CRONISTORIA DELL’ OSPEDALE DI ROVATO
Non è possibile parlare oggi dell’Ospedale di Rovato, senza premettere una breve e succinta cronistoria recente, altrimenti si rischia di non comprendere la situazione in cui si trova oggi questo presidio ospedalieri della Franciacorta.
Io ora qui non voglio rifare la storia dell’Ospedale fin dalle sue origini: mi auguro che altri ben più competenti di me (vero sig. Bertoni?) svolgano una ricerca in questo senso e ci possano presto fornire il risultato del loro lavoro. Ritengo invece opportuno, da parte mia, ricordare le linee salienti della cronaca degli ultimi venti anni.
Fino al 74/75 l’Ospedale di Rovato ha goduto ottima salute, conquistando-si una posizione di primo piano e di tutto rispetto tra gli ospedali della Provincia. Poi nel 75/76 è avvenuta la “fusione” con l’Ospedale di Chiari: forse sarà una pura coincidenza, ma da quel momento è iniziato il suo lento ma inesorabile declino, sicuramente provocato dalla famelicità e dalla lungimiranza della classe politica di Chiari, ma favorito anche dall’assoluta mancanza di spessore politico e dalla scarsa rappresentatività qualitativa e quantitativa di Rovato e dei suoi uomini politici.
I primi provvedimenti concreti e devastanti che si vede piombare addosso l’Ospedale di Rovato sono la soppressione dell’Ostetricia e relativo “nido”, seconda, dopo quella di Desenzano, per numero di parti in provincia, il trasferimento “momentaneo e provvisorio” a Chiari del Laboratorio di analisi chimico-cliniche, l’eliminazione di servizi vari (Direzione Sanitaria, segreteria e uffici amministrativi, lavanderia, ecc.) e di alcuni importanti ed efficientissimi servizi sanitari: pediatria, unità di terapia intensiva gestita dalla Divisione di Medicina, consulenza Otorinolaringoiatrica con posti di degenza e relativi interventi chirurgici, ecc.
val la pena di evidenziare che all’origine dei guai del nostro ospedale non c’è solo la furbizia e la scaltrezza dei politici di Chiari, ma anche forse l’ingenuità e la mancanza di significatività politica dei rappresentanti rovatesi. Dall’incontro e dalla fusione di questi due sciagurati eventi, è nato e si è concretizzato un piano più o meno scoperto, ma ben preciso e perseguito con costanza e decisione, di smobilitazione e di arrembaggio amministrativo e politico dell’ospedale, nonostante l’attaccamento della gente di Rovato per il suo Ospedale.
Gli utenti e gli operatori sanitari di questo ospedale subivano le relative angherie, non potendo far altro che riferire la pesante situazione e la pericolosa piega che avevano preso gli eventi e quindi a mettere in guardia i rappresentanti rovatesi, i quali però a non voler vedere e a non voler sentire… Il tempo e le stagioni passavano e l’Ospedale continuava a subire un lento, ma progressivo degrado sotto la gestione Formenti, apertamente filoclarense. Dopo Formenti, si insediava la gestione del potente Chiecca di Rudiano, il quale ritenne venuto finalmente il momento propizio ed opportuno di far proprio un piano programmatico di alcuni Medici dell’ospedale di Chiari, di diversa area politica, sicuramente non D.C.; quel documento prese poi il nome di Piano Chiecca. Val la pena di ricordare che durante questa gestione Chiecca, l’allora Sindaco di Rovato rag. Manenti indisse un Consiglio Comunale aperto al pubblico sul futuro e sulla problematica dell’Ospedale….
Ma è noto che in tutti i tempi, da che mondo è mondo, non sono solo gli ospedali a essere presi di mira: talvolta o spesso vengono defenestrati anche i Presidenti delle Ussl; quella volta a soccombere fu Chiecca, al quale subentrò il Morandini di Castelcovati e di recentissima memoria. Questi, pur avendo manifestato divergenze di opinioni sia politiche che gestionali nei confronti del suo amico Chiecca quando era Presidente, dopo che venne insediato sulla poltrona della Presidenza dell’Ussl 34, non ne rinnegò il programma politico-sanitario relativo ai due Presidi Ospedalieri, anzi lo fece proprio, lo gestì e lo propugnò e cercò di attuarlo anche con maggior fervore, furore ed ostinazione. Come conseguenza, è proprio sotto la famigerata gestione Chiecca-Morandini (che arriva fino al marzo ’87!) che il Presidio di Rovato tocca il fondo della degradazione; e purtroppo anche durante queste gestioni si deve registrare ancora una volta l’inconsistenza politica, quasi una vera e propria assenza dei rappresentanti rovatesi all’Ussl 34.
Durante quegli anni l’Ospedale di Rovato divenne un avamposto sanitario di frontiera e come tale isolato da qualsiasi rifornimento, fatto mira sistematicamente di un brutale ma lucido non solo abbandono, ma addirittura boicottaggio gestionale, strumentale e strutturale con il risultato di una continua degradazione e di un sempre maggior squilibrio tecnologico tra i due Presidi Ospedalieri di Chiari e di Rovato, squilibrio che ha raggiunto le recenti forme vistose apparentemente insanabili: tanto che nella primavera-estate dell’84 Morandini deliberò la soppressione dei “doppioni”, che in termini comprensibili anche ai non addetti ai lavori, altro non significava che l’effettiva eliminazione e soppressione del Presidio di Rovato come Ospedale.
Di fronte a tanto straripare del nonsenso, è sorta verso la fine dell’84 e l’inizio 85 la Sezione d’Ambiente “Ospedale di Rovato”: prima di tutto per op-porsi a tale disegno che non era da tutti condiviso, e poi per raccogliere la protesta della popolazione rovatese che si sentiva derubata ingiustamente di un servizio sanitario, che pur tra mille disagi ed infiniti ostacoli, svolgeva ed erogava dignitose prestazioni sanitarie. Ma ecco contemporaneamente il salto di qualità di questo gruppo politico ambientale costituito dai dipendenti dell’Ospedale di Rovato: dopo esser riuscito a coinvolgere tutta la D.C. rovatese, ecco il passaggio qualificante dalla protesta alla proposta politica: quella di riassetto e di razionalizzazione dell’assistenza sanitaria ospedaliera dell’Ussl 34 e di tutta la Bresciana Occidentale; proposta fondata sui concetti-base di far funzionare le strutture sanitarie della provincia come filtri efficaci ed efficienti rispetto al sempre ingolfato ospedale multizonale regionale di Brescia; di integrazione funzionale e di complementarietà di alcuni servizi sovrazonali erogati da queste strutture sparse in provincia, salvaguardando le specialità generali di base (da qualcuno considerate, invece doppioni), necessarie per l’integrità funzionale del Presidio Ospedaliero e per dare all’ospedale la possibilità concreta di una sua apertura sul Territorio.
A questo punto vale la pena di ricordare l’obiettivo primitivo della Sezione d’Ambiente: e cioè quello di riqualificare e rilanciare il Presidio Ospedaliero di Rovato portandolo, dopo le riduzioni e le soppressioni subite, almeno allo stesso livello di dignità con quello di Chiari o di qualunque altro Ospedale della provincia, eliminando innanzi tutto il divario esistente tra i due ospedali dell’Ussl 34 e renderli quindi autonomi dal punto di vista funzionale ed autosufficienti, anche se complementari per le superspecialità per i servizi sovrazonali. Ed è logico pensare che solo dopo aver raggiunto tale obiettivo (peraltro ancora lontano perchè mai perseguito dal Comitato di Gestione, neppure da quello attuale, che disattende così precisi impegni programmatici!), obiettivo preliminare ma indispensabile, si potrà poi procedere a programmare e quindi far crescere, con interventi migliorativi mirati, entrambi i Presidi Ospedalieri; ma solo dopo che l’Ospedale di Rovato avrà riacquistato la sua doverosa e legittima dignità ospedaliera ed avrà raggiunto la sua qualificazione come presidio ospedaliero moderno ed adeguatamente attrezzato, autonomo ed autosufficiente dal punto di vista funzionale ed operativo.
Se questo obiettivo è politicamente perseguibile e realizzabile, l’esistenza e la presenza politica della Sezione d’Ambiente assume un suo preciso significato e si colloca a fianco del Comitato di Gestione, come supporto tecnico competente e propositivo nell’attuazione operativa dei servizi sanitari.
Ma se tale obiettivo non riesce a coagulare su di sé un deciso ed esteso consenso e quindi una precisa volontà politica di realizzarlo, allora la Sezione d’Ambiente deve cambiare strategia e denunciare il fallimento e l’inattuazione degli accordi programmatici D.C. del marzo ’87, e rimettere totalmente la responsabilità politica e civile degli insuccessi nelle mani di chi tali accordi ha ostacolato o disatteso.
E’ chiaro che l’Ussl 34 e il suo Comitato di Gestione si trova ora di fronte a un bivio ben preciso e perciò deve operare una scelta: o si riqualifica e si rilancia l’Ospedale di Rovato, rimediando e colmando l’abbandono gestionale del passato remoto e prossimo; oppure si abbia il coraggio, chi di dovere, di dichiarare apertamente e pubblicamente la fine dell’Ospedale di Rovato e se ne assume la piena responsabilità!
Una cosa è certa e sicura: la Sezione d’Ambiente non concede e permette a nessuno che venga lasciato sopravvivere nel suo status quo attuale e che siano gli operatori sanitari (medici ed infermieri) con la loro buona volontà e con la loro disponibilità a colmare e rimediare per l’infinito carenze tecniche ed amministrative e ad assumersi responsabilità medico-legali che non gli competono, ma che spettano unicamente ai vertici tecnici e amministrativi e politici della Gestione.
