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Diario dfi Viaggio di E G parte III

Diario dfi Viaggio di E G parte III

Gita IV – al Pizzo Badile Camuno del Cai sezione di Brescia – 26 e 27 luglio 1913
Sabato 26 luglio.- Sul verso della pagina due fotografie: la prima un gruppo sui fianchi del Pizzo Badile; la seconda un gruppo sulla cima della Fasa.-
La spedizione si inizia col treno in partenza da Brescia a ore 18:25. A Passirano e a Pisogne la comitiva si ingrossa di Guarneri e di e Regazzini. A tarda ora siamo a Breno. qui è duro constatare la mancanza del veicolo che l’albergo Citroni di Capo di Ponte avrebbe dovuto mandarci. Rassegnati percorriamo la lunga provinciale a piedi. nell’alta valle va rumoreggiando un furioso temporale. Qualcuno vuol già pensare a una pessima giornata per domani. Finalmente ore 11:05 giungiamo a Capo di Ponte. Il chiasso a cui si abbandonano i gitanti richiama alle finestre parte della popolazione della ridente borgata. All’albergo Sant’Antonio il proprietario si sente rimproverare per il mancato servizio di vettura a Breno. Quando si calma la dimostrazione il buon uomo esce a dire che gli non è il ci troni; che è già a Brescia da 18 mesi, ma un proprietario un nuovo; che per di più non ha avuto nessun avviso dell’arrivo dei gitanti. È già passata da un pezzo la mezzanotte quando ci si mette a tavola. Giunge in questo momento il cacciatore che ci dovrebbe far da guida. Viene or ora dal Trentino; per di più il vino gli ha dato alla testa. Decidiamo allora di mandarlo a casa ad avvertire il fratello che ci serviremo di lui. Poi ci con richiamo.
Domenica 27 luglio.- Quale riposo!? Alle 3:30 la sveglia suona per tutti gli. A stento si scende dai letti. In breve però si è all’ordine e dalle 4:15 dopo un caffè si parte fino a cinque ci guida un po’ per scorciatoie un po’ per mulattiera un messo postale. A mezza salita vicino al castello di Cimbergo ammiriamo gli erti canaloni e le ardite rocce di Concarena. Alle 5:00 siamo a cinque. (foto …) Ci incontriamo con Tobia che ad ogni costo ci vuol offrire un bicchiere del suo vino. Alle cinque eventi riprendiamo la via per una bella e comoda mulattiera. Durante la notte qui imperversò un furioso temporale. Ancora si trovano mucchi di grandine. Alle 7:15 siamo alle Casine di Volano. Un buon latte appena munto ristoro alle forze. Il signor Zani qui ci abbandona per uno strappo ad una gamba. Alle ore 7:45 riprendiamo il cammino per gli sterpi e di rododendri di conca Tredenus/Credenus, attraverso i quali ci ha preceduto la gamba instancabile di Valerio. Morelli perde presto contatto. La Fasa é vicina. Già Valerio vi è giunto. La guida vuole ritornare sui suoi passi per aiutare Morelli. Noi saliamo da soli. .- Foto di gruppo alla Fasa.- perdiamo lungo tempo nella traversata dipd succo o scena scoscendimenti. Quando Dio vuole alle 10:15 giungiamo alla Fasa. È unanime la decisione che qui si deve fare colazione. Sono da poco passate le 11 che ci mettiamo in cammino. Se la salita fino alla fase rappresentò grandi difficoltà, da questo punto alla vetta s’aggiungono momenti di vera trepidazione, tra pericoli di ogni specie. Abbandonano la salita ben presto i signori Geroldi e Capitanio più su dove la discesa certo è più difficile della salita si fermano anche Morelli e Ragazzini. Alle 12:05 siamo all’anticima; a mezzogiorno in. Siamo alla vetta. Magnifico panorama che spazia dalle creste del Tredenus fino al Lago d’Iseo, fino alla Concarena e ai Corni Miller. Ripartiamo alle 12:05 e dopo una discesa piena di emozioni ci ricongiungiamo con gli altri alla Fasa. Dopo una sosta abbastanza lunga ripartiamo per Ceto. Per cosa stava re Kolo attraverso Val Pra dello ricca di e del vari, sulla quale incombe a picco l’alta mole del Badile in tutta la sua cantata (?)bellezza per baita Listrone e Spiazze di Vico ci portiamo a Ceto. dura discesa questa attraverso prati e folte pinete. Alle 16:45 giungiamo in paese a gruppetti. Un’osteria ci ospita per breve ora. qui ci è possibile ripulirci un poco. Alle 17:45 riprendiamo il treno per Brescia. brava la guida Tobia. Toccarono la vetta: Ragioniere Enrico Berneri; Umberto Negri; Davide Valerio, Mario Bernardi, Enea Guarneri, Gian Maria Tobia
Ritaglio di giornale della provincia: “la gita al Pizzo Badile Camuno indetta e organizzata dalla sezione di Brescia del Cai fu accolta con favore da un discreto numero di gitanti. Fuori programma era la noiosa marcia di 10 km causata dalla mancata distribuzione della corrispondenza a chi avrebbe dovuto fare il trasporto dei gitanti dalla stazione di Breno a Capo di Ponte. Da qui dopo un brevissimo riposo fu data la partenza alle quattro. Favoriti da un tempo invidiabile per la bella mulattiera in breve si pervenne a Cimbergo e poi alle Malghe Volano. i folti rododendri di Conca Tredenus diedero non poco da affaticare ai gitanti. Alla Fase si fece colazione al sacco. Ripresa dopo lunga sosta la salita a mezzogiorno preciso cinque gitanti toccavano la vetta: ragioniere Enrico Berneri, Umberto negri ambedue della sezione di Brescia del Cai, Enea Guarneri della sezione di Milano, Davide Valerio e Mario Berardi. Ripresi i sacchi, abbandonati alla Fasa, per Costa Varecolo attraverso Val Prade per Baita Listrone e Spiazzo di Vico i gitanti si portarono a Ceto. di valido aiuto a tutti fu il provetto cacciatore Gianmario Tobia che li guidò. Notevole pure che in nessun momento né della salita né della discesa si ricorse alle corde. 2 foto: gruppo in vetta al Badile

Gita V – allo Zuccone dei Campielli della sezione Cai. 13 – 14 dicembre 1913
Sabato 13. Ronchetti direttore di gita reso si irreperibile per due giorni, fa sì che si parta senza alcuna informazione sulla gita. Alle sei di sera alla stazione ci troviamo in nove. Prendiamo posto sul treno per Lecco e alle 6:10 si parte. A Monza viene ad ingrossare le file nostre un futuro ingegnere Regatti. Poco prima delle otto siamo a Lecco non senza già aver provato un’emozione. E che emozione! Mi viene fatto di domandare a Ferraris quanti km ci siano da fare nella tirata su strada e mi risponde in vece Ronchetti con la più olimpica semplicità: ci sono quasi 17 km! Mi guardo in giro e mi accorgo che la sortita non ha colpito me solo!! Tutti si chiedono come mai Ranchetti sia andato a scegliere un simile itinerario! Poi il primo momento di stupore svanisce e quando giungiamo a Lecco non ci si pensa più. A Lecco non ci fermiamo. L’attraversiamo alla volta di Ballabio che in meno di un’ora attraverso scorciatoie abbiamo attraversato. Ci estraiamo contemplando la bellezza delle Grigne che incombono su di noi; ci proviamo in lunghe cantate e intanto si divora la strada. Dapprima si sale poi a mano a mano si ridiscende. Qualcuno mette avanti il dubbio che si sia sbagliata strada. Che quella che noi battiamo sia la strada per Bellano anziché per Barzio. Ci mancherebbe anche questa. Ma ci incontriamo presto in due cercatori di gamberi che ci rassicurano della buona via. Ad un bivio prendiamo la destra, per una lunga ed erta salita a tourniqueès. doveva essere con noi l’ingegnere costruttori per sentire quanta cortesia per lui esclamativo ma in fondo si vedono i primi lumi di Barzio che si avvicina. Sono le 10:45 quando entriamo nell’albergo al quale sogliono sostare tutti gli alpinisti che transitano per di qui. .- in qs due pagine: tre foto senza alcuna indicazione.- uno spuntino, gli ultimi preparativi per domani e poi andiamo letto. Sono le 11:45 che ci cacciamo sotto le coltri.
Domenica 14.- Ci si doveva alzare alle quattro ma l’albergatrice ha creduto di poter aspettare fino le 4:45. Un caffè e latte caldo ci mette in forza. Alle cinque 20 usciamo dall’albergo e prendiamo la mulattiera che va verso pian di Bobbio. Ben presto la abbandoniamo e prendiamo per un bosco. Al 1500 m circa troviamo le prime chiazze di neve. Ci si sente nel nostro elemento. Più su riprendiamo il sentiero e lo seguiamo fino al pian di Bobbio famoso campo di sci. – una foto senza indicazione.- Peccato che la neve sia ancora troppo scarsa. Vi giungiamo alle 7:45. Attraversiamo il piano e ci fermiamo per uno spuntino in una baita aperta poco sotto la capanna Lecco. Sono le 8:10. Qualcuno arriva perfino ad accenderli cucine per fare il tè. Alle 9:00 riprendiamo il cammino. Già lo Zuccone appare in tutta la sua grandezza. Sopra la capanna Lecco 1900 m ci fermiamo per decidere per quale canalone tentare la salita e per attendere -Panorama-che si fa sempre aspettare. Si decide di salirne uno che sale rapido assai attraverso molta neve farinosa nella quale affondiamo fino al ginocchio lo raggiungiamo e ci interniamo fra due alte pareti di roccia incombenti a picco. Alla testa della catena ci alterniamo Ranchetti, Ferraris ed io. Ma che lunga fatica il salire questo canalone. La roccia friabili si ma non offre gli. In certi punti guardo in su, fisso anche di e assieme Ten teniamo la testa ammiccando ai novellini della montagna, che oggi per la prima volta salgono alle cime nevose. Poi si riprende la strada. Uno strato di ghiaccio ci fa sperare nella possibilità di una gradinata. Breve illusione perché dopo pochi metri ritorna neve quasi impossibile. – foto nsenza indicazione. – Qui Ferraris fa uno sforzo sublime e ci sorpassa tutti guadagnando terreno. Dietro lui si snoda la lunga teoria in fila indiana. Sono le 10:30 quando giungiamo in cima. Ma questo non è lo Zuccone, questo è più in là 20 m. È più alto due o tre. Due stretti i canalini profondissimi ci danno un poco da affaticare, ma a noi ben presto vinciamo e dalle 11:00 siamo sullo Zuccone. La giornata invidiabile di luce e di sole per quanto molestata dal vento, ci offre nella sua perfettissima limpidezza un panorama dei più belli.La Griga/Giuga a sud ovest e dietro la catena del Rosa al Cervino al Sempione, a nord lo …? … Il pizzo dei tre signori in fondo L’Albigua Disgrazia, il Polin il il ghiacciaio di Sursa. – Foto di gruppo senza indicazione – tutti intorno un mare di montagne, il corno stella, la Presolana, il Resegone. In vetta facciamo colazione. C’è qualcuno che ha veramente con sé una dispensa inesauribile di vivande per tutti. Dopo due ore alla una pomeridiana si riparte. Seguiamo la via della salita. La testa della salita non si può battere restando in piedi. Allora si scende mezzo nascosti tra due muri di neve, seduti, si scavalcano con cautela i numerosi corni rocciosi e si ricomincia a ascendere seduti. Fuori dai massi ci abbandoniamo a volate vertiginose. Qualcuno però rischia di rimetterci la pelle. Alle 13 eventi ci fermiamo sopra la capanna Lecco per riuscirci e riprendiamo il cammino per il piano di Bobbio. Attraversato lo passiamo di corsa attraverso il bosco e scendiamo giù attraverso prati a prendere la mulattiera per Barzio che attraversiamo alle 16:00 precise. Qui ricominciano i moccoli all’indirizzo dell’ingegnere e dei 17 km. Un breve alt e poi di nuovo in marcia. Qualcuno maledice al caso che non ci procura un mezzo di trasporto. Ma l’alpinista ha tutto dalla sua. Il rombo d’un motore si fa sentire. Si maledice i grassi borghesi che vanno in automobile. A una svolta l’automobile ci è addosso. È un camion in prova. Prima ancora che noi si apra bocca, cortesissimo il proprietario ci invita a salire. Non ci facciamo pregare. Vogliamo fino a Lecco dove il benemerito signore non vuole che lo si paghi! Meglio così! Sono le 17:15. Giriamo per la città fino alle 18:15 poi il treno per le 20:30 ci restituisce a casa(?). seguono due articoli di giornale … vedi subito dopo% alla fine della pag. precedente una foto di gruppo in cima allo Zuccone. % articoli di giornale che si riferiscono alla Gita VI!
Faticosa escursione in sky di quattro”Sucaini”.
riceviamo da Edolo il 26: giorni sono in quattro sucaini Guarneri, Cantoni, Rigotto e Marsecano risalirono in sky la valle di Avio. La neve pessima ostacolò il loro procedere. Nella notte due di essi ridiscesero a Temù; gli altri due pernottarono a Malga Laghetto e ridiscesero il giorno successivo. Da Temù alla seconda cascata di Avio avevano impiegato più di 12 ore. Lo sky in certi punti affondava oltre 30 cm.
altro ritaglio di giornale: in sky al lago d’Avio. Temù 26: domenica si raggiungevano da Milano quattro giovani alpinisti, che lasciate le aule polverose scure della facoltà milanese voler vanno passare il carnevale in alta montagna. Meta doveva essere la vetta dell’Adamello e forse anche i giovani accarezzavano in animo qualche altra salita nella loro passione di alpinisti. La giornata era brutta né dava a sperare in meglio. Il lunedì mattina la neve tornava a coprire di suo candore tutti dalla valle che nei giorni passati era quasi per intero sgombra; né in vero Giove pluvio intendeva essere benigno, perché con la neve mandava una acquerugiola fine e uggiosa che rendeva impraticabile il bianco strato. I giovani a tesero fiduciosi un momento più propizio alla loro impresa. Allo sky club di Ponte di Legno li riceveva cortesissimo il tenente Bontempi del 20º artiglieria largo a loro di informazioni e schiarimenti sulla valle e sui paesi. Nel pomeriggio, calzati gli sky i quattro giovani s’avventurarono in esplorazione per Val d’Avio. A sera inoltrata erano di ritorno da quando la neve cessava di cadere e il cielo s’apriva alla prime stelle nunzie di bel tempo rinascevano le speranze prima messe in dubbio dal tempo. Tutta sera passò in preparativi. Centre avvistarono e guide e valligiani. Tutti ritenevano la vetta inaccessibile finché lo stato della neve non fosse migliorato. In pazienti giovani non tesero che la neve si facesse migliore partirono. . Dopo tutto erano venuti fin qui per cercar la neve ed ora che essa c’era non dovevano approfittarne? Li animava la fiducia dei loro vent’anni; li invitava la magnifica giornata. Alle sette erano già in valle oltre le prime baite. Chi però li osservava dal paese notava a quanta farinosa muovevano sulla neve. E invero troppo può farinosa essa cedeva sotto gli sky. Qui se ne commentava la audacia e si augurava alla riuscita della loro impresa. Lo né altro di loro si seppe per tutta la giornata. Solo a notte tardissima quando alcuni chiarori si videro muoversi per la valle, si pensò ad un loro ritorno. Il lento procedere era prova evidente ora della loro stanchezza. D’altra parte da più di 16 ore erano partiti! Fummo sorpresi allorquando per la breve distanza ci fu dato constatare come due soli dei quattro alpinisti fossero di ritorno. Mentre si toglievano i rischi domandammo loro dei compagni. Li avevano lasciati lassù alla malga laghetto allorché meno temerari di loro questi due avevano rinunciato ad ogni ulteriore tentativo. Narrarono la giornata larga di emozioni e di pericoli. Due le valanghe a cui erano stati spettatori da vicino, e dalla cui non erano stati avvolti! Lunghe le ore di lotta da esauriente con una neve impossibile, di cui non la racchetta non gli sky aveva ragion avevano potuto lottare così a lungo sotto l’effetto di numerose dosi di stricnina. A notte scura allorché più difficile era il procedere, i due avevano un poco più di quattro ore rifatto l’intero percorso in grazia anche della Neva un po’ più gelata. La mattina di mercoledì, non tranquilli per la sorte dei due compagni, tanto più che per tutta la notte aveva infierito sulla valle una spaventosa tormenta, rincalzati gli sky incuranti della neve e del vento i due risalirono la valle d’Avio per la quale alla volta avevano iniziato la discesa agli altri due che l’intera notte avevano svegliato i mini intirizziti da un freddo glaciale essi pure fiaccati dalla ostilità del tempo e della neve, che farinosa assai in certi punti superava i 3 m e mezzo di altezza e in cui lo sky a volte affondava anche 30 cm. Ai giovani che sui monti vanno temprando il carattere vadano le congratulazioni sincere di quanti sanno l’importanza della loro prova. Erano: Alberto Cantoni S.U.C.A.I. – Enrico Marsicano idem – Augusto Rigatti S.A.T. – Enea Guarneri SUCAI sez. Milano —

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