alle rendite del luogo Pio, dovrebbe limitarsi a soli 32, ma l’aumentata popolazione ed i sempre crescenti bisogni, costringono molte volte a non poter rifiutare domande di ricovero, per cui anche nell’annata scorsa la media raggiunse il numero di 36 letti, lasciando nell’ amministrazione il dubbio che l’esercizio 1902 abbia a chiudersi con un disavanzo.
4) Diaria giornaliera: sebbene dai calcoli fatti l’ammalato costi £. 1.72 al giorno, tuttavia la diaria che si percepisce dai Comuni per effetto di superiori disposizioni è limitata a £. 1.50. Riguardo al mantenimento cronici, la di cui spesa, eccezione fatta di cinque letti a carico ospitale, dev’essere rimborsato dal Municipio locale, si convenne col medesimo una retta giornaliera di £. 1 per ciascun cronico.
Sul ricovero di persone agiate si conviene di volta in volta col medesime a seconda che siano ammalati di medicina o di chirurgia o a seconda pure di materiale di medicazione occorribile, lasciando al criterio del medico direttore la determinazione della diaria.
5) Sfera d’azione
L’ospitale, come fu accennato nelle premesse, esercita la sua sfera d’azione sull’intiero territorio del Comune, solo che per l’aumentata popolazione, per i sempre crescenti bisogni (giustificati dall’assoluta mancanza d’industria e dall’essere il Paese privo d’ogni risorsa,) le limitate rendite del luogo Pio non permettono, come sarebbe desiderabile, un maggior ricovero d’ammalati e l’ammnistrazione si trova nel doloroso frangente di dover rifiutare domande ancorchè presentate da persone bisognose. Non manca nella Congregazione ogni sforzo per venire in soccorso di questi poveri infermi, esorbitando talvolta anche da quanto la potenzialità dell’Istituto lo consentirebbe, ma non è però lecito perseverare in un sistema che non farebbe che maggiormente nuocere alla Pia Causa, costituendo dei deficit nel bilancio, suscettibili di osservazioni da parte dell’Autorità Tutoria.
Sarebbe anche solo da questo solo lato desiderabile che il Luogo Pio avesse mediante lasciti ad elargizioni ad aumentare il suo patrimonio per far fronte alla spesa di un maggior ricovero d’ammalati di cui da tempo è sentito il bisogno.
La soddisfacente posizione in cui trovasi quest’Ospitale, le sale dei diversi reparti, come già si disse comode e ben arieggiate, la pulizia vi si riscontra, la direzione affidata ad un distinto Medico Chirurgo, volsero andare a questo Luogo Pio un’importanza sale da considerarlo uno dei migliori ospitali della Provincia, ad esso converrebbero di buon grado gli ammalati a pagamento della vicina Franciacorta, abbisognevoli di cure mediche o di operazioni chirurgiche, ma per la mancanze di stanze separate sono costretti a rivolgersi ai centri più lontani. La sfera d’azione di quest’ospitale potrebbe per conseguenza estendersi anche ai Comuni vicini con grande comodità dei medesimi e vantaggi del luogo Pio, qualora l’amministrazione avessero mezzi disponibili per erigere alcune stanze per ammalati a pagamento.
Se però è da lodare l’opera benefica a cui invia al presente l’Ospitale col provvedere alla cura degli ammalati cronici, acuti e di chirurgia, sarebbe tuttavia assai desiderabile che quest’opera avesse pure ad esplicanza anche per altri ben più urgenti sentiti bisogni mediante l’erezione di riparti separati per le donne partorienti soggetti ad atti operativi e per i bambini.
Ormai entra nell’opinione pubblica il convincimento che se un dovere esiste di curare la vecchiaia, assai maggiore incombe il dovere di rivolgere le cure verso i bambini per sradicarne il male al suo inizio onde ottenere che essi abbiano a crescere sani e robusti per essere utili a se stessi, alla famiglia ed alla patria.
Altra necessità è pur sentita che per il servizio religioso che per l’adempimento dei legati di culto, l’ospitale sia provvisto di una chiesuola, imperocchè attualmente non esiste che un semplice altare nel centro delle infermerie per ammalati acuti, separato dalle medesime mediante steccato di legno.
Tali sarebbero i bisogni dei quali tornerebbe di somma utilità il provvedervi a maggior incremento di questo ospitale, ma che l’ammnistrazione è impossibilitata per le limitate condizioni finanziarie del Pio Luogo.
L’Ammnistrazione del colossale istituto di risparmio di Milano che, bene interpretando il concetto della beneficenza, ebbe con plauso generale a destinare cinque milioni per gli ospitali della Lombardia, compirà l’opera sua altamente umanitaria se all’ospitale di Rovato farà un assegno conveniente per dar luogo alle riforme sopra specificate.
Rovato lì 1 maggio 1903 IL PRESIDENTE Cozzoli

Benefattori dell’Ospedale di Rovato e della Congregazione di carità
(in Lire Italiane)
1545: Opera Pia Bonassi (Manca lo Statuto) – Deriva dal testamento 7 marzo 1545 del fu Francesco Bonassi: “Omissis – La Rappresentanza Comunale di Rovato, in ogni tempo sia tenuta, debba, sia obbligata ogni anno e d’anno in anno maritare tre giovani, nubili, di illibata condotta e di riconosciuta reputazione, tra le più povere di detta terra di Rovato e dare alle medesime ed a ciascheduna d’esse lire pl. 30 per cadauna di esse dai livelli annui che la detta rappresentanza percepirà da detti dominii diretti. Le giovani poi da maritarsi siano scelte per mezzo della rappresentanza Comunale, in questo modo in ogni anno nel Consiglio Comunale che si terrà ai 28 di dicembre d’ogni anno si dovrà farne la scelta in questa maniera cioè le dette rappresentanze sia tenuta e debba insieme col Vicario Spirituale del Paese recarsi di contrada in contrada di Rovato a far richiesta di tutte le giovani nubili di condotta irreprensibile e di manifesta reputazione e fra le più povere come sopra ed il nome di quelle giovani, conosciute idonee e fra le più povere, metterle nel bossolo fino al N. 50 e più o meno secondo il criterio del Consiglio unito al sig. Vicario e tra quelle giovani, per scrutinio, scegliere e estrarre le tre da maritarsi come sopra le quali tre così scelte nel modo come sopra di anno in anno debbano maritarsi per mezzo della citata rappresentanza a patto però che se di anno in anno vi saranno o si ritroveranno esistere alcune figlie del detto Ambrogio Martinazzi di Rovato in età nubile allora il Consiglio dovrà prima eleggere di anno in anno e maritare una delle figlie del detto Ambrogio e poscia due altre.
Tale preferenza si dovrà dare alle giovani nubili Martinazzi anche negli anni successivi e come sopra.
Che se per motivi di guerre, di epidemie o per quant’altro infortunio non si potessero per un anno o due percepire dal Comune detti livelli che servan a far maritare le dette giovani, nell’anno susseguente a tale calamità si dovranno dotare tante giovani nubili nella misura del conseguito introito.”
Concentrata nella Congregazione di Carità per R. D. 10 agosto 1893 che ne modificava anche le modalità trasformandolo in sussidio per baliatico; il patrimonio dell’inventario 1903 era di L. 1.581,80 (entrate 1902 L.79,09) pubblicato

(I seguenti non pubblicati)
– Donazione di una cartella di rendita di L. 100 (senza data) ridotta successivamente al valore di L. 86 fatta da persona ignota per erogarne il reddito in elemosina e per l’infanzia abbandonata.
– 1713 Il sacerdote Lorenzo Gallerini con testamento 27 giugno 1713 stabiliva la dispensa di sale o farina ai poveri del Lodetto. Capitale iniziale L. 2127, reddito annuo L. 106; concentrato nella Congregazione di Carità per R. D. 25 dicembre 1892; nell’inventario 1903 il capitale ammontava a L. 1.352,34 e le entrate del 1902 L. 60.
Regolamento per l’amministrazione interna della Commissaria Gallerini in Rovato, Brescia, tipografia F. Apollonio, 1882 (approvato 18 luglio 1882; Deput. provinciale 5 agosto 1882)
– Bona Ottavio fu G. Battista, Rovato, 1763, capitale L. 1850
– Guarneri Anna Maria, Rovato, 1766, capitale L. 1.000
– Martinazzi Laura qm. Bernardo, Rovato, 1768, beni e capitale L. 8.000
– Brunelli Caterina, Rovato, 1768, beni e capitale L. 5.000
– Ghiggi Caterina Rovato, 1769, beni e capitale L. 8.000
– Bersini Simone Rovato 1771 capitale e fondi L. 4.000
– Orizio Caterina fu Lelio Rovato, 1771, beni e capitale L. 1.200
– Svanini Giovanna Rovato, 1775, beni e capitale L. 1.000
– La dimessa Caterina Brunelli, 1772, lascia in eredità al Consorzio L.758:7 (A.C.Rovato, Ospitale di Rovato, Consulti e sessioni 1780 – 1806, f.10)
– Lazzaroni Vittoria fu Vincenzo Rovato, 1784, beni e capitale L. 8.500. In A.C.Rovato, Ospitale di Rovato, Consulti e sessioni 1780 – 1806, consiglio 31.3.1785 si annota che le sorelle Lazzaroni anticipano scudi 700 a conto e pagamento pel legato di scudi 2.000 disposto a beneficio dell’Ospedale che dall’insieme della delibera sembra ascendere a 19.000 ducati)
– Rubaga Gabriele Rovato 1785 capitali L. 3000
– Coniugi Cocchetti Gio Paolo e Galliziani Anna Maria, Rovato, 1786, immobili e capitali L. 20.000
– Gavardi Girolamia L. 150
– Bersini Giuseppe con testamento 4 febbraio 1787 (atti Magoni) legava all’Ospedale de’ poveri infermi della terra di Rovato piccole L. 700 da essergli pagate subito dopo estinto l’usofrutto della moglie Marta Massini onde si conseguirono L. 300 nel 1829
– Corioni Cristoforo 1788 Capitale L….
– Dolzani Carlo Antonio Rovato, 1792, casa e capitale L. 2.000
– Violini don Domenico Rovato, beni e capitali L. 8.000
– Testamento 24 febbraio 1797 (notaio Lazzaroni) di Giuseppe Cossandi qm. Geronimo Cozzando abitante nella contrada del Duomo di Rovato, per dispensare ai più poveri del Duomo il denaro frutto annuo del capitale di L. 680, cioè L. 34. (Notaio Angelo Barbieri)
– 1800: Con testamento 20 aprile 1800 e codicillo 26 aprile 1800 il sacerdote don Bartolomeo Bettini stabiliva di “sovvenire otto famiglie di Rovato di condizione civile e per loro disgrazia divenute povere decadute, preferendo sempre gli abitanti della contrada olim Breda.”
Il patrimonio iniziale era di L. 19.298,44; negli anni 1843 – 1853 dava un reddito annuo di L. 1085,75 poi cresciuto a 1109,10 (1854 – 1860). Nel 1891 era di L. 19.538,91; concentrato nella Congregazione di Carità con R. D. 25 dicembre 1892, nell’inventario del 1903 era di L.18.463, 82, entrate 1902 L. 889,60.
Statuto organico della Commissaria Bettini in Rovato, approvato 16 dicembre 1882, pubblicato a Chiari, Tip. F. Buffoli, 1887; approvato con R. Decreto 8 febbraio 1883.
– Ronchi Maddalena ed Angela Rovato 1800 L. 650 piccole
– Francesca Frialdi vedova di Minelli Lorenzo qm. Florindo, di Rovato, con testamento 13 giugno 1806 (atti A. Francesco Bonadei) lasciava erede universale (casa e fondi valore L. 2.600) l’Ospedale di Rovato.
– Taglietti don Francesco e Pietro da Erbusco, fratelli sacerdoti con testamento simultaneo 22 marzo anno 7 Repubblica, notaio Gio Maria Ghidini, alla morte di entrambi lasciano all’Ospedale dei poveri casa e fondi (L. 22.000) con obbligo di alcuni legati. (A. P. Rovato, Cartella 84)
– Mighetti Bortolo Rovato testamento 20 marzo 1800, atti Peroni, lasciava un capitale L. 627
– Peroni Martin Francesco Rovato 1802
– Faustinoni don Giuseppe Rovato 1801, casa al portico di sopra valore L. 2.000
– Rivetti Lorenzo con testamento 10 agosto 1810 (atti A. Bonadei) all’Ospedale L. 150
– Cavalli Luigi Rovato 1816 Generi di farmacia L. 2000
– Mazza don Carlo di Rovato, testamento 18 ottobre 1815, 1815 Capitali L. 8.600
– Peroni Achille di Rovato, notaio e cancelliere della Giudicatura, con testamento 8 febbraio 1815 (muore 23 febbraio 1815) lasciava beni per L. 5.000
– Bottrio Andrea 1816 all’Ospedale L. 290
– Corvino Andrea 1816 all’Ospedale L. 300
– Don Romanelli Camillo, notaio Gio Ghidini, L. 1149,40
– Lucrezia Morandini, testamento 10 luglio 1816, atti Bortolo Lazzaroni, L. 229,80
– Quistini Caterina moglie di Carlo Angelini con testamento 28 maggio 1817 (Atti Gio M. Ghidini in Calino) lasciava L. 300 da distribuire ai poveri subito dopo la sua morte (29 maggio 1817)
– Barbieri don Francesco canonico curato Rovato 1820 casa L. 3.000
– Morandi Francesco di Rovato con testamento 10 settembre 1820.
– Tomaso Lazzaroni morto all’Ospedale il 7 novembre 1820, lasciava un capitale L. 2.000
– Tajardini (Tagliardini) abate Agostino di Rovato con testamento 10 giugno 1822, lasciava un capitale L. 1.100, conseguito nel 1831.
– Maifredi Giacomo Rovato 1823 casa L. 4.000
– Taveri Lellio fu Francesco Rovato 1823 Capitale L. 1.000
– Cavalleri Carlo con testamento 21 luglio 1823 lasciava ai poveri L. 2540 per dispensarne L 500 in ognuno dei successivi 5 anni dalla sua morte (luglio 1823)
– Fremondi don Carlo Rovato 1825
– Redoglio Giovanni Rovato, con testamento 1 dicembre 1826 disponeva L. 516 per l’Ospedale entro due anni dalla sua morte (dicembre 1836).
– Bianchetti Giovanni di Rovato, testamento 27 settembre 1827, capitale L. 280
– Rivetti Bernardino Rovato testamento 10 marzo 1828 lasciava L.420
– Don Giovanni Astori con testamento 23 maggio 1829 istituiva erede universale l’Istituto di educazione da erigersi nell’ex Convento dei Servi, rappresentato dal vescovo di Brescia; col codicillo 29 luglio 1829 determinava il legato di L. 8.462 la cui rendita fosse erogata ogni anno ai poveri. L’eredità era aggiudicata con decreto febbraio 1832 N. 1177 R.Pretura di Chiari e accettazione del legato con decreto 22.3.1845 Delegazione Provinciale. La sostanza era assegnata al Seminario vescovile di Brescia con alcune condizioni in favore degli aspiranti al sacerdozio di Rovato (istromento 29 ottobre 1860, notaio Giuseppe Bianchi di Brescia)
– Pelati Lucrezia della Bargnana con testamento 30 aprile 1830 lasciava all’Ospedale di Rovato 100 scudi bresciani (L. 300) per una elemosina a gloria di Dio ed a profitto della sua anima.
– Testamento del prete Giacomo Martinazzi di Rovato morto il 10 febbraio 1831. Lasciò all’Ospedale austriache L. 600 e successivamente (testamento 11 giugno 1827) un capitale L. 2.000 milanesi perchè si usasse il frutto annuo “per separazione di letto della gioventù frammischiata”. In seguito non essendosi più manifestato il bisogno di simile erogazione si devolve il reddito per dare medicinali ai poveri.
– Don Gaetano Milesi nel 1834 disponeva un legato di austriache £. 1.000 per l’Istituto dell’Orfanotrofio che si ha intenzione di erigere in questo paese da impiegare anche per comperare il locale per l’Istituto medesimo.
– Veronica Giovanna 1835 all’Ospedale L. 460
– 1835/1855: L’Opera Pia Omodei – Cavalli – Bertuzzi denominata “Legati Omodei, Bertuzzi – Cavalli”, ha origine dai testamenti di Marianna Omodei quondam Paolo e di Paola Bertuzzi vedova Cavalli ed ha per scopo di soccorrere i poveri più bisognosi della frazione Duomo mediante sussidi in denaro:
Marianna Omodei col testamento 20 dicembre 1835, lasciava erede universale la chiesa del Duomo di Rovato, con obbligo però di dispensare ogni anno ai poveri più miserabili della contrada lire 80 lombarde; di impiegare il resto parte a provvedere un predicatore tutti gli anni nella novena del Natale e feste di Pasqua e parte a beneficio della Chiesa del Duomo di Rovato. Apponeva questa condizione: “Se il governo o altro volesse sospendere questa mia ultima volontà voglio che tutto il mio passi all’Ospitale di Rovato con obbligo di pagare 200 svanziche ogni anno ai poveri del Duomo.”
Il capitale iniziale era di L. 1382, reddito annuo L. 69,10.
Paola Bertuzzi ved. Cavalli del Duomo di Rovato con testamento 6 gennaio 1855 lasciava alla Chiesa del Duomo di Rovato la possessione di circa 30 piò, detta Malzaga, in frazione Duomo, con obbligo di “dispensare il frutto ai poveri della contrada e con obbligo di sostenere annualmente la spesa di austriache lire 10 per provvista di cera da ardersi innanzi all’altare della detta Chiesa del Duomo; di far celebrare annualmente nella stessa chiesa due uffici anniversari in suffragio dell’anima della testatrice e del defunto marito.” All’Ospedale di Rovato lasciava l’immobile Fienil Nuovo di Lograto con 80 piò col legato di corrispondere annualmente circa L. 200 perchè il curato provveda ogni anno letto e coperte per le famiglie più povere del Duomo. Nel 1855 Angela Cavalli figlia di Paola Bertuzzi in Cavalli ricorreva alla Pretura di Chiari ritenendo menomato il suo diritto alla legittima da parte della madre. Non esigeva nulla se non riconoscenza per la quota di legittima che le spettava e circa la quale disponeva che si costituisse un capitale fruttifero che desse L. 200 annue per i poveri del Duomo, che nell’Ospedale si costruissero due sale una per i cronici e l’altra per i contagiosi, oltre che dare l’abitazione al Cappellano. Ciò fu possibile dopo la vendita della proprietà ai Fenili Nuovi di Lograto (1875)
Statuto organico dei legati Omodei – Bertuzzi – Cavalli, Duomo di Rovato, approvato 25 giugno 1882, Brescia, Stabilimento stereo – tipografico G. Bersi e C., 1882. Approvato con R. D. 25 giugno 1882, concentrato nella Congregazione di Carità per R. D. 25 dicembre 1892;
Il patrimonio dell’inventario 1903 era di L.18.962,60 (entrate 1902 L.864,72)
– Re don Pietro Rovato 1837 capitale 1.100
– Padovani Agostino Rovato 1838 capitale L. 1250
– Martinazzi Carlo di Rovato con testamento 24 novembre 1838 lasciava un capitale di L. 2305 il cui reddito servisse per dispensa di coperte, materassi e medicinali ai poveri di Rovato; reddito di £. austriache 100 a favore della Chiesa sussidiaria di s. Rocco. (A. P. Rovato, cart. 27, lettere della fabbriceria 1837 – 1843, f. 72 v.)
– Calastri Antonio di Rovato con testamento 11 dicembre 1840 disponeva: “Prega che gli sia fatto un decente funerale coll’intervento di 30 confratelli di S. Stefano ed altrettanti del Triduo e con 30 poveri coll’elemosina di 1 lira milanese… La scia a titolo di legato 2.000 svanziche da esser pagate metà all’anno in due anni al sig. don Lucio Naboni scrivente il quale le distribuirà secondo l’intenzione comunicata dal testatore e ciò sotto il suggello della Confessione. Lascia a titolo di legato austriache lire 500 (= 450) all’Ospitale di queste inferme pagabili entro due anni.
– Lucca Michele Rovato 22 maggio 1841 capitale L. 2.160,48 per dispensa di medicinali ai poveri di Rovato; decreto 29 giugno 1845 autorizzava l’accettazione di questo lascito.
– 1844: Con suo testamento 7 agosto 1844 Giuseppe Bersini affidava al curato di S. Giuseppe la dispensa annua di lire 200 ai poveri più bisognosi di quella contrada, traendole dai frutti del capitale L. 2765; il patrimonio dell’inventario 1903 era di L. 4.119,31 (entrate 1902 L. 144,17)
Concentrata nella Congregazione di Carità per R. D. 25 dicembre 1892. Statuto Organico approvato il 27 luglio 1881 e dalla Deputazione Provinciale il 18 gennaio 1882.
– Gio Battista Ghidini del Duomo di Rovato test. 15 maggio 1846, dispensa annuale ai poveri del Duomo: capitale L. 2765,40, reddito annuo L. 138,27; la Fabbriceria del Duomo cedette l’amministrazione di questa fondazione alla Congregazione di Carità di Rovato nel 1913.
– Cavalli Angela Rovato 1856 beni immobili L. 5.000
– Lucio Cocchetti di Rovato morto a Brescia 3.3.1864, con codicillo 20 aprile 1863 (atti Bortolo Pedrali) lasciava metà del suo credito verso il fu Bortolo Cocchetti e cioè L. austriache 12.000 (italiane 10.370) a favore dell’Ospedale per mantenervi i cronici più vecchi, miserabili del paese
– Mazza sac. Vincenzo Rovato 1866 capitale L. 3.450
– Spalenza Alfonso, con testamento 12 gennaio 1866 (atti Pedrali Bartolomeo), morto a Rovato il 6 novembre 1866, lasciava la quarta parte dei suoi beni (valutati al netto L. 31.282,41) per soccorso dei poveri di Rovato e specialmente dei miserabili infermi.
– Anna Personelli (morta 8.6.1891) con testamento 14.6.1869 rogato da Bartolomeo Pedrali di Rovato, legava all’Orfanotrofio femminile la sostanza di L. 9.259,08 con obbligo di 150 messe entro 6 mesi dalla sua morte.
– Testamento 11 novembre 1871 (notaio Pedrali B.) del sac. Giacomo Rivetti lasciava ai poveri più miserabili, domiciliati al Duomo da almeno tre anni, il capitale di L. 6.158 costituito da 8 piò di terra, la terza parte di mobili, biancheria e rame da vendere onde distribuire la rendita in denaro ai poveri più miserabili ed in specie vecchi impotenti del Duomo. (Notaio Bartolomeo Pedrali)
– Giacomo Tonsi con testamento 23 luglio 1872 (notaio Pedrali) morto a Rovato 2 settembre 1874, lasciava al Pio Luogo Ospedale lo stabile Galuffero con circa 40 piò (valore L. 18.000) coll’obbligo dell’Ospedale di erogarne la rendita nel mantenimento dei cronici, meno L. 100 da corrispondere annualmente al Cappellano per assistere gli infermi dell’Ospedale. Dallo stabile Galuffero secondo la relazione 1903 si percepivano L. 1760 annnue.
– Zucchelli Margherita morta a Rovato 15 marzo 1873, con testamento 24 luglio 1864 (Atti Pedrali) lasciava erede l’Ospedale di Rovato della propria sostanza valutata L. 475.
– Buono Pesenti con testamento 4 marzo 1874 (notaio Pedrali) istituì il legato di L. 10.000 a favore dell’ospedale per mantenimento cronici e legava L. 1000 per un ufficio e s. Messe per lui.
– Lagorio Nicoletta in Dolci, morta a Rovato 15 gennaio 1875, con testamento 11 novembre 1873 (notaio Stefano Nespoli) legava all’Orfanotrofio e all’Ospedale L. 1.000 per ciascuno alla morte del marito che in effetti versava L. 1.000 per le Orfane nel 1878 come da convenzione 18 agosto 1875; rimandava l’esecuzione del legato di L. 1000 per l’Ospedale alla propria morte.
– Spalenza Pietro di Rovato con testamento 2 dicembre 1875 (Atti Francesco Rosa): oltre alcuni legati lasciava ai poveri di Rovato la somma di L. 12.000 da essere pagata dopo la morte della moglie; frattanto disponeva che si formasse il relativo capitale fruttifero il cui reddito fosse dispensato ai malati del paese a mezzo del rev. Prevosto. Con delibera 26 maggio 1880, firmata pure dal parroco di allora, si convenne che tale somma avesse a devolversi ai malati poveri, metà in medicinali e l’altra metà mediante sussidi in denaro.
– Testamento di Giovanni Garza 27 marzo 1885 istituiva eredi di tutta la sua sostanza (L. 8.200) i poveri della frazione del Duomo di Rovato rappresentati dalla Congregazione di carità di detta Frazione. Questo lascito era però gravato del legato di L. 5.000 alla fabbriceria di Cazzago per assicurare il culto nella cappella della Pedrocca e di un ufficio annuo. (Notaio Menis Giacinto)
– Lazzaroni Domenica ved. Montini con testamento 5 ottobre 1888 (atti Luigi Lombardi di Brescia) lasciava L. 50 a favore di poveri di S. Andrea
– Marini Francesca con testamento 11 maggio 1891 (atti Ducco Cesare) lasciava alla Congregazione di Carità L. 300 per i poveri di S. Giuseppe.
– Zappa Anna ved. Lussardi con testamento 9 ottobre 1893) legò quasi l’intero patrimonio (L. 75.930, 16 nette) al pio istituto Orfanelle, oltre a L. 2.000 all’Asilo Infantile di Rovato.
– Mosè Vitali con testamento 9.7.1894 legava all’Orfanotrofio L. 1.000.
– Agnesi Domenica con testamento 9 dicembre 1894 (notaio Stefano Nespoli), morta a Rovato 19 giugno 1997, lasciava all’Ospedale civile L. 8.000.
– Luigi Morgano con testamento 24 luglio 1895 legava all’Orfanotrofio femminile L. 4.000.
– Tonsi Faustino di Rovato con testamento 3 febbraio 1897 (morto febbario 1897), legava all’Orf. femminile circa 7 piò di terreno in Rovato detto S. Fermo (atti Giacomo Cozzoli) valutato L. 4920
– G.Battista Lucini con testamento segreto 5 dicembre 1903 (notaio Cozzoli), morto il 26 novembre 1905, disponeva: “Ordino che nel più breve tempo possibile l’Ospizio per i vecchi poveri di cui al mio testamento segreto depositato presso il notaio Cozzoli di Ospitaletto il 5 dicembre 1903 venga eretto in corpo morale amministrato da tre membri dei quali uno membro nato sarà sempre il reverendo Prevosto pro tempore di Rovato e gli altri due saranno nominati dal Sindaco di Rovato e dal reverendo Prevosto pro tempore e saranno a vita. Il Presidente sarà nominato dal Consiglio dell’Amministrazione nel proprio seno. Nel caso che trascorsi gli anni due dalla mia morte l’Opera pia dell’Ospizio dei vecchi non fosse eretta in corpo morale come pure nel caso che per una ragione o pretesto o causa qualsiasi il reverendo Prevosto pro tempore di Rovato fosse escluso dal Consiglio d’amministrazione o gli fosse impedito di esercitarvi l’ufficio domandatogli attivamente ed efficacemente e con facoltà perlomeno uguali a quelle degli altri amministratori l’istituzione di erede universale sarà come non avvenuta per verificatasi condizione risolutiva e l’intera mia sostanza gravata di tutti i legati e oneri passerà alla Fabbriceria parrocchiale di Rovato.” (A.P.Rovato, Cartella 34, carteggio 1905)
– Prof. cav. Candido Romualdo Cantù morto 4 dicembre 1904, con testamento olografo 27 aprile 1904 (notaio Giacomo Cozzoli) disponeva: “Nomino già fino da oggi detta Ajde Catanzaro [figlia dell’amico il Maggiore Cav. Fortunato Catanzaro] mia erede, e ciò dispongo nel dubbio che la morte possa colpirmi prima d’aver adempite le pratiche di legge per ottenere il conseguimento della adozione. Tanto nel caso di conseguita adozione, quanto in caso contrario, rimane però confermata la nominata Ajde Catanzaro quale mia erede universale, riservandomi di disporre di alcuni legati, come qui appresso dispongo…
Ai buoni ronchieri della Palazzina 200 lire…
Desidero… si distribuiscano, per cura della Presidenza dell’Asilo di Rovato lire duecento tra le famiglie più bisognose del Comune di Rovato.
Che vengano distribuite lire cento a cento poveri che avranno accompagnato la mia salma al cimitero, dove è aspettata a prendere posto vicino a quella della mia Paolina e del mio Vittorio.
“Lego al comune di Rovato la mia Villa detta la Palazzina situata in territorio di Rovato e gli annessi ronchi (sul) Monte Orfano… Metto però a questo lascito le seguenti condizioni:
1) Che i locali di attuale mia abitazione nella Palazzina, I’annesso giardino, i diritti d’acqua, il libero passaggio ed accesso nella proprietà siano lasciate, libere da ogni vincolo, in godimento alla mia erede sunnominata, sua vita durante; come pure riserbo ad essa per l’eguale periodo di tempo il diritto alla partecipazione di un quarto a quanto annualmente produrrà lo stabile su descritto, compreso quanto può provenire dalle potature, scarti, seccami e tagli di piante…
2) Cessato per via naturale l’obbligo del comune verso la erede, questo dovrà disporre che entro sei mesi la possessione della Palazzina venga consacrata ad operai del comune di Rovato, i di cui precedenti siano ottimi, che si trovino impotenti al lavoro in causa di avanzata età ed assolutamente privi di mezzi d’esistenza.
3) Gli utili che derivassero dallo stabile durante il periodo compreso fra la mia morte e l’inaugurazione dell’istituto, saranno annualmente collocati a mutuo per formare un fondo a pro dell’istituzione.
Tale è tassativamente lo scopo da me preferito perchè la Palazzina venga destinata per un ricovero ad operai invalidi portando la denominazione di “Istituto Cantù per gli decani, invalidi, vegliardi del lavoro”.
– Biffi Caterina ved. Perolini con testamento segreto 2 febbraio 1905 (atti Notaio Peri Vincenzo) legava L. 2.000 all’erigendo ospizio Lucini per gli inabili al lavoro di cui erano in corso le pratiche per la costituzione in ente morale. La Congregazione di carità decideva (7 agosto 1907) di passarlo al primo istituto per vecchi che sarà chiamato a funzionare
– Pietro Vitali con testamento 13 giugno 1907 (notaio Cozzoli) morto 1 aprile 1909 disponeva L. 1.000 in favore dell’erigendo Ricovero Cantù dei vecchi poveri inabili al lavoro
– Perlotti Domenico, morto ottobre 1909, con testamento 9 dicembre 1883 atti Bartolomeo Pedrali, disponeva L. 3.000 per l’Ospedale civile di Rovato
– Cornetti Maria nel 1910 offriva all’Ospedale l’apparecchio radiografico (L. 5.805,25) e allestimento della sala con spesa complessiva di L. 6.708,43
– Nobile sacerdote Rinaldo Metelli di Erbusco, cappellano dell’ospedale da un anno e morto 15 maggio 1912, con testamento segreto 14 maggio 1912 (notaio Defendente Cominotti) legava la somma di L. 1.000 per ciascuno degli enti ospedale Civile di Rovato e Orfanotrofio femminile
– Sac. Daniele Cocchetti con testamento 6 dicembre 1913 (notaio Cozzoli Giacomo) disponeva Lire 600 per la Congregazione di carità di Rovato; 20 some di grano da distribuire ai poveri di S. Giuseppe e di S. Andrea. Ai poveri di S. Giuseppe e di S. Andrea che accompagneranno la mia salma all’ultima dimora si darà a ciascuno la candela di mezzo chilo
– Lucini Marietta fu Antonio morta a Rovato 1 novembre 1919 con testamento olografo 9 luglio 1916 legava all’Orfanotrofio femminile di Rovato la somma di L. 3000.
– Gasparotti Andrea con testamento olografo 4 maggio 1891 (notaio Cozzoli) lascia L. 4.000 col cui frutto ogni anno si dispensi farina gialla ai poveri di S. Rocco; con testamento 21 novembre 1921 oltre a legati per il ricovero dei vecchi e l’asilo infantile, lascia L. 5.000 cadauno all’Orfanotrofio femminile e all’Ospedale, di cui si ottenne la dilazione del pagamento al 1925. (A.P.Rovato, Cart. 84)
– Dotti Pietro da Coccaglio, morto 11 ottobre 1936, con testamento olografo 2 agosto 1922 (Atti notaio Lodovico Pedrali) legava L. 1000 a ciascuno dei seguenti enti: ricovero Cantù per Vecchi, Orfanotrofio femminile, Asilo del Comune.
– Vari offerenti tramite la Superiora delle Suore dell’Ospedale offrivano la somma di L. 12.000 (17 giugno 1924) perchè il reddito servisse a celebrare la messa festiva nella Chiesa dell’Ospedale.
– Merlini Adele con testamento olografo 5 febbraio 1928 (notaio Peri Vincenzo) disponeva L. 1.000 per l’orfanotrofio femminile e L. 500 per la Sala di maternità dell’Ospedale civile di Rovato.
– Giacomo Cozzoli, notaio, con testamento 10 maggio 1931, morto il 20 novembre 1933, lasciava erede la Congregazione di carità per circa L. 5265 nette dalla vendita dei suoi beni.
– Comm. E. Bonomelli morto 18 febbraio 1970 lascia somma e un appartamento per il ricovero
– Isabella Cavalleri con testamento in atti M. Ambrosione, lascia eredi le Suore della Visitazione di Brescia che cedono parte dell’eredità alla Parrocchia ed al ricovero Lucini – Cantù l’area necessaria per costruirvi la nuova sede (B. Parrocchiale ott. 1978)

Il ricovero vecchi
Sebbene la fondazione risalga ai lasciti Cantù – Lucini, la sua prima origine è legata ad alcuni lasciti che permisero l’accoglienza di cronici anziani nell’Ospedale.
Nel 1855 Angela Cavalli figlia di Paola Bertuzzi in cavalli ricorreva alla Pretura di Chiari ritenendo menomato il suo diritto alla legittima da parte della madre. Non esigeva nulla se non riconoscenza per la quota di legittima che le spettava e circa la quale disponeva che si costituisse un capitale fruttifero che desse L. 200 annue per i poveri del Duomo, che nell’Ospedale si costruissero due sale una per i cronici e l’altra per i contagiosi, oltre che dare l’abitazione al Cappellano. Ciò fu possibile dopo la vendita della proprietà ai Fenili Nuovi di Lograto (1875)
Lucio Cocchetti di Rovato morto a Brescia 3.3.1864, con codicillo 20 aprile 1863 (atti Bortolo Pedrali) lasciava metà del suo credito verso il fu Bortolo Cocchetti e cioè L. austriache 12.000 (italiane 10.370) a favore dell’Ospedale per mantenervi i cronici più vecchi, miserabili del paese
Sulla base di questi due legati il Comune doveva provvedere al ricovero di 4 cronici, ma l’Ospedale era occupato specie d’inverno da un numero assai più elevato di essi, con lagnanze continue e accomodamenti provvisori, con stanziamenti annui che tuttavia non coprivano che in parte la maggiore spesa. Nel 1867 – 68 si costruirono appositi locali per cronici e contagiosi per L. 4.299,95.
Negli anni successivi la situazione migliorò per il conseguimento di altri importanti legati. Buono Pesenti con testamento 4 marzo 1874 (notaio Pedrali) istituì il legato di L. 10.000 a favore dell’ospedale per mantenimento cronici e legava L. 1000 per un ufficio e s. Messe per lui. Giacomo Tonsi con testamento 23 luglio 1872 (notaio Pedrali) morto a Rovato 2 settembre 1874, lasciava al Pio Luogo Ospedale lo stabile Galuffero con circa 40 piò coll’obbligo dell’Ospedale di erogarne la rendita nel mantenimento dei cronici, meno L. 100 da corrispondere annualmente al Cappellano per assistere gli infermi dell’Ospedale. Dallo stabile Galuffero secondo la relazione 1903 si percepivano L. 1760 annue.
Utilizzando i legati a ciò disposti nel 1879 per i cronici si fece finalmente un apposito locale adiacente l’Ospedale con la spesa di L. 14.975,36. Il Municipio stese quindi delle convenzioni con l’Ospedale:
22 aprile 1880 in cui si riconosce che il nuovo fabbricato dei cronici, composto di 28 piazze, ne vedeva a carico del Comune 23 e 5 a carico dell’Ospedale in conformità dei legati lasciati per tale finalità. Il Comune obbligava a corrispondere la diaria di centesimi 70 e l’annuo affitto di L. 400 per il maggior carico derivante al Pio Luogo per l’importo delle spese sostenute per l’ampliamento del nuovo fabbricato dei cronici.
19 febbraio 1886 conferma la precedente (N. 5 cronici e L. 400 annue di affitto) ed eleva la diaria a L. 1.

Lasciti Cantù – Lucini
La Congregazione di Carità divenne erede del prof. cav. Candido Romualdo Cantù testamento olografo 27 aprile 1904 (notaio Giacomo Cozzoli) morto 4 dicembre 1904, che disponeva come già riportato poco sopra.
Il 29 marzo 1905 il Consiglio Comunale accettava il legato del Cav. Prof. Romualdo Cantù. Il 14 settembre 1906, il Prefetto autorizzava il Comune di Rovato ad accettare il lascito come avvenne con atto notarile 28 maggio 1907 notaio Bartolomeo Pedrali di Rovato.
Lo Statuto dell’Ente Morale Legato Cantù fu approvato il 29 luglio 1909, e il 29 agosto 1909, D. R. erigeva la Casa di Ricovero per inabili al lavoro “Romualdo Cantù” in Rovato in Ente Morale, ed approvava lo Statuto organico composto di 25 articoli5.

G.Battista Lucini con testamento segreto 5 dicembre 1903 (notaio Cozzoli), morto il 26 novembre 1905, disponeva: “Ordino che nel più breve tempo possibile l’Ospizio per i vecchi poveri di cui al mio testamento segreto depositato presso il notaio Cozzoli di Ospitaletto il 5 dicembre 1903 venga eretto in corpo morale amministrato da tre membri dei quali uno membro nato sarà sempre il reverendo Prevosto pro tempore di Rovato e gli altri due saranno nominati dal Sindaco di Rovato e dal reverendo Prevosto pro tempore e saranno a vita. Il Presidente sarà nominato dal Consiglio dell’Amministrazione nel proprio seno. Nel caso che trascorsi gli anni due dalla mia morte l’Opera pia dell’Ospizio dei vecchi non fosse eretta in corpo morale come pure nel caso che per una ragione o pretesto o causa qualsiasi il reverendo Prevosto pro tempore di Rovato fosse escluso dal Consiglio d’amministrazione o gli fosse impedito di esercitarvi l’ufficio domandatogli attivamente ed efficacemente e con facoltà perlomeno uguali a quelle degli altri amministratori l’istituzione di erede universale sarà come non avvenuta per verificatasi condizione risolutiva e l’intera mia sostanza gravata di tutti i legati e oneri passerà alla Fabbriceria parrocchiale di Rovato.” (A.P.Rovato, Cartella 34, carteggio 1905)
La Congregazione fu autorizzata ad accettare il lascito col Prefettizio Decreto 17 Settembre 1906 che era costituito dai beni immobili valutati L. 58.320 e da una disponibilità di L. 4.074,15, detratti i legati per circa L. 13.000. Questo capitale pur non sufficiente a dare vita all’Ospizio dei vecchi poveri era tuttavia tale da assicurare in avvenire l’erezione di un Istituto di cui da tempo si sentiva bisogno.
Con il Decreto Reale del 26 settembre 1907 la “Casa di Ricovero Lucini ” è eretta in Ente Morale ed è approvato lo Statuto e il 26 novembre 1908 conseguiva i beni.
Lo Statuto organico era stato approvato il 21 Agosto 1907 composto di 27 articoli (Brescia, Tip. F. Apollonio, 1907):
Art. 1. – L’Opera Pia Ricovero Lucini trae la sua origine dalle disposizioni testamentarie 5 Dicembre 1903 e 6 Agosto 1905 del munifico Gio. Battista Lucini, morto in Rovato il 26 Novembre 1905.
Art. 2. – L’ Ospizio Lucini ha per iscopo di provvedere al ricovero, mantenimento ed assistenza dei vecchi poveri d’ambo i sessi, incapaci di guadagnarsi col lavoro i mezzi cli loro sussistenza, che abbiano oltrepassato il sessantesimo anno di età e che siano da non meno di cinque anni domiciliati in questo Comune di Rovato. Qualora le rendite della Pia Opera non consentissero il regolare funzionamento dell’apposito Istituto di Ricovero, è in facoltà dell’Amministrazione di mantenere gli aventi diritto all’esercizio della beneficenza in altro Istituto che abbia gli stessi fini del Ricovero Lucini.
Art. 3. – ll Pio Istituto provvede ai suoi fini coi mezzi seguenti:
A) Coi redditi provenienti dal patrimonio lasciato dal benemerito fondatore così costituito:
1. Beni stabili per un complessivo valore di L 58320
2. Sostanza mobile ammontante a L 1456,73.
B) Con elargizioni e contribllti eventuali del Comune, di altri Istituti e di privati.
C) Col provento dal lavoro dei ricoverati e con ogni altro introito non destinato ad aumentare il patrimonio.
Art. 4. – Per l’ammissione gratuita nell’ospizio, gli aspiranti dovranno provare con regolari certificati:
A) Domicilio nel Comune di Rovato per un periodo non inferiore ad anni cinque;
B) l’età superiore ad anni sessanta;
C) L’ assoluta incapacit3 di guadagnarsi col lavoro i mezzi di sussistenza;
D) la miserabilità e la mancanza di parenti in obbligo ed in grado di provvedere agli alimenti in conformità degli articoli 141 e seguenti del Codice Civile.
Art. 5. – Il numero dei ricoverati sarà stabilito d’anno in anno dali’Amministrazione in ragione delie rendite disponibili della Pia Istituzione. — In casi eccezionali e purchè i mezzi finanziari lo permettano, l’Amministrazione potrà accogliere individui che non corrispondono a tutte le esigenze di cui all’ articolo precedente.
Art. 6.- Sarà in facoltà dell’Amministrazione, qualora le circostanze lo permettano, di accogliere nella Casa di Ricovero dozzinanti. La diaria in tali casi sarà stabilita in base a calcoli formati dall’ Amninistrazione stessa e in sede di regolamento da approvarsi dall’AIltorità tutoria.
Art. 7. – Non possono essere ricoverate persone affette da malattie contagiose e mentali.
Art. 8. – Nel caso d’insuficienza dei posti gratuiti, sono preferiti gli inabili i quali versino in più grave miseria ed in maggiore abbandono.
Art. 9. – E’ vietata quallmque diversità di trattamento fra i ricoverati.
Art. 10. – Secondo le norrne che saranno stabilite nel Regolamento, i ricoverati sono occupati in lavori adatti alla loro età ed al loro stato fisico ed intellettuale e partecipano ai proventi dei lavori da loro eseguiti.
Art. 11. – Qualora risulti che una persona sia stata ri(overa#ta a titolo gratuito indebitamente, o per avere congiunti tenuti a provvedere alla sua sorte, ed in grado di farlo, o per altra causa, l’Amministrazione deve ripetere da chi di diritto il pagamento delle rette.
Art. 12. – I ricoverati sono dimessi dall’ Istituzione quando cessi per loro la necessità di stare a carico della pubblica benefi#enza.
Possono essere licenziati anche per cattiva condotta nei casi e nei modi da determinarsi dal regolamento.
Art. 13. – Quando un ricoverato, pel quale sussista tuttorn il bisogno della pubblica assistenza, abbandoni volontariamente l’ Istituto o ne sia comunque licenziato, devesi informare la Congregazione di Carità del Comune di appartenenza e la società di patronato che eserciti nel Comune medesimo l’opera propria a favore degli inabili al lavoro.
Art. 14 – Nessuna pratica religiosa può essere imposta ai ricoverati. OPgnuno di essi può sempre farsi assistere dal Ministro di culto cui appartiene.
La Casa di Riposo Lucini – Cantù, nuovo Ente derivante dalla fusione delle due Opere Pie “Lucini” e “Cantù”, avvenuta nel 1969 con nuovo statuto adottato il 10.4.1969 e approvato con D.P.R. 10.4.1970, non risultava tra gli Enti trasferiti al Comune per cui conserva ancora la sua struttura autonoma.

Orfanotrofio femminile
– Regolamenti anmministrativo e interno dell’Istituto Orfanotrofio Femminile in Rovato, Brescia, Tipografia F. Apollonio, 1881. Approvato il 14 settembre 1880 e dalla Deputazione provinciale il 16 novembre 1880.
Fondato da mons. Carlo Angelini.
Nato a Rovato il 9 settembre 1799, sacerdote il 22 settembre 1823, dottore in teologia, fu prima filippino alla Pace. Ritiratosi nel 1827 a Rovato, nel 1829 era nominato canonico e nel 1839 prevosto. Singolare figura del clero bresciano, benefattore, realizzatore di rilevanti opere, appassionato di tecnica e di scienze fisiche, vicino a diventare vescovo di Brescia e poi in disgrazia presso il suo vescovo, egli esprime in sè la ricchezza e le contraddizioni del secolo XIX in bilico, fra scienza e fede fra cattolicesimo e liberismo, fra conservazione e apertura sociale. Personaggio di rilievo, dunque, perché specchio di un tempo oltre che attore e realizzatore di opere. Promotore di varie iniziative per il progresso della vita rovatese, come la creazione di un grande spazio per l’ampliamento del mercato, affidandone la realizzazione all’arch. Rodolfo Vantini, che progettò la sua bellissima piazza principale; progettò l’utilizzazione della seriola Fusia, restaurò la Chiesa parrocchiale e, dopo il colera del 1836, fondò un orfanatrofio femminile; salvò dalla rovina la Parrocchiale, con radicali restauri, che durarono dal 1847 al 1857. Trasferito come prevosto a Pontevico (1857), promosse anche qui un orfanotrofio, istituì una banda, case per sacerdoti. Appassionato di problemi tecnici, elaborò programmi per la bonifica dell’Agro romano, per la sistemazione del porto di La Spezia, e per la costruzioue di un tunnel sotto la Manica (1875). Fu considerato prete dai sentimenti liberali; morì il 15 agosto 1879. (D.A.FAPPANI, C. Angelini, prete liberale, benefattore, tecnologo, in “Brixia Sacra” luglio – settembre 1968)
Egli donava alcuni stabili per costituirvi un Istituto per il ricovero di povere orfane in Rovato (26.10.1864). Richieste alcune modifiche il decreto reale 11.7.1867 lo erigeva in Corpo morale affidandone direzione e amministrazione alla Congregazione di carità e con atto notarile (Notaio Bartolomeo Pedrali, Rovato, 27.9.1867) si procedeva alla donazione formale:
“… Il sullodato rev. Angelini mosso dal sentimento generoso di soccorrere le zitelle orfane di Rovato per le quali ebbe già da circa trent’anni a destinare e mantenere a sue spese un privato ricovero, ora spontaneamente per sè ed eredi dona, cede, trasferisce in piena proprietà all’Istituto che viene oggi eretto in Corpo Morale denominato Orfanotrofio femminile di Rovato rappresentato da questa Congregazione di Carità in unione al rev. Prevosto pro tempore in questo comune i beni che verranno qui di seguito descritti… Il prevosto Giacomo Avogadro… accettano con riconoscenza tale donazione che si fa alle cxondizioni seguenti:
1 – La casa (angolo di via Visnardo 410) sia destinata per abitazione delle Orfane ed il brolo contiguo dovrà essere lavorato dalle medesime per quanto il possano comportare loro età e forze.
2 – Il campicello denominato ricreazione (Contrada S. Donato, mapp. 299 e 300) debba anche in avvenire come già da 36 anni servire da ricreazione pei giovani dell’Oratorio maschile in Rovato finchè in paese sussista questa preziosa istitutzione…
3 – Lo scopo di questa istituzione è di ricoverare le figlie povere che in età ancor tenera hanno perduto i genitori. Vi potranno però essere accolte anche quelle fanciulle povere, di tenera età e non demoralizzate, che abbiano perduto uno dei genitori, ovvero sia in carcere od altrimenti cosicchè non convivano con lui.
4 – Esse devono essere avvezzate ad un vitto sufficiente ma frugale, ad un vestito sodo, quale si addicie alla figlia d’un povero colono.
Devono essere mandate alla scuola ad apprendere il leggere, lo scrivere, i lavori femminili più necessari; devono di preferenza essere occupate nei mestieri agricoli, a zappare, coltivare l’orto, educare i bigatti, filare il lino ed i bozzoli e fare la tela.
5 – Sebbene gli istituti religiosi che sono in Rovato non abbiano ottenuto che stima e riconoscenza col loro contegno edificante e coll’utile loro operosità, pure si preferisce che questo Orfanotrofio non possa essere affidato ad istituti religiosi. Crede il reve. Donatore di rispettare con ciò e l’uno e gli altri. Si rispettano gli istituti perchè il sistema di vitto dei coloni, i loro esercizii, i collocamneti in matrimonio delle Zitelle non si addicono a chi ha eletto lo stato religioso. Si rispetta l’Orfanotrofio volendo possibilmente garantita la sua destinazione di preparare le ricoverate ad un maritaggio loro conveniente se non eleggono spontaneamente altra condizione. La parte di madre delle orfanelle deve essere affidata a buona donna che conosca la vita colonica e possa insegnarla alle ricoverate precedednole coll’esempio.
6 – Era poi desiderio anzi ferma intenzione del reverendo Donatore che la direzione interna ed economica dell’Istituto fosse continuata e sostenuta dalla propria sorella sig.na Giuseppa Angelini, che già da tanti anni dirige l’attuale privato ricovero e pel quale essa ha dimostrato il più caritatevole attaccamento.
Ma poichè in vista della sua avanzata età essa declina fin d’ora tale incarico, l’Amministrazione attuale provvederà quindi sollecitamente per la di lei sostituzione.
7 – Nel caso cessasse di esistere l’Orfanotrofio nella località come sopra destinata, oppure ne venisse affidata la Direzione ad un Ordine religioso, potranno gli eredi del rev. Donatore rivendicare a sè la proprietà di tutti i beni immobili come infra donati, facendosi però obbligo ai medesimi di pagare all’Ospitale di Rovato la somma di austriache lire 1.600 e di N. 40 sovrani d’oro ragguagliati a tariffa legale. Tale corrispettivo si dovrà tosto pagare dagli eredi in restituzione di altrettante somme dal rev. Donatore conseguite da tempo da alcuni pii benefattori allo scopo della erezione dell’Orafanotrofio; e mancando questo che tale somma fosse dell’Ospitale.
8 – I Benefattori dei quali è dovere che si ricordi il nome sono: il rev. fu don Gaetano Milesi per austriache lire 1.000; il sig. Agostino Co. Padovani avendo legato N. 40 sovrani d’oro al rev. Carlo Angelini senza accennare a quale scopo, il Donatore ha tosto dichiarato che fossero dell’Orfanotrofio o mancando questo dell’Ospitale; il cavaliere cesare Cantù per altre austriache lire 600 quale corrispettivo di uno spazio sterile del monte Orfano da lui dissodato.
9 – Qualora per qualsivoglia motivo avesse a sopprimersi l’Orfanotrofio, il fondo descritto al N. VI resta della Prepositura di Rovato col peso al Monsignor Prevosto di darne la custodia ed il provento al sacerdote incaricato della direzione dell’Oratorio della gioventù maschile, ritenendo il compenso dei pubblici abbragi pagati; quando non vi fosse in paese l’Oratorio, il provento della Ricreazione sarà preso nel ristauro dell’attigua chiesa di S. Donato.
(Omissis) 13 – Ferme le basi della fondazione dell’Istituto quali furono qui sopra tracciate, resta poi in facoltà della rappresentanza del Pio istituto di redigere e far approvare lo Statuto Organico interno nei sensi ed in adempimento amche del relae decreto sullodato, il quale si unisce al presente rogito qual parte integrante sotto la lettera A.
Altri legati per l’Orfanotrofio:
– Don Milesi: “Rovato li 23 dicembre 1834 – A titolo di legato il prete Gaetano Milesi lascia austriache £. 1.000 da pagarsi entro due anni dopo la mia morte all’Istituto dell’Orfanotrofio che si ha intenzione di erigere in questo paese al qual effetto potranno essere impiegate anche per comperare il locale per l’Istituto medesimo. Qualora poi entro 12 anni non venisse attivato l’Istituto medesimo le dette 1000 lire passeranno, spirato il detto termine, alla Fabbriceria della chiesa Parrocchiale del Paese. (A. P. R.: cart. 30, fasc. 1835)
Il 23 nov. 1846 la fabbriceria chiedeva di poter conseguire il legato essendo trascorso il tempo previsto senza l’istituzione formale dell’Orfanotrofio (f. 16 v.).
L’autorizzazione era conseguita il 18 marzo 1847 (A. Parr. Rovato: cartella 27, fasc. Copia di lettere della Fabbriceria 1844 1860, f. 20) e nella corrispondenza si trova questa interessante lettera:
“All’ill.mo I. R. Sub Economo, la scrivente ha nel suo rapporto 23 novembre p. p. dimandando di essere autorizzata a ricevere le austriache £. 1.000 legate dal fu rev. don Gaetano Milesi, ha dichiarato non esistere presentemente un Orfanotrofio in paese regolarmente istituito e ciò asserendo crede di aver esposto il vero. Pure che il sig. Prevosto da ricetto ad alcune zittelle ed è commendabile per questo la di lui carità, ma questa zittelle sono da lui raccolte giusta il di lui beneplacito, perchè ricevute gratuitamente in sua casa e può disporre come a lui piace, può cessare tale momentaneo di lui istituto ad ogni conto perchè queste zitelle ricoverate non hanno chi stabilmente le talenti, non hanno casa perchè dove abitano non fu comprato ad oggetto di essere orfanotrofio, comprata in nome del m. rev. sig. don Carlo Angelini ora Prevosto, non ha mobili, non hanno mezzi stabili da vivere, dimodochè nel caso o che avvenisse la morte del rev. sig. Prevosto o che egli avesse a dipartirsi dal paese o per ogni suo motivo volesse cessare di usare tale carità ecco che le ricoverate zittelle rimangono abbandonate senza mezzi di sussistenza e per tale circostanze è sembrato dire alla scrivente non esistere regolarmente in paese un orfanotrofio. Il testatore ordina di passare le lasciate austriache 1000 all’istituito dell’Orfanotrofio, perciò conviene che sii stabilmente e regolarmente attivato e questo dice il testatore potranno essere impiegate per l’acquisto del locale; chi potrà osservare ed assicurare che le austriache mille ora sieno impiegate nell’acquisto del locale per l’Istituto dell’Orfanotrofio se avessero ad avvenire la morte del reverendissimo prevosto i di lui eredi entrar a possesso del locale perchè il locale non fu acquistato per l’Orfanotrofio, nè avrà atto regolare comprovato che tal locale sia del signor Prevosto destinato per uso dell’orfanotrofio e che l’istituto abbia mezzi di continuare poichè il testatore vanta l’attivazione entro i dodici anni. Non è poi vero che gli eredi del defunto testatore sborsassero la somma legata due anni dopo la morte del testatore vedendo che era attivato l’orfanotrofio, la Fabbriceria volendo dar evasione al decreto dell’I. R. Governo 1 aprile 1836 N. 9894 invitò il tutore dei minori Milesi ad assicurare la somma legata in via legale e si determinò a depositarla presso il m. rev. sig. don B. Brunelli. Non è parimenti vero che il rev. Arciprete di Monticelli sii stato chiamato dal testatore a custodire tal somma per mezzo del suo procuratore sig. don B. Brunelli e che questi lo consignasse al sig. Prevosto per l’acquisto del locale; il sig. Prevosto ebbe tal somma dal sig. C. Brunelli a mutuo a puro e grazioso imprestito con obbligo di restituzione entro due anni come si vede dalla lettera del medesimo canonico Brunelli che si unisce. Se poi il mutuante non chiese al mutuatario i livelli fu perchè dal signor Arciprete di Monticelli furon condonati poichè poteva farlo in forza delle disposizioni testamentarie sopra detta. Non vedendo per le dette ragioni regolarmente e stabilmente attivato l’orfanotrofio come vuole il prelodato testatore sembra alla scrivente che la superiore autorità vorrà dare riflessione alle sopra esposte ragioni, accordando quanto si compete alla scrivente. La scrivente poi non ha potuto verificar se da parte degli eredi la somma legata sia stata effettivamente impegnata per l’acquisto del locale, mentre questi sono tutt’ora minorenni ed il loro tutore trovasi assente dal paese e questo fu il motivo del ritardo del riscontro poichè per eseguire quanto richiedeva la di lei nota 20 luglio p. p. N. 813 richiedevasi tale cognizione che sembra però data evasione alla citata di lei nota.” (A. Parr. Rovato: cartella 27, fasc. Copia di lettere della Fabbriceria 1844 – 1860, f.24)
L’esito però non doveva essere quello del decreto 31 agosto 1851 con cui la magistratura autorizzava la Fabbriceria a conseguire le £. 1000 (A. P. R.: cartella 27, cit. f. 45; lettera 31 agosto e 9 dicembre 1851; lettere 1854 f. 65 v.) Infatti nell’atto di istituzione dell’ente morale si elencano tra i benefattori anche don Milesi.
– Lettera a don Filippo veronesi 16 nov. 1873 ringrazia per l’offerta di L. 500 per il dormitorio in attualità di erezione nell’Orfan. femminile. Progetto ing. Andrea Mazza di Rovato, 1873, di un porticato e superiore dormitorio da costruire nel locale dell’Orfanotrofio.
– Ettore Spalenza: testamento 24 maggio 1880 legava per l’Orfanotrofio femminile Lire 20.000.
– Zappa Anna ved. Lussardi con testamento 9 ottobre 1893) legò quasi l’intero patrimonio (L. 75.930, 16 nette) al pio istituto Orfanelle, oltre a L. 2.000 all’Asilo Infantile di Rovato. Il patrimonio, ultimo inventario prima del 1907 era di L. 168.898,31. La Congregazione inseduta 30 settembre 1908 approvava il progetto dello scultore Emilio Magoni di Brescia (con referto positivo di Girolamo calca, membro della Commissione) per una lapide con medaglione da collocarsi all’Orfanotrofio a terenne ricordo della benefattrice Zappa.
– Tonsi Faustino di Rovato con testamento 3 febbraio 1897 (morto febbario 1897), legava all’Orf. femminile circa 7 piò di terreno in Rovato detto S. Fermo (atti Giacomo Cozzoli) valutato L. 4920
– Luigi Morgano con testamento 24 luglio 1895 legava all’Orfanotrofio femminile L. 4.000.
– Nel 1900 per dare seguito al lascito Zappa si costruì il nuovo edificio accanto a quello vecchio; progetto ing. Giuseppe Melocchi di Calcio, opera eseguita dalla ditta Migliorati e che venne a costare L. 14.365,84

Archivio Parrocchiale di Rovato
– N. 80: eredità don Gaetano Milesi (£. 1.000 per Orfanotrofio feminile e controversia della Fabbriceria che non riconosce la fondazione di Don Angelini). Note ipotecarie Eredità Elisabetta Fumagalli (12.8.1840)
– N. 81: Documenti amministrativi (1895 – 1896) della Società Operaia Agricola di Rovato (documentata dal 1870 – esistente ancora nel 1921)
– N. 84: P. Opera Lucini; testamento anno VII della Repubblica per l’Ospedale dei Poveri di Rovato; vendita del Consorzio alla Chiesa Parrocchiale. Legato Gasparotti, lascito di farina gialla per i poveri di s. Rocco.
Archivio Comunale di Rovato
1734 Vario delle provvisioni del Pio luogo del Consortio di Rovato (14 giugno 1734 – 17 dicembre 1780)
Libro de’ censi e livelli del Pio Luogo del Consorzio de’ Poveri (1715 – 1835)
Libro degli affitti del Pio Loco del Consortio (1714 – 1775)
Massari attuali del Consorzio de Poveri di Rovato 1731 – 1806 (I foglio: Libro de’ conti del Pio luogo della carità del Consorzio de’ Poveri di Rovato)

Consorzio (o Monte di Biade, Pio Luogo Istituto elemosiniero)
Beni, redditi amministrazione
– 1565 Visita Bollani: Il Consorzio Possiede 50 – 60 piò di terra a Rovato; gli affitti sono pogati in grano distribuito ai poveri; possiede anche due casette.

– 1572 Visita Pilati: Il Consorzio Possiede 100 piò di terra a Rovato e Calino; al massimo ogni anno se ne ottengono 130 salme di grano.

– 1580 – Visita di S. Carlo: istituito anticamente con molti legati. Possiede 160 salme di frumento distribuito fra i poveri e gli ammalati.

– 1599 (Visita): Beni stabili con annuo reddito di 100 salme di frumento
– 1609/1610 (Catastico Giovanni da Lezze):Consortio de’ poveri d’entrada circa somme 100 formento de campi affittadi governato da un Consiglio de 24 huomini della terra, il quale de anno in anno si va rinovando da se stessi con un massaro che scode e paga di commissione di consoli e dell’istesso Consortio per boletta et questo è in tutto desbrazato dal Consiglio Maggiore se non in quanto che vi fosse disordine che all’hora ne prenderebbe la protettione qual massaro rende poi conto della sua dispensatione fatta a’ poveri a persone deputade per il detto Consortio.

– 1648 Visita Il Consorzio ha diversi beni stabili che si affittano col metodo dell’asta al miglior offerente ogni otto anni, con obbligo di pagar in grano e al presente quei beni rendono duecento salme di grano all’anno. Il grano che avanza dal pagamento dei legati è distribuito ai poveri secondo le disposizioni degli istitutori. I reggenti sono creati ogni anno nel Consiglio del Consorzio, e non vi è alcun inconveniente.

– 1656 (Visita): Ha varie pezze di terra e un capitale di lire 400 pl. Da questi beni traggono circa 170 salme di frumento

– 1678 (Visita): ha di reddito circa 200 salme di grano

– 1700 Quadro sinottico dei Monti di biade bresciani): Rovato 1 Monte con 26 sacchi. (Arch. Stato, Brescia, territorio ex Veneto, B. 301 bis)

Da: Massari attuali del Consorzio de Poveri di Rovato 1731 – 1806
(I° foglio: Libro de’ conti del Pio luogo della carità del Consorzio de’ Poveri di Rovato, Archivio Comunale di Rovato)

anno Reddito
in frumento in denaro
1731 s. 195 q. – 4 c.3 1762:8:6
1736 s. 358 q. – 4 c.2 3404:17
1741 – 42 s. 459 q. – 6 c.2 6028:5
1747 – 48 s. 493 q. – 5 c.1 7092:3:1
1752 – 53 s. 596 q. – c.2 12.290:12
1758 – 59 s. 469 q. – 9 c.- 9878:19:4
1762 – 63 s. 558 q. – 2 c.1 7750:7:8
1769 – 70 s. 653 q. – 1 c.- – – – – –
Dal 1771 i redditi sono solo in moneta
Spesa Reddito Resti
1773 – 74 7828:10 8015:9:6
1778 – 81 15.372:1:6 14.988:9:3 Debito 382:17:3
1787 – 88 9399:12:6 9399:12:6
1791 – 92 10.504:19:9 9957:16 Debito 547:3:9
1797 4901:14 4619:2 Debito 282:12
1800 – 01 15.191:7:6 18.976:4:6 Credito 3784:17

– 1797: Il Consorzio dei Poveri di Rovato traeva il suo reddito annuo dal capitale di 7500 scudi a sollievo dei poveri.

– 1798 – Stato del Monte Biade di Rovato al 21.12.1798: il Pio Luogo Consorzio di Rovato deposito di biade per dispensar ai Poveri ha ora some 124 il citt. Antonio Rubini massaro 1791 – 1794 è debitore di some 117 (parte in mano di debitori e parte in sue mani; Francesco Torri massaro 1795 – 1797 è debitore di some 165 q.te 8. (In tutto some 516 e quarte 8 = quintali 662,13 Kg). (f. 48, A.C.R., Cart.10, Lett. VI – VII Rep.)

– 1801: possiede piò 24 circa di terra, che rendono annualmente L. 1000
capitali piccole L. 213.576:2:7 con frutto di piccole L. 8886: – :6

– 1804: lo scodirolo segna L. 11.344:24 come reddito di quell’anno

– 1807 E’ denominato Pio Luogo Istituto elemosiniero
Uscite: Sussidi ai poveri: si dispensa a poveri infermi, non potendosi precisare il numero (attesoche cresce e diminuisce secondo le circostanze delli infermi), si danno soldi 11 di Milano per individuo portanti all’anno it. L. 900
Si dispensa carghe 150 formentone all’anno in la dispensa a N. 420 famiglie povere della Comune, cioè coppi uno per ogni testa, qual dispensa vien annunciata con avviso indicando il giorno ed ora e vengono chiamati per alfabeto tutte le famiglie descritte a tale partecipazione, rilevanti ad it. L. 1950
Si dispensa delle coperte di lana a poveri vergognosi per it. L. 190
(Sommano) L. 3040
Oggetti di culto: Annuale obbligazione di 5 cappellanie portanti N. 310 messe L. 299:32
Per cera corrisposta alla Parrocchia per antica tradizione L. 105
Al predicatore della quaresima L. 41:45
Sommano L. 445:77
Onorari al personale amministrativo e spese di ufficio L. 433:42:2
Imposte prediali L. 329:36
Spese di restauro agli edifici L. 297:77
Assegno all’Ospitale degli infermi (per Ordine Prefettura del mella 16 sett. 1803) L. 392,62
Spese per visite di ispezione, registri, rendiconti L. 279,27
Entrate e parte attiva
Restanze attive date da esigere L. 7942:11:1
Affitti di terreni e case L. 832:58:2
Interessi di capitali a mutuo L. 6349:75:4
Censi attivi (su capitale di L. 15.471:32:8) L. 467:60:4
Legato dal Consorzio (per Ordine Prefettura del mella 16 sett. 1803) L. 390:62
Ricavo dalle solite questue di biada a titolo di elemosina L. 105

– 1808 La rendita annua del Pio Luogo elemosiniere della Carità è di L. 5.306,42

– 1809:
Attivo Restanze attive nitide dal 1808 L. 3512:91
Interessi de capitali L. 4099:92:0
Censi L. 467:59:0
Affitti da terreni case e fondi L. 831:95:0
Proventi ordinarie straordinari (questue…) L. 775:20:0
Sommano L. 6.174:66:0
Passivo Onorari di amministrazione e di ufficio L. 484:39
Imposte prediali e sovrimposte L. 396:78
Legati, assegni e prestazioni L. 599:84
Spese diverse ordinarie e straordinarie L. 351:91
Spese per oggetti di beneficienza L. 2749:88
Sommano L. 4.582:80
Restanze 1809 L. 1.591:86

– 1810: Il Consorzio de’ Poveri (ossia elemosiniere) ha di reddito italiane L. 5.306:41

– 1811: Entrate ed attivo L. 9784:18:9
Uscite e passivo L. 10753:50:3 di cui per beneficienza L. 8771:87:3
Deficit L. 970:68:6

Il Monte di Pietà
– 1580 (Visita) Istituito dal magnifico sig. Vincenzo Rovato, che diede alla Comunità 500 monete d’oro a tale scopo.
– 1599 (Visita) Il Monte di Pietà ha una somma di 250 che, dietro pegno, si danno a mutuo a chi li vuole e si pagano ogni semestre.
– 1609/1610 (Catastico di Giovanni da Lezze): Un Monte di pietà con cavedal de 500 ducati qual camina bene servendo la povertà coi pegni govcernati da un Massaro eletto ogni doi anni dal Consiglio dà conto a gli huomini eletti dal Consortio et non vi son intachi.
– 1670 (Visita):Andrea Facchi massaro disse che esso possiede lire 2.200 – 1808 Monte di pietà consistente il capitale in it. Lire – –

Orfanotrofio femminile
– 1873: Patrimonio L. 17.161; rendite annue L. 2173; spese totali L. 2434 di cui per beneficienza 1480
– 1903 Patrimonio L. 168.898,31; entrate 1902 L. 11.467,33

Dati amministrativi dell’Ospedale
– 1808
Rendita annua dell’Ospitale degli infermi è di L. 2.799,44

– 1809
Entrate: interessi da capitali L. 2315:45
Spese e passivo: Onorari di amministrazione e di ufficio L. 242:20
Spese diverse ordinarie e straordinarie L. 25
Spese per beneficienza* L. 3.202:87 (92%) Sommano L. 3.470:07
* Vitto, medicinali, salari e stipendi al personale

– 1811
Entrate ed attivo L.3.314:8:6
Uscite e passivo L.5.327:92; per beneficienza L. 4839:09 (91%)
Deficit L.2.013:83:7

– 1818
Entrate ed attivo L.24.273:38:3
Uscite e passivo L.23.057:28:1; per beneficienza L. 5381 (23%)
Deficit L. 1.216:10:2

– 1820
Entrate ed attivo L.25.100:24:1
Uscite e passivo L.23.250:32:9; per beneficienza L. 7452:52 (32%)
Deficit L.1849:91:2

– 1826
Entrate ed attivo L. 35.684:45
Uscite e passivo L. 14.185:54; per beneficienza L. 6.272:99 (44%)
Resti attivi L.21.498:91

– 1839
Entrate e attivo L.45.876,90
Uscite e passivo L. 15.773,39; per beneficienza L. 9.383,70 (59%)

– 1843
Entrate e attivo 10.618,49
Uscite e passivo L. 9.744,02; per beneficienza L. 8.417,83 (86%)

– 1845
Entrate e attivo L.42.484,51
Uscite e passivo L. 11.061,05; per beneficienza L. 8.314,91 (75%)

– 1849
Entrate e attivo 11.321,03
Uscite e passivo L. 11.317,13; per beneficienza L. 8.239,81 (73%)

– 1856
Entrate e attivo L. 64.870,45
Uscite e passivo L. 13.799,95; per beneficienza L. 7862,55 (57%)

– 1860
Entrate e attivo L. 64.080,91
Uscite e passivo L. 12.435; per beneficienza L. 9094,73 (73%)

– 1873
Entrate ed attivo L.18.179,44
Uscite e passivo L. 18.442; per beneficienza L. 13.083,35 (71%)

– 1879
Entrate e attivo L. 19.290,84
Uscite e passivo L. 19.286,19; per beneficienza L. 13.223,90 (69%)

– 1896
Entrate e attivo L.53.859,89
Uscite e passivo L. 30.574,64; per beneficienza L. 29.311,19 (96%)

– 1901
Entrate e attivo L. 34.008,87
Uscite e passivo L. 30.594,24; per beneficienza L. 21.642 (71%)

– 1910
Entrate e attivo L. 71.450,68
Uscite e passivo L. 40.847,71; per beneficienza L.27.350,75 (67%)

– 1925
Entrate e attivo L. 300.126,52
Uscite e passivo L. 376.095,56; per beneficienza L.111.546,98 (30%)

– 1932
Entrate e attivo L. 409.260,37
Uscite e passivo L. 376.948,37; per beneficienza L. 131.577,38 (35%)

– 1939
Entrate e attivo L. 273.948,57
Uscite e passivo L. 246.556,50; per beneficienza L. 161.652,44 (66%)

Situazione patrimoniale dell’Ospedale ricovero dei Poveri Infermi
– 1801 Il patrimonio consiste in capitali di piccole L. 85.519:15:6 con rendita annua di L. 4.061:15.

– 1829
Attivo Capitali L. 224.100,08
Crediti L. 37.157,02
Totale L. 261.257,10 con rendita annuale di L. 10.694,75
Passivo Capitali a mutuo, legati L. 8936,60
Debiti e passività in sospeso L.6015,68
Totale L. 14.952,80 annualità L. 446,83

– 1834
Attivo Capitali L. 166.575,40
Beni immobili L. 53.318,75
Valore capitali a censo e livello L. 6805,80
Totale lordo L. 226.699,95 (a detrarsi capitali a mutuo e oneri L. 10.414,20) totale netto L. 216.285,75 con rendita annua di L. 10.801,81

– 1859
Patrimonio: beni immobili per fiorini 38.000 e capitali a mutuo e censo per fiorni 72.000 (totale fiorini 110.000) con reddito annuo di fiorini 5.600 circa. Spese di funzionamento: personale fiorni 530,60, legati (messe, medicinali, lenzuola, ecc. ) fiorni 300 circa. (Relazione)

– 1903
Patrimonio al 31.12.1903 L. 572.856:89; entrate 1902 L. 33.547,87.
Rendita annua lorda patrimoniale (bilancio 1903): L. 26722.99.
Si devono aggiungere le seguenti entrate:
per fitto presunto del locale servibile per l’ ospitale L. 1320.
contributo del Municipio di Rovato per mantenimento cronici, per rimborsi dagli altri Comuni, per spedalità diverse, per elargizione Cassa Risparmio e per concorso delle aggregate Opere Pie nelle spese di Ammnistrazione L. 4572.72.
Totale entrate come da bilancio £. 32615.71

– 1925
Attività netta patrimoniale a fine anno L. 1.080.532,56

– 1932
Attività netta patrimoniale a fine anno L. 1.363.190,48

– 1939
Attività netta patrimoniale a fine anno L. 2.107.192,71

Congregazione di carità
(Nel 1812 assorbe il Consorzio e ne destina i beni all’Ospedale)

– 1863
Entrate e attivo L. 574,78
Uscite e passivo L. 599,12; per beneficienza* L. 422,28
* legati religiosi, farmacia, distribuzioni in contrada Duomo, ecc.

– 1867
Entrate e attivo L. 913,11
Uscite e passivo L. 888,26 beneficienza L. 411,48

– 1871
Entrate e attivo L.1406,92
Uscite e passivo L. 1374,94 beneficienza L. 1116,05

– 1875
Entrate e attivo 1624,16
Uscite e passivo L. 1973,75 beneficienza L. 1236,21

– 1903
Patrimonio L. 73.691,16; entrate del 1902 L. 8573,33

 

 

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