SANTITÀ DELLA NOSTRA GUERRA
ALLA LUCE DEI DOCUMENTI
Salandra risponde dal Campidoglio all’Imperatore d’Austria e al Cancelliere Tedesco.
Il 2 Giugno 1915, nella Sala degli Orazi e Cariazi in Campidoglio, S. E. l’ On. Salandra, intervenendo alla riunione del Comitato Romano per la mobilitazione civile, ha pronunciato un discorso che resterà memorabile nella storia della nuova Italia. Ecco il testo del discorso, che dovrà unire sempre più tutti gli Italiani in un palpito solo.
Signore e Signori,
ho accettato di buon grado l’invito di intervenire a questa adunanza per mostrare come il Governo reputi di primaria importanza l’opera di solidarietà nazionale, alla quale si è accinto il Comitato romano, e come esso speri che in ogni Coni me del Regno, grande o piccolo, sorga e si mantenga colla fiamma l’entusiasmo, ma anche colla pertinace e duratura costanza della organizzazione, una consimile benefica associazione di persone e di energie materiali e morali. Noi siamo entrati a tutela delle più antiche, e più alte aspirazioni, dei più vitali interessi della patria nostra, in una guerra più grande di qualunque altra la storia ricordi, la-quale investe e trasporta nel suo turbine non soltanto i combattenti, ma tutti coloro che restano. Nessuno se ne può sottrarre. Chi alla patria non dà il braccio, deve dare la mente, i beni, il cuore, le rinuncie, i sacrifici (applausi). È tutta una elevazione, è tutta una sublimazione di un Popolo che deve essere voluta e compiuta. A coloro che restano tocca di fare che la vita nazionale si svolga ininterrotta, che le famiglie, le quali perdono i loro sostegni, siano in ogni forma sorrette, che i cuori si mantengano alti e forti, disposti alle gioie più intense ed ai più atroci dolori: parati a tutto, ma fidenti nella vittoria finale; perché giusta è la causa che ci ha mossi e la nostra guerra è una guerra santa (bravo!)
Occorre che della giustizia della nostra causa, della santità della nostra guerra, gli italiani di ogni ceto abbiano non solo, come meravigliosamente mostrano di avere, la sensazione spontanea istintiva profonda, ma anche la persuasione ragionata. Occorre che ne sia persuaso il mondo civile (benissimo).
La rabbia nemica
All’Italia ed al mondo civile io mi rivolgo per mostrare, non con parole veementi ma con atti precisi e documentati come la rabbia nemica abbia invano tentato di sminuire 1’alta dignità morale e politica della causa che le nostre armi faranno prevalere. (bravo! applausi). Parlerò con la serena compostezza, della quale ha dato nobilissimo esempio il Re d’Italia (applausi vivissimi. Viva il Re!) chiamando alle armi i Soldati di terra e di mare. Parlerò come debbo, osservando il rispetto dovuto al mio grado e al luogo onde parlo. (Bravo, applausi). Potrò non curare le ingiurie scritte nei proclami imperiali, reali e arciducali. Poiché parlo dal Campidoglio e rappresento, in quest’ora solenne, il Popolo e il Governo d’Italia, io, modesto borghese, mi sento di gran lunga più nobile del capo degli Absburgo-Lorena. (Bravo!
I mediocri uomini di Stato i quali, con temeraria leggerezza, errando in tutte le loro previsioni, appiccarono, nel luglio scorso, il fuoco all’Europa intera ed alle stesse loro case, accorgendosi ora del nuovo colossale errore, nei Parlamenti di Budapest e di Berlino si sono sfogati con brutali parole contro l’Italia e contro il suo Governo, col fine evidente di farsi perdonare dai loro concittadini, ubriacandoli di truci visioni di odio e di sangue (bravo). Il Cancelliere dell’Impero tedesco disse essere egli compreso, se non di odio, di collera. E dovette dire il vero poichè egli ragionò male, come si ragiona negli accessi di furore. (Benissimo, si ride). Io non potrei, se anche volessi, imitare il loro linguaggio. Il ritorno atavistico alla barbarie primitiva è più difficile a noi che siamo di venti secoli più lontani. (Bravissimo).
L’atto di follia criminale
Non badiamo alle parole: atteniamoci alla ragione ed ai fatti.
La tesi fondamentale degli uomini di Stato dell’Europa Centrale si racchiude nelle due parole « tradimento e sorpresa », rivolte all’Italia, tradimento e sorpresa verso i suoi fedeli alleati.
Sarebbe facile domandare se abbia il diritto di parlare di alleanza e di rispetto ai trattati chi, rappresentando con tanta minore genialità di mente, ma con uguale indifferenza morale, la tradizione di Federico il Grande e di Ottone di Bismarck ha proclamato che necessità non ha legge, ed ha consentito che il suo Paese calpestasse, bruciasse, seppellisse in fondo all’Oceano tutti i documenti e tutte le civili consuetudini del diritto pubblico internazionale (applausi). Ma sarebbe troppo facile e soltanto pregiudiziale argomento. Esaminiamo invece positivamente e pacatamente se gli Alleati abbiano il diritto di dirsi traditi e sorpresi da noi.
Note da gran tempo erano le nostre aspirazioni e noto il nostro giudizio sopra 1’atto di follia criminale pel quale essi scompigliarono il mondo e tolsero all’Alleanza stessa la sua intima ragione di essere. Il Libro Verde preparato da Sydney Sonnino, al quale è vanto della mia vita essere legato con piena solidarietà, dopo trent’anni di amicizia, in quest’ora solenne…. (applausi vivissimi: grida di viva Sonnino)…, il Libro Verde, che più di qualunque altro mai fascicolo di documenti diplomatici è penetrato nella vita, nella coscienza del Popolo, da dicembre a maggio dimostra le lunghissime, penose, inutili trattative. Ma non è vero, come artificiosamente si tenta di far credere, che il Ministero, ricostituitosi nel novembre, mutasse l’indirizzo della nostra politica internazionale. Il Governo italiano, la cui linea di condotta non ha mai mutato (e mi piace dirlo in onore della memoria dell’illustre amico e collega, il cui solo rimpianto, innanzi alla morte, fu di non aver veduto il giorno, da lui ardentemente auspicato, delle rivendicazioni nazionali, il Governo italiano giudicò severamente, al momento stesso che ne ebbe conoscenza, l’aggressione del1’Austria alla Serbia; e ne previde le conseguenze, non prevedute da coloro che con tanta incoscienza avevano premeditato il colpo. Eccone la prova. Leggerò, perché si tratta di documenti.
Nuovi documenti
Il 25 luglio il marchese Di San Giuliano telegrafava al Duca d’ Avarna come segue: Oggi abbiamo avuto una lunga conversazione a tre: il Presidente del Consiglio, il signor Flotow ed io, che riassumo per informazione personale di V. E. e per eventuale norma di linguaggio. Abbiamo, Salandra ed io, fatto notare anzitutto all’Ambasciatore che l’Austria non avrebbe avuto il diritto, secondo lo spirito del trattato della Triplice Alleanza, di fare un passo come quello che ha fatto a Belgrado senza previo accordo coi suoi alleati. L’Austria infatti, pel modo come la nota è concepita e per le cose che domanda, le quali, mentre sono poco efficaci contro il pericolo panserbo, sono profondamente offensive per la Serbia ed indirettamente per la Russia, ha chiaramente dimostrato che vuole provocare una guerra. Abbiamo perciò detto al signor Flotow che per tal modo di procedere dell’Austria e per il carattere difensivo e conservatore del trattato della Triplice Alleanza, l’ Italia non ha obbligo di venire in aiuto dell’Austria in caso che, per effetto di questo suo passo, essa si trovi poi in guerra colla Russia, poichè qualsiasi guerra europea è in questo caso conseguenza di un atto di provocazione e di aggressione dell’Austria. Poco dopo, il 27 e 28 luglio, noi ponemmo a chiare note, a Berlino e a Vienna, la questione della cessione delle provincie Italiane dell’Austria; e dichiarammo che, se non si ottenessero adeguati compensi (leggo le testuali parole) « la Triplice Alleanza sarebbe stata irreparabilmente spezzata » (applausi vivissimi).
La storia imparziale dirà che l’Austria, avendo trovato l’Italia ostile nel luglio 1913 e nell’ ottobre dello stesso anno ai suoi propositi di aggressione alla Serbia, tentò, 1’estate scorso, d’ accordo colla Germania, la via della sorpresa e del fatto compiuto.
L’esecrando delitto di Serajevo fu sfruttato come un pretesto un mese dopo che era stato compiuto. Lo prova il rifiuto austriaco di accettare le profferte remissive della Serbia.
Nessun impegno dell’Austria
Né al momento della conflagrazione sarebbe contentata l’Austria dell’accettazione integrale dell’ultimatum. Il 31 luglio 1914 il conte Berchtold dichiarava al nostro ambasciatore che «ove la mediazione avesse potuto essere esercitata, non avrebbe dovuto fare interrompere le ostilità già iniziate colla Serbia. Era la mediazione, intorno a cui si affaticavano l’Inghilterra e l’Italia. In ogni caso, il conte Berchtold non era, disposto ad accettare la mediazione intesa ad attenuare le condizioni indicate nella nota austro-ungarica, le quali non avrebbero potuto naturalmente che essere aumentate alla fine della guerra. D’altra parte, se la Serbia si fosse decisa nel frattempo ad aderire senz’altro alla nota suddetta, dichiarandosi pronta ad eseguire le condizioni impostele, ciò non avrebbe potuto indurre il Governo imperiale e reale a cessare le ostilità. E non è vero che 1’Austria s’impegnasse, come ha detto il presidente del Consiglio ungherese, a non compiere acquisti territoriali a danno della Serbia, la quale, del resto, accettando tutte le condizioni impostele, sarebbe diventata uno Stato vassallo. Il 30 luglio 1’ambasciatore Merey disse al marchese Di San Giuliano le seguenti parole: « L’Austria non può fare una dichiarazione impegnativa al riguardo, perchè non può prevedere se, nel corso della, guerra, non sarà obbligata, contro la sua volontà, a conservare dei territori serbi». (commenti animati) E il 29 luglio Berchtold aveva fatto intendere ad Avarna che « non sarebbe stato disposto a prendere impegno alcuno circa quanto gli aveva detto in ordine all’eventuale condotta dell’Austria nel caso di conflitto colla Serbia. »
Dov’è il tradimento?
«Dove è dunque il tradimento, dove è la iniquità, la sorpresa se, dopo 9 mesi di sforzi, vani per arrivare a un’intesa onorevole, la quale riconoscesse in equa misura i nostri diritti e tutelasse i nostri interessi, noi riprendemmo la nostra libertà d’azione e provvedemmo come l’interesse della patria ci consigliava? Sta invece infatti che Austria e Germania credettero fino agli ultimi giorni di avere a che fare con un’Italia imbelle, « rumorosa » ma non fattiva, capace di tentare un ricatto, non mai di far valere colle armi il suo buon diritto; con un’Italia che si potesse paralizzare spendendo qualche milione e frapponendosi con inconfessabili raggiri tra il Paese e il Governo. (applausi vivissimi).
Sovrani e Ministri stranieri hanno parlato dell’alleanza, che noi abbiamo denunciata dopo che essi sostanzialmente 1’avevano infranta, come di una Provvidenza sotto le cui grandi ali l’Italia ha vissuto per tanti anni, si è sviluppata economicamente, si è territorialmente accresciuta. Non negherò, sarebbe stoltezza, i benefici dell’alleanza: benefici però non unilaterali ma di tutti i contraenti e non forse più di noi che degli altri; perché altrimenti gli Imperi centrali 1’avrebbero voluta e rinnovata? Era forse un sentimentale, un innamorato del Bel Paese dove fiorisce l’arancio il principe Ottone di Bismarck? E furono forse in qualunque tempo teneri di noi i principi e gli uomini del Governo della Monarchia austro-ungarica?
Giova sapere in realtà e con precisione di dati di fatto come abbia funzionato 1’alleanza in questi ultimi anni nel suo spirito vero e come abbia contribuito al nostro unico ingrandimento territoriale che fu l’impresa di Libia. (commenti)
L’ Austria si preparava
Il continuo sospetto, le intenzioni aggressive della Monarchia austro-ungarica contro l’alleata sono notorie e risultano da prove autentiche. Il Capo di Stato Maggiore Generale; Conrad, ha sostenuto sempre il concetto: « che la guerra contro l’Italia è inevitabile, sia per la questione delle provincie irredente, sia per la gelosia del Regno al riguardo di tutto ciò che la Monarchia intraprende nei Balcani e nel Mediterraneo orientale ». E altrove: « L’Italia vuole estendersi, non appena si sia preparata, e intanto si oppone a tutto ciò che noi vogliamo intraprendere nei Balcani. Ne consegue che bisogna abbatterla per aver noi le mani libere » .E deplorava che fin dal 1907 non si fosse attaccata l’Italia (commenti). Lo stesso Ministero austriaco degli affari Esteri riconosceva che nel partito militare era diffusa 1′ opinione che si debba opprimere in guerra il Regno d’Italia perchè da questo viene la forza di attrazione per le provincie italiane dell’ Impero e che: quindi con la vittoria sul Regno ed il suo annientamento politico cesserebbe ogni speranza per gli irredenti. Intanto fino al momento della guerra (che dovrebbe, per ragioni di reciproco sviluppo di potenza nei due Stati, essere affrettata con ogni mezzo) si dovrebbero opprimere le provincie italiane col rigore penale e con 1′ opporsi ad ogni desiderio riguardante le questioni di cultura ». Da questo pensiero risulta evidente con quanta sincerità e buona fede sia stata trascinata per tanti anni la questione della Università italiana (approvazioni). Ed ora vediamo come gli alleati ci abbiano aiutato nell’acquisto della Libia. Non dirò se non ciò che risulta da documenti.
Le minacce nel 1911
Le operazioni brillantemente iniziate dal Duca degli Abruzzi contro le torpediniere turche raccolte, a Prevesa furono arrestate dall’Austria in modo brusco ed assoluto. Il conte Aehrenthal significava, il 1 ottobre 1911, al nostro ambasciatore a Vienna, che le nostre operazioni lo avevano penosamente impressionato e che non si poteva ammettere che esse continuassero; era urgente che vi fosse posto termine e che ordini fossero dati per impedire che esse avvenissero di nuovo nelle acque sia dell’Adriatico sia dello Jonio. Più minacciosamente ancora il giorno dopo 1’ambasciatore di Germania a Vienna informava confidenzialmente il nostro ambasciatore che Aherenthal lo aveva pregato di telegrafare al proprio Governo che facesse intendere al Governo italiano che se avesse continuato nelle sue operazioni navali nell’ Adriatico e nell’ Jonio. il Governo italiano avrebbe avuto a che fare direttamente con l’Austria- Ungheria. (commenti).
E non soltanto nell’Adriatico e nello Jonio l’Austria paralizzava la nostra azione. Il 5 novembre il conte Aherenthal informava il Duca d’ Avarna di aver saputo che alcune navi da guerra italiane erano state segnalate nelle vicinanze di Salonicco, ove avrebbero proceduto a delle proiezioni, a luce elettrica (breve ilarità). E dichiarava che una nostra azione sulle coste ottomane della Turchia europea come sulle isole del mare Egeo, non avrebbe potuto essere ammessa nè dall’Austria-Ungheria nè dalla Germania, perchè contraria al trattato della Triplice Alleanza.
Nel marzo 1912 Berchtold, succeduto pertanto ad Aherenthal, dichiarava all’ambasciatore di Germania in Vienna che « per ciò che riguardava una nostra operazione contro le coste ottomane europee e le isole dell’Egeo egli. manteneva il punto di vista di Aherenthal secondo il quale quelle operazioni erano considerate dal Governo imperiale e reale contrarie agli impegni da noi assunti coll’art. 7 del trattato della Triplice Alleanza. Quanto la nostra operazione contro i Dardanelli, egli la considerava in opposizione: 1. alla promessa da noi fatta di non procedere ad alcun atto che potesse mettere a cimento lo statu quo nei Balcani; 2. allo spirito stesso del trattato che si basava sul mantenimento di quello statu quo.
Di poi, quando la nostra squadra, trovandosi all’imboccatura dei Dardanelli, veniva bombardata dai forti di Kum Kalessi e rispondeva danneggiando i forti stessi, Berchtold si lamentò dell’accaduto considerandolo in contraddizione alle promesse fatte e dichiarò che « se il Regio Governo desiderava riprendere la sua libertà d’ azione, il Governo imperiale e reale avrebbe potuto fare altrettanto » (commenti). Aggiunse che non avrebbe potuto ammettere che noi avessimo fatto in avvenire operazioni simili a quelle compiute in qualsiasi modo in opposizione al suo punto di vista. Così pure ci fu impedita la disegnata occupazione di Chio.
Non occorre rilevare quante vite di soldati italiani e quanti milioni ci abbia costato il persistente impedimento ad ogni nostra azione risolutiva contro la Turchia che si sapeva protetta dai nostri alleati contro ogni attacco alle sue parti vitali (Approvazioni ed applausi).
Le tardive concessioni
Un altro rimprovero, che ci è stato amaramente fatto è di non esserci accontentati delle prodigiose concessioni che ci furono offerte in questi ultimi tempi. Anzitutto, si potrebbe domandare: Queste concessioni erano offerte in buona fede? (Breve approvazioni). Il sospetto. nasce leggendo gli ultimi documenti. L’Imperatore Francesco Giuseppe ha detto che l’Italia guardava con “cupidi sguardi verso il patrimonio della sua Casa. (Commenti). Il Cancelliere Bethmann ha detto che con queste concessioni si intendeva « comperare la nostra neutralità ». Ed allora, o signori, applauditeci per non averle accettate. (Applausi vivissimi).
Ma guardiamo tuttavia alla sostanza delle cose. Queste concessioni, pur accettando 1’ultima tardiva edizione che pervenne nelle mani del ministro degli Esteri e mie dopo che era stata fra le mani di uomini politici e di giornalisti di qua e di là… (applausi vivissimi, grida di Viva Salandra!) queste tardive concessioni, che pur vogliamo accettare per buone, non rispondevano in alcun modo agli obbiettivi, che la politica italiana doveva proporsi.
Questi obbiettivi possono ridursi a tre: 1. la difesa della italianità, il primo maggiore nostro dovere; 2. un confine militare sicuro, che sostituisse quello che nel 1866 ci fu imposto, e per il quale tutte le porte d’Italia sono aperte ai nostri avversari; 3. una posizione strategica nell’ Adriatico meno malsicura, meno infelice di quella che abbiamo; e di cui vedete in questi giorni gli effetti.
I rifiuti
Tutti questi vantaggi, per noi essenziali. ci erano sostanzialmente negati. L’offerta a grado a grado accresciuta, del Trentino, non arrivava, non è mai arrivata, alla Chiuse dell’Adige, e descludeva l’Ampezzano, quella Cortina in cui i nostri soldati sono ora gloriosamente pianti (applausi vivissimi), col pretesto che si trattasse non di gente italiana, ma di genti ladine (breve ilarità): come se la differenza tra ladini ed italiani non fosse infinitamente inferiore che fra ladini e tedeschi!
E noi non vi aspiravamo per l’importanza del territorio, ma perchè, essendo l’Ampezzano al di qua delle Alpi, e non facendoci arrivare alle Chiuse dell’Adige, rimanevano come prima aperte le porte di casa nostra. Nel Libro Verde si può leggere un ingenuo documento austriaco, in cui si dice pres’a poco: « No, questo non possiamo darvelo perché ci guasterebbe il confine militare ». Ma non si trattava di un confine militare di difesa per 1’Austria, perché sarebbe stata giusta la pretesa di non lasciar aperta la casa sua; bensì di un confine militare di offesa per 1’Italia, perchè si trattava di lasciare aperte le porte di casa nostra.
La posizione nell’Adriatico negata del tutto. Sull’Adriatico nessuna concessione ci fu mai offerta, neanche all’ultimo. E quando noi, col pianto nell’animo, ma pensando che ogni massimo sforzo si dovesse fare per evitare una guerra, ci siamo piegati a chiedere come minimo che Trieste ed una zona circostante fossero considerate non parte del Regno d’Italia ma non più parte dell’Impero austriaco, e fossero costituite a Stato libero, questo ci è stato negato, ed a Trieste si é promesso che cosa? L’autonomia amministrativa! (Commenti).
Ed un’altra parte importantissima della questione dibattuta fu quella della esecuzione. Io penso che cosa avreste detto voi, voi italiani, che cosa avrebbe detto il nostro Parlamento, se noi, uomini di Governo, ci fossimo presentati annunziando che eravamo in pieno accordo con 1’Austria-Ungheria, che avremmo avuto una parte del Trentino e qualche alche altro piccolo lembo di terra non oltre l’Isonzo, ma a pace compiuta! (Commenti). La « pace compiuta» poi si attenuò con l’offerta, nell’ultimissimo giorno, della nomina di Commissioni le quali avrebbero studiato il confine, dopo di che sarebbero venute le ratifiche e dopo queste, entro un me si sarebbero occupati i territori.
Vassallaggio, no
Ma ci si oppone che della esecuzione non avremmo dovuto dubitare perché ci sarebbe stata la guarentigia della Germania. (Commenti).
Supponiamo questa guarentigia data con perfetta intenzione di eseguirla. Supponiamo che la Germania, alla fine della guerra, fosse stata in condizione di poter mantenere la parola data, ciò che non è sicuro. (Commenti). Quale sarebbe stata la nostra condizione dopo questo accordo?
Vi sarebbe stata una nuova Triplice, una Triplice rinnovata, ma in ben altre e inferiori condizioni di quella di prima, poichè noi avremmo avuto uno Stato sovrano e due Stati vassalli (commenti). Il giorno in cui una delle clausole del trattato non fosse stata eseguita, il giorno in cui dopo breve tempo, dopo anni, 1’autonomia municipale di Trieste fosse stata infranta da un qualsiasi decreto imperiale o da un qualsiasi luogotenente, a chi avremmo potuto rivolgerci? Avremmo dovuto ricorrere al comune superiore: alla Germania. (Breve ilarità, commenti).
Ora, signori, io voglio dirvi che della Germania non intendo parlare senza ammirazione e senza rispetto. Io sono Primo Ministro d’Italia, non Cancelliere tedesco, e non perdo il lume della ragione (viviss. appl.). Ma con tutto il rispetto dovuto alla dotta, alla potente, alla grande Germania, mirabile esempio di organizzazione, di resistenza, in nome del mio Paese, debbo dire: Vassallaggio no, protettorato no, verso nessuno. (Applausi). Il sogno della egemonia universale è stato infranto. Il mondo è insorto. La pace e la civiltà dell’umanità futura debbono fondarsi sul rispetto delle compiute autonomie nazionali (vive approvazioni), tra le quali la grande Germania dovrà assidersi pari alle altre, ma non padrona (applausi vivissimi).
Ma il più notevole esempio dell’orgoglio smisurato, con cui gli uomini che dirigono la politica dell’Impero germanico considerano le altre Nazioni, si trae dal quadro che il Cancelliere Bethmann Hollweg ha fatto del mondo politico Italiano. Io voglio leggerlo in un riassunto più completo di quello che fu dato dai giornali, in un riassunto arrivato il giorno dopo. Ecco che cosa il Cancelliere tedesco disse di noi:
« Gli uomini di Stato italiani fecero contro il loro popolo il medesimo giuoco che contro di noi. Senza dubbio il possesso di territori di lingua italiana al Nord delle sue frontiere era oggetto dei sogni e desideri di ogni italiano. Ma, il fatto è che gran parte del popolo italiano, che la maggioranza del Parlamento non volevano saperne della guerra. Nei primi giorni di maggio, secondo le osservazioni del migliore conoscitore delle cose italiane (breve ilarità), i quattro quinti del Senato, i due terzi della Camera erano ancora contro la guerra. Tra essi, – continua il cancelliere Bethmann Hollvveg -, si trovavano gli uomini di Stato più seri ed autorevoli. Ma la voce del buon senso non era più ascoltata, soltanto la plebe regnava ».
Con la benevola tolleranza e l’appoggio dei principali membri di un Gabinetto rimpinzato d’oro dalla Triplice Intesa (vivissima ilarità), il popolaccio guidato da agenti provocatori senza scrupoli, fu spinto a frenesia sanguinaria minacciando al Re la rivoluzione, a tutti i moderati l’assassinio se non si fossero abbandonati al delirio della guerra. (commenti) Si lasciò, per deliberato proposito, ignorare al popolo italiano l’andamento dei negoziati con 1’Austria, la portata delle concessioni austriache, di guisa che, dopo le dimissioni del Gabinetto Salandra, non si trovò alcuno che avesse il coraggio di accettare di formare un nuovo Gabinetto; (commenti) e nel corso delle discussioni decisive nessun membro dei partiti costituzionali del Senato e della Camera tentò neppure di apprezzare il valore delle concessioni così estese dell’Austria. (Commenti). In questa frenesia di guerra, onesti uomini politici divennero muti, ma quando, nel seguito delle operazioni militari, come noi speriamo e desideriamo, il popolo italiano sarà rientrato nel buon senso, riconoscerà, quanto leggermente sia stato spinto a partecipare a questa guerra mondiale ».
(commenti animatissimi).
Errori di Bulow
Io non so, signori, se vi sia stata in quest’ uomo, accecato dalla rabbia, intenzione di offendere personalmente i colleghi miei e me. Se così fosse, non lo rileverei: uomini, di cui conoscete la vita, uomini, che hanno servito lo Stato fino a questa tarda età, uomini di fama incontaminata (vive approvazioni), uomini che dànno al Paese la vita dei loro figli. (Applausi vivissimi). Ma non pensate a noi.
Ponete mente invece alla ingiuria atroce che quel brano di prosa vandalica scaglia contro il Re, contro gli stessi uomini politici, che avevano una opinione diversa dalla nostra. Tutti muti si dice: dunque tutti vili. Le informazioni, sulle quali questo giudizio è fondato, sono attribuite dal Cancelliere dell’Impero a quegli che egli chiama « il miglior conoscitore, delle cose italiane. » (Commenti). Forse allude, con fraterno desiderio di addossargli la responsabilità, al principe di Bullow. Ora, o signori, io voglio che delle intenzioni del principe di Bullow voi non abbiate un erroneo apprezzamento. Io credo che egli avesse vera simpatia per il nostro Paese ed abbia fatto tutto quello che poteva fare per riuscire ad un’intesa. (Commenti) Ma quali e quanti errori nel tradurre in atto le sue buone intenzioni! Egli suppose che l’Italia potesse sviarsi dalla sua rotta per qualche milione male speso, per l’influenza di poche persone che hanno perso il contatto con 1’anima nazionale (vivi applausi), per obliqui contatti tentati, ma spero e credo non riusciti, con uomini politici italiani (vive approvazioni).
Ne derivò l’effetto opposto. Un immenso scoppio di indignazione si accese in tutta Italia, e non nel popolaccio ma nelle classi veramente più elevate, nei cuori più nobili, in tutti coloro che sentono la dignità della Nazione, in tutta la gioventù, che è pronta a dare all’ idealità della Patria il suo purissimo sangue (applausi), uno scoppio di indignazione si accese al sospetto che un ambasciatore straniero si inframmettesse tra Governo, Parlamento e Paese. (applausi vivissimi).
Il Sacro fuoco
In questo fuoco si fusero le discordie interne e la Nazione tutta si insaldò in una meravigliosa unità morale, che sarà la nostra massima forza nel duro cimento e che deve condurci, per virtù nostra, non per altrui benevola concessione, alla effettuazione dei più alti destini della patria (applausi vivissimi). Ieri 1′ altro un Principe della chiesa ingiungeva al clero della sua arcidiocesi « inspirare il proposito fermo della più seria disciplina e dell’amore sincero alla nostra terra, che rende a chiunque impossibile di suscitare una discordia in un’ora nella quale la concordia è dovere supremo. Ieri potevamo discutere; domani lo potrete ancora; oggi no,» (vive approvazioni). Ed il giorno stesso il prefetto di una nobile città emiliana, nella quale è maggioranza da gran tempo di partito socialista, mi telegrafava, commosso di amor patrio, che partivano fra l’entusiasmo di tutto il popolo i volontari ciclisti, e che finalmente, dopo nove anni, il tricolore sventolava dal palazzo del Comune (applausi vivissimi).
L’ unità morale
Questa unità morale, signore e signori, si manifesta incrollabile nelle opere di guerra e nelle opere di pace, in coloro che si battono ed in coloro che restano, in coloro che muoiono ed in coloro che sopravvivono. Entrati nella grande crisi, noi non dobbiamo essere da meno degli altri popoli alleati e nemici, dal Re, che interprete, come sempre è stato del sentimento patriottico e dei nostri interessi nazionali, è la …(macchia)… del popolo di Roma 1’augusta Sovrana ed i teneri figli (applausi vivissimi, grida di viva il Re!), fino ai più umili lavoratori della città e della campagna, alle donne, ai giovanetti, tutti per ciascuno, tutti fidenti che nel nostro sforzo supremo consegneremo alla generazione ventura una Italia più completa, più forte, più onorata, un’Italia che si assida nel consenso delle Potenze non vassalla o protetta, ma sicura nei suoi termini naturali e che ritorni alle feconde gare della pace propugnatrice, quale sempre è stata, di libertà e di giustizia nel mondo (applausi vivissimi). Poichè alla nostra generazione i fati assegnarono il compito tremendo e sublime di tradurre in atto l’ideale della grande Italia, che gli Eroi del Risorgimento non potettero vedere compiuto, accettiamo questo compito, accettiamo questo compito con animo invito, disposti a dare alla patria tutti noi stessi, quello che siamo e quello che abbiamo. Innanzi al tricolore, che sventola al campo accanto alla sacra persona del Re, s’inchinino tutte le bandiere, si fondano tutti gli animi nella fede concorde che in quel segno vinceremo.
Viva l’Italia! Viva il Re! (grida di viva il Re)
