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Altre lettere tra Bes, Enea e Pieri

Altre lettere tra Bes, Enea e Pieri

Lettera senza busta e senza località in data 22 luglio (1916? o 17?)
Carissimo Guarneri, ho ricevuto tempo addietro il suo carissimo scritto. Ho sofferto al dispiacere che ella ha provato. Non voglia farne caso! Ella è giovane e retto e la sua sensibilità si spiega: e più che giusta ma quando si vive nella collettività e alla dipendenza… Si può andar soggetti a errori di giudizio, a cui bisogna essere superiori. Ritengo che chi fu a rimproverarla o accusarla è primo a stimarla. Non c’è più bisogno di fare delle indagini per conoscerla! Noi tutti superiori e compagni la stimiamo e basta. Segua il motto: sta bene e lascia dire. Quando la coscienza è in pace, non c’è da preoccuparsi. Piuttosto appena scende, se già non è sceso, venga un po’ da noi. Faremo un canto del cucu assieme e tutto finirà così. Venga, venga e vedrà che il nostro affetto e la nostra stima metteranno il suo animo al buon umore. Se poi vuole e desidera che io parli con qualcuno al riguardo, o scriva, me lo dica che lo farò ben volentieri, pur di saperla di buonumore. La cappelletta è già alta 1 metro. Mi occorrono quanti ferramenti della guerra può mandarmi per decorarla. Le sarò grato se interessando anche in ciò il caro Tinivella e i cari mitraglieri potrà accontentarmi. Ho ricevuto lettere gentilissime dalla sua buona mamma e dal suo papà. Hanno per me espressioni e sentimenti superiori ai miei meriti. Scriva a loro sempre allegramente. Io non mancherò di rispondere a tanta squisita cortesia. A mia moglie hanno fatto tanto piacere le fotografie del pilone, che tiene tanto care nonché la gentile cartolina.
Ella mi incarica di ringraziare tutti loro. Mi voglia salutare tutti tutti ringraziarli anticipatamente per quanto faranno per la chiesetta e a gradire un abbraccio dal suo amico affezionatissimo CM Bes – Tanti saluti da…

Biglietto da visita con intestazione Michele Celeste Bes – maggiore 1° Reggimento Alpini – senza data, senza luogo e senza bustina
Carissimo amico tenente Guarneri, ho ricevuto dal suo caro e buon papà accompagnate da lettera gentile e carissima le magnifiche fotografie del Pilone del Cuore di Gesù. È stato un vero e grosso piacerone che mi ha fatto. Le ho subito spedite a mia moglie, a cui faranno immenso piacere e ne ho dato coppia al caro Gri…
Ieri l’altro scendendo dal Visic sono stato ferito da scheggia di shrapnel granata alla coscia destra sopra il ginocchio dalla parte interna: per fortuna leggermente. Zoppico ancora un po’ ma con un po’ di riposo spero ristabilirmi e subito scriverò a suo papà. Le mando riservatissimo il cucù. Venga, venga presto a trovarmi. Sa quanto le voglio bene. Suo affezionatissimo CM Bes.

Lettera su carta intestata 1° Reggimento Alpini Battaglione Val Tanaro – 204a Compagnia – senza data senza luogo: forse fine settembre 1916
Carissimo Guarneri, ho ricevuto sempre tutti i suoi scritti, l’ho sempre accompagnato col cuore, con l’affetto, coi voti, col valoroso suo battaglione sul regno in cui io ho provato prima tutta la tragicità e speravo di rispondergli qui con un abbraccio di conforto. Siccome vedo che la sua compagnia sia pure temporaneamente ha deviato per lavori, sì che la gioia di riabbracciarlo qui non mi è stata più possibile. Questo abbraccio gliel’invio col cuore accompagnandolo con una lacrima di rimpianto, di dolore per il buono e carissimo maggiore Giacoma, per il carissimo buono e sorridente capitano Sala, per tutti i suoi e i loro valorosamente caduti là su quella via che io ho chiamata il calvario. L’anno scorso dopo le ritentate prove con il battaglione che portava il mio nome, dopo una via crucis di perdite, io dichiarai per iscritto che salvo fortuna il R. non l’avremmo preso mai. Tale dichiarazione andò avanti. Pareva che a questa impresa avessero rinunziato. Rinacque con la caduta del Cukla e con la ripresa del medesimo nell’inverno e primavera di quest’anno. Mi avevano decantata la preparazione nostra. Io espressi sempre i miei dubbi. La posizione è forte: il nemico non la vuol cedere. Le cime che lui tiene sono formidabili e molte. Il piano adottato non lo conosco: ma quello di assaltare il nemico per la linea dei pini / piani… xyz… l’ho sempre giudicata impresa destinata all’insuccesso. La voce corse che erano arrivati a prendere la vetta, empì il cuore di gioia a tutti, specie a me, che vedevo coronarsi gli sforzi di quattro mesi… Poi… Poi! … Altro sangue inutilmente, oso dire testardamente e bestialmente versato. Lo dicevamo noi, l’hanno detto ufficiali austriaci “nulla impariamo noi dalla guerra”. È strano che non si vogliano rispettare i principi della guerra di montagna, per impuntarsi a sgretolare le montagne, compito che solo il tempo può permettersi in lungo periodo di secoli. Basta era destino che la storia tragica del Rombon continuasse e sia fatta la volontà di Dio. Ma il maggiore lasciato là sui reticolati è dolore vivo per me. Penso alla sua signora, alle sue bimbe che strazio terribile. Oh la guerra! Quando finirà questo massacro? Nessuna luce più mai… Tiriamo avanti per i canti. Ella ritorni col suo umore. Io lo comprendo, comprendo tutto: so quante lagrime ho versato in quella regione. Dove piantai la fede, l’amore nel Sacro Cuore, nell’Addolorata. Se ha fatto qualche fotografia di quelle località specie dei piloni, me la faccia avere mi farà un vero e grosso regalone. Quando potrò vederla? Ieri fui chiamato a Drezenca sceso di lassù l’altro ieri, ma ella non c’era già più. Speriamo. Ho scritto oggi al suo caro papà che mi onora sempre di affetto e di ricordo. La bella epigrafe verrà incisa sul roccione proprio davanti al pilone, roccione che ho già fatto lapidare davanti. La chiesetta l’ho fatta modificare nell’arco. Sta arrivando il bel quadro. Sia in omaggio ai nostri cari tutti e porti la pace mondiale. Mi saluti i suoi ufficiali si abbia l’affettuoso pensiero e benvenuto dei miei e un bel bacio dal suo amico CM Bes – mi perdoni la fretta

Cartolina postale in franchigia imbustata, ma senza busta, in data 21 maggio 1917
Carissimo Guarneri, un ordine improvviso di ieri fattosi urgente mi chiama al comando d’un reggimento forse sul Carso. Mi stringe il cuore lasciare il battaglione e tanti cari amici. Vado a fondermi nel grande crogiuolo. Mi duole di non aver avuto modo di venirla ad abbracciare affettuosamente. Ma lei lo sa quanto bene io le voglio. Tutto questo bene glielo invio col cuore. Mi ricordi qualche volta. So che sta per essere messo sul quadro d’avanzamento ne sono lieto. Purtroppo è probabile che abbiamo ancora dispiaceri per… ma Iddio è grande e a tutto provvederà presto, ne ho fede. Mi ossequi tanto la sua famiglia e si abbia un bel bacio. Suo amico CM Bes

Lettera senza busta su carta intestata primo reggimento alpini battaglione Val Tanaro senza data, presumibilmente 1917
Carissimo Guarneri, ho appreso che loro sono in procinto di lasciare il Pleca per le mie terre di guerra del Cucla e del Rombon. Non era questo il mio augurio. Io la accompagno tutti loro e lei carissimo si al cuore augurando buona fortuna. Ritengo che molto probabilmente non saranno nemmeno impiegati che in ogni modo ritorneranno presto. Lo spirito dei miei cari e buoni ufficiali lasciati su quelle cime mentre lei guiderà alla vittoria di consacrerà alla patria. Non so quanto valgono ma lassù potranno valere perché là han sofferto.
Nel darle la buona fortuna le invio un bel bacio suo amico affettuoso CM Bes
Alla Addolorata al Cucla al Sacro Cuore al Rombon alla Colletta al Cucla vedrà i piloni e le croci da noi piantate, a loro porti il mio pensiero la mia pena.

Lettera senza busta con cornice a lutto del capitano Piero Pieri.
23 luglio 1921, Ottimo Signor Guarneri, non ho risposto subito alla pregiata sua dell’11 luglio perché oppresso dagli esami e perché mandato quale commissario regio per gli esami di maturità a Fiorenzuola nella Romagna toscana. Sono rimasto profondamente addolorato alla notizia della misera onorificenza concessa alla memoria del mio eroico amico e compagno d’armi; essa è troppo impari ai meriti suoi precedenti e alla prova di straordinario eroismo data nella triste circostanza e al sacrificio nobilissimo e sublime. Meglio sarebbe stato che non avessero concesso nulla! Sono rimasto dolente e indignato. Ma forse siamo tutti ingenui! A Enea Guarneri nocque e nuoce anche ora, in epoca di Misiani e di Nitti, non essere stato mai imboscato, l’aver condiviso con i soldati, primo anzi fra i soldati, pericoli, stenti, glorie; l’aver nutrito un animo generoso e leale; aver avuto fede e tenacia; l’essersi saputo e voluto immolare per quanto riteneva fosse suo dovere. Di tutte queste virtù devono essere fieri e Lei e la sua Signora che gli diedero la vita e donde trasse i primi ammaestramenti, che, impressi saldamente nel suo forte carattere, restarono per lui guida sicura e continua. Non posso non ricordare con commozione il profondo rispetto e l’affezione calma e silenziosa, ma grande e viva e sentita con cui ricordava la sua famiglia; forse questo sentimento che pur non volle manifestarsi apertamente negli ultimi momenti della sua vita, gli diede la forza dell’estremo e supremo eroismo… Ho pensato a lungo che cosa meglio convenga di fare per tutelare la memoria sua. Bisognerebbe sapere in primo luogo se la motivazione venne modificata dal maggiore Di Giorgio all’ultimo momento, o se ciò fu fatto da qualche autorità intermedia. Ella mi dice d’aver già avanzato ricorso. Ha fatto bene, ma in simili questioni la forma val più della sostanza e non vorrei che il suo sacrosanto sdegno l’avesse fatta incorrere in espressioni troppo vere quindi poco adatte a certa gente di mente piccola e di cuore gelido. Malgrado tutto io manderei ancora la supplica al Re, con qualche lieve modificazione; ora nelle vacanze, Sua Maestà non dovrebbe avere troppi impedimenti e potrebbe forse leggerla davvero. Faccio i più vivi auguri al signor Franco se non sono già congratulazioni. Mi era parso che l’avesse detto che stava per fidanzarsi.
E qui finisce la lettera senza altro per cui penso che la parte finale sia andata smarrita …

Lettera senza busta in data 27 novembre 1916, senza luogo di spedizione
Carissimo Guarneri, ho ricevuto il suo scritto di condoglianza per la perdita del nostro buon aspirante da Prato. Era tanto buono e caro e aveva uno splendido avvenire davanti, un avvenire in cui poteva essere di giovamento all’infelice umanità. Invece una pallottola fatale ce l’ha rapito mentre portava parole d’amore e di conforto ai soldati che amava in trincea. Destino! Grazie delle sue affettuose carissime espressioni per la mia promozione. Sapevo di essere stato messo sul quadro di avanzamento: sapevo che si era parlato di propormi per meriti speciali. Ieri venne su il generale e mi disse: che in gennaio avrei messo le due stellette: ed io pensai che mi toccasse per anzianità. Invece ieri sera a tavola ebbi la sorpresa! Sia fatta la volontà di Dio e degli uomini! Però io prego Iddio perché la mia promozione, che tutta debbo al mio battaglione carissimo, al cameratismo eletto degli ufficiali del gruppo, alla combinazione e alla fortuna, sia più che di premio a me, veramente utile a qualche cosa ma sono logoro, frust.
Comunque grazie sempre a lei del suo affetto, della sua simpatia. Ho desiderio di rivederlo. Mi saluti gli ufficiali miei e quelli che conosco costì. Quando scrive ai suoi ottimi genitori me li saluti tanto tanto. Tutti qui mi incaricano di salutarlo. Mi voglia sempre bene e si abbia un affettuoso abbraccio dal suo affezionatissimo amico CM Bes

Cartoncino postale intestato 2 Reggimento Alpini Circolo Ufficiali, da Cuneo 4 febbraio 1922 – al signor Guarneri Giovanni Battista – Notaio Brescia
Ill.mo e gentile amico, ho tra le mani la sua gentilissima del 1° corr. con il vaglia di lire 100 che con sentimento pieno di patriottismo e di affetto per i valorosi del reggimento ha voluto inviarci. E la ringrazio vivamente con cuore ed animo commosso anche a nome dei miei ufficiali. Abbiamo un programma massimo ed un programma minimo per onorare i cari nostri caduti fra i quali primeggia il suo carissimo eroico figliolo. Nel programma massimo vi è il monumento da me ideato in un bozzetto di cui spero farle avere fotografia o cartolina. Rappresenta due alpini che stanno inalberando la bandiera su di una vetta conquistata, mentre un altro alpino morente manda alla bandiera un bacio, estremo saluto alla Patria. Il monumento in bronzo dovrebbe sorgere in mezzo alla caserma. Ogni mattina e ogni sera la bandiera di servizio verrebbe inalberata e abbassata realmente al segnale della tromba con gli onori della Guardia. In quei momenti di ricordo e di religione tutti i soldati della caserma sull’attenti renderebbero omaggio alla bandiera e al morente. Richiede non meno di lire 50.000, se ciò non sarà possibile faremo incidere su lapidi nel porticato della caserma i nomi dei nostri caduti. Occorrono circa lire 20.000. Se potremo avere le somme svolgeremo entrambi i programmi. Sono lieto di sentire da lei che la proposta per l’ottimo Enea è a buon punto, auguro e spero che possa avere presto questo meritato conforto. Io comprendo quanto siano dolorose le difficoltà che ella incontra ad ogni passo per avere i resti del nostro eroe e per tutto il resto. È doloroso ma è tutta la nostra vita di indifferenza, di apatia, di burocrazia ma che produce questi dolorosi inconvenienti. Chi non sa, chi non ha provato, non ha dolorato non capisce. Ma lei sappia che il suo valoroso figliolo è sempre ricordato da chiunque l’abbia conosciuto nei suoi sentimenti, nel suo valore. Egli voleva tanto bene a tutti, ai suoi soldati, al suo battaglione, al corpo: e gli alpini anche se umili, anche se sperduti sulle Alpi e nel mondo, ricordando la guerra, non dimenticano. Io sono tra costoro. Il capitano Osio è qui. È ufficiale che sa farsi volere bene che già ho apprezzato nelle operazioni su Fiume. Mi faccia poi sapere quando potrà avere la gloriosa salma. Mi voglia ossequiare tanto la signora in tutta la gentile famiglia e credermi sempre affezionatissimo suo amico CM Bes

Lettera senza busta su carta intestata 2 Alpini Circolo Ufficiali, da Cuneo 15 settembre 1921.
Egregio e caro Cavaliere, rientrato dalle grandi escursioni e manovre, e dalle manovre con quadri trovo la sua raccomandata del 12 corrente mese, a seguito di quella mandatami nel mese precedente, con l’annotazione dell’eroica morte del suo caro e valoroso Enea. Le assicuro che ho letto quell’odissea descritta dal capitano Pieri, con profonda commozione e ammirazione, non sorpreso conoscendo il carattere e le virtù del suo bravo figliolo. È un documento di guerra che tenga caro che farò leggere. Ma quantunque le manovre e le escursioni e infinite pratiche richieste, che non mi danno respiro, sappia però che non mi sono interessato solo platonicamente della questione, ma ho rivolto una circolare ai miei ufficiali, al capitano Tinivella ora alla scuola di applicazione, al maggiore Di Giorgis perché mi dicessero tutto ciò che sanno del suo bravo figliolo. Ho ricevuto già una lettera del capitano Tinivella, il quale fra l’altro mi assicura che inoltrò per lui al 7° gruppo Alpino comandato dal colonnello Montino disgraziatamente poi morto, una proposta per medaglia d’argento per il combattimento di Monte Cavallo (mattina del 27 ottobre 1917 dove fu ferito e cadde prigioniero con tutto il battaglione). Di più mi dice che ha tutto l’incartamento del fatto d’arme, delle proposte e che me lo farà avere non appena terminato il corso di applicazione, avendo egli detto carteggio fra le sue carte in maggio ordinare. Cerco di raccogliere tutto quanto è possibile di raccogliere sul conto del suo carissimo eroe. Non ho subito risposto non solo perché non ho potuto, ma perché desideravo di darle qualche soddisfazione positiva a scioglimento dei suoi quesiti. Per ora sappia quanto sopra e dell’augurio che mi faccio di poterle dire di più in avvenire. Ma abbia presente questo, che quanti hanno conosciuto suo figliolo, hanno per lui una ammirazione che è culto e forse è questa la più bella medaglia, la più degna per un eroe puro come lui. Tra gli eroi umili senza premio, egli è una stella di prima grandezza che rifulge anche senza argento. Mi voglia ossequiare la sua gentile Signora. Le dica che io li comprendo e vorrei fare, poter fare quanto sente il mio cuore. Tante cose pure alla sua distintissima famiglia. Con affetto devozione e con tutto il conforto di cui è capace il mio cuore. Affezionatissimo amico CM Bes 2 Alpini

Lettera con busta su carta intestata 2 Alpini Circolo Ufficiali in data 6 marzo 1923 al signor Guarneri Giovanni Battista – Notaio Brescia
Illustre ed egregio amico, la bella notizia datami con la sua del 24 scorso mese ha recato molto piacere a me e a tutti gli Ufficiali del Reggimento. Nessuno forse più di me desidera che quel caro eroico figliolo abbia il premio altissimo che si è meritato e lei e la sua nobile gentile signora e famiglia, il conforto dell’elevato e giusto riconoscimento. Il ministero mi copre continuamente di pratiche di ricompense perchè io esprima il mio giudizio e mi auguro che arrivi anche a me tutta la pratica per poter dire tutto ciò che sempre penso e sento per quel caro nostro figliolo. Finora ho atteso ma non mi è giunto ancora nulla. Ho saputo che il generale Barco sarà quasi certamente nominato Ispettore degli Alpini. Chissà che dall’alta carica e per il vero interessamento che ha già preso per il caso, possa dare l’ultimo colpo per la riuscita. Io ho viva speranza di vedere lei e famiglia fra noi nella prossima estate a ricevere dalle mani del nostro Re davanti al nostro monumento che sublimerà il sacrificio alpino per la nostra bandiera e che già promette bene, la meritata medaglia d’oro e già mi sento inumidire gli occhi di commozione. Se ha da venire a Torino in primavera come ci fa sperare, venga fino a Cuneo che mi farà davvero un piacerone desiderando tanto di conoscerla personalmente. Qualunque cosa mi giunga o possa sapere del caro Enea glielo farò conoscere. Mi ossequi tanto tanto la gentilissima Signora e famiglia e con sempre vivo affetto e devozione mi creda suo affezionatissimo amico CM Bes

Lettera con busta su carta a lutto spedita al cavalier dottor Giambattista Guarneri, da Firenze in data 27 giugno 1921.
Pregiatissimo Signor Guarneri, non Le ho scritto giorni sono, nella ricorrenza del triste anniversario, perché oppresso dalle medie finali e impedito anche da una scappata che ho fatto a Bologna. Ma non per questo è venuta meno in me la memoria degli amici estinti e quel senso di rispetto e vorrei dire di venerazione, per chi del sacrificio grande non ebbe e non provò la selvaggia voluttà, ma unicamente l’angoscia. Un dolorosissimo anniversario si avvicina anche per me; e sempre meglio vedo come il tempo possa lenire o comunque rendere più sopportabili certi dolori, ma non mai cancellabili. Svaniscono i contorni, ma ciò che era idea fondamentale, che era oggetto primo dei nostri affetti, rimane impresso in modo indelebile! Sono contento che la mia semplicissima supplica al Re non le sia dispiaciuta. Certo il momento non sembra troppo propizio, ma speriamo bene! Le cure politiche non mi sembrano tali da scuotere l’animo placidamente borghese del nostro buon numismatico! Faccio i più vivi auguri al suo figliolo per il suo eventuale matrimonio. Anch’io sono incamminato su quella via e spero in modo da poter realizzare quanto fu sempre vivo desiderio di mia madre, modesta sempre, ma vigile perché io ponessi ogni ora in prima linea la salute e i valori morali. Ma voglio ad ogni modo essere prima sistemato un po’ meglio. Nell’agosto andrò a Gavinana per 15 giorni, poi non lo so: forse andrò alle Tofane in settembre all’inaugurazione del monumento al senatore Cantore. E vedremo anche che ne sarà dei nostri concorsi. I miei verranno presso Lucca. Coi più distinti ossequi alla sua famiglia mi creda devotissimo Piero Pieri – via San Zenobi 96 Firenze

Lettera con busta al signor Giambattista Guarneri spedita da Napoli il 20 novembre 1922
Ottimo Signor Guarneri, col massimo piacere ho ricevuto la sua raccomandata del 13 u.s. Mi duole assai che per il povero Enea non si sia ancora giunti a ottenere nulla: io vedrò il professor Luzzi poco prima di Natale a Roma. Egli cercherà di consegnare personalmente la mia memoria dattilografata che ha in mano da un pezzo al generale Augusto Ciacci della Commissione per le ricompense al valore, al Ministero della Guerra. E qui mi devo essere espresso male: io non intesi dire che ella scrivesse direttamente al professore Luzi, bensì al generale Ciacci. Il Luzi è mio amicissimo, mi ha già fatto molti piaceri e se me ne potrà fare un altro lo farà ben volentieri; però dato che non gli è facile di vedere di persona un po’ a lungo il generale Ciacci, egli stesso mi diceva che lei avrebbe potuto scrivere al generale in parola che è persona cortesissima e un po’ vanitoso; gradisce quindi complimenti e gli atti di considerazione. Ma comprendo anche perfettamente lo sdegno del suo cuore di padre di fronte a tanta meschinità, volontaria o no, e a tanta grettezza burocratica; ha ben diritto di dire che si tiene pago di quanto hanno saputo fare e dare i suoi figli!… Aspetto con vivo desiderio la memoria del padre Bevilacqua e desidera vivamente di leggerla anche mio padre; il quale darà subito un’ultima revisione alla mia relazione appena mi giungerà. A dire il vero non vorrei che certe leccatture di forma e certe ipersensibilità di gusto guastassero la sostanza intima dello scritto e quella sua sincerità che è l’unico pregio. Ma mi ha promesso di essere parco nelle correzioni. Presto le manderò il mio lavoro sulla restaurazione in Toscana 1814 1821, che uscirà a giorni accuratamente ripulito dai settentrionalismi del mio filologico genitore. Mio padre porge a lei e alla sua famiglia i suoi saluti più deferenti e cordiali. Se i legami spirituali e la fratellanza che viene dal dolore e dalla dolorosa esperienza della vita non sono un’illusione, ci consideri fra le persone a lei più vicine e più amiche. Mi duole assai che la distanza non mi permetta di godere che ben di rado della sua compagnia e di vivere insieme i comuni ricordi. Con i più deferenti ossequi mi creda devotissimo e affezionatissimo Piero Pieri Napoli Villa Petrilli 16 a Capodimonte.

Cartolina postale illustrata con Roma piramide di Caio Cestio in data 17 febbraio 1923 spedita al signor Guarneri Giambattista Passirano Brescia
Pregiatissimo signor Guarneri, sono venuto a Roma per l’esame orale del concorso alle scuole normali, ottemperando al desiderio paterno e dei parenti i quali vogliono che faccia la collezione dei concorsi vinti. Conobbi giorni sono col massimo piacere il capitano Osio che rivedrò presto. Difficilmente si troverebbe un più bravo e simpatico giovane. Mi rallegro per la di lei nomina a commendatore, sebbene nulla aggiunga ai suoi meriti. Coi più distinti ossequi a lei e alla sua famiglia mi creda devotissimo Piero Pieri

Lettera con busta al signor Giambattista Guarneri spedita da Napoli il 25 aprile 1924 sera
Ottimo Signor Guarneri, appena tornato mio padre gli ho parlato dell’epigrafe. Mi ha detto che dal lato stilistico l’aggiunta medaglia d’oro è una vera deturpazione; che l’epigrafe è come la poesia, ha un’armonia sua e non si possono fare aggiunte o sostituzioni arbitrarie. Inoltre la medaglia d’oro non fu data in vita o sul campo, ma assai più tardi; messa come inciso non sarebbe che un’epiglossa, ossia un commento posteriore interpolato nel testo. Egli propone di lasciare l’epigrafe com’è, aggiungendo sotto quanto segue:
alla memoria di Enea Guarneri – s’attribuiva il massimo onore – della medaglia d’oro –
con decreto del … MCMXXIV.
Se l’epigrafe fosse stata già incisa o comunque venisse pubblicata con l’aggiunta medaglia d’oro, prega che non si dia come opera sua o almeno si ponga bene in rilievo che l’inciso è opera di altri, così come non vorrebbe che si facesse per sua una poesia, in cui a certi versi mancassero o sovrabbondassero le sillabe per interpolazioni posteriori. Lei non deve aversi a male di questa risposta; dovuta a un’ipersensibilità formale. Certo però, che dall’atto formale, sono anch’io d’accordo con mio padre. Il quale non pose incisi, ma fece una giunta analoga a questa per una un’epigrafe al fratello Mario, matematico, trasportato due anni fa nel famedio degli uomini illustri di Lucca. Mio padre saluta lei e tutti i loro cordialmente, e io mi associo nell’augurar loro ogni bene. Devotissimo Piero Pieri – P.S. accludo una poesia che mio padre le invia: poesia di Silvio Pieri in ricordo del figlio Mario … vedi testo scritto a Belluno il 29 settembre 1917 …

Lettera senza busta al signor Guarneri spedita da Napoli il 28/4/1924
Caro Signor Guarneri, rispondo subito alla sua pregiata del 26 u.s. Ho parlato con mio padre. Anche egli è del mio avviso: che il meglio sia porre la seconda epigrafe, preceduta semplicemente da: Enea Guarneri – capitano degli alpini – medaglia d’oro – Passirano 24 ottobre 1894 – Aschach 25 giugno 1918
Egli la ringrazia della sua cortesia e pazienza e dice che non avrebbe potuto essere più gentile. Nell’opuscolo in ricordo del povero Enea mi piacerebbe che ci fosse una breve biografia di insieme, fatta da lei o dal signor Franco o da altri che abbia ben conosciuto Enea Guarneri fin dai primi anni; con notizie sui suoi studi, le sue letture, le sue amicizie. Non le pare? Porga i miei più distinti saluti alla sua Signora e ai suoi figliuoli. Mi conservi la sua ambitissima benevolenza e mi creda devotissimo Piero Pieri. Napoli 28 aprile 1924

 

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